SIBILLINI

L'ANELLO DEI SIBILLINI

21/09/2017 10:04:30
La Commissione
I Monti Sibillini sono il quarto massiccio montuoso per altezza dell'Appennino continentale dopo Gran Sasso, Maiella e Velino-Sirente posto nell'Appennino umbro-marchigiano, lungo lo spartiacque primario dell'Appennino centrale, a cavallo tra Marche e Umbria, tra le province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia, ospitando l'omonimo Parco nazionale dei Monti Sibillini.
Con una lunghezza di circa 40 km, sono fondamentalmente costituiti da rocce calcaree, formatesi sui fondali di mari caldi. Le cime superano frequentemente i 2.000 m di altitudine, come la maggiore del gruppo, il monte Vettore (2.476 m s.l.m.), il Pizzo della Regina o monte Priora, il monte Bove e il monte Sibilla. Su di essa insiste la Comunità montana dei Sibillini.
La morfologia dell'area è frutto dell'azione glaciale del quaternario che si riconosce nelle valli tipicamente a "U" e negli ampi circhi glaciali ancora riconoscibili. Anche i fenomeni carsici contribuiscono a definire la morfologia del gruppo.
Il gruppo è caratterizzato da un sistema complesso di dorsali nei sensi NNO e SSE che suddivide l'area in tre sottozone:

    settore Settentrionale;
    settore Centro-Meridionale;
    settore Sud-Occidentale.

Il settore Centro-Meridionale include le montagne maggiori del gruppo, culminando nel monte Vettore. È caratterizzato da due dorsali principali, la prima delle quali congiunge il monte Porche con il Monte Sibilla mentre la seconda compie un articolato percorso che va dal monte Palazzo Borghese fino al monte Prata toccando le cime maggiori del gruppo.
Il settore Settentrionale include il monte Bove, massiccio calcareo con imponenti pareti, ed è limitato dalla Val d'Ambro e dalle Gole del Fiastrone. Il settore Sud-Occidentale non include montagne degne di particolare nota ma include alcune formazioni geologiche tra le più interessanti dei Sibillini, come i Piani di Castelluccio.
Dall'asse principale della dorsale appenninica degradano un versante orientale, caratterizzato da valli strette e orientate a Nord (le valli dell'Aso, del Tenna e dell'Ambro, e un versante occidentale in cui si rilevano tre caratteristiche depressioni ad alta quota denominate i Piani di Castelluccio (Pian perduto, Pian grande e Pian piccolo).

Orografia
Il gruppo dei Sibillini si divide alpinisticamente in tre sottogruppi, costituiti a loro volta da diversi massicci con numerose cime.
Sottogruppo Meridionale, da Forca di Presta (sud) a Passo Cattivo (nord):

    Monte Vettore 2476 m
    Cima del Redentore (Scoglio del Lago) 2449 m
    Cima del Lago 2422 m
    Pizzo del Diavolo 2410 m
    Punta di Prato Pulito 2373 m
    Cima dell'Osservatorio (Palazzaccio) 2350 m
    Quarto San Lorenzo 2247 m
    Monte Torrone 2117 m
    Cima di Pretare (Il PIzzo) 2281 m
    Monte Banditello 1873 m
    Monte Prata 1850 m
    Monte Argentella 2200 m
    Palazzo Borghese 2145 m
    Monte Porche 2233 m
    Cima Vallelunga 2221 m
    Monte Sibilla 2173 m
    Cima di Vallinfante 2113 m

Sottogruppo settentrionale, da Passo Cattivo - Infernaccio (sud) alla valle del Fiastrone (nord):

    Monte Bove Sud 2169 m
    Monte Bicco 2052 m
    Monte Bove Nord 2112 m
    Croce di Monte Bove 1905 m
    Pizzo Berro 2259 m
    Monte Priora (Regina) 2332 m
    Pizzo Tre Vescovi 2090 m
    Monte Rotondo 2102 m
    Croce di Monte Rotondo 1926 m
    Monte Pietralata 1888 m

Sottogruppo occidentale, ad ovest della linea spartiacque principale, partendo a sud dai rilievi ad occidente dei Piani di Castelluccio, fino al Monte Cardosa a nord, sopra Visso; questa parte comprende numerose cime dai 1600 ai 1900 metri, con massima elevazione sul Monte Lieto, a 1944 m.
Geologia
La catena montuosa è costituita da rocce calcaree e calcareo-marnose del Mesozoico-Terziario inferiore, che si sono deposte nell'arco di tempo tra i 200 e i 20 milioni di anni fa. Può essere considerata una struttura geologica relativamente giovane, al pari di quelle dei principali gruppi montuosi dell'Appennino umbro-marchigiano.
Intorno a 200 milioni di anni fa l'area marina di basso fondale che occupava l'attuale areale dei Monti Sibillini, nella quale si deponevano calcari organogeni di piattaforma (Calcare Massiccio), fu sede di ampi movimenti distensivi che hanno portato alla formazione di dorsali sottomarine, al di sopra delle quali si deponevano modesti spessori di fanghi calcarei pelagici (oggi rocce compatte stratificate molto fossilifere) e bacini più profondi nei quali si deponevano invece ingenti spessori di fanghi pelagici calcareo-selciferi (attualmente rocce compatte stratificate).
All'inizio del Cretacico la sedimentazione in tutto il bacino è pressoché uniforme e costituita da fanghi pelagici calcarei. A partire dal Terziario ai fanghi calcarei pelagici si alternano, fino a sostituirsi gradualmente, depositi sempre più marnosi e argillosi.
Circa 20 milioni di anni fa, nel Miocene, la compressione e il conseguente piegamento delle rocce hanno portato al sollevamento delle prime dorsali riferibili al corrugamento della catena Appenninica.
Dopo 10 milioni di anni, alla fine del Miocene, importanti fenomeni tellurici hanno portato ad accavallamenti imponenti lungo le faglie, e progressivamente al definitivo sollevamento ed emersione di questo settore di catena, quindi alla formazione delle maggiori cime odierne, su una dorsale approssimativamente in direzione nord-sud.
Gli ultimi movimenti, due milioni di anni fa, di compressione verso l'Adriatico, hanno portato a fenomeni di sovrascorrimento e accavallamento su altri sistemi di faglia e conferito al gruppo il suo aspetto odierno.
Idrografia
Dal massiccio dei Sibillini nascono i fiumi Aso, Tenna, Ambro e Nera. Nel Parco sono situati il lago di Fiastra (artificiale) e, sotto la cima del Vettore, il lago di Pilato (1940 m).

Flora e fauna
La flora e la fauna sono molto ricche. Sono presenti, tra i mammiferi, il gatto selvatico (Felis silvestris), l'istrice (Hystrix cristata), il lupo appenninico (Canis lupus italicus), il capriolo (Capreolus capreolus) e recentemente reintrodotti il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica Sub. ornata) ed il cervo (Cervus elaphus). Da segnalare anche avvistamenti, legati agli attacchi alle arnie di ape domestica, di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus); trattasi però quasi certamente di un maschio vagante proveniente dall'appennino abruzzese.
Stella alpina dei Monti Sibillini
Fra gli uccelli, sono presenti l'aquila reale, il gufo reale, il falco pellegrino e la reintrodotta coturnice (Alectoris graeca).
Tra i Rettili la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) e la vipera comune (Vipera aspis). Tra gli Anfibi segnaliamo due specie endemiche dell'Appennino centro-settentrionale, quali la Salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata) e il Geotritone italiano (Speleomantes italicus), oltre al piccolo e rarissimo Ululone appenninico (Bombina pachypus).
Nell'area del monte Vettore sono presenti almeno due endemismi in ambito faunistico, il coleottero Duvalius ruffoi e, nelle acque del lago di Pilato, il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo anostraco.
La vegetazione è quella tipica dell'area appenninica, con prevalenza di caducifoglie alle basse quote che poi lasciano il posto alla faggeta e, più in alto, al pascolo. Da segnalare come specie floristiche sono la viola di Eugenia (Viola eugeniae), il genepì dell'Appennino (Artemisia petrosa sup. eriantha), l'adonide distorta (Adonis Distorta), la genziana lutea (Gentiana lutea), la genziana napoletana (Gentiana sp.), la potentilla (varie), il giglio martagone (Lilium martagon), il ramno (Ramnus alpina) (Ramnus catartica), l'uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi), la Nigritella widderi, l'Androsace villosa e la stella alpina dell'Appennino (Leontopodium nivale).
Dal 1993 l'area è inclusa nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
LEGGENDE

La Via dei Negromanti
La catena dei Sibillini fin da tempi antichissimi è luogo magico, misterioso, considerato meta di pellegrinaggi diabolici e di incontri blasfemi tra stregoni e demoni, ricettacolo di creature a metà tra il diabolico e il mitologico. Molti nomi di luoghi sembrano confermare queste leggende: Grotta del Diavolo, Passo del Diavolo, Fossa dell'Inferno, Gola dell'Infernaccio, Lago di Pilato, Grotta delle Fate o Grotta della Sibilla.
Nel 1420 Antoine De La Salle raccolse una leggenda (già nota almeno un secolo prima) trasposta in via romanzata (Guerrin Meschino del poeta Andrea de Barberino) secondo la quale una grotta sul monte Sibilla sarebbe l'ingresso del regno di una Dea dell'amore.
Negromanti, maghi e demoni avrebbero dimorato il Monte [Sibilla] e la grotta, ma nelle vicinanze esiste un luogo non meno cupo ed enigmatico: il Lago di Pilato, ai piedi del Pizzo del Diavolo, sovrastato dalla cima appuntita del Monte Vettore. Tra i contadini si pensava ancora, negli anni sessanta del Novecento, che venti e tempeste erano scatenati dal passaggio di maghi e streghe.

Scrive Paolucci nel suo libro “La Sibilla Appenninica”:

...Le piu' antiche testimonianze relative al nostro monte risalgono al 1300...Esse riguardano il Lago di Pilato...dove la fama delle acque incantate e popolate dai demoni in forma di pesci, richiama l'attenzione dei negromanti che affluiscono a consacrare i libri di magia come al luogo piu' adatto dove gli spiriti evocati sono pronti ad obbedire a chi dia loro in cambio la propria anima...

Proprio sul Lago di Pilato, secondo la leggenda, i demoni che lo infestano richiederebbero ogni anno un sacrificio umano.
Antoine de la Sale testimonia di una forte reazione della gente del luogo contro i negromanti e di un atteggiamento sospettoso nei confronti degli stranieri visitatori; sembra infatti che due uomini vennero catturati nei pressi del lago e uccisi barbaramente: un prete trascinato a Norcia e li' arso sul rogo, e il suo compagno fatto a pezzi sul posto e gettato nelle acque del lago.
Sempre La Sale raccoglie le testimonianze locali, le quali asserivano che la pratiche negromantiche avevano come conseguenza lo scatenarsi di terribili tempeste.

Al contrario nel XVI secolo Benvenuto Cellini, nella sua autobiografia, racconta di un negromante che gli avrebbe raccomandato il Lago di Norcia come il luogo piu' adatto a consacrare i libri al demonio, e che i residenti erano ben disposti a collaborare in questa pratica. Questa apparente contraddizione tra le due fonti, spiega Marina Montesano nel suo “...Sacro alle Nursine Grotte”, potrebbe essere dovuta a interessi economici da parte dei locali.
In quei secoli il lago veniva alternativamente chiamato “di Pilato” o “della Sibilla”.
Nel primo caso il nome, così suggestivo, riporta alla memoria i tempi in cui Roma era la capitale del Mondo Antico; infatti è proprio così lontana la genesi etimologica dello specchio d'acqua: tra gli abitanti di Norcia si tramanda una tradizione, ispirata dal celebre racconto di Antoine de la Sale, secondo la quale l'Imperatore Tito Vespasiano, dopo aver incendiato Gerusalemme, avrebbe convocato Pilato, ormai vecchio, accusandolo di non aver impedito trentasette anni prima la crocifissione di Cristo Redentore, al tempo in cui era Procuratore di Giudea. Per questo Pilato venne condannato a morte, ma gli venne concesso un ultimo desiderio.
Il vecchio romano chiese che il suo corpo fosse deposto su un carro trainato da quattro bufali e abbandonato al proprio destino. Gli fu concesso quanto desiderato, ma l'Imperatore, incuriosito dalla singolarità della richiesta, incaricò alcuni soldati di seguire il carro. Gli animali vagarono fino alle montagne di Norcia, e giunti sulla riva del piccolo lago, tra i monti, vi si gettarono trascinando il carro e il cadavere nelle gelide acque, arrossandole. Da quel giorno, in certi periodi dell'anno, i pastori che guidano il gregge attraverso i picchi dei Sibillini, sussurrano che il Lago di Pilato si tinga ancora di rosso.
L'associazione del lago con il nome della Sibilla potrebbe essere legato ai poteri profetici che il luogo conferiva a maghi e stregoni.
E' sempre Benvenuto Cellini a confermare che l'alchimia praticata sui Sibillini e nei pressi del lago aveva come scopo finale quello di evocare demoni che potessero indicare i tesori nascosti sotto terra.
Oltre a Cellini vanno riportate le testimonianze del frate dell'Osservanza francescana Bernardino Benavoglia, il quale parla di “uomini diabolici” che costruiscono “altari con tre cerchi” , e “ponendosi con un'offerta nel terzo cerchio”, evocano il demonio leggendo i suoi nomi da un libro.
Nicolo' Peranzoni conferma la pratica scrivendo di “due cerchi incisi sulle pietre vicino all'argine del lago con alcuni caratteri”, mentre Francesco Panfilo parla della presenza di un cerchio all'interno del quale “si pronuncia Tau, Erux e un diverso carattere, che indicano i nomi sacri del sommo Dio”. Naturalmente, per il principio dell'inversione dei simboli usato in Magia Nera, il “Sommo Dio” e' rappresentato dal demonio piu' potente, forse lo stesso Lucifero.
Enea Silvio Piccolomini, futuro Papa Pio II e intimo amico del Voivoda Vlad II Tepes (meglio noto come Dracula), racconta di aver sentito di un convegno di streghe, demoni e ombre notturne, nonche' di evocazioni di spiriti che avrebbero insegnato le arti magiche. Maria Montesano non da' molto credito a questa testimonianza in quanto la presenza femminile sul lago non viene confermata da nessun documento; noi invece, conoscendo l'interesse del Piccolomini per le pratiche esoteriche e per l'occulto, crediamo che le storie della presenza di streghe, oltre che di negromanti, sui Sibillini sia assolutamente probabile se si pensa che il “Lago della Sibilla” doveva essere stato consacrato all'energia ctonia della profetessa nelle leggende pagane prima della sua commistione con la leggenda di “Pilato” e del suo carro di buoi.
Andiamo oltre, ipotizzando che alcune pratiche di “consacrazione” e “evocazione” potevano dare gli effetti piu' evidenti proprio grazie alla presenza di una o piu' donne.
Sotto questa luce le “storie” sentite dal Piccolomini potrebbero essere collegate alle “fate” o “ancelle della Sibilla” che usavano scendere a Foce (villaggio posto tra il lago e la grotta) per danzare con i ragazzi del posto.

Il Sentiero delle Fate

Una delle leggende piu' suggestive legate al Monte Vettore e' la creazione del sentiero bianco che dalla cima del monte scende in direzione di Foce.
Sembra che diversi secoli fa (visto che ne parla anche La Sale), si diceva che in alcune notti le fate uscivano dal regno della Maga Alcina (Sibilla) e scendevano fino a Foce a danzare con i ragazzi del villaggio. Le fate erano bellissime dalla vita in su, ma avevano piedi caprini e questo permetteva di riconoscerle con facilita'.
Potevano danzare tutta la notte ma prima dell'Alba dovevano fare ritorno nel regno sotterraneo; fu cosi' che una notte esse, cosi' prese dal'ebbrezza della musica, non si accorsero del sorgere del sole e, quando i primi raggi colpirono le cime dei monti, spaventate si diedero a una pazza corsa verso l'ingresso del loro regno. Il sentiero delle fate creato dai loro piedi caprini sarebbe il risultato della folle corsa.
Come e' noto, parte se non tutto il Folklore locale non e' altro che un “velo di Maia” gettato su una realta' che non doveva essere rivelata; pertanto anche in quest'ottica si puo' vedere la “danza” delle fate come un sabba o un rituale magico di evocazione, dando cosi' maggiore consistenza alla presenza di “streghe” o “fate” intorno al Lago di Pilato.

Il "mistero" dell'Osservatorio mai realizzato
Il Prof. Bellucci, Direttore dell'Osservatorio di Perugia e presidente della sezione CAI perugina, scrisse tra il 1886 e il 1888 una serie di articoli sulla rivista CAI a proposito del progetto di costruzione di un Osservatorio che, salendo alla Cima del Redentore dal Casale Ghezzi, si sarebbe dovuto realizzare nella forma di un capanno-osservatorio lungo il sentiero che porta sul lato destro della cresta (parete Ovest).

Dalle parole del Prof. Bellucci pubblicate su CAI n.2 1888:

"...Nel versante occidentale, ad un'altezza di metri 2,300 sul mare, esiste un altopiano di sufficiente estensione, su cui va ad erigersi un edificio a scopo di studio, per osservazioni meteorologiche e sismiche...l'Osservatorio di Monte Vettore e' il terzo osservatorio che per cura dell'Ufficio Centrale di Metereologia residente in Roma e per interessamento del suo Direttore, il Prof. Tacchini va a stabilirsi sulle vette dei piu' alti Appennini...L'Osservatorio consistera' in un edifizio incassato in parte nella roccia...una via sotterranea mettera' in comunicazione l'edificio suddetto con una torretta che sara' costruita proprio sulla cresta del monte a 2,350 metri di altezza...

...Nel decorso anno 1887 furono iniziati i lavori sotto la direzione del sig. Ing. Lauro Larenti di Norcia, autore del progetto dell'edificio...L'Osservatorio del Monte Vettore vien costruito a cura ed in gran parte a spese dell'Ufficio Centrale di Meteorologia, il quale ha deliberato di concorrervi per tre quarti della somma necessaria ed ha incaricato lo scrivente, come Direttore dell'Osservatorio di Perugia, della esecuzione dell'opera.
Per la somma rimanente si provvedera' con sussidi tra i quali annoverarsi, come gia' deliberati, quelli dell'Amministrazione Provinciale dell'Umbria (L.1,500), della Sede Centrale del C.A.I. (L.400), della Sezione di Perugia del C.A.I. (L.150)...


In effetti i lavori iniziarono nel 1887 e dovevano concludersi nel 1889.
Invece i lavori sono stati interrotti subito dopo l'apertura del sentiero e non se n'e' mai saputo piu' niente.
Un tale silenzio e' strano, soprattutto dopo che Bellucci avere piu' volte dichiarato che il finanziamento era gia' assegnato. Unica memoria del fatto e' il toponimo dell'antecima che ancora oggi e' Cima dell'Osservatorio.

Globi Luminosi
Un altro fenomeno misterioso sono i globi luminosi che dopo i temporali vengono avvistati nei pressi della cima del Vettore. Sembrano globi carichi di elettricità, che galleggiano nell'aria a pochi metri dal suolo, e sono molto simili alle più famose e altrettanto inspiegabili 'Luci di Hessdalen' dei Paesi Scandinavi.

UFO Crash sul Vettore?
Nel 1996 si è verificato un discusso e controverso 'Ufo-crash' sempre sulla cima del Monte Vettore. Hanno riportato la notizia sia il Resto del Carlino che il Corriere Adriatico (dicembre 1996). I quotidiani titolavano 'Allarme Ufo, arrivano anche i pompieri in elicottero da Pescara' e 'Una palla di fuoco sul Vettore'.
Dal Resto del Carlino:

"...Molte persone giurano di aver visto piombare dal cielo una grossa palla di fuoco e abbattersi contro una parete innevata del Monte Vettore. Subito hanno pensato a un Ufo, oppure a un aereo...i montanari che hanno visto con i loro occhi la 'palla' sono pronti a giurare che si trattava di un vero e proprio Ufo..."

Sul posto si recano i mezzi di soccorso di Alta montagna, dai Vigili del Fuoco alla Forestale ai Carabinieri, ma non vengono ritrovati resti di velivoli nè oggetti anomali. Solo, più in basso rispetto alla cima, si notano le tracce di una recente valanga di fondo.
In definitiva le ipotesi che sono sembrate più logiche sono state quella dell'illusione ottica e del lancio di un raggio di segnalazione, ma la vicenda lascia tutt'ora un alone di dubbio e mistero.
LEGGENDE SULLA "SIBILLA APPENNINICA"

Mentre le leggende sul Lago di Pilato e Monte Vettore sono testimoniate da scritti gia' nel XIV secolo, la Sibilla Apenninica fa il suo ingresso nelle cronache medievali con due documenti pubblicati a distanza di pochi anni: Il "Guerrin Meschino" di Andrea de Barberino (1410) e "Il Paradiso della Regina Sibilla" di Antoine de la Sale (1420).
Il primo, scritto nella forma di poema cavalleresco, narra dell'incontro tra il Guerrino, cavaliere errante, e la Maga Alcina, condannata da Dio all'esilio in un regno sotterraneo il cui ingresso si troverebbe sulle montagne nei pressi di Norcia.
All'Eremo di San Leonardo gli eremiti cercarono in tutti i modi di far desistere il Guerrino dal salire alla Grotta della Maga Alcina ma questi, irremovibile nella sua decisione, prese a seguire un sentiero sdrucciolevole e lungo costoni rocciosi che si affacciavano su abissi senza fondo. Fino a quando, giunto nei pressi di una cascata, si addormento' esausto. Al suo risveglio vi e' l'incontro "preparatorio" con l'enorme serpente Macco, e poi tutte le avventure nel Regno di Alcina che compongono il poema.
Nel caso del testo di La Sale, che per certi versi riprende le vicende del Guerrin Meschino, egli raccoglie tradizioni locali sulla discesa di cavalieri nel regno delle fate attraverso una grotta posta nei pressi della corona del Monte (Sibilla).
Gli episodi narrati da La Sale sono quattro: Il piu' lungo e dettagliato e' quello del cavaliere e dello scudiero che raggiungono il regno delle fate, vi dimorano per un anno, poi ne escono. Ma, in seguito, per il rifiuto del Papa di concedere loro l'assoluzione, finiscono per tornarvi per non uscirne mai piu'.
Gli altri tre racconti parlano della discesa nell'antro della Sibilla di cinque giovani locali, di due gentiluomini tedeschi guidati dal prete visionario Antonio Fumato, e della storia del "Signore di Pacs" che intende ritrovare il fratello scomparso nella caverna anni prima.

Ma chi e' la Sibilla Appenninica realmente?

E' sempre La Sale a spiegare che essa non faceva parte delle dieci sibille del mondo classico
Il concetto e' stato ripreso nell''interessantissimo lavoro del giovane Paolucci che sulla Sibilla e le sue leggende lavoro' per la sua tesi di laurea nell'Anno Accademico 1946/47,
Egli effettua un accurato lavoro storico e simbolico della figura della Sibilla, che dal suo nome evoca  l'antichissimo dono della profezia.
Le Sibille erano infatti descritte, nell'antichita' classica, come donne che pronunciavano oracoli dalle bocche di caverne in remoti e inaccessibili luoghi della Terra, e che nel passaggio dal Paganesimo all'Era Cristiana divengono annunciatrici della venuta del Cristo. Gli storici antichi Varrone e Lattanzio registrano dieci Sibille esistenti nel mondo classico; nel 1481 Filippo de Barberiis ne aggiunge altre due (Sibilla Europa e Sibilla Agrippa) alla lista delle dieci Sibille: Persica, Libica, Delfica, Eritrea, Cimmeria, Cumana, Cumea, Ellespontica, Frigia, Tiburtina.
Quindi non vi e' alcuna relazione tra le Sibille classiche e la "Sibilla" di Norcia. Altri studiosi hanno annotato questa anomalia e lo stesso La Sale, al termine del suo racconto sulla Regina Sibilla, ammette di non riconoscerla tra le "Pizie" classiche.
Desonay, professore di Filologia romanza all'Universita' di Liegi, studio' il testo de La Sale pervenendo cosi' al problema della Sibilla e risolvendolo avanzando la teoria che essa fosse in epoca pagana legata al culto della Dea Cibele.
Tesi, questa, cui Paolucci (ma non solo) non crede in quanto il collegamento Sibilla-Cibele, se reggerebbe per alcuni aspetti il confronto con le Sibille classiche, non avrebbe alcuna sostanza con la "Sibilla" Appenninica, proprio perche' essa classica non e'.
Paolucci indica inoltre che Sibilla e' un nome recente in quanto originariamente essa era chiamata Tetrica.
Mentre sul Lago di Pilato (posto di fronte al Monte Sibilla a Sud-Ovest) vi sono ampie tradizioni nel folklore popolare legate a fate, negromanti e demoni, la leggenda della Sibilla e' molto meno nota e studiata, sopravvivendo nelle tradizioni locali solo in pochi luoghi.
Secondo Paolucci

"...La Sibilla di Montemonaco e' un prodotto della fantasia popolare che, senza un qualsiasi nesso storico...ha condannato la profetessa nelle viscere della montagna forse nello stesso secolo in cui sul luogo nasceva la leggenda di Pilato..."

Paolucci e' convinto che la leggenda della Sibilla affondi le sue radici nella tradizione popolare di Norcia, e in particolare nel Guerrin Meschino che ne rappresenta "la piu' antica attestazione".
Secondo la tradizione la Sibilla Cumana, la piu' vicina geograficamente agli Appennini, sarebbe stata la profetessa che istrui' Maria nelle lettere durante la sua permanenza nel tempio, e poi venne condannata nelle viscere del monte perche'

"...prevedendo l'incarnazione di Dio in Maria e aspirando ad essere lei la vergine prescelta, ha cercato di contrastare la realizzazione dell'evento sacro..."

Varie le leggende siciliane rinvenute e raccolte da F. Neri che mettono la Sibilla in competizione con Maria, condannando la prima ad una prigionia sotterranea ed eterna proprio nel cuore dell'Appennino, in un luogo dove la grotta, il lago maledetto (Lago di Pilato) e una gola profonda scavata nella roccia viva (l'Infernaccio) formano un trittico esoterico adatto ad immobilizzare corpo e spirito della profetessa "Tetrica" [termine usato da Virgilio nell' Eneide, L, VII, vv.713].
La Sibilla di Norcia sarebbe quindi la Sibilla Cumana? Questa e' l'opinione di Paolucci e altri (Barberino, Peranzoni, Lalli, Mecchi) e in questa sede non ci sentiamo di argomentare ulteriormente se non riportando una passo dal libro di Roiati:

"...secondo Trebellio Pollione, [vi sarebbe] un riferimento a una 'Sibilla Appenninica' consultata dall'imperatore Claudio II, il Gotico, regnante dal 268 al 270 [d.C.]..."

La nostra teoria, tuttavia, sulla base dell'esame delle varie fonti disponibili (Biondo, Bonavoglia, Caracciolo, Pulci e, tra gli altri, spicca per conoscenze "occulte" Enea Silvio Piccolomini o Papa Pio II, colui che ammiro' in vita il voivoda di Valacchia Vlad III "Tepes", meglio noto come Dracula) e dopo le due esperienze avute sul Monte Vettore e sul Monte Sibilla, e' che i Sibillini potrebbero non prendere il nome dalla dimora della Sibilla, ma sarebbe avvenuto il contrario. Posto cioe' che l'anello montuoso e' da sempre conosciuto come un potentissimo nodo di energie o Ley Lines nella griglia terrestre (in particolare una linea sincronica molto potente correrebbe secondo una griglia da noi consultata da Ovest a Est dell'Europa Occidentale, entrando in Italia attraverso Torino, scendendo lungo la dorsale appenninica fino proprio ai Sibillini e al Gran Sasso, per poi deviare a Est e uscire nell'Adriatico), facilitando la catalizzazione di fenomeni psichici e spiritici che nel passato servirono a maghi e negromanti per compiere i loro riti. In tale luogo puo' aver trovato fissa dimora una donna con particolari poteri, o per un certo tempo un "portale" puo' esservi stato aperto su una dimensione diversa (il "Regno delle Fate") e, visto i misteri che circondavano quei luoghi "sibillini", ecco che la tradizione popolare, a conoscenza delle vicende della Sibilla Cumana, puo' aver indentificato tale abitatrice della grotta nella "Sibilla di Norcia" o Nursina (nursino e' sinonimo di negromante, stregone). In questo caso la Nursina sarebbe una tredicesima Sibilla "apocrifa".
Di una simile opinione e' I. Chirassi che nel suo intervento "Un Pellegrinaggio del Fantastico Itinerario al Regno di Sibilla" (Chiaravalle di Fiastra, 1996) suggeri' la presenza sul Monte Sibilla

 "...non della Sibilla Cumana [si tratterebbe], ne' di una mitica Pitia, ma di un personaggio dotato di potere profetico, per molti aspetti autonomo, replicato in una collettivita' di esseri femminili sapienti..."

Mentre F. Allevi parla di una sostituzione consapevole che si sarebbe attuata da Cibele alla Sibilla nel suo libro "I Monti Sibillini nell'Antichita' " (1940):

"...La via piu' facile per abolire e far dimenticare il culto orgiastico di Cibele sul monte piceno poteva essere quella di affermare nel suo posto la personalita' di una Sibilla che...pure non era stata considerata come una dea, ne' era stata mai oggetto di culto...E il suo nome suonava pure somigliante a quello dell'antica dea..."

A. Fabbri, infine, nel suo "Visso e le sue valli" (1964) riferisce un'antica credenza a proposito della grotta e della sua abitatrice:

"...Nell'VIII secolo d.C. un demonio ne fece la sua sede e sotto le sembianze di una incantatrice dava responsi come un'antica Sibilla. Appariva bellissima e faceva sprofondare all'inferno quanti, attratti dai suoi sortilegi, osavano entrare nella grotta.
Dopo tre giorni di assoluto digiuno e con l'ausilio di potenti esorcismi contro lo spirito del male, indetti dal vescovo di Norcia e dai frati di S. Eutizio, fu possibile ad alcuni di avvicinarsi alla grotta trovandovi soltanto macabri resti e una scritta ammonitrice: 'Fidelis, fugite ab hoc peste' [Credenti, fuggite da questo (luogo) di sventura]...
"

D'altra parte nessuno che si sia avventurato nelle profondita' della montagna (a parte il cavaliere tedesco e il suo scudiero nel racconto di La Sale) sono mai piu' tornati nel mondo terreno per svelare i segreti della Regina Sibilla.