Diversi
studi hanno dimostrato come la rivoluzione digitale avanzi ad un
ritmo non regolare, ma esponenziale, cioè accelera ad un ritmo non
prevedibile (quindi, quantico) e persino inconcepibile, ad esempio,
per una persona del secolo scorso. E se oggi più di quattro miliardi
di persone possiedono uno smart phone,
che complessivamente ha più capacità computazionale di quanta è
stata necessaria alla NASA per “inviare” due uomini sulla Luna,
le potenzialità del digitale sulla realtà fisica sono enormi.
Eppure, ad oggi lo smart phone
viene utilizzato solo come un semplice telefono dalla maggior parte
delle persone.
Max Tegmark, professore del MIT
(Masachusetts Institute of Technology)
disse qualche anno fa che
“La questione
non è se si è pro o contro l’intelligenza artificiale, perché
sarebbe come chiedere ai nostri antenati se erano pro o contro il
fuoco”.
Questo
commento apre ad un altro e più grande tema, quello dell’I.A. che
ho già affrontato (vedi
il mio articolo A.I.
- Il futuro appartiene alle macchine?, Nexus
N. 140, Vol. 5, novembre-dicembre 2019)
ma che è ancora tutto da scoprire. Le rivoluzioni a carattere
generico sono sempre avvenute o dopo una grande crisi o per un grande
bisogno, soprattutto economico. Tra il 1830 e il 1840, ad esempio,
quando la Prima Rivoluzione Industriale cominciò a farsi sentire, vi
fu una recessione economica dovuta all’adozione delle prime
macchine innovative e i mercati non si adattarono immediatamente.
La Seconda Rivoluzione industriale che portò
elettricità, l’impiego dell’acciaio e l’uso del petrolio,
iniziò qualche decennio dopo, nel 1870. Nel breve spazio tra le due
rivoluzioni vi fu un progressivo rallentamento delle invenzioni. La
Terza Rivoluzione Industriale, quella dei transistor, dei computer e
dell’elettronica, nata tra gli anni ‘30 e gli anni ‘40, cioè
nel periodo chiave per la nostra attuale civiltà, ma ufficialmente
fatta iniziare nei primi anni ‘50, ha posto le basi per la
tecnologia digitale, per i sensori, per i video
games, insomma sia per la Realtà
Virtuale e che l’Intelligenza Artificiale che oggi segna
probabilmente una Quinta Rivoluzione (Industriale) o una Terza
Rivoluzione Digitale.
La Quarta Rivoluzione Industriale o
(Seconda Digitale) è nata per fornire alle persone lo strumento per
creare una propria identità nei mondi digitale, virtuale e
artificiale. Solo quando, dopo anni di espansione dei Social Media,
la massa critica della popolazione mondiale ha raggiunto (e superato)
qualsiasi tipo di limite nella realtà fisica, le aziende che
detengono i brevetti per le applicazioni di V.R. e A.I. hanno potuto
lanciare la fase dell’implementazione, inizialmente con Industria
4.0 e automazione delle industrie manifatturiere; poi con la
connessione Smart
delle aree urbane (PAN, LAN, MAN, WAN) sotto il termine olistico
Internet of Things
o IoT; infine, con lo spingere le centinaia di migliaia di aziende
marketing a competere per l’acquisizione e l’estrazione dei Big
Data, che ad oggi è visto come l’
“oro digitale” in ogni livello di business. Ma questo non era
sufficiente.
Serviva un altro passaggio che potesse
permettere la penetrazione dell’Intelligenza Artificiale non solo
tra gli individui del mondo, ma negli individui. Serviva un evento
che potesse scatenare un terrore folle, una paura irrazionale,
profonda, che dovesse paralizzare, confondere, e poi essere accettata
come endemica. Serviva qualcosa che toccasse la paura che l’uomo ha
della morte.
Serviva una “pandemia” che potesse attuare un
controllo medico-totalitario sulla identità virtuale dei cittadini,
che oggi è molto più sensibile rispetto a quella fisica, dato che
quasi tutti i nostri dati, informazioni, operazioni e condivisioni
avvengono attraverso uno strumento tecnologico.
Controllando
l’identità virtuale, almeno all’inizio, non c’è rischio di
ledere le libertà personali dato che ci si può sempre disconnettere
dalla rete. Questo in teoria, ma in pratica è ormai quasi
impossibile. E’ invece molto più plausibile che il controllo della
nostra identità virtuale porti automaticamente ad un controllo della
nostra vita sul piano reale. Fino a quando le due identità non
verranno fuse insieme “per una maggiore sicurezza”, “per la
nostra salute”, ecc ecc.
I cosiddetti apparecchi Smart
che portiamo ai polsi, intorno alla testa, che teniamo in mano, che
usiamo per spostarci, diventeranno alla fine parte del nostro corpo,
integrati come sono adesso integrate le macchine nell’industria. E’
questo lo scenario che vogliamo? Forse no, ma la panfobia che avvolge
il mondo in una morsa sempre più stretta può portare ad accettare
qualsiasi soluzione.
Anche perché l’Effetto Babel (vedi
articolo)
si è riversato soprattutto sul piano economico, o meglio
finanziario, dato che le borse rappresentano i “sentimenti” delle
nazioni, e una pandemia è il mezzo migliore per distribuire
incertezza e timori per un futuro che non si conosce. La politica
internazionale è solo una conseguenza di questo fenomeno, mai la
causa.