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ANNO XVII


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12.09.2019
"The Giant of Kandahar", statistiche
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Strategie di Terrore

Virus e Finanza #5

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Diego Antolini
Se qualcuno dovesse ancora sorprendersi del fatto che gli Stati Uniti d’America hanno una lunga e sordida storia nel sostegno ai vari gruppi terroristici sparsi per il mondo, è perché oggi si guarda molto la TV e si legge molto poco la storia.

La CIA è stata la prima agenzia ad allearsi con gli estremisti islamici durante la Guerra Fredda. A quel tempo l’America vedeva il mondo in termini molto semplici: da un lato l’Unione Sovietica e il nazionalismo del Terzo Mondo, che veniva considerato uno strumento dell’URSS; dall’altro le nazioni occidentali e i militanti islamici, che gli USA avevano come alleato nella lotta contro il comunismo sovietico.

Il direttore della National Security Agency al tempo di Ronald Reagan, il generale William Odom recentemente ha sottolineato che:

Gli Stati Uniti hanno usato il terrorismo in ogni modo. Nel 1978-79 il Senato aveva tentato di passare una legge contro il terrorismo internazionale – ma per ogni versione che veniva presentata gli avvocati dicevano che gli USA sarebbero stati in violazione”.

Negli anni ‘70 la CIA usò la Muslim Brotherhood (Fratellanza Musulmana) in Egitto come uno scudo sia per bloccare l’espansione sovietica che per frenare la penetrazione dell’ideologia marxista tra gli arabi. Gli Stati Uniti hanno anche sostenuto apertamente il Sarekat islamico contro il partito di Sukarno in Indonesia, e finanziato il gruppo terrorista Jamaat-e-Islam contro Zulfiqar Ali Bhutto in Pakistan. E poi è stata la volta di Al Qaeda.

Tanto per non dimenticare, Osama Bin Laden è stato “creato” dalla CIA e il suo gruppo finanziato massicciamente negli anni ‘80. L’ex segretario degli esteri Robin Cook disse alla Casa dei Comuni britannica che Al Qaeda era senza ombra di dubbio un prodotto delle agenzie di Intelligence occidentali. Cook spiegò che Al Qaeda, abbreviazione di “Database” in lingua araba, era in origine il database informatico dei migliaia di estremisti islamici addestrati dalla CIA e finanziati dai sauditi per sconfiggere l’occupazione russa in Afghanistan.

Il rapporto tra USA e Al Qaeda è sempre stato di amore-odio, a seconda se questa o quella cellula terroristica eseguiva azioni che favorivano gli interessi americani o meno. Anche se ufficialmente l’indirizzo di politica internazionale USA si oppone all’estremismo islamico, in realtà questo viene spesso usato come strumento di politica estera.
L’ISIS, l’ultimo della lista in ordine di apparizione, è stato il classico esempio delle manovre oscure delle forze filo-americane.

L’invasione e l’occupazione dell’Iraq nel 2003 (vedi articolo Conflitti Endemici) ha creato le condizioni per la radicalizzazione dei gruppi sunniti. Gli americani, abbastanza goffamente, hanno distrutto il secolare meccanismo di stato di Saddam Hussein sostituendolo con un’amministrazione prevalentemente sciita.

Di conseguenza la disoccupazione nelle aree sunnite è cresciuta esponenzialmente, anche grazie all’introduzione forzata del libero mercato in un sistema che era da sempre socialista, e invece di portare competitività e redistribuzione del reddito ha spogliato di tutti i loro averi la classe media sunnita. Detto in altri termini, più che promuovere integrazione e unità religiosa, la politica americana in Iraq ha estremizzato le divisioni settarie e creato le condizioni per la nascita di Al Qaeda tra l’etnia sunnita.

Lo Stato Islamico di Iraq e Siria o ISIS non è altro che un nuovo nome dato ad Al Qaeda dopo il 2010, quando il focus della militanza estremista si è spostato sulla Siria. In Siria vi sono almeno tre guerre combattute simultaneamente: una tra il governo e i ribelli (quella più pubblicizzata da governi e media e, proprio per questo, la meno importante); una seconda tra Iran e Arabia Saudita, e una terza tra USA e Russia. E’ a causa di quest’ultima che Washington ha deciso di armare i ribelli, dato che Bashar al-Assad, presidente siriano, è un alleato di Mosca.

Anche se adesso, a causa della farsa della “pandemia” da Coronavirus, molti scenari stanno cambiando, la politica americana in Medio Oriente rimane sempre incentrata su petrolio e Israele. Mentre la guerra in Iraq ha parzialmente soddisfatto il primo punto, il secondo rimane ancora un obiettivo in itinere: proteggere Israele togliendo agli alleati degli Hezbollah (Libano) e Hamas (Palestina) il sostegno di Siria e Iran.

Ed è questa la chiave di lettura della creazione e del finanziamento di Al Qaeda-ISIS: esercitare una pressione continua sull’Iran. Anche il conflitto siriano è solo un ponte di passaggio verso l’assalto all’ex Impero di Persia. Gli USA hanno usato l’ISIS in tre modi:

1. Per attaccare i propri nemici in medio oriente (in modo da non gettare apertamente la responsabilità sulla politica “ufficiale” americana;

2. Come pretesto per inviare truppe americane sul territorio;

3. Come Effetto Babel (vedi articolo) anche nei confini nazionali, fomentando la paura negli americani di attacchi terroristici tipo 11 settembre, così da fargli accettare misure di sorveglianza e controllo sempre più invasive

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La “guerra al terrorismo”, così come il concetto di “terrorismo”, è solo un pretesto dei grandi gruppi finanziari per giustificare misure sempre più restrittive all’interno delle nazioni, in preparazione di rivolte di massa che accadranno quando la resilienza delle masse arriverà a saturazione. Il Medio Oriente è un’area chiave della politica dei gruppi finanziari e dell’establishment militare-industriale. In particolare la lobby Ashkenazi-Sionista che dirige la politica americana in medio oriente dalla nazione chiamata Israele, e la lobby militare-industriale che trae enormi profitti dai danni creati dalla prima. A partire dal 2019 è venuto allo scoperto un altro tentacolo del Leviatano, la lobby medico-sanitaria delle grandi industrie farmaceutiche, che stanno progressivamente sostituendo i conflitti armati con le pandemie pianificate.

Tanto per mettere le cose nella giusta prospettiva, il Center for Public Integrity ha pubblicato uno studio secondo il quale più di 70 aziende americane si sono aggiudicate fino a $27 miliardi di dollari in contratti per la “ricostruzione” post Iraq e Afghanistan. Lo studio prosegue affermando che il 75% di queste aziende private conta membri nei consigli direttivi che facevano parte, o avevano stretti rapporti, con l’esecutivo delle amministrazioni repubblicane e democratiche USA, con membri del Congresso, o con le più alte cariche militari americane.

Ma qual è il motivo per questo accanimento nei confronti dell’Iran, un Paese che non muove guerra ad un altro dal 1738 (gli USA, di contro, sono stati coinvolti in 53 invasioni e spedizioni militari dall’anno della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776)?
Quale minaccia reale rappresenta Teheran per gli Stati Uniti e per il mondo? Anche nei confronti dell’Iran sono state e si stanno raccontando una serie infinita di menzogne, alimentate dai media internazionali filo americani. Un rapporto d’Intelligence pubblicato nel 2012 e riconosciuto da tutte le sedici agenzie di Intelligence USA ha confermato che l’Iran
aveva terminato il suo programma di armamento nucleare già nel 2003.

C’è chi dice che Trump starebbe usando la falsa pandemia del Coronavirus come copertura per muovere guerra all’Iran. E’ certamente un fatto che da tre mesi, da quando cioè il virus è “arrivato” in occidente, i media di ogni governo non parlano d’altro. L’OMS è diventato il nuovo oracolo di Delfi che determina le linee da seguire per contenere l’emergenza, anche se non sembra fare molto per mitigare il panico alimentato dagli operatori medici che appaiono sui media quasi esclusivamente per descrivere i terribili effetti del virus, per giustificare il numero apocalittico di decessi o le misure restrittive che i governi adottano grazie allo “scudo sanitario” creato dalla stessa OMS.

Questo trend monotematico e martellante non può essere che una maschera per distogliere l’attenzione da altri eventi che stanno accadendo in questo momento o che accadranno presto, come la ristrutturazione delle grandi banche in default (Deutsch Bank su tutte), la frammentazione dell’Unione Europea (vedi articolo la Lunga Marcia) e un certo incontro tra USA, Russia e Germania che riguarda molto da vicino anche l’Italia e che riporta indietro nel tempo, all’inizio del moderno sistema di corruzione e ignoranza creato con il labirinto finanziario dal tempo delle due grandi guerre (vedi articolo Il Codice del Minotauro).

Tornando all’Iran, il 27 marzo il New York Times ha pubblicato una storia di Mark Mazzetti e Eric Schmitt dal titolo: Pentagon Order to Plan for Escalation in Iraq Meets Warning From Top Commander [L’ordine del Pentagono di pianificare nuove misure in Iraq si scontra con l’avvertimento di un alto ufficiale]

Un passo dell’articolo:

Il Pentagono ha ordinato ai comandanti militari di pianificare un inasprimento dei combattimenti in Iraq, inviando una direttiva la scorsa settimana a preparare una campagna per distruggere un gruppo di militanti sostenuti dall’Iran che ha minacciato nuovi attacchi contro le truppe americane

Ma il comandante in capo delle forze USA in Iraq ha ammonito che una tale campagna potrebbe essere sanguinosa e controproducente perché rischierebbe di far scoppiare la guerra con l’Iran. In un memo il generale Robert P. White ha scritto in modo schietto che una nuova campagna militare richiederebbe l’arrivo di migliaia di nuovi soldati e toglierebbe risorse dall’obiettivo primario della missione americana in Iraq: addestrare le truppe irachene a combattere la repubblica islamica.

Una guerra contro l’Iran sarebbe un disastro in termini umanitari al cui confronto i conflitti in Iraq, Afghanistan e Siria messi insieme risulterebbero poco più che scaramucce. Ma sarebbe anche un disastro economico dato che il prezzo del petrolio salirebbe alle stelle. E vale la pena citare una frase sibillina del gen. Anthony Zinni, ex capo del Comando Centrale USA, che ebbe a dire “Come dico sempre ai miei amici, se vi piace l’Iraq e l’Afghanistan, amerete l’Iran”.

Sembra che l’elite militare americana sia meno propensa ad una guerra contro l’Iran rispetto alla controparte industriale, forse perché le due agende divergono ad un certo punto del piano di “approvvigionamento” in Medio Oriente.

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Il 3 gennaio scorso il generale iraniano Qassim Suleimani è stato ucciso durante un raid aereo da parte dell’USAF in territorio iracheno. L’amministrazione Trump a quel tempo aveva dichiarato che l’atto “mirava a prevenire futuri piani iraniani di vendetta”. L’effetto è stato invece, al contrario, un incremento degli attacchi alle basi USA in Iraq, per la prima volta anche in pieno giorno.

Il Gen. Qassim Suleimani era comandante iraniano delle operazioni speciali e di Intelligence e uno dei più esperti leader del paese. La sua uccisione è stata vista da molti come l’inizio di una guerra aperta tra Iran e USA, che erano ai ferri corti da mesi. Washington continua ad accusare la repubblica islamica di sostenere il terrorismo e di portare avanti un programma missilistico (accuse che rispecchiano solo quello che gli USA hanno fatto, e fanno, da sempre).

Nonostante si sia parlato di varie ipotesi di ritorsione da parte dell’Iran, ad oggi Teheran non è caduta nella trappola costruita dalle potenze occidentali per scatenare la guerra o giustificare l’ennesima invasione armata. Complice, forse, della “pandemia” da Coronavirus che, da sola, sta producendo il risultato che nessuna delle due guerre mondiali aveva ottenuto: il blocco quasi totale del mondo, che sta lasciando tempo e spazio per una ristrutturazione dei sistemi di controllo finanziario (maggiori opzioni speculative), sanitario (introduzione della vaccinazione di massa) e tecnologico (penetrazione dell’Intelligenza Artificiale in ogni ambito della società) ai grandi gruppi di interesse occidentali.

Mentre sul piano fisico chi attacca spende sempre maggiore energia di chi difende, nella geopolitica quantistica una nazione-tempo ha sempre un vantaggio su una nazione-spazio.

Ed è sul terreno quantistico che nazioni come Iran, Cina o Russia beneficiano del fatto che, a differenza degli USA, non hanno bisogno di mantenere una presenza fisica nei territori “conquistati”. E’, ormai, quello, un passaggio che porta solo costi e pochi benefici. Ma gli USA sono rimasti invischiati nel loro stesso ego imperialista e ci vorranno ancora parecchi anni prima che riescano a modificare il ruolo che si sono auto-costruiti nel corso del XX secolo.

Sul piano quantistico si gioca la partita più importante, sul piano infinitesimale e dinamico come è l’universo di Internet. I cyber attacchi, la disinformazione, l’Effetto Babel prodotto grazie a Internet diviene l’arma per distruggere anche i giganti in apparenza più inattaccabili.

Come ha detto lo scorso anno il gen. Vincent Stewart prima di lasciare l’U.S. Cyber Command dopo quaranta anni di carriera:

La strategia iraniana è quella di evitare il più possibile operazioni convenzionali di forza diretta. Cercheranno invece di danneggiare gli USA attraverso cyber operazioni con l’intento di espandere il conflitto a livello globale ma incoraggiando la comunità internazionale a frenare le azioni americane”.

E’ la strategia che stiamo vedendo in questi giorni, con il progressivo discredito della Bill Gates Foundation e dell’OMS per il tentativo, che ormai è diventato anche troppo evidente, di usare la “pandemia” o terrore sanitario per introdurre vaccinazioni e il controllo delle masse.

E’ una guerra economica che in questa fase si gioca sul campo medico-sanitario. Il terrore di un virus “invisibile” molto probabilmente sta rallentando i conflitti sul piano fisico, ma ne ha aperto uno infinitamente più grande sul piano quantico. E se né Cina né Iran sono cadute nella provocazione dei poteri “tradizionali” è perché hanno compreso la superiorità del fattore Tempo sullo Spazio.

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31/05/2020 00:27:33

https://www.thexplan.net/article/570/Strategie-di-Terrore/it
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