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ANNO XVII


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12.09.2019
"The Giant of Kandahar", statistiche
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Operazione "Enduring Freedom" o quanto dura la nostra libertà

Virus e Finanza #2

Operazione-Enduring-Freedom-o-quanto-dura-la-nostra-libertà
Diego Antolini

L’11 settembre 2001 gli Stati Uniti subiscono un attacco senza precedenti, paragonabile forse solo a quello di Pearl Harbor. Con la differenza che le Twin Towers o il World Trade Center non era un’isola nel Pacifico ma un complesso industriale e commerciale della città simbolo dell’America capitalista: New York.
Questo evento ha cambiato la nostra percezione della vita se non altro per l’impatto psicologico avuto a livello globale. La città di New York infatti è stata la sola ad aver sofferto fisicamente di un tale disastro, se pensiamo che quasi 3000 persone sono rimaste uccise (delle quali 400 erano ufficiali di polizia o vigili del fuoco) e solo 18 sono state salvate dalle macerie. Un secondo attacco quasi simultaneo ha colpito il pentagono, simbolo del potere militare americano, nella capitale di Washington, D.C.. Un ultimo
crash, infine, è avvenuto vicino a Shanksville, in Pennsylvania: quando i passeggeri del volo 93 tentarono di riprendere il controllo dell’aereo i dirottatori, che stavano guidando il velivolo verso un obiettivo ignoto, lo fecero precipitare all’istante.

Mentre i video dell’impatto aereo con le Twin Towers sono stati immediatamente resi pubblici, l’attacco al Pentagono rimase inaccessibile fino al 2006.

Al di là della simbologia (il giorno palindromo, l’1+1 comparabile alle torri, la torre spezzata nell’arte divinatoria, solo per citarne alcuni) che rimane essenziale per capire le dinamiche geopolitiche e il possibile significato dietro ogni accadimento, negli anni successivi sono state formulate molte ipotesi su quello che realmente è stato il “9/11”.
Una di queste è, ad esempio, legata alla speculazione finanziaria: nei giorni precedenti all’11 settembre un numero enorme di opzioni sarebbero state piazzate sulle compagnie aeree
United Airlines e American Airlines, le stesse che sono state dirottate durante gli attacchi. Segno che le compagnie di assicurazione e alcuni traders erano stati avvisati dell’imminente tragedia?

E che dire delle dinamiche dell’impatto? Molti sostengono che il modo con cui le Twin Towers sono crollate sia da attribuire più ad un’esplosione avvenuta dalle fondamenta che dalla penetrazione laterale dell’aero. Anche il fatto che lo stesso velivolo, composto di alluminio, sia riuscito a penetrare l’armatura di acciaio delle torri lascia molti dubbi sulla causa del crollo. Allo stesso modo l’attacco al Pentagono solleva molti dubbi (il foro mostrato nelle fotografie appare essere più piccolo dell’aereo che lo avrebbe causato; in aggiunta l’impatto è avvenuto nell’unica parte vuota del complesso militare, che in quel momento era sottoposta a ristrutturazione; e sembra improbabile che nessuna difesa anti aerea abbia tentato quantomeno di colpire l’aero che entrava nella zona militare).

Altro particolare interessante è il fatto che circa 4000 impiegati ebrei non si presentarono al lavoro in quell’11 settembre. E i primi a registrare i video dell’attacco sono stati ancora ebrei.

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Osama Bin Laden venne immediatamente indicato dall’amministrazione Bush come il responsabile degli attacchi. Inizialmente egli negò, poi cominciarono ad uscire video in cui il suo gruppo di terroristi rivendicava gli attacchi. George W. Bush, la cui famiglia aveva e tutt’ora ha diversi affari in Medio Oriente legati a petrolio e armamenti, in un discorso agli americani dichiarò che l’attacco alle Twin Towers segnava l’inizio di una guerra globale al terrorismo. Enduring Freedom fu il nome dato ad un’operazione militare, economica e politica di larga scala che negli anni ha provocato l’invasione armata di Afghanistan e Iraq, e una reazione a catena che non ha risparmiato alcuna delle nazioni del MENA, salvo Israele e Arabia Saudita che rimangono comunque nazioni che poggiano su un terreno minato che può saltare in ogni momento.

L’Afghanistan è stata la prima nazione nel mirino dell’amministrazione Bush nel post 11 settembre, accusata dal governo americano di dare rifugio ai terroristi comandati da Osama Bin Laden. Da qui l’invasione militare, la dissoluzione della millenaria struttura tribale del paese mediorientale in nome dell’ “esportazione della democrazia” che faceva da corollario ideologico ad una campagna imperialista fin troppo chiara. L’Afghanistan, oltre ad essere il maggior produttore di oppio, è anche molto ricco di gas naturale, petrolio e metalli per la sua natura prevalentemente montuosa. Soprattutto, esso è posto in una posizione strategica tra Iran e Pakistan. Non è un caso che l’operazione Enduring Freedom sia stata lanciata in Afghanistan e Iraq, le due nazioni che fiancheggiano l’Iran, vero obiettivo americano ma che, almeno finora, si è dimostrato intoccabile.

Dopo 18 anni di conflitto, lo scorso 29 febbraio l’amministrazione Trump e i Talebani hanno siglato un accordo “per riportare la pace in Afghanistan”. La discriminante è il comportamento dei Talebani: se essi rispetteranno l’accordo entro i prossimi 14 mesi tutte le truppe USA e alleate NATO usciranno dai confini territoriali. Due giorni dopo, il 2 marzo, gli USA hanno messo a disposizione 37 milioni di dollari dal loro Emergency Reserve Fund for Contagious Infected Diseases nei confronti delle nazioni affette da Covid-19, la prima tranche dei 100 milioni promessi il 7 febbraio. Tra le nazioni beneficiarie figura l’Afghanistan (che aveva annunciato il primo caso il 24 febbraio). Forse l’ “Effetto Coronavirus” ha velocizzato la smobilitazione, o forse ha solo aperto un nuovo “canale” speculativo alternativo a quello militare.

Oggi la situazione economica dell’Afghanistan è quella di una nazione corrotta ad ogni livello e in ogni settore della società. Evidentemente gli effetti che l’ “esportazione della democrazia” americana hanno prodotto si sono resi visibili agli occhi del mondo, dichiarati da numerose NGO, dai rapporti periodici dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) e dall’indice di percezione della corruzione stilato annualmente dal Transparency International (TI) con base a Berlino. L’Afghanistan è attualmente uno dei tre paesi più corrotti del pianeta.

Nessuno dei rapporti sopra citati menziona esplicitamente che la causa di questa situazione è Washington, D.C. e le truppe che sono state inviate sul territorio a partire dal 2005. La presenza militare USA ha incrementato i campi militari da 29 (2005) a 400 (2010) ma anche l’ingetto di cash che ha inondato il paese. Lo scandalo che ha colpito la Kabul Bank nel 2013, portando Sher Khan Farnood e Khalil Ullah Ferozi alla condanna a cinque anni di detenzione per frode, non ha evidenziato il ruolo avuto dagli Stati Uniti nella creazione del falso libero mercato in Afghanistan.

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La Kabul Bank fu fondata nel 2004 come azienda privata e innalzata a simbolo dell’ordine economico di libero mercato che andava nascendo nella nazione. Nel 2005 il Pentagono, ente pagante dell’ANSF (Afghan National Security Forces) stipulò un contratto con la banca per il pagamento dei salari ai soldati dell’ANSF e alla polizia locale. Subito dopo la Kabul Bank venne inondata di contante. Questa mossa, cioè il sostegno americano alla banca, fu essenziale per generare fiducia nel popolo afgano che iniziò a depositare i propri risparmi nell’istituto di credito. Farnood e Ferozi ne approfittarono per trasferire denaro dei correntisti a loro stessi in forma di prestiti attraverso aziende di facciata. In tutta questa manovra che è ad oggi la frode bancaria più grande del mondo (calcolata in percentuale al PIL del paese) l’ambasciata USA a Kabul come sua “levatrice”.

Il budget raddoppiato dal Pentagono tra il 2005 e il 2007 (16 miliardi e 37 miliardi) per sostenere le truppe americane, addestrare e mantenere quelle afghane, e rifornire tutte le postazioni di guerra sparse sul territorio, andava anche a finanziare i signori della guerra che sulla via tra Kabul e Kandahar (quest’ultima, roccaforte talebana) esigevano tasse di “passaggio” e di “protezione” ai convogli di rifornimento. Nel 2009 un sondaggio dell’IWA (Integrity Watch Afghanistan) ha dichiarato che la somma di queste tasse ammontava a 1 miliardo di dollari.

Quindi un incredibile ammontare di denaro dei cittadini americani allocato per “aiutare la democrazia” in Afghanistan venne speso così rapidamente da non poter essere tracciato da controlli anti-corruzione che sulla carta dovevano assicurare trasparenza nelle operazioni finanziarie. Chi aveva accumulato denaro in questo modo, tuttavia, non riusciva ad investirlo per via delle poche opportunità che offriva un paese comunque sottosviluppato. Così la maggior parte di questo denaro venne trasferito in banche e proprietà immobiliari degli emirati, che a loro volta lo utilizzarono per “ripulire” l’immagine di Dubai.

La città degli Emirati Arabi, infatti, durante l’occupazione sovietica era il centro di smistamento dell’hawala, cioè del trasferimento informale (leggi: riciclaggio) di denaro sull’asse Mosca-Asia centrale (Uzbekistan, Tagikistan, Afghanistan). Farnood era un esperto dell’hawala, avendolo praticato fin dagli anni ‘80. Quando, nel 2007, le autorità russe cercarono di estradarlo, Farood era diventato il rispettabile direttore della Kabul Bank (e la sua ex-guardia del corpo Ferozi nominato amministratore delegato). Il mandato di estradizione dell’interpol venne ignorato sia dal ministro degli interni afghano che dall’ambasciata statunitense a Kabul.

Ad oggi l’Afghanistan non solo non ha conosciuto democrazia né libero mercato, ma è diventata una nazione priva di identità alla mercé di vicini più ricchi e rispettabili. Questo mentre gli USA si preparano a lasciare la nazione con una stretta di mano e una vena di nostalgia per la fine dell’operazione Enduring Freedom. Ma lo faranno davvero? Il New York Times ha pubblicato un articolo lo scorso 18 marzo in cui si pongono seri dubbi sul ritiro delle truppe americane e alleate dall’Afghanistan. Questo a causa del Coronavirus, che ha già colpito ben 21 persone (su una popolazione di 35 milioni), mentre nel 2009 la pandemia di influenza che ha colpito il paese con 199 casi (rapporto OMS) non aveva minimamente influito sulle scelte del Pentagono che in quell’anno aveva inviato 17.000 soldati (amministrazione Obama) in aggiunta ai più di 67.000 già impegnati nel territorio.

26/05/2020 18:22:13

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