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ANNO XVII


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12.09.2019
"The Giant of Kandahar", statistiche
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Il Kraken risorgerà

Chi abita le profondità degli oceani?

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Diego Antolini

Dai tempi più remoti i marinai hanno raccontato di aver visto un enorme mostro marino dai molti tentacoli emergere, in certi giorni di tempesta, dagli insondabili

abissi marini. Chiamavano quel mostro Kraken. I navigatori conoscevano polpi e seppie, animali che vivevano nell’oceano e che possedevano tentacoli. Tuttavia il Kraken era considerato appartenere ad una diversa specie perché era di gran lunga più grande di ogni altro animale. A volte si pensava essere un polipo gigante, altre volte un calamaro gigante. Ma per la maggior parte dei case era semplicemente un mostro del mare, il Kraken.
Agli albori delle scoperte scientifiche il mondo accademico liquidava i racconti sul Kraken come ridicoli, rifiutandosi persino di studiare le carcasse di queste creature quando, in rari casi, venivano gettate sulle spiagge. Poi, ad un certo punto, le cose cambiarono.

Il numero dei cadaveri di Kraken vennero trovate sulla terraferma in periodi molto ravvicinati e la reazione dell’opinione pubblica costrinse gli scienziati a focalizzarsi sul fenomeno.
Fu stabilito che il Kraken era una specie reale e fu chiamato calamaro gigante. Questo animale ad oggi rimane uno dei più sfuggenti tra i grandi animali che popolano la Terra.

Per anni gli studiosi hanno tentato di osservare il calamaro gigante nel suo habitat ma hanno sempre fallito. Coloro che affermano di averlo visto erano per lo più pescatori e marinai, le stesse persone che non vengono credute quando raccontano di aver visto serpenti marini. Gli scienziati spesero milioni di dollari in spedizioni di ricerca ma non riuscirono mai a filmare un calamaro vivo. Tutte le informazioni apprese provenivano dalle carcasse rinvenute sulle spiagge.

Nel settembre del 2004 ci fu la svolta. Scienziati giapponese attirarono un calamaro gigante con un’esca, riuscendo a scattare più di 500 fotografie prima che la creatura riuscisse a liberarsi lasciando agli osservatori un tentacolo di cinque metri e mezzo attaccato all’esca.

La domanda che ancora perseguita i ricercatori è a quali dimensioni il calamaro gigante può arrivare. Le cicatrici trovate sulle balene sembrano far pensare che esistano nelle profondità oceaniche calamari ben più grandi di quelli fino ad ora raccolti sulle spiagge. E, ancora, vi è una sola specie di questa creatura marina oppure ve ne sono diverse?

La specie di calamari giganti che vive al di sotto del continente antartico è chiamata Mesonychoteuthis Hamiltoni ed si crede essere molto più grande di ogni calamaro gigante finora osservato. Finora sono stati osservati soltanto i “piccoli” di questo animale, ma tanto è bastato per assegnare al calamaro antartico il nome di “Calamaro colossale”.

La parola “Kraken” deriva dal norvegese “Krake”, che indica un animale non sano, o qualcosa di contorto. In tedesco Krake al plurale e Kraken al singolare significano piovra.

La saga islandese Orvar-Oddr (XIII sec.) contiene l’episodio di un viaggio verso Helluland (isola di Baffin) che porta i protagonisti attraverso il mare della Groenlandia. Lì essi osservano due enormi mostri del mare chiamati Hafgufa (nebbia del mare) e Lyngbakr (schiena d’Erica) e il primo si crede essere un riferimento al Kraken.

Dopo essere tornato dalla Groenlandia, l’anonimo autore del Konungs Skuggsja o Storia Naturale dell’Antica Norvegia (1250 circa) descrisse dettagliatamente le caratteristiche fisiche di queste due creature, incluse le loro abitudini alimentari. Egli ipotizzò che vi fossero solo due esemplari esistenti, muovendo dal fatto che gli avvistamenti erano concentrati solo in quel punto del mare nordico.

Carl Linnaeus classificò il Kraken come un cefalopode, assegnandogli il nome scientifico di Microcosmus Marinus nel suo Systema Naturae (1735). Nel suo ultimo lavoro (Fauna Suecica [1746]), invece, egli lo chiama “Singulare monstrum” o mostro unico, che si dice viva nei mari della Norvegia.

Il-Kraken-risorgerà
Il-Kraken-risorgerà

La leggenda del Kraken continua anche ai giorni nostri, con numerosi resoconti, alcuni dei quali piuttosto interessanti.

Nel 2012 un biologo marino chiamato Edie Widder filmò quello che potrebbe essere un Kraken, a circa 2000 piedi sotto la superficie dell’oceano pacifico. Questo dimostra l’esistenza del Kraken? La sola ragione per cui sappiamo dell’esistenza dei calamari giganti è grazie alle carcasse di questi animali che affiorano alla superficie e vengono portate a riva. Come ha detto Widder, siamo finora riusciti ad esplorare solo il 5% degli oceani, quindi quello che può esistere nelle sue profondità è un ancora un mistero assoluto.

Il 2 aprile 2003 Kim Griggs scrive che un calamaro colossale è stato ripreso nelle acque dell’Antartide ed è il primo esempio virtualmente intatto di Mesonychoteuthis Hamiltoni.

Il Dott. Steve O’Shea, esperto ricercatore di calamari presso la Auckland University of Technology (Nuova Zelanda) ha detto alla BBC:

Tutto quello che sapevamo di questa specie fino ad oggi era che viveva negli abissi dell’Antartide. Adesso invece sappiamo che si muove attraverso le colonne d’acqua direttamente fino alla superficie, e che può raggiungere dimensioni colossali


Il Mesonychoteuthis Hamiltoni fu identificato per la prima volta nel 1925 dopo che due tentacoli furono trovati nello stomaco di un capodoglio. Fino ad oggi sono stati classificati sei specie, cinque delle quali trovati nello stomaco dei capodogli e una sesta impigliata in una rete alla profondità di 2000-2200 metri.

Continua O’Shea:

Adesso possiamo dire che [questo calamaro] raggiunge dimensioni ben più grandi del calamaro gigante, che quindi non è più la specie più grande che esiste. Non intendo dire solo ‘più grande’, ma di un ordine di grandezza più esteso. Da vivo questo animale deve sicuramente essere uno dei predatori più terrificanti del mare. Non ha eguali negli oceani

Questo tipo di calamaro possiede uno dei becchi più grandi conosciuti, oltre a degli uncini posti alla fine di ogni tentacolo. Queste due armi gli consentono di attaccare grandi pesci come il nototedine della Patagonia e persino i capodogli.

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Tsunemi Kubodera e Kyoichi Mori sono riusciti, alle 9:15 del 30 settembre 2004, a catturare (temporaneamente) un calamaro gigante adulto a 900 metri di profondità per la prima volta in assoluto.

I ricercatori si trovavano lontano dalle coste delle isole giapponesi di Ogasawara, quando un Architeuthis di 8 metri avviluppò con i suoi lunghi tentacoli l’esca preparata appositamente per attirarlo (un misto di pezzi di calamari e gamberetti).Nel periodo di tempo in cui il calamaro gigante era intrappolato, Kubodera e Mori hanno scattato più di 500 immagini del cefalopode mentre tentava di liberarsi.Finalmente, 4 ore e 13 minuti dopo la cattura, il tentacolo rimasto nella rete si è staccato e il calamaro gigante è scomparso velocemente nelle profondità oceaniche.

Il calamaro gigante o Architeuthis è stato da sempre oggetto di ricerca nel tentativo di osservarlo nel suo ambiente naturale. Le circa 550 foto scattate dai giapponesi sono poi apparse nel giornale Proceedings della Royal Society B.

La creatura alla fine è riuscita a liberarsi della rete, ma ha lasciato un suo tentacolo di 5.5 metri che è stato subito trasferito a bordo della nave:

E’ stato fantastico avere il tentacolo di un Architheuthis vivo. Si muoveva ancora quando lo abbiamo portato a bordo

Ha detto il dott. Kubodera a BBC News. Le ventose del tentacolo si attaccavano ripetutamente al pontile della nave e alle dita di Kubodera ogni volta che egli toccava l’appendice del calamaro gigante.

Ma il Kraken, il vero mostro marino delle leggende nordiche, continua a nuotare indisturbato e inosservato nelle profondità degli oceani, e probabilmente rimarrà classificato come “criptide” fino a quando la tecnologia riuscirà a portare l’uomo a esplorare i fondali marini dei grandi oceani.

Un’attenzione particolare meriterebbe l’Antartide, un continente inesplorato e che negli ultimi anni ha subito sempre più restrizioni da parte dei governi che ne detengono il controllo territoriale.

Dai racconti di famosi scrittori quali E.A.Poe e H.P. Lovecaft alle basi Naziste, fino ad arrivare ai “test di addestramento” che la marina militare USA ha lanciato negli anni ‘50 e, recentemente, il trasferimento da parte della marina russa di un oggetto molto antico trovato in Medio Oriente, tutto porterebbe a pensare che il continente di ghiaccio nasconda segreti che potrebbero cambiare la visione attuale sul nostro pianeta.

Allo stesso modo, nelle profondità del Polo Sud, arrivano sempre più insistenti voci di navi che avvisterebbero, di tanto in tanto, esseri umanoidi enormi, chiamati dai giapponesi Ningen, le cui dimensioni farebbero impallidire il Mesonychoteuthis Hamiltoni.

Le ricerche continuano e la Criptozoologia, come scienza di confine, trova terreno fertile nell’analisi dei miti e delle leggende che sorgono dagli abissi più che in qualunque altro ambiente della Terra. La sfida più grande rimane sempre quella di trovare il punto d’incontro tra l’immagine popolare e la scienza.
Il-Kraken-risorgerà
17/01/2020 21:37:54

https://www.thexplan.net/article/536/Il-Kraken-risorger%C3%A0/It
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