Il fascino della non-morte

Vampirismo II

DOCUMENTI STORICI

"[l'invitato] chiese a Dracula come si potesse mangiare in quelle condizioni, e il voivoda disse:<<Vi da' fastidio?>> L'ospite annuì e allora, continuando a mangiare, ordinò di impalarlo su una pertica più alta delle altre. <<Lassù non sarete disturbato>> aggiunse".

                                                                                                         (Vlad "Tepes" III Drakul)

Esistono dei risvolti storici, anche se non del tutto attendibili, legati comunque a uomini sadici e sanguinari, o a episodi riportati nelle cronache di guerra, o derivanti da tradizioni orali locali.

Elementi caratteristici della trasformazione della Lamia in vampiro possono essere rintracciati in un passo di Flegone, liberto dell'imperatore Adriano che regnò dal 117 al 138 d.C.

Flegone racconta (in un frammento del suo "De mirabilibus et longaevis libellus") la storia di Philinnio, figlia di Demostrato e di Charito, morta in una città non meglio identificata. A casa della giovane, morta da un po' di tempo, capita un ragazzo di nome Machate. La nutrice di Philinnio lo sorprende, una notte, a letto con Philinnio che appariva viva e in salute, e corre dai genitori implorando loro di venire ad accogliere la figlia, restituita da qualche dio benevolo. Nonostante all'inizio la nutrice sia creduta pazza, Charito viene convinta a seguirla nella stanza di Machate, dove scorge un'ombra che sembra essere Philinnio.

Il mattino dopo, dietro le suppliche di Charito, Machate confessa di aver passato la notte con una ragazza molto seducente, la quale gli ha sussurrato di chiamarsi Philinnio (Flegone, che asserisce di essere stato testimone diretto del fatto, menziona il fatto che Machate non era stato messo al corrente della recente scomparsa della giovane) Inoltre lei gli aveva raccomandato di tenere segreti i loro incontri. Per confermare la sua storia, Machate esibì un anello d'oro e un nastro della vestaglia di Philinnio, oggetti entrambi donati dalla misteriosa ragazza. Appena li vide, Charito quasi impazzì, riconoscendo in essi gli stessi oggetti deposti nella tomba di Philinnio insieme con il corpo.

La notte seguente i genitori di Philinnio e Machate si accordano per trovarsi tutti nella stanza del giovane, e quando Philinnio appare, essi riconoscono in lei la figlia morta. L'incontro si rivela negativo per la ragazza, che dopo aver pronunciato parole di biasimo nei confronti dei genitori, per aver voluto vederla a tutti i costi, cade senza vita sul pavimento, stavolta definitivamente morta.

La storia si sparge per la città e si decide di aprire la tomba: non vi si trova il cadavere, ma un anello e una coppa che Machate le aveva regalato.

I magistrati della città concludono che una volta sepolta, Philinnio - ritornata nella sua casa per tre volte per incontrare Machate, e poi, una volta scoperta - definitivamente morta.

Un profeta e veggente di nome Ryllus ordinò di incenerire il corpo lontano dalla tomba, fuori delle mura della città. Machate in seguito si uccise dalla disperazione per aver perduto la sua amante.

Riferisce S.Gregorio di Tours (nella sua "Historia Francorum" scritta nel 561 d.C.) che, al funerale della moglie Scolastica, l'inconsolabile coniuge Ingiurioso, gentiluomo d'Alvernia, ringraziò pubblicamente il Signore per avergli affidato, sia pur per breve tempo, quel "tesoro di purezza" che lui ora restituiva "intatto come l'aveva ricevuto". A tali parole la defunta si rizzò di scatto nel sarcofago, dicendo indispettita :<< Perchè, marito mio, disveli a tutti faccende che dovrebbero riguardare noi due soli?>> Poi si riaccomodò nella tomba, e si lasciò seppellire.

Ingiurioso morì il giorno dopo, e fu inumato insieme con la consorte, in un cenotafio accanto a quello di lei. Al mattino i guardiani del cimitero notarono del disordine fra i sepolcri: la tomba del notabile era vuota, mentre in quella di Scolastica si ritrovarono entrambi i corpi, abbracciati.

Dopo il fatto, avvenuto a Clermont nel 390 d.C., la tomba di Scolastica venne indicata come "il letto degli amanti".

Intorno all'anno 1100 riferisce William di Newburgh (nella "Historia Rerum Anglicarum") dell'esumazione in Inghilterra di un Vampiro, e della conseguente cremazione per impedirgli di nuocere.  

Saxo Grammaticus, nel XIII sec., racconta nella "Danica Historia" che, durante una pestilenza in Danimarca, si attribuì la moria all'opera di un uomo assassinato il cui cadavere si aggirava di notte nella campagna.

Il Vampiro venne esumato, decapitato, trafitto al cuore con un palo; in seguito a ciò la peste si estinse.

Thomas Bartholin scrisse nel XVII sec a proposito di un fatto avvenuto nel XII-XIII sec., riguardante un uomo chiamato Oluf Arppe, che, prossimo alla morte, si era fatto promettere dalla moglie di essere seppellito in piedi davanti alla porta della sua cucina, per poter restare vicino alla sua casa. La moglie eseguì fedelmente il volere del marito. Alcune settimane dopo la morte di Arppe, la sua anima venne vista frequentemente apparire sotto forma di fantasma, in grado di uccidere e tormentare gli uomini, tanto che presto il villaggio divenne inabitabile.

Un contadino, certo Olao Pa, coraggiosamente riuscì a trafiggere il corpo del Vampiro con una lancia, e il ferro appuntito restò conficcato nel corpo dell'essere, che scomparve.

Il giorno dopo si aprì la tomba di Arppe, e si trovò il corpo del morto intatto, ma con la punta della lancia conficcata nella carne.

Il defunto venne estratto dal sepolcro, bruciato e le sue ceneri gettate in mare. Le apparizioni del Vampiro cessarono.

Una leggenda citata da Goerres nel 1855 parla di un vampiro chiamato Giure Grando, che infestò per lungo tempo il paese di Coriddigo, in Istria.

Nel 1672 fu riesumato il suo corpo, sepolto sedici anni prima. Il cadavere apparve sorridente, e fece alcuni movimenti; il prete del villaggio alzò allora il crocifisso gridando:<<Guarda il crocifisso, strigon, e cessa di tormentarci!>>  Dagli occhi del Vampiro spuntarono delle lacrime.

Alcuni cercarono di piantargli nel cuore un paletto di biancospino, ma senza riuscirvi: il paletto rimbalzava sul corpo del morto. Vennero recitate delle preghiere d'esorcismo e si tentò di decapitarlo.

Quando il boia affondò la lama nella gola del vampiro, egli lanciò un grido terribile, e la bara fu inondata di sangue.

Nel settecento persino filosofi illuministi come Voltaire e Rousseau si interessarono ai vampiri, si discuteva con morboso interesse dell'epidemia di vampirismo che aveva colpito l'Europa orientale.

Nel 1705 Jacob Hertz, maresciallo di Sassonia, attraversando un villaggio si trovò a dormire in un albergo infestato da spettri che succhiavano il sangue ai viaggiatori.

Ordinò allora al suo servitore di vegliare per metà della notte, promettendogli di fare altrettanto per il resto della notte. Alle due del mattino non era accaduto nulla; il servitore, sentendo gli occhi pesanti, andò a svegliare il padrone, che però non rispose. Credendolo assopito, egli lo scosse, ma inutilmente. Spaventato, il servo andò a prendere un lume, alzò le lenzuola e vide il maresciallo immerso nel proprio sangue, mentre un ragno mostruoso stava attaccato alla sua mammella sinistra.

Il domestico corse a prendere delle molle, afferrò il ragno e lo gettò nel fuoco. A fatica il maresciallo riprese i sensi; da quel momento l'albergo fu libero dal Vampiro.

Michel Raufft parla nel suo libro del caso di Pietro Plogojovits, accaduto nel 1725 a Kisilova, Ungheria. Dopo dieci settimane dalla sua morte, egli ritornò di notte, apparendo ad alcuni compaesani mentre dormivano, mordendoli alla gola. In ventiquattr'ore morirono tutti. In otto giorni morirono altre nove persone allo stesso modo, tanto che la vedova dello stesso Plogojovits, a cui il defunto era apparso personalmente, abbandonò la casa di kisilova e si trasferì altrove.

Il corpo di Plogojovits venne dissepolto, e lo si trovò intatto, salvo la punta del naso che appariva un po' appassita e disseccata. Sulla bocca si osservò del sangue fresco.

L'ufficiale imperiale e il parroco (che accompagnavano i contadini di Kisilova) ordinarono che il corpo venisse trafitto da un palo appuntito. Il sangue che fuoriuscì dal cadavere quando l'operazione fu compiuta era la prova definitiva che Plogojovits era il responsabile di tante morti nel villaggio. Messo il cadavere su una catasta di legno, ne bruciarono il corpo.

Nel 1731 i vampiri attaccarono il villaggio di Medvegia, in Serbia ("fecero morire parecchie persone succhiando il loro sangue", relazione dell'ufficiale medico Johannes Fluchinger)

"cinque anni fa un Heiduk [fanteria serba] locale, Arnold Paole, si ruppe il collo cadendo da un carro. Lo stesso Paole, in vita, aveva detto di essere stato morso da un vampiro presso Gossowa, nella Turchia serba. Per liberarsi, aveva mangiato terra presa dalla tomba del presunto vampiro.

Tuttavia una ventina di giorni dopo la sua morte, alcune persone dissero che Paole era tornato, e quattro di loro morirono.

I paesani disseppellirono Paole quaranta giorni dopo la sepoltura e trovarono il suo corpo intatto.

Sangue fresco era colato da occhi, naso, orecchie, bocca; camicia, sudario e bara erano pieni di sangue; le unghie delle mani e dei piedi erano ricresciute.

Secondo l'usanza gli fu piantato un paletto nel cuore. In quello stesso istante egli emise un gemito e un fiotto di sangue schizzò fuori dal suo corpo. Il cadavere fu arso e ridotto in cenere... e così anche per i quattro uccisi da Paole."

"Quindici giorni fa una ragazza di nome Stanacka si svegliò a mezzanotte gridando di essere stata aggredita da un certo Milloe, che era stato sepolto nove settimane prima" [relazione dell'ufficiale medico Fluchinger]

Il 12 dicembre 1731 Fluchinger fu testimone diretto dell'esumazione di un presunto vampiro. Constatò che la salma, come altre nel cimitero, erano in perfetto stato di conservazione, floride in volto e sporche di sangue fresco.

"le teste dei vampiri furono fatte tagliare a degli zingari di passaggio e poi bruciate con i corpi. Le ceneri furono gettate nel fiume Morava."

Le epidemie di vampirismo meglio documentate in epoca moderna avvennero in Moravia (1662 e 1685), Istria nel 1672, in Grecia nel 1701, nella Prussia orientale nel 1710 e 1721, in Ungheria nel quinquennio 1725-30 e in Serbia dal 1725 al 1732 (tra cui il caso Paole). Nuovamente in Prussia nel 1750, in Slesia nel 1755, in Valacchia nel 1756, in Russia nel 1772

In tutti i casi si assistette ad esumazioni di cadaveri in perfetto stato di conservazione e che, una volta sottoposti a decapitazione e impalamento, emettevano grida e rigettavano fiotti di sangue fresco.

L'islandese "Saga degli uomini di Eyr", che tratta eventi svoltisi fra l'Ottocento e il Novecento, narra la storia di Torolf Gambastorta, alla cui morte seguirono misteriosi decessi di uomini e animali. Si udivano rumori strani, e talvolta veniva avvistato il cadavere dello stesso Torolf.

Si riaprì allora la sua tomba e lo si trovò perfettamente conservato, ma con un aspetto malefico.

Intorno al suo sepolcro venne allora eretta un'alta palizzata per tenerlo confinato, ma dopo qualche tempo le uccisioni ripresero. Riesumato nuovamente il corpo lo si trovò ancora integro, e allora venne bruciato. Il Vampiro non comparve più.

Nel 1909 alcuni contadini diedero alle fiamme un castello in Transilvania, perchè rifugio di un Vampiro che, a detta di tutti, era responsabile della morte di bambini di un villaggio vicino (notizia riportata dal Neues Wiener Journal dello stesso anno).

La Magyar Memzet di Budapest del 5 Ottobre 1963 riferisce dl ritrovamento, nel corso di scavi archeologici nella cittadina di Dunaujvaras, di un sarcofago che portava scolpito sulla faccia superiore la figura di Cupido.

Esso conteneva un soldato romano morto e sepolto milleseicento anni fa completamente intatto: polmoni, naso, cartilagini perfettamente conservati; barba e capelli rossicci presenti in quantitè improbabile; incisivi straordinariamente lunghi.

Si sono viste connessioni del vampiro di Stoker con la figura (storica) del principe Vlad Tepes (Vlad "l'impalatore"), che visse e governò la Transilvania e la Slovacchia durante l'avanzata dell'Islam nell'Europa Orientale e nei Balcani.

A proposito di questo personaggio storico, Vlad Tepes III Dracula era figlio di Vlad Drakul, principe di Valacchia; nato nel 1431 a Sighisoara (Transilvania), dominò dal 1456 al 1462 con estrema crudeltà. La sua ossessione più morbosa era impalare la gente. Faceva imbandire la tavola dove mangiava e intratteneva lunghe conversazioni con ambasciatori e ministri in mezzo a un numero enorme di uomini impalati, discutendo delle tecniche di impalatura che utilizzava.

Egli torturava i prigionieri nei modi più atroci, e nemmeno la sua morte liberò i rumeni dall'angoscia. Nel 1931, infatti, la sua tomba (situata nella cappella del monastero di Snagov, vicino Bucarest) venne riaperta, ma il cadavere decapitato di Vlad Tepes era sparito, e al suo posto fu ritrovato lo scheletro di un cavallo.

Vlad II Drakul

Vlad III era il secondogenito di Vlad II Drakul e della principessa ungherese Cneajna. Vlad II Drakul era a sua volta secondogenito del potente voivoda Mircea il Vecchio e della principessa ungherese Mara, coinvolto nella serie di battaglie tese alla conquista della Valacchia, minacciata dall'impero Ottomano ad Est e dall'espansione del Sacro Romano Impero ad Ovest (di quest'ultimo Mircea era vassallo, in qualità di signore dei ducati transilvani di Amlas e Fagaras.

Nel 1386, Mircea fu nominato principe di Valacchia dal consiglio dei boiari, e nel 1400 intervenne nelle lotte di successione al trono della confinante Moldavia, e contribuì all'ascesa al trono di Alessandro il Buono, rafforzando così l'alleanza tra Moldavia e Valacchia.

Quattro anni dopo, tuttavia, il principe valacco estese i suoi domini anche sulla Moldavia, portando così la Valacchia alla massima espansione della sua storia.

Nel 1411 giura fedeltà a Sigismondo di Lussemburgo, divenuto anche re di Germania e dei Romani, tradendolo alcuni anni più tardi a causa della pressione della potenza turca. Per questo viene privato di tutti i territori transilvani.

Morto Mircea il Vecchio, il consiglio dei boiari nomina il primogenito legittimo Mihail I, che resterà in carica due soli anni, cioè fino alla sua morte. Dopo una cruenta lotta per la successione, Dan II cugino di Mihail I, riesce ad essere eletto.

Vlad II (che era stato offerto in ostaggio anni prima dal padre a Sigismondo (come pegno per la riconquista delle sue terre) cerca di fuggire dalla sua prigionia. Nel 1430 Sigismondo lo nomina però capitano delle guardie di frontiera, con il compito di controllare il principe Dan, e Vlad II si stabilisce a Sighisoara, al confine con la Valacchia. Nel dicembre 1436 assume il potere, spodestando il fratellastro Alexandru Aldea (che a sua volta aveva spodestato Dan II).

Due anni dopo Vlad II Drakul, costretto a tradire il giuramento di fedeltà fatto al Sacro Romano Impero a causa dell'inarrestabile avanzata dell'impero turco, e si allea con il sultano Murad II. Per non tradire però il giuramento fatto all'Ordine del Drago (cioè di proteggere i cristiani), grazie alla sua influenza sul sultano, Vlad II riuscirà a salvare la vita ai cristiani transilvani.

Nel 1442 l'esercito turco invade la Transilvania passando per la Valacchia, che però questa volta rimane neutrale. Hunyadi, governatore della transilvania, dopo aver sconfitto l'esercito ottomano, punirà Vlad II per non aver tentato di fermare l'avanzata turca, e Basarab II viene eletto principe.

  Cammeo dell' Ordo Draconis

Rifugiatosi in Turchia Vlad II e la famiglia vengono però imprigionati con l'accusa di tradimento.

Vlad II è costretto a lasciare in ostaggio il figlio Dracula e suo fratello Radu, in cambio di un'armata con cui tentare la riconquista del trono valacco.

Nella lunga prigionia turca a Egrigoz (1444-1448) Dracula impara a odiare i turchi e i loro barbari costumi, al contrario del fratello Radu che, invece, grazie al suo aspetto fisico molto attraente, entrerà nelle simpatie del sultano, avvicinandosi alla cultura turca dalla quale non si allontanerà mai più.

Intanto Vlad II torna sul trono valacco grazie all'aiuto dell'esercito turco. Dracula intanto apprendeva le tecniche di terrore e tortura impiegate dai turchi, come l'impalamento, una tecnica che egli stesso userà in futuro e che gli varrà il soprannome di Tepes (impalatore).

Nel periodo in cui l'esercito ungherese veniva sconfitto (Crociata del 1444) e Vlad II di nuovo fatto prigioniero dal sultano (in quanto il principe valacco non aveva voluto sciogliere il giuramento fatto all'Ordine del Drago) Dracula si innamora della concubina più giovane del sultano, il quale, accortosi del tradimento, la farà squartare in presenza dello stesso Dracula, che rimarrà del tutto indifferente.

Nel dicembre 1447 Vlad II Drakul viene assassinato (per vendetta di Hunyadi) assieme al figlio Radu.

Dracula decide di vendicarlo e il sultano ottomano lo appoggia. Il 19 ottobre 1448 i turchi sconfiggono Hunyadi e Dracula attraversa la Valacchia al comando di un grosso contingente militare, e si fa nominare principe dai pochi nobili non impegnati in battaglia. Successivamente perse però di nuovo il trono, e si rifugiò dal sultano prima, e a Suceava poi, presso lo zio Bogdan e il cugino Stephan (con il quale stipulerà un giuramento di fedeltà tra Valacchia e Moldavia).

Nel 1451 Bogdan viene assassinato, ma nel 1452 il cugino Stephan riprende possesso del trono moldavo, dopo aver cacciato l'assassino del padre.

Con la presa di Costantinopoli da parte dei turchi nel maggio 1453 la Valacchia diventa l'ultimo bastione cristiano sul confine tra Sacro Romano Impero e Impero Ottomano.

Due anni dopo, a causa di una guerra scoppiata in Moldavia per la successione al trono, Dracula e il cugino Stephan si rifugiano in Transilvania, nel castello di Hunyadi a Hunedoara. Dracula vi resterà un anno, poi nel 1456, con il permesso di Hunyadi, tornerà in Valacchia e ucciderà Vladislav II, riprendendo possesso delle sue terre e dei suoi diritti. Si narra che proprio in quella notte, in cui Dracula tornò al potere, gli astronomi di tutto il mondo videro nel cielo una lunga scia luminosa, che solo secoli dopo sarà conosciuta come la cometa di Halley.

Uno dei primi provvedimenti presi dal nuovo principe Dracula è lo sterminio dei nobili che giurarono fedeltà a Vladislav II: finiranno tutti impalati nel cortile del palazzo reale di Trigoviste.

A questo periodo risale la ricostruzione del castello di Arges, quello che diventerà "Castel Dracula" (citato nel romanzo di Stoker).

Nel 1457 Dracula invade la Transilvania saccheggiando la regione di Sibiu, per scovare probabilmente il fratello Vlad il Monaco, anch'egli pretendente al trono di Valacchia, e per vendicare la morte del padre. Stephan il Grande riprende possesso del trono di Moldavia con il fondamentale aiuto del cugino.

A dispetto delle buone relazioni che sembrano intercorrere tra Vlad e Matyas, il quale aveva finanziato la guerra intrapresa dal primo contro i turchi, c'erano alcuni punti di conflitto.

Nell'aprile 1459 Dracula, stanco di sopportare le pesanti punizioni di Matyas, invade la città transilvana di Brasov profanandone la chiesa e impalando gran parte dei cittadini e dei nobili sulle colline attorno alla città. E' in questa occasione che Dracula mangia fra i cadaveri impalati.

Le incursioni punitive di Dracula proseguiranno anche nel successivo anno, a tra tutte una delle più sanguinose fu quella del 24 agosto (notte di San Bartolomeo) ad Amlas, dove furono impalate più di 20.000 persone. L'azione militare ebbe però successo in quanto il principe portò Amlas sotto il suo dominio.

Nell'inverno 1461 la Valacchia dichiara guerra alla Turchia che continua la sua avanzata inarrestabile. Per resistere Dracula ha bisogno di aiuto, che però non gli viene concesso nè da Matyas, nè dal cugino Stephan. Così i turchi entrano in Valacchia con il sultano Mehemed II Il Conquistatore.

Stephan, alleatosi con i turchi, viene ferito e si ritira in Moldavia. Radu, fratello di Dracula, viene nominato principe di Valacchia e gli viene dato il compito di trovare il fratello e di ucciderlo.

Dracula si rifugia nel suo castello di Arges insieme alla moglie, che per paura di cadere nelle mani dei turchi si suiciderà gettandosi nelle acque del fiume Arges (che prenderà poi il nome di "Fiume della principessa").

Scappato dal castello e tornato in Transilvania, Dracula viene arrestato dai soldati di re Matyas e rinchiuso nella Torre di Salomone del castello ungherese di Visegrad, dove vi resterà per 12 anni, a causa di una falsa accusa di tradimento che gli viene rivolta.

Negli anni di prigionia Dracula ottiene il consenso di sposarsi con Ilona Szilagy, parente del re ungherese, a patto di convertirsi al cristianesimo.

Nel 1473 Stephan di Moldavia attacca Radu cacciandolo dal trono di Valacchia che però passerà al voivoda Basarab III. Dracula, finalmente libero, viene nominato comandante della Crociata e insieme al cugino Stephan  e a Basarab III sconfigge i turchi cacciandoli definitivamente dal suolo valacco. L'anno successivo i tre firmano un patto di alleanza tra Valacchia, Moldavia e Ungheria.

Dracula, ufficialmente riconosciuto come legittimo pretendente al trono valacco, decide di intraprendere insieme a Stephan di Moldavia, Vuc Brancovic e il nuovo comandante ungherese Stephan Bathory, una guerra per spodestare Basarab III (passato nel frattempo dalla parte nemica) dal trono di Valacchia.

Dracula conquisterà prima la capitale Trigoviste, poi entrerà a Bucarest, e successivamente riprenderà il controllo delle sue terre venendo infatti nominato principe di Valacchia dal consiglio dei boiari e consacrato dal metropolita di Arges.

Nel dicembre del 1476, però, Dracula morirà nella battaglia con Basarab III, tornato con un esercito di turchi, dopo un periodo in cui si era rifugiato prima a Bucarest e poi in Turchia.

Vinta la battaglia, Basarab III (probabilmente uccise personalmente Dracula) inviò la testa del principe al sultano turco alla corte di Costantinopoli. Dracula venne sepolto nel monastero di Snagov, ma i suoi resti non verranno mai ritrovati.

Vlad III "Tepes"

Mentre non esiste alcuna prova del fatto che Vlad Tepes bevesse veramente del sangue umano, la stessa cosa non può essere detta della Contessa Elizabeth Bathory del castello di Csejthe (Ungheria nordoccidentale), passata alla storia come "Vampiro di Csejthe".

Si ritiene che la Contessa abbia ucciso circa settecento giovani donne credendo che il loro sangue l'avrebbe ringiovanita, e la sua ossessione fu talmente deviata che, oltre a bere dai corpi appena uccisi (venivano appesi al soffitto nei sotterranei del castello), faceva anche il bagno nel sangue fresco.

Le nefandezze della Contessa erano talmente orribili che, nonostante il gran numero di ragazze che si recavano al castello per lavorare come domestiche -e che non facevano più ritorno- fu soltanto quando il numero dei cadaveri prosciugati si rivelò troppo numeroso per essere sepolto entro le mura del Castello (e alcuni furono nascosti nelle foreste vicine) che le autorità furono costrette a prendere provvedimenti contro una donna che si credeva onnipotente.

Elizabeth Bathory nacque nel 1560 da una famiglia il cui stemma era rappresentato da tre denti di lupo. Condusse una vita alquanto disordinata fin dall'adolescenza, ma niente indicava in lei la predilezione per il sangue. Dopo la morte del marito Conte Ferencz Nadasdy, però, avvenuta nel 1604, il suo atteggiamento subì una radicale metamorfosi: il desiderio di attrarre degli amanti più giovani, mentre la sua bellezza svaniva, diede l'impulso a farle cercare un rimedio per il suo invecchiamento. Un'antica superstizione riferita da uno dei servitori (secondo la quale si supponeva che il sangue contenesse degli speciali conservanti) la trasformò in un vampiro umano.

Cominciò ad usare la sua autorità per attirare giovani ragazze al castello, ordinando poi ai suoi servitori di ucciderle. Alcuni resoconti descrivono la Contessa addirittura con tendenze licantrope, in quanto usava i denti per strappare pezzi di carne dai corpi di alcune delle sue vittime, per poi succhiarne il sangue.

Quando fu arrestata, alla fine del 1611, mantenne un superbo disprezzo nei confronti delle accuse rivoltele contro. Questo comunque non bastò a fermare il corso della giustizia ungherese. Il giudice del dibattimento, atterrito dalla serie di stragi che gli venne recitata dai servitori della Contessa e dalle poche vittime, che attendevano la propria fine nei sotterranei, ordinò che fosse murata viva in una delle stanze più remote del Castello. Lì fu condannata a passare il resto dei suoi giorni, e morì in questa "tomba" tre anni dopo (agosto 1614). Con la sua morte nacque la leggenda della Contessa sanguinaria.

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LETTERATURA

 “…Il Vampiro non desiste fin quando non soddisfa la propria passione…In questi casi…protrae più a lungo possibile questo godimento omicida…”

                                                (Joseph Sheridan Le Fanu, Carmilla)

 

Nella letteratura, le caratteristiche comuni riguardanti il vampiro si possono riassumere in alcuni punti:

1) Si nutre di sangue, che costituisce il suo unico alimento

2) Dorme in una bara dove trascorre le sue ore diurne, uscendo solo dopo il tramonto

3) Non sopporta la vista di un crocifisso, l’odore dell’aglio e la luce del sole

4) Lo specchio non ne riflette l’immagine

5) E’ dotato di una forza tremenda e di un intenso sguardo ipnotico

6) Può trasformarsi in altri animali, come il pipistrello, il lupo, il topo

7) Può essere ucciso soltanto da un paletto di frassino che ne infilzi il cuore, o da un colpo di spada che ne stacchi di netto la testa (o ancora, tentando di costringerlo a restare fuori della bara fino allo spuntar del giorno)

Cronologicamente, il primo vampiro letterario risale a George Gordon Byron (1788-1824): tra le sue figure tragiche appare anche quella del vampiro, in forza di una maledizione che lo fa tornare dall'oltretomba a perseguitare i suoi cari. Già nel Giaurro (1813), poema di vendetta e d'amore, Byron aveva messo in scena la sua idea di révenant, in forma di minacciosa reincarnazione del suo personaggio violentemente trasgressivo: «Dapprima, il tuo cadavere sarà strappato alla tomba, e mandato sulla terra sotto forma di vampiro; poi, turberà, spettrale, il luogo della tua nascita, e succhierà il sangue di tutta la tua gente; là, dalla figlia tua, dalla tua sorella, da tua moglie, succhierà, a mezzanotte, la linfa della vita, pur aborrendo dal banchetto che, necessariamente, dovrà nutrire il tuo livido cadavere; prima di spirare, le tue vittime riconosceranno il demone per il loro parente, mentre, te maledicendo, e maledetti, i fiori della tua stirpe avvizziranno sullo stelo». Il vampiro, pur con le sue lontane origini medievali e una solida tradizione orientale (è presente persino nelle Mille e una notte), è una precisa figura romantica. Il « Frammento» byroniano (del 1816) riprende la formulazione del vampiro impostata nel Giaurro e la sviluppa, adattandola a una perfetta concezione romantica di «eroe maledetto». Il declino di Darvell, che deve morire per poter tornare dall'oltretomba a succhiare il sangue delle sue vittime, è descritto con gli stessi tratti di una malattia romantica: «Era in preda a un turbamento implacabile, questo era evidente e, tuttavia, non ero in grado di dire se questo nascesse da ambizione, amore, rimorso, dolore, da uno solo o da tutti questi sentimenti o fosse frutto, più semplicemente, di un temperamento morboso che presentava affinità con una vera e propria malattia». I sintomi sono quelli dell'anemia perniciosa, dell'astinenza da sangue, ma si confondono adeguatamente con lo struggimento interiore di un'anima romantica, tanto da suggerire una profonda analogia tra i due atteggiamenti: «La salute di Darvell che, a giudicare all'aspetto, doveva essere stata negli anni giovanili assai robusta, da qualche tempo andava lentamente declinando senza che apparentemente fosse intervenuta una malattia vera e propria. Non era affetto né da tosse né da etisia, tuttavia egli di giorno in giorno perdeva le proprie forze. Poiché era di abitudini morigerate, non accusava né debolezza né stanchezza, ma era certo che egli deperiva ogni giorno di più. Diventava ogni giorno più silenzioso e sofferente d'insonnia, in breve si aggravò al punto che io mi allarmai giudicandolo in serio pericolo». Darvell procede a tappe forzate verso il luogo desolato della Grecia in cui avverrà la sua caduta e la sua resurrezione post mortem: «La sua mente sembrava oppressa da un peso e il suo atteggiamento era così grave e solenne da non corrispondere affatto all'impazienza di dare inizio ad una escursione che io consideravo un piacere assai poco adatto a una persona di così scarsa salute».    

George Gordon Byron

A dare forma letteraria al mito del vampiro romantico è anche John William Polidori (1795‑1821), giovane medico che morirà suicida (figlio di Gaetano Polidori, il primo traduttore italiano de Il castello d'Otranto di Horace Walpole). Al seguito di George Gordon Byron, in qualità di suo medico personale, il giovane Polidori è presente la fatidica sera del 16 giugno 1816 nella Villa Diodati, sul lago di Ginevra, quando un'animata conversazione sui temi del mistero e del soprannaturale sfocia in una sorta di scommessa a stenderne dei testi esemplari. Il vampiro (1819) di Polidori, modellato sul frammento byroniano, veste i panni del poeta col trasparente pseudonimo di Lord Ruthven e ne narra le poco esaltanti gesta in giro per l'Europa. I ruoli reali si invertono: Polidori si raffigura nell'io narrante, nel carattere positivo di Aubrey, giovane di nobile famiglia che non riesce ad opporsi alla violenza del vampiro per lealtà e ignoranza. Byron-Ruthven è il bel tenebroso, cui basta uno sguardo per incantare le signore, gran seduttore il cui scopo occulto non è, come credono le ignare vittime, il raggiungimento del piacere fisico, ma una necessità fisiologica ben più turpe: la suzione della preziosa linfa vitale. La scena culminante si svolge in Grecia, quando assistiamo alla morte di Lord Ruthven e all'imposizione ad Aubrey del giuramento di non rivelare a nessuno la notizia della sua morte, prima di un dato limite di tempo. Se la prima vera trasposizione poetica del mito folklorico del vampiro si ha nel 1797 con la ballata “Die Braut von Corinth” (La sposa di Corinto) di Goethe, il merito di codificare i tratti del vampiro va attribuito sicuramente a John William Polidori. In Francia, già nel 1820, Charles Nodier mise in scena a Parigi, con straordinaria fortuna, una pièce teatrale tratta dal racconto di Polidori, intitolata Le Vampire; qualche anno dopo, scrisse un seguito al racconto, “Lord Ruthven et les Vampires”, nel quale faceva morire il sinistro personaggio mediante il classico impalamento su una pubblica piazza di Modena. Nel 1828, poi, il suo dramma generò il libretto di un'opera dallo stesso titolo musicata dal tedesco H.A. Marschner, alcune delle cui arie, come la “Chanson à boire du Vampire”, divennero popolarissime (ma già nel 1801 un certo A. de Gasparini aveva messo in scena a Torino un dramma lirico intitolato Il Vampiro). In breve, quasi ogni autore romantico dell'Ottocento si cimentò con la sinistra figura del Principe delle Tenebre, con opere sia narrative che poetiche, spesso da annoverare tra i capolavori della Narrativa Fantastica. Vampirismus (1828) è il titolo di un racconto di E.T.A Hoffmann del ciclo dei Fedeli di San Serapione in cui si riattualizza il tema classico dell'Empusa. Variazioni vampiriche sono presenti in Nikolaj Gogol; che con Il Vij (1835) produce la sua novella più perfetta. “Clarimonde, la morte amoreuse” (1836) di Théophile Gautier è un racconto nel quale realtà e sogno si mescolano in una trama originale che piacque moltissimo a Baudelaire (nella cui poesia, peraltro, corrono potenti vene vampiriche). Molte ballate ispirate a Vampiri vennero incluse da Prosper Mérimée in La Guzla (1827), centone di composizioni liriche popolareggianti presentate (falsamente) come traduzioni dall'illirico; lo stesso Mérimée affermò di essere stato testimone oculare, nel 1816, di un caso di vampirismo a Varbesk, in Serbia. E l'ombra del Vampiro aleggia su tutti i Chants de Maldoror (1868) di Lautréamont. Intanto, in Inghilterra, patria del Romanzo Gotico, il Vampiro era entrato nei ranghi dei personaggi della nascente stampa popolare con una serie di dispense a puntate, Varney the Vampyre, pubblicate anonime ma dovute probabilmente a Thomas Preskett PrestJames Malcolm Rymer.

Frontespizio del romanzo di Preskett Prest e Rymer (1847)

In esse, a partire dal 1847, l'ennesimo nobile succhiatore di sangue trascinava per 868 pagine, suddivise in 220 capitoli, le sue atroci vicende di non-morto. Del 1872, infine, è il romanzo breve Carmilla dell'irlandese Sheridan Le Fanu, uno dei maestri riconosciuti della Narrativa Soprannaturale, nel quale tutta la tematica ormai classica del Vampiro - le nobili origini, il maniero perduto nella foresta, il sottofondo erotico (in questo caso legato a un sorprendente, per i tempi, tema lesbico), la vittima inconsapevole, la tradizionale fine cruenta - sono concentrati e riassunti. E proprio la lettura di Carmilla sembra abbia ispirato, alla fine del secolo, la nascita del più celebre Vampiro di tutti i tempi.

 Il conte Dracula di Bram Stoker è «pallido come il chiarore lunare» e ha «un sorriso affascinante», ma la descrizione che nel romanzo ce ne fornisce Jonathan Harker attraverso il suo diario si distacca notevolmente dal modello di Polidori: «Il volto aquilino, decisamente aquilino; il naso sottile con una gobba pronunciata e narici stranamente arcuate; la fronte nobile e spaziosa, i capelli radi sulle tempie, ma abbondanti sulla testa. Le folte sopracciglia quasi si congiungevano sul naso, e i ciuffi parevano arricciarsi tanto erano abbondanti. La bocca, per quel che si scorgeva sotto i folti baffi, era rigida, e con un profilo quasi crudele. I denti, bianchi e stranamente aguzzi, sporgevano dalle labbra il cui colore acceso rivelava una vitalità stupefacente per un uomo dei suoi anni. Le orecchie erano pallide, appuntite; il mento ampio e forte, le guance sode anche se scavate. Tutto il suo volto era soffuso d'un incredibile pallore». Ma non basta, la descrizione prosegue: «Alla luce della fiamma, avevo già osservato il dorso delle mani poggiate sulle ginocchia, e mi erano sembrate piuttosto bianche, esili; ma vedendole ora più da vicino, non ho potuto fare a meno di notare che erano mani piuttosto rozze, larghe con le dita a spatola. Strano a dirsi, c'erano peli al centro del palmo». Cosa è avvenuto? All'inquietante Lord Ruthven (che nel frattempo, nella sua ambiguità, aveva generato sia il Varney di Thomas Peckett Prest che la Carmilla di Le Fanu) viene adesso a sovrapporsi una specie di uomo-lupo, creando un personaggio ancor più sottilmente perverso, con un forte sospetto di virilità deviata.

Bram Stoker

Creatura diabolica, come tutti i «servi di Satana» il vampiro è un seduttore: a tale proposito Francesco Saba Sardi nota che nei trattati di fisiognomica del XIX secolo «si trovano descrizioni di "temperamenti erotici" che s'attagliano perfettamente al vampiro: "viso affilato, denti aguzzi e splendenti, molti e folti capelli, aspetto ed espressione particolari"». Leonard Wolf, nel suo “The Annotated Dracula”, ricorda lo studioso francese Venette, il quale affermava che gli uomini pelosi sono di solito «assai erotici». Sempre a Wolf si deve un'interessante osservazione: «Ci domandiamo se Stoker conoscesse quel gioco dei ragazzi americani, in cui un ragazzo dice: "Se uno si masturba, gli crescono i peli sulle palme", e spia se qualcuno degli ascoltatori si guarda le mani con aria colpevole». Certo, è innegabile che la descrizione di Dracula (soprattutto la sua figura «pallida, inerte e catalettica nella sua bara diurna») ha molti punti di somiglianza con l'immagine ottocentesca del masturbatore... Ma, qualunque cosa sia, «com'è elegante il mostro! Com'è forte, com'è raffinato, com'è solitario, com'è saggio. E soprattutto, e qui sta il mistero principale, com'è implacabile... ed erotico»; tanto da far nascere una forte curiosità di sapere che tipo fosse il suo autore. “A Biography of Dracula” di Harry Ludlam è l'unico libro dal quale si possa ricavare qualche notizia sulla vita di Bram Stoker, la cui opera è ancora «enormemente sottovalutata» o addirittura ignorata dalla critica ufficiale. Ludlam è purtroppo un biografo sciatto, superficiale e sbadato: non indaga, non approfondisce, non decifra. Dalle sue pagine lo scrittore esce come «un incrocio tra un boy-scout, un eroe di Horatio Alger e un benpensante vittoriano», con l'aggiunta (anche se Ludlam sembra non rendersene conto) di un vago sentore di «garofano verde» all'occhiello, data la latente misoginia della sua opera e, soprattutto, l'enigmatica, complessa amicizia con l'attore Henry Irving che era, tra l'altro, anche il suo datore di lavoro. Ludlam, con molto poco acume, si limita soltanto a farci conoscere i dati della vita pubblica di Stoker.

LA SCIENZA

"L'antropologia ci dice che molte leggende sono nate attorno a fatti realmente accaduti"

(Andrea Albini, Newton, Febbraio 1999)

    

 Nella realtà scientifica gli unici vampiri accettati e riconosciuti sono i pipistrelli fillostomatidi e desmodontidi, diffusi nell’America tropicale e nel Messico. Sono pericolosi esclusivamente per gli animali, che subiscono veri e propri salassi da questi chirotteri.

La quantità di sangue prelevata di per sé non è rilevante, ma i vampiri, con il morso, trasmettono pericolose malattie, come la rabbia degli erbivori, con conseguenze drastiche per le vittime di queste “sanguisughe volanti”.

I veri vampiri, cioè i pipistrelli ematofagi, si riducono in realtà a sole tre specie, tutte appartenenti alla famiglia dei Desmodontici (i Fillostomatidi, secondo le più recenti osservazioni, non sarebbero esclusivamente ematofagi):

1) Desmodus Rotundus (o Vampiro vero di Azara), descritto da Geoffroy nel 1810; è diffuso dal Messico a Trinidad, alla Bolivia, all'Argentina.
2) Diphylla Ecaudata (o Difillo senza coda), descritto da Spix nel 1823, propria del Brasile.
3) Diaemus Youngi (o Vampiro dell'Amazzonia), descritto da Miller nel 1906.

La 'tecnica' del vampiro, cioè il modus attraverso il quale questi particolari pipistrelli prelevano il sangue dalle vittime (animali domestici in primis) è stato osservato in particolare da Uwi Schmidt. Innanzitutto il vampiro si posa sul dorso dell'animale, scegliendo la zona preferita, dove la pelle è più morbida (ad esempio sul collo, dietro le orecchie); poi comincia a leccare circa un centimetro quadrato di pelle, cospargendola abbondantemente di saliva. Dopo circa un minuto, preme la bocca aperta sulla pelle così 'preparata', ma ancora non morde. Solo, aumenta la pressione della bocca, continuando a leccare. Dopo un tempo che va dai tre ai dieci minuti, il vampiro chiude lentamente le mascelle, pizzicando un minuscolo lembo di pelle; finalmente, piegando bruscamente il capo, affonda di scatto i denti, affilati come rasoi, nella pelle, strappandone un pezzetto (che tuttavia non mangia, ma sputa) e aspetta che il sangue cominci a colare.

Per quanto riguarda i “sintomi” associati al fenomeno di vampirismo, anche in questo caso la scienza ufficiale, attraverso la medicina, ritiene di poter ricondurre tutto a forme specifiche di patologie.

Gli incisivi “incredibilmente lunghi”, ad esempio, sarebbero la conseguenza della “displasia ectodermica iperidrotica", una malattia genetica che provoca un'alterazione dentale, mentre i fori causati dal “morso” di un vampiro possono formarsi in seguito al “pemfigo volgare”, una singolare patologia cutanea.

Displasia ectodermica iperidrotica

La crescita di unghie e capelli nel cadavere è dovuta rispettivamente al ritiro della cute e delle mucose, e alla contrazione muscolare post-mortem.

Nelle cronache che raccontano fenomeni di vampirismo si legge frequentemente della scoperta di cadaveri sepolti “gonfi e paffuti”: il gonfiore è dovuto ai gas che vengono a formarsi all’interno del cadavere (causa decomposizione).

La “Morfea” è una malattia della pelle che provoca lesioni violacee al labbro inferiore, lesioni che potrebbero venire scambiate per un’ “attività vampirica”.

Morfea

Si dice che i vampiri abbiano carnagione pallidissima e sensibile alla luce. Ma anche le persone affette da "Porfira" o da  "sindrome di Sezary", hanno le stesse caratteristiche e se esposti alla luce la pelle si infiamma, talvolta si copre di vesciche, cicatrizza e muore.

La stessa scienza medica riconosce nell’”Emosessualità” (cioè attrazione sessuale verso il sangue) un fenomeno molto simile al vampirismo; questa patologia è molto pericolosa, e a volte sfocia in vera e propria necrofilia, spingendo chi ne è affetto a compiere omicidi e a seviziare il cadavere per spegnere la propria “sete”.

BIBLIOGRAFIA

Saggi e Trattati

1) Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortuorum, (Philip Rhoer, Lipsia 1679)
2) De Terrificationibus Nocturnis, (Pierre Tyraeus De Neuss, Brema 1700)
3) Mautmassliche Gedanken von den Vampyren, oder Blausaugenden Toten, (Johann Fritsche,Lipsia 1732)
4) Tractat von dem Kauen und Schmatzen der Toten im der Graben, (Michel Raufft, Lipsia 1734)
5) Dissertazione sopra i vampiri, (Giuseppe Davanzati, Napoli 1744)
6) Traitè sur les apparitions des esprits st sur les Vampires, ( Augustin Dom Calmet, Parigi 1746)
7) Philosophicae et Christianae Cogitationes de Vampiriis, (Jhoannes Christophorus Herenberg, Vienna 1773)
8) Le Vampire, (Pierre Carmouch, Parigi 1820)
9) Vampyrisme, necrophilie, necrosadisme, necrophagie, (Alexis Epaulard, Lione 1901)
10) Vampires and Vampirism, (Dudley Wright, Londra 1914)
11) The Vampire: his Kith and Kin, (Montague Summers, Londra 1929)
12) Les Vampires, (Tony Faivre, Parigi 1962)
13) La tradizione del Vampiro in Europa, (Renato Agazzi, Poggibonzi,1979)
14) I Vampiri, (M.D.Cammarota, Roma 1984)

Links

http://erewhon.ticonuno.it/2002/storia/dracula/dracula3.htm
http://www.cainiti.it/app/articolo7.asp
http://web.tiscali.it/mysterium/vampiri.htm
http://www.zyworld.com/vampirelore/Home.htm

Volumi

Gianni Pilo-Sebastiano Fusco, Storie di Vampiri, Newton(1994)
Peter Haining, La maledizione del vampiro, Newton&Compton(2000)
A cura di Heinz Sielmann, Vita degli animali Vol. III, Curcio(1989) articolo di Uwe Schmidt

Riviste

Mystero n° 2 (Luglio 2000)