PROGETTO SERPO #26.6
POST #26 - Parte Settima
Diego Antolini
Fonte: Serpo.org
25/03/2018 23:31:17
Anno: 2007
Fonte: Anonimo
L’USO DI UNA FASCIA NEL SISTEMA DI NAVIGAZIONE ALIENO:
C’era poi lo strumento più strano di tutti, una fascia, che possedeva quasi un apparecchio di ricezione di segnali elettrici sull’altro lato. Questi resoconti di testimoni oculari mi suggeriscono che i sensori stimolavano diverse parti del cervello mentre allo stesso tempo scambiavano informazioni con esso.
Usando nuovamente l’analogia con un EEG [TXP – Elettroencefalogramma], questi apparecchi erano meccanismi davvero sofisticati per tradurre impulsi elettrici all’interno del cervello della creatura in comandi specifici. Forse queste fasce comprendevano l’interfaccia pilota del sistema di propulsione e di navigazione del velivolo.
All’inizio non lo sapevo, ma solo quando iniziammo a sviluppare la ricerca sulle onde lunghe del cervello verso la fine del mio incarico al Pentagono che realizzai quello che avevamo e come esso poteva essere sviluppato. Ci volle parecchio tempo per raccogliere questa tecnologia ma 50 anni dopo Roswell versioni di questo apparecchio divennero una componente del sistema di controllo di navigazione in alcuni dei più sofisticati elicotteri dell’esercito, e presto saranno sul mercato elettronico di massa degli Americani, come apparecchi per giochi su personal computer [lo sono oggi dopo 60 anni].
I primi analisti e ingegneri dell’Aeronautica sia al 509mo che a Wright Field rimasero attoniti alla mancanza di strumenti di controllo e del sistema di propulsione tradizioni all’interno del veicolo caduto.
Nel leggere i loro rapporti e gli artifatti dalla prospettiva del 1961, tuttavia, immaginai che le chiavi per comprendere cosa facesse muovere e guidare l’oggetto durante il volo stavano non nel velivolo in sé, ma nella RELAZIONE TRA IL PILOTA E IL VELIVOLO.
Se ipotizzavamo un sistema di guida a onde cerebrali che era specifico sia per il pilota che per l’astronave, allora stavamo guardando a un concetto interamente rivoluzionario di volo guidato in cui IL PILOTA ERA IL SISTEMA. Immaginate apparecchi di trasporto in cui la chiave di accensione è formata da un codice di attivazione derivante dalla vostra firma elettroencefalografica, e viene letto automaticamente quando si indossa una sorta di fascia con sensori.
Gli ingegneri che per primi scoprirono questo rimasero stupiti dalla conduttività pura di queste pelli, funzionalmente come la pelle dell’oggetto stesso, e dalla loro ovvia abilità di proteggere chi le indossa, metre allo stesso tempo indirizzavano verso un qualche tipo di campo elettronico. Dove si trovava la congiunzione fisica del circuito tra il pilota e il velivolo? Era forse acceso e spento in qualche modo dal pilota stesso attraverso un pulsante di cui non sapevamo nulla?
Assieme al rebus dell’apparente assenza di controlli navigazionali, ho annotato la fascia sensorizzata che ha intrigato così tanto gli agenti del Walker Field di Roswell, affascinando anche me.
Se, come tutti noi sospettavamo, questo apparecchio intercettava gli impulsi elettrici provenienti dal cervello ipersviluppato delle creature, come interagiva con essi?
|
The First International Congress of Forbidden History
WATCH THE EVENT ONLINE
|
Io credevo che queste fasce traducevano i segnali elettrici del cervello
in comandi di sistema che controllavano la velocità, la direzione e
l’elevazione.
Forse le fasce dovevano essere calibrate o aggiustate
per ogni singolo pilota, o forse i piloti dovevano calibrarsi con la
fascia. Ad ogni modo, le fasce erano l’interfaccia tra il pilota e il
velivolo. Questo però non rispondeva alla questione dell’assenza di
cavi, fili e strumenti.
Forse la risposta NON era nella mancanza
di controlli strutturali, quanto nel modo in cui tuta, fascia, i
cervelli delle creature e l’intero velivolo lavoravano insieme. In altre
parole, quando guardai alla possibile funzione dell’intero sistema, la
sincronicità tra l’interfaccia cerebrale nella fascia, la conduttività
pura del velivolo, e la struttura allungata delle pelli spaziali, che
agivano anch’esse come un circuito, potevo vedere come instruzioni
direzionali potevano essere tradotte dalle fasce in qualche tipo di
corrente che fluiva attraverso le pelli e in una serie di PANNELLI
RIALZATI dove vi erano TACCHE PER LE MANI DELLE CREATURE.
Le
TACCHE su questi PANNELLI, come i report sul campo di Roswell li avevano
descritti, SEMBRAVANO IMPRONTE DELLE MANI premute nel cemento del
vecchio Grauman’s Chinese Theater a Hollywood.
NOTA: Il maggiore del KGB scrisse: “Piccole TACCHE per le mani erano localizzate sui PANNELLI della console.”
Erano
forse i comandi direzionali una serie di istruzioni elettroniche
trasmesse direttamente dai cervelli delle creature lungo il proprio
corpo e attraverso i pannelli al velivolo stesso come se il velivolo
fosse un’estensione del corpo della creatura? Per essere questo
possibile, mancava ancora qualcosa. Il motore.
E se fosse stato
il velivolo stesso il motore, caricato con corrente stabile da un’altra
sorgente che era stata immagazzinata come se fosse un enorme
alternatore? Io sospettavo che il velivolo di Roswell era un semplice
contenitore che immagazzinava corrente e che era controllato o diretto
dal pilota, ed era capace di essere ricaricato in qualche modo, o poteva
auto-ricaricarsi per mezzo di una qualche forma di generatore
integrato.
E’ per questo che credevo che l’oggetto volante veniva
navigato dalla DIRETTA INTERAZIONE TRA LE ONDE ELETTRONICHE GENERATE
DALLA MENTE DEI PILOTI E I CONTROLLI DIREZIONALI DELL’OGGETTO. I segnali
elettronici del cervello venivano interpretati e trasmessi dalle fasce,
che funzionavano come interfacce [e forse venivano usate le “PICCOLE
TACCHE PER LE MANI” descritte dal maggiore del KGB sul PANNELLO del
velivolo per interfacciarsi con l’oggetto].
Se i sovietici
avevano messo le mani su qualcosa dell’apparato di uno degli oggetti
volanti alieni che erano caduti dal 1947 – e non so quanti ce ne sono –
devono aver compreso a questo punto che gli alieni avevano usato qualche
tipo di controllo a onde cerebrali per la navigazione. Come essi
dirigevano i loro pensieri o li traducevano in circuiti elettronici, non
lo sapevamo.
Ma sapevamo che non vi erano volanti né metodi
convenzionali di controllo della navicella, che le fasce trovate con i
sensori elettronici montati erano progettati per ricevere qualche forma
di segnale dal cervello. Gli analisti di Wright Field credevano che i
sensori sulle fasce corrispondevano a punti del cervello alieno
multi-lobo che generavano onde di bassa frequenza, così che le fasce
erano parte integrante del circuito.
[CONTINUA]