Questo
lunghissimo passo costituisce a mio avviso la parte più importante
dell'intera visione cosmologica di Platone; nel complesso rapporto
matematico dei pianeti creati, collocati e "animati" troviamo
l'importanza del numero, precetto fondamentale nella dottrina dei
pitagorici (ma effettivamente in tutte le culture del mondo antico,
dagli Egizi ai Maya, dai Sumeri agli Incas, senza dimenticare i Cinesi e
gli Arabi); la mia analisi porta a separare questo paragrafo in tre
Veli, o Strati Esoterici Primari:
Primo Velo Matematico (o
Fisico): attiene ai rapporti numerici con cui sono creati i Pianeti;
rapporti precisi, indicativi di una conoscenza dell'Universo molto
vasta. Il problema è capire da dove arrivi questa conoscenza. Una
possibile risposta la troviamo nel Timeo stesso, quando si parla delle
conoscenze apprese in Egitto. Ma attualmente la maggior parte degli
studiosi concorda sul fatto che l'Egitto, a sua volta, sia stato
profondamente influenzato dalle conoscenze dei popoli mesopotamici.
Attraverso i numeri è quindi possibile spiegare l'Universo? A mio parere
il rapporto numerico deve essere integrato con altri parametri.
Secondo
Velo Spirituale (o Metafisico): collegato all' "anima del mondo", frase
che da' il titolo al paragrafo che si sta analizzando. Cosa intende
Platone per Anima? Il principio vitale che penetra i corpi, primo
intermediario tra la divinità e il mondo sensibile. E che cos'è un
"principio vitale" se non un'energia, un flusso costante che compenetra
la materia e la rende attiva? L'Universo è carico di questa energia
vagante, che però da sola non sarebbe in grado di attivare quel processo
che porta alla "vita" (personalmente considero assai poco probabile la
teoria secondo la quale la vita si sarebbe formata, o si formi,
"casualmente" nell'Universo); occorre qualcosa che sia in grado di
convergere detta energia nella materia, di innescare il meccanismo
creativo (potenzialmente presente ovunque nell'Universo, ma quiescente).
Attraverso i millenni si è parlato di Dèi, di Dio (il Demiurgo, per
Platone), e attualmente si è tornati per certi versi a reinterpretare
con occhi diversi quello che l'Antichità ci ha lasciato. In ogni caso
nella concezione cosmologica di Platone è previsto un intervento
esterno, in grado di creare l' "anima", cioè la vita.
In questo
Secondo Velo si deve, a mio parere, ricomprendere anche la descrizione
del movimento dei pianeti creati. Qual è il senso di tale movimento?
Allo stesso modo del "preciso rapporto" con cui i pianeti sono stati
creati, così anche la "vitalità" di essi, il loro moto, deve poter
essere spiegato in termini matematici. Non è necessario evidenziare la
profonda, intima connessione che sussiste tra il Primo e il Secondo
Velo, perchè è evidente.
Terzo Velo Cosmico (o Universale):
riguarda la materializzazione del Diverso e dell'Identico, accezioni che
a mio parere trascendono il significato metafisico, o perlomeno non
possono essere ricondotti soltanto a quello. Si parla, nel Timeo, della
costituzione dell'Anima, formata da due "forme di Essere", una
indivisibile (Identico), l'altra divisibile, "che si genera nei corpi"
(Diverso). La risulante del mescolamento è una terza forma di Essere. Un
secondo mescolamento porta all'Idea unica, da cui poi partiranno tutte
le suddivisioni appartenenti al Primo Velo. Ora, la mia tesi è che il
concetto di Identico e Diverso possa essere esteso anche sul piano
materiale, utilizzando proprio la suddivisione dei tre Strati Esoterici
Primari: se poniamo l'identità
Primo Velo=Identico
e una seconda identità
Secondo Velo=Diverso ("che si genera nei corpi")
allora risulta che
Terzo Velo=Essere
L'esigenza
di una decodificazione del paragrafo esoterico di Platone (perchè di
questo si tratta) porta a ricercare possibili chiavi di interpretazione.
Ho scelto questa perchè la trovo intimamente collegata con la possibile
configurazione del nostro Sistema Solare in presenza di Nibiru.
Spiegherò perchè dopo aver concluso il mio ragionamento sulla chiave
interpretativa riguardante il concetto cosmologico di Platone. Le
identità sopra riportate portano ad un passaggio logico: posto che al
mescolamento dell'Identico con il Diverso si aggiunge l'Essere, e
"...fatto di tre un'unità..." (Idea), risulta che l'unione tra il Primo
Velo Matematico e il Secondo Velo Spirituale, porta ad una seconda
unione, con il Terzo Velo Cosmico. Significa anche che solo un'analisi
dei rapporti fisici e numerici con la comprensione del senso di tali
rapporti può portare alla scoperta di una costante comune con il Terzo
Velo, condizione necessaria per poter accogliere la Totalità Universale,
l'Idea, appunto.
Mi rendo conto di non aver detto niente di nuovo.
Ho qui solo voluto ordinare alcuni principi che considero molto
importanti per sottolineare la necessità conoscitiva di valori numerici
ed energetici nell'ottica del nostro sistema planetario, di cui noi
facciamo parte, e alle cui leggi non possiamo sottrarci (almeno, non
senza una totale comprensione di esse)
Il collegamento del
paragrafo "l'Anima del mondo e la sua struttura" contenuto nel Timeo con
l'Arrivo di Nibiru può essere spiegato se si tiene conto della
caratteristica più importante (per le implicazioni sulle origini) del
"Decimo Pianeta" (o Dodicesimo, considerando come pianeti anche Sole e
Luna) secondo le ricerche di Zecharia Sitchin: orbita retrograda (senso
orario), intersecante il nostro Sistema Solare.
Torniamo all'ultima parte del paragrafo:
"...E
il movimento esterno stabilì che fosse della natura dell'Identico e
quello interno della natura del Diverso...il movimento che è della
natura dell'Identico lo fece girare secondo il lato a destra, quello del
Diverso...secondo la diagonale a sinistra...E diede il dominio al
movimento circolare dell'Identico...e lasciò questo unico ed indiviso;
invece, dopo aver diviso il movimento interno sei volte in sette cerchi
disuguali...ordinò ai cerchi di muoversi in senso contrario gli uni agli
altri, tre in modo uguale in velocità, e gli altri quattro in modo
disuguale tra loro e rispetto agli altri tre, ma muovendosi secondo un
preciso rapporto..."
Se vogliamo considerare tutto come pure
coincidenze, è inutile essere arrivati a leggere fino a qui. Tutta la
ricerca qui riportata si basa sulla convinzione che le coincidenze non
spiegano niente, anzi, lasciando tutti gli interrogativi aperti, e
tentando di accettare tutto come prodotto del caso, provocano un
appiattimento culturale distruttivo, non teso all'evoluzione e alla
conoscenza. Sono convinto, perciò, che quello che ci è stato lasciato
dal passato non è casuale; e se nella parte finale del paragrafo di
Platone il movimento dei pianeti coincide esattamente con quello dei
corpi celesti del nostro Sistema Solare, più un altro pianeta, esterno e
con un movimento opposto, è ragionevole, alla luce della presente
ricerca, individuare in quel Pianeta il Marduk mesopotamico, il Nibiru
Sumero, Decimo (o Dodicesimo)Pianeta, il "Planet X"?
- FINE PARTE I -