La linea seguita da Adriano Forgione è
quella simbolica. Egli sottolinea come tutte le interpretazioni date da Zecharia
Sitchin ai sigilli sumeri e alle tavolette cuneiformi non sono assolutamente
definitive ed uniche, ma possono e devono essere riviste in chiave, appunto,
simbolica: riconducendo le raffigurazioni contenute nei sigilli sumeri al
solo significato dei numeri, a quello archetipico della discesa del mondo
spirituale nel mondo materiale (nel caso della divinità), all' immagine
dominante della divinità femminile, collegato all'eros del serpente,
fino ad arrivare all'universale movimento del Sole che scompare nelle acque
per ritornare al mattino (quest'ultimo concetto, nel tentativo di fornire
una spiegazione alternativa al 'mito' di Oannes), il direttore di Hera svuota
di fatto di ogni contenuto le conclusioni di Sitchin, ponendo l'imperativo
categorico 'scegli!'. Se si vuole interpretare la storia come raccontata dai
sumeri, occorre porsi o sul piano ipotetico-storicistico (Sitchin) o su quello
archetipico-simbolico (Forgione). Un bivio che, a nostro avviso, non produce
alcuno sviluppo sulla strada verso la conoscenza, semmai crea molta più
confusione. Il significato simbolico dei numeri, l'immagine-simbolo della
femminilità (Luna-acqua-terra-madre-utero-dea) che unita al sesso maschile
(Sole-fuoco-fallo-dio) forma l'essere perfetto, l'androgino (a cui le stesse
divinità tendono), cioè la coppia che unita produce il 'terzo',
ultimo vertice della trinità, che è perfezione (questa in sostanza
è la teoria-base di Forgione); sono concetti così antichi ed
universali che probabilmente sono stati anche all'origine della creazione
dell'Universo (vedi la nostra ipotesi nella sez. Nibiru, par. 'Documenti Antichi');
concezioni così antiche che non è possibile pensare che non
fossero conosciute dai popoli del mondo antico.
Con questo vogliamo dire che tutti i sigilli reinterpretati da Forgione in
ottica simbolica non servono in alcun modo a confutare la tesi di Sitchin
riguardo alla 'genesi' della Terra; se si guardano le iscrizioni sumere, i
loro racconti della creazione, e gli stessi sigilli dove sono contenute tutte
le immagini più importanti della loro cultura; se si guardano in ottica
simbolica, il risultato non può essere migliore delle interpretazioni
di Sitchin, perchè si tornerebbe al punto di partenza, cioè
alla consapevolezza che gli antichi popoli erano in possesso della conoscenza
del numero, dei simboli, dei significati archetipici; consapevolezza che ad
oggi non direbbe niente di nuovo. Se si segue la linea tracciata in trent'anni
di studi da Zecharia Sitchin, non si può nemmeno in questo caso parlare
di verità assolute. No. Però le conclusioni che si potrebbero
trarre porterebbero, a nostro avviso, più lontano. Alla consapevolezza
che gli antichi popoli avevano ricevuto insegnamenti e cultura (e forse anche
la stessa vita) grazie all'opera di 'visitatori' provenienti da un altro pianeta
(o comunque, da una civiltà sconosciuta). Arrivati a questo punto siamo,
tuttavia, ancora fermi sul medesimo piano d'indagine. Possediamo due linee
di ricerca, due punti di vista diversi, apparentemente incompatibili (l'uno
prettamente simbolico-spirituale, l'altro più materiale). In che modo
si deve procedere per avanzare di più verso la conoscenza? (perchè
è questo a cui ogni studioso deve tendere): applichiamo ancora una
volta il sistema coppia=trino=perfezione, cioè, proviamo ad unire i
due concetti. Il simbolico (che, dobbiamo essere convinti, era largamente
usato nell'antichità, molto più di oggi) con il materiale, la
cronaca (di cui oggi siamo 'troppo' padroni), ed otterremo un nuovo punto
di vista, dove concetti così distanti trovano invece un punto in comune.
La conclusione? Una nuova, diversa : la consapevolezza che gli antichi
popoli conoscevano il significato dei simboli (in tutto il mondo antico, a
livello planetario), e lo conoscevano a tal punto da utilizzarlo per descrivere
fatti ed eventi per loro inesplicabili, e di cui erano testimoni oculari,
o dei quali ricevevano notizia dagli 'dei', dei che, a differenza di oggi,
comunicavano e vivevano in mezzo a loro. Ci siamo spostati su un altro
piano d'indagine.
E' una conclusione azzardata? Può
darsi, ma siamo sicuri di non essere i primi, nè gli ultimi a formularla.
In fondo, per chi vuole veramente giungere alla conoscenza, nessun punto di
vista deve mai essere tralasciato. Soprattutto, si dovrebbe evitare di dividersi
laddove, invece, è possibile trovare punti in comune per orientare
le proprie risorse.