I SEGRETI DI ANNA
Un paragrafo apposito merita la vicenda del primo teschio, che ha coinvolto la giovanissima Anna Mitchell-Hedges in quello che poi e’ divenuto un vero fenomeno archeologico e mistico ricco di contraddizioni, misteri, falsificazioni e mezze verita’. Anna e’ morta portando con se il segreto piu’ importante e mai rivelato: fu lei a trovare il teschio di cristallo? E dove?
Ma sono anche altri, i segreti legati a questo controverso personaggio.
Belize, America Centrale. Anno 1924.
L’avventuriero britannico Frederick Mitchell-Hedges ha attraversato l’Atlantico assieme alla figlia Anna per esplorare le rovine dell’antica citta’ Maya Lubontoon. Un pomeriggio, Anna si arrampico’ sulla cima di una piramide nella speranza di vedere l’oceano. Ella in seguito racconto’:
“Era mezzogiorno ed ero in cima e il modo in cui il sole mi colpiva, e il modo in cui le rocce si erano mosse, c’era appena una piccola apertura e la luce del sole vi entrava e illuminava la parte superiore del teschio. Sono corsa giu’ tutta eccitata dicendo – C’e’ qualcuno la’ dentro [la piramide n.d.a.] con una torcia –.
Il padre di Anna e altri erano troppo grandi per entrare nell’apertura e cosi’ legarono Anna ad una corda e la calarono dentro l’orifizio. Quando la tirarono su, la bambina stringeva in mano uno strano teschio. Una seconda ricerca porto’ alla scoperta della mandibola”.
Questa e’ una delle tante narrazioni che possono trovarsi in rete relative al ritrovamento del teschio di Mitchell-Hedges. La realta’ e’ ben diversa anche se una ricostruzione lineare risulta difficile. Anna, finche’ era in vita, non ha mai permesso uno studio approfondito del suo teschio.
Dopo il 2007, come sopra menzionato, il marito di Anna finalmente riesce a portare il teschio allo Smithsonian per un’analisi approfondita.
Ma la vera storia del teschio di Mitchell-Hedges inizia con un altro teschio, quello del British Museum che avrebbe fornito il modello originale per forgiare la copia.
La conclusione e’ che l’autore del teschio di Mitchell-Hedges lo avesse copiato dal teschio del British Museum migliorandolo nei dettagli cosi’ da far sembrare il suo lavoro piu’ autentico.
Il primo a possedere il teschio fu un uomo chiamato Sydney Burney che per dieci anni tento’ inutilmente di vendere il teschio a varie persone. Finalmente riusci’ a piazzare l’oggetto all’asta Sotheby di Londra nel 1943. L’acquirente era Frederick Mitchell-Hedges.
In una lettera scritta al fratello direttamente dopo l’acquisto, egli esprime la sua soddisfazione dicendosi felice di essere entrato in possesso del teschio di cristallo.
Cinque anni dopo, tuttavia, in un giornale locale Mitchell-Hedges affermava di aver trovato il teschio durante un’audace spedizione in Centroamerica.
Egli era un famoso narratore e spesso vendeva storie ai giornali di Hearst dove appariva sempre come il personaggio principale.
Piu’ tardi nel suo libro “Danger is my Ally” egli racconta di aver scoperto terre e genti mai scoperte prima, oltre ad aver combattutto contro ogni sorta di pericoli nella giungla. In seguito persone che sono state nelle zone descritte da Mitchell-Hedges demistificarono pubblicamente le sue parole attraverso editoriali e lettere.
Mitchell-Hedges era anche noto per aver messo in scena una situazione bizzarra che coinvolgeva un supposto furto e varie teste rimpicciolite. Ma questa e’ solo la punta dell’iceberg.
Prima di tutto nessuna dei resoconti sulle scoperte di Mitchell-Hedges combacia con le altre ed anzi tutte contraddicono la lettera che egli invio’ a suo fratello nel 1943 dicendo chiaramente:
“La ‘collezione’ cresce e cresce e cresce. Potresti aver visto sui giornali che ho acquistato il magnifico teschio di cristallo che era precedentemente nella collezione di Sydney Burney. E’ ricavato da un singolo blocco trasparente di cristallo di roccia e ha le dimensioni di un cranio reale. Gli scienziati lo hanno datato a prima del 1,800 a.C. e hanno stimato che sono state necessarie cinque generazioni da padre in figlio, per completarlo. E’ antropologicamente perfetto in ogni dettaglio, un superbo pezzo di artigianato. Ne esiste solo un altro conosciuto come questo, e’ al British Museum ma non e’ dettagliato come questo.”.
Molti anni dopo, quando la lettera venne alla luce, la figlia adottiva Anna tento’ di spiegare la discrepanza tra le varie storie e pubblico’ sul suo sito:
“Nel 1943 Mitchell-Hedges rimase invischiato in un’altra controversia che e’ tutt’ora attiva in alcuni circoli. Al tempo in cui non vi era ancora il pericolo di rapine non era strano lasciare oggetti di valore da amici se uno doveva assentarsi per lunghi periodi di tempo.
Mitchell-Hedges fece lo stesso con un compagno di scuola, Sydney Burney, che aveva da sempre mostrato un interesse per il teschio di cristallo; tuttavia nel 1943 Burney mise inspiegabilmente il teschio all’asta Sotheby di Londra.
Mitchell-Hedges lo venne a sapere il giorno prima e divenne cosi’ furioso che per un po’ non riusci’ a parlare. Non potendo contattare Burney, si sveglio’ la mattina alle cinque e volo’ a Londra per recuperare la sua proprieta’. Sotheby lo informo’ che il venditore era in realta’ il figlio di Sydney Burney, e rifiutarono di ritirare l’oggetto dall’asta. Mitchell-Hedges allora capi’ che il metodo piu’ semplice per recuperare il teschio era quello di ricomprarlo. Cosi’ se lo aggiudico’ per 400 sterline”.
La versione di Anna non ha senso per svariate ragioni, una su tutte il fatto che Mitchell-Hedges avrebbe avuto il teschio in suo possesso per dieci anni senza mai menzionarlo ad alcuno fino alla lettera al fratello dopo l’acquisto a Sotheby. Dal tono della lettera si capisce chiaramente che l’oggetto era qualcosa acquistato per la prima volta.
Dopo la morte di Mitchell-Hedges il teschio fu lasciato ad Anna e qui le cose cominciano a diventare molto oscure.
Anna passera’ tutta la vita nel tentativo di vendere il teschio. Ingaggio’ un uomo chiamatao Frank Dorland, un commerciante d’arte, con l’incarico di promuovere il teschio cosi’ che esso poteva essere venduto.
Dorland aveva gia’ lavorato con il padre di Anna cercando di vendere un altro dei suoi oggetti, che venne provato essere un falso.
Anna e Dorland firmarono un accordo nel Luglio 1964 per mezzo del quale Dorland si impegnava a promuovere il teschio e che il prezzo di vendita non doveva essere inferiore a cinquantamila dollari.
Dorland si mise immediatamente all’opera tentando di dare un carattere di ufficialita’ all’oggetto, inclusa la storia della sua scoperta che cambio’ totalmente: dalla firma dell’accordo, infatti, Anna affermo’ di essere stata lei e non il padre a trovare il teschio. Qualcosa che nessuno aveva mai detto nei precedenti trent’anni.
Cosi’ facendo, Anna diventava la sola persona che poteva stabilire l’esatta provenienza del teschio, qualcosa che il potenziale acquirente avrebbe voluto sapere, specialmente nel caso di un museo. E visto che ogni altra persona coinvolta era deceduta, nessuno avrebbe potuto contraddirre la versione di Anna.
Sulle affermazioni mistiche legate ai poteri paranormali del teschio, esse vennero create con la pubblicazione di due libri che Dorland commissiono’ per promuovere il teschio. In una sua lettera del 1970 ad Anna su quale scrittore dovesse lavorare ad uno dei libri, Dorland scrive:
“Ho convinto Dick Garvin (che vende) che vale la pena riconoscere una percentuale a me e a te e a te per fornire le informazioni. Questo rendera’ il libro migliore, fara’ guadagnare a tutti di piu’. Il teschio non e’ venduto, e’ messo in uso in questo modo e per apparizioni in pubblico cosi’ da spingere le vendite e aumentare l’interesse”

Nei libri erano contenute fantastiche affermazioni circa l’origine e i poteri dei teschi di cristallo e, visto il periodo in cui essi furono pubblicati (si era all’apice dei movimenti New Age), l’interesse che si raccolse sul tema fu enorme e incondizionato.
Durante quegli anni entrambi tentarono disperatamente di vendere il teschio. Il problema era che, a causa dei falsi in circolazione, i musi chiedevano di convalidare l’autenticita’ del teschio.
Una lettera del British Museum ad Anna mostra che le negoziazioni si interruppero quando il curatore del museo venne a sapere della vera storia del teschio.
Molte versioni tra loro contraddittorie rimbalzarono in rete nell’era di internet.
Per alcuni i teschi sarebbero artefatti alieni, e alcuni credono che provengano da altri pianeti;
Un’altra versione vuole che essi siano stati creati specificamente come database per conservare informazioni di altre civilta’. La leggenda associata a questa versione vuole che esistano tredici teschi e che se questi si riuniscono accadra’ un importante avvenimento che cambiera’ il mondo;
Una terza leggenda dice che vi sarebbero dodici altri mondi nel nostro universo – pianeti che sono abitati da specie intelligenti. I tredici teschi di cristallo esisterebbero sulla Terra perche’ portati ciascuno da un rappresentante dei dodici pianeti. Il tredicesimo teschio conterrebbe al suo interno tutte le informazioni dei dodici mondi.
Sul perche’ siano stati scelti i Maya per conservare i teschi di cristallo non vi e’ risposta, mentre si evidenzia l’assenza di ogni testimonianza di tali leggende nella mitologia Maya.
Un’ulteriore leggenda parla di nativi Maya e altre persone che hanno lavorato con I teschi di cristallo affermando che il loro alto contenuto di quarzo produce la frequenza o vibrazione piu’ elevata su questo piano di realta’ e per questo i teschi sarebbero stati nel tempo conservati e persino venerati come massima fonte di energia.
Anche su questa leggenda, nessuno studioso Maya si e’ mai pronunciato o ha mai mostrato di conoscerla.
Quello che Anna ha creato nel tentativo di vendere il teschio e’ stato creare un mito che nel tempo ha acquistato un valore ontologico e indipendente, legando la sua vita a quella del teschio in un destino con molte ombre e pochissime certezze. Uno dei segreti piu’ grandi che non sapremo mai e’ perche’ Anna ha cercato con cosi’ tanta insistenza di vendere il teschio se, come lei stessa affermava, esso era capace di generare visioni e curare? Nemmeno il bisogno di soldi potrebbe giustificare un tale accanimento nel tentare di allontanare da se’ un oggetto che, forse, non era cosi’ semplice come si puo’ credere. Tra esibizioni, proventi dei libri e pubblicita’ grazie al lavoro di Dorland, la situazione economica di Anna non poteva essere cosi’ devastante. Eppure la donna ha sempre tentato con ogni mezzo di separarsi dal teschio di cristallo.
MISTICA DEI TESCHI DI CRISTALLO
Coloro che credono nei fenomeni paranormali affermano che i teschi di cristallo possono produrre una varieta’ di miracoli. Anna Mitchell-Hedges disse the lo scheletro che afferma di aver scoperto poteva causare visioni, curare il cancro e, una volta, le sue proprieta’ magiche vennero usate per uccidere un uomo; in un’altra occasione, Anna avrebbe avuto la premonizione dell’assassinio di J.F.Kennedy.
Tali affermazioni non trovano naturalmente alcun sostegno presso la comunita’ scientifica che non ha osservato alcun fenomeno anomalo associato con i teschi esaminati, ma neppure ha avuto particolari ragioni per proseguire l’indagine dopo aver confermato la provenienza e il metodo di manifattura degli oggetti.
Altra ipotesi storicamente infondata e’ la leggenda che i teschi siano in qualche modo collegati alla fine del ciclo di Baktun del calendario Maya; si diceva infatti che, se il 21 Dicembre 2012 tutti i tredici teschi (questo il numero complessivo degli oggetti esistenti) fossero stati riuniti in un cerchio mistico, la catastrofe predetta con la fine del calendario Maya sarebbe stata evitata.
Nel 2008 un documentario di SciFi Channel intitolato “The Mystery of the Crystal Skulls” (Il mistero dei teschi di cristallo) ha intervistato molti esperti nel settore del paranormale e del mistero tra cui Richard Hoagland, che ha tentato un improbabile collegamento tra i teschi, i Maya e la vita su Marte, e David H. Childress, autore di libri sulla perduta civilta’ di Atlantide e sull’anti-gravita’.
I teschi di cristallo sono anche menzionati nel libro “Serpent of Light” (Serpente di luce) dallo scrittore Drunvalo Melchizedek. Egli scrive di essere entrato in contatto con discendenti Maya che sarebbero in possesso di teschi di cristallo che verrebbero usati nei templi dello Yucatan; secondo Melkizedek i teschi conterrebbero le anime di antichi Maya che sarebbero in attesa del momento giusto per distribuire nel mondo l’antica saggezza.
Allo stesso modo la presunta associazione dei teschi con la mitologia dei Nativi Americani, come avanzata dalla scrittrice neo-sciamanica Jamie Sams, non trova alcun fondamento.
Invece, come ha fatto notare Philip Jenkins, la mitologia dei teschi di cristallo semmai puo’ essere rintracciata nelle “leggende barocche” inizialmente fatte circolare da F.A. Mitchell-Hedges e poi moltiplicatesi su vari canali comunicativi. Negli anni ’70 i teschi di cristallo erano gia’ entrati nella mitologia New Age come reliquie potenti del perduto continente di Atlantide, acquisendo diverse proprieta’ mistiche a cominciare dal loro numero totale: tredici.
Niente di tutto cio’ sarebbe stato collegato con gli affari dei Nativi Americani se alcuni scrittori New Age non si fossero interessati all’argomento.
Certamente i cristalli hanno dei poteri particolari: sembra ormai provato che essi possono stimolare le facolta’ percettive e intellettive, acuire i sensi, ma anche generare tranquillita’ e rilassamento. Sono minerali dalle ampie proprieta’ taumaturgiche che hanno dato origine ad una vera e propria disciplina olistica moderna, la cristalloterapia.
E’ possibile che i teschi di cristallo siano stati creati come progetto alchemico da studiosi del settore che tentavano di raccogliere l’energia del cristallo in una forma umana (la testa come sede del cervello ma anche dei sensi). L’ipotesi alchemica non e’ mai stata sollevata ma il XIX secolo era il secolo dello spiritismo e delle discussioni sul paranormale, retaggio della tradizione alchemica dei due secoli precedenti.
LA SCIENZA SUI TESCHI DI CRISTALLO
Un interessante articolo pubblicato nel Giugno del 2008 (Vol 61, N. 3) sulla sezione online dell’Archeological Institute of America e’ firmato da Jane MacLaren Walsh, l’antropologa dello Smithsonian’s National Museum of Natural History che per prima analizzera’ il teschio di Mitchell-Hedges. L’articolo ha preceduto l’uscita del blockbuster “The Kingdom of the Crystal Skull”, episodio della saga di Indiana Jones.
Walsh racconta di come, nel 1992, un pacco pesante destinato all’inesistente “Smithsonian Inst. Curator, MezoAmerican Museum, Washington, D.C.” venne recapitato al National Museum of American History. Era accompagnato da una lettera che diceva: “Questo teschio di cristallo Azteco, apparentemente parte della collezione di Porfirio Diaz, e’ stato acquistato in Messico nel 1960…Lo offro allo Smithsonian incondizionatamente”.
Richard Ahlborn, all’epoca curatore delle collezioni Ispanico-Americane, sapeva dell’ esperienza della Walsh con l’archeologia messicana e la contatto’ chiedendole se sapeva qualcosa dell’oggetto – un sinistro teschio di cristallo bianco-latte, molto piu’ grande di un cranio umano.
Walsh disse che conosceva di un teschio esposto al British Museum e di una replica piu’ piccola che era stata per qualche tempo esposta allo Smithsonian come falso. Ahlborn chiese se il dipartimento di antropologia non potesse essere interessato ad accettare l’oggetto per le collezioni nazionali e Walsh rispose di si, nella speranza che il teschio potesse rivelarsi un autentico artefatto precolombiano.
Negli anni successivi Walsh condusse una ricerca estensiva ben oltre le sue iniziali aspettative: dalla storia delle collezioni precolombiane nei musei di tutto il mondo, fino ai contatti con scienziati e curatori di musei che in qualche modo avevano avuto a che fare con i teschi di cristallo. Lo studio di questi oggetti ha spinto inoltre a sviluppare nuovi metodi di indagine nei manufatti in pietra dell’epoca precolombiana, in particolare sulla loro tecnologia applicata alle pietre dure (giadeite e quarzo). I teschi di cristallo sono stati accuratamente studiati ma non si puo’ non notare come essi eccitino l’immaginazione popolare visto che si tratta di oggetti tanto unici quanto misteriosi. Le teorie sulla loro origine e uso abbondano; alcuni credono si tratti di oggetti Maya o Aztechi, altri che essi possiedono proprieta’ occulte, che siano di origine extraterrestre o reliquie del perduto continente di Atlantide.
La Walsh riconosce che tali sculture siano di solito attribuite a culture mesoamericane precolombiane ma, nel caso dei teschi di cristallo, nessuno di essi proviene da scavi documentati ne’ possiedono alcun collegamento con le rappresentazioni precolombiane di teschi, che comunque erano un elemento importante dell’iconografia mesoamericana (un esempio e’ il dio Azteco della morte Miclantecuhtli, rappresentato come uno scheletro vivente, o il Dio A Maya raffigurato con volto di teschio nel Codex Dresden).
Nell’iconografia popolare i teschi sono stati adottati senza soluzione di continuita’ dai vari gruppi hippie e New Age che non ne danno per certo i poteri soprannaturali e l’importante ruolo da essi ricoperto negli equilibri energetici del pianeta.
La scienza, d’altra parte, deve basarsi su fatti ben piu’ concreti. I musei cominciarono a collezionarei i testi di cristallo durante la seconda meta’ del XIX secolo, quando nessuno scavo archeologico era stato eseguito in Messico e la conoscenza degli autentici artefatti precolombiani era ancora scarsa. Forse proprio per queste limitazioni il periodo era anche caratterizzato da una fiorente industria di fabbricazione di falsi precolombiani.
L’archeologo dello Smithsonian W.H.Holmes visito’ Citta’ del Messico nel 1884 e noto’ come ogni angolo della citta’ era occupato da negozi di “reliquie”, cioe’ false cercamiche, falsi fischietti, false figurine. Le osservazioni di Holmes confluirono in un articolo piuttosto critico pubblicato su Science nel 1886 (“The Trade in Spurious Mexican Antiquities”).
Il primo teschio di cristallo messicano venne alla luce appena prima l’intervento francese del 1863, quando l’esercito di Luigi Napoleone invase la nazione e installo’ Maximilian von Hapsburg d’Austria come imperatore. I teschi sono solitamente piccoli, meno di 4 cm di altezza; il primo del suo genere sembra essere quello esposto al British Museum di circa 3 cm di altezza che potrebbe essere stato acquistato nel 1856 dal banchiere britannico Herny Christy.
Altri due esemplari erano esposti nel 1867 all’Exposition Universelle di Parigi come parte della collezione di Eugene Boban, che e’ forse la figura piu’ misteriosa nella storia dei teschi di cristallo. Boban era un francese che serviva alla corte messicana di Maximilian come archeologo ufficiale; egli era anche membro della Commissione Scientifica Francese in Messico, il cui lavoro doveva essere evidenziato proprio all’Exposition Universelle (esibizione che non fu propriamente di successo visto che la sua apertura coincise con l’esecuzione di Maximilian da parte delle forze del presidente messicano Benito Juarez).
Un piccolo teschio di cristallo fu acquistato nel 1874 per 28 Pesos dal museo nazionale di Citta’ del Messico tramite il collezionista Luis Costantino, e un altro per 30 Pesos nel 1880. Nel 1886 lo Smithsonian compro’ un piccolo teschio dalla collezione di Augustin Fischer che ear stato segretario dell’Imperatore Maximilian. Questo teschio in seguito scomparve misteriosamente dopo il 1973, dopo essere stato in esposizione assieme ad altri falsi archeologici in seguito alla scoperta (nel 1950) da parte di Willian Foshag (minerologo allo Smithsonian), che esso era stato ottenuto con una moderno strumento rotante per il taglio delle gemme.
Questi piccoli oggetti rappresentano la “prima generazione” di teschi di cristallo e ognuno di essi presenta una perforazione circolare che li attraversa interamente al centro. Il foro potrebbe in effetti essere di origine precolombiana e i teschi potevano essere semplici perle di cristallo di quarzo in seguito rimodellate nella forma di teschi per il mercato europeo.
Durante la sua indagine sui teschi di cristallo, Walsh incontrava ripetutamente il nome di Boban. Egli giunse in Messico da adolescente e passo’ una spensierata giovinezza conducendo proprie spedizioni archeologiche e collezionando uccelli esotici. Boban si innamoro’ letteralmente della cultura messicana acquisendo una completa conoscenza dello Spagnolo e del linguaggio Atzeco Nahuatl, e comincio’ a guadagnarsi da vivere vendendo reperti archeologici e specie naturali per mezzo della sua azienda di famiglia a Citta’ del Messico.
Dopo il suo ritorno in Francia, Boban apri’ un negozio antiquario a Parigi nel 1870 e vendette una larga parte della sua collezione originale messicana ad Alphonse Pinart, un esploratore ed etnografo francese. Nel 1878 Pinart dono’ la sua collezione (inclusi tre teschi di cristallo) al Trocadero, il precursore del Musee de l’Homme. Boban aveva aggiunto il terzo teschio nella collezione Pinart dopo il suo ritorno a Parigi: si tratta di un teschio molto piu’ grande rispetto agli altri del primo periodo, in quanto misura circa 10 cm di altezza. Questo teschio e’ oggi al Musee du Quai Branly e possiede lo stesso foro verticale al centro che hanno i teschi di prima generazione. Vi e’ anche un altro teschio simile ma piu’ piccolo (6.30 cm) di altezza in una collezione privata. Esso serve come base a un crocifisso e forse anche il teschio di Quai Branly puo’ aver avuto la stessa funzione.
Contestualizzando il discorso dei teschi in un quadro piu’ generale va notato che nell’Europa del XIX secolo vi era un fascino diffuso per teschi e scheletri: durante il regno di Luigi Napoleone (1852-1870) gli artisti francesi creavano fotografie stereoscopiche chiamate Diableries, che descrivevano balli di scheletri, conversazioni con il diavolo, e altri macabre scene. L’apparizione dei teschi di cristallo non poteva aver scelto un periodo e un terreno piu’ fertile.
Una seconda generazione di teschi (delle dimensioni di un cranio umano e senza foro centrale) apparve per la prima volta nel 1881 nel negozio di Boban. Il teschio era poco piu’ basso di 15 cm. Nel catalogo che lo descrive non viene indicato il luogo di provenienza ed e’ collocato separatamente rispetto alle antichita’ messicane. Boban lo chiamo’ un “capolavoro” di tecnologia lapidaria e aggiunse che si trattava di un oggetto “unico al mondo”. A dispetto della sua unicita’, tuttavia, il teschio non vendette e cosi’, quando Boban torno’ a Citta’ del Messico nel 1885, dopo 16 anni di assenza, lo porto’ con se’, esibendolo insieme ad una collezione di veri teschi umani nel suo negozio che chiamo’ “Museo Cientifico”. Secondo le voci locali Boban tento’ di vendere il teschio di cristallo al museo nazionale del Messico spacciandolo per un artefatto Azteco, in associazione con Leopoldo Batres il cui titolo governativo ufficiale era “protettore dei monumenti pre-Ispanici”. Ma il curatore del museo penso’ che il teschio fosse un falso di vetro e rifiuto’ l’acquisto. Allora Batres denuncio’ Boban per frode e lo accuso’ di ricettare antichita’.
Nel Luglio del 1886 l’antiquario francese trasferi’ il suo museo e la sua collezione a New York City e piu’ tardi tenne un’asta di migliaia di oggetti archeologici, manoscritti messicani coloniali, e una vasta quantita’ di libri. Tiffany & Co. acquisto’ il teschio di cristallo per novecentocinquanta dollari. Dieci anni dopo Tiffany lo rivendette al British Museum per la stessa somma. Ma nel catalogo del 1886 per l’asta di New York figura nella lista un secondo teschio di cristallo, di varieta’ piu’ piccola e descritto come proveniente dalla “Valle del Messico”. E’ accompagnato da una mano di cristallo che e’ indicata come di manifattura Azteca. Nessuno dei due oggetti e’ stato mai trovato.
Una terza generazione di teschi apparve a meta’ del XX secolo e precisamente nel 1934 quando Sydney Burney, un commerciante d’arte londinese, acquisto’ un teschio di cristallo di proporzioni praticamente identiche al teschio del British Museum acquistato da Tiffany. Non si e’ mai saputo dove Burney prese il teschio ma si tratta di una replica quasi identica al teschio del British Museum, con la differenza che quello di Burney presenta occhi e dentatura molto piu’ dettagliata, oltre ad avere la mandibola separata (il che lo rende unico rispetto agli altri teschi).
Nel 1943 il teschio fu messo all’asta Sotheby a Londra e acquistato da Frederick Arthur Mitchell-Hedges.
Sin dalla pubblicazione delle memorie di Mitchell-Hedges, “Danger My Ally”, questo teschio di terza generazione del XX secolo ha acquisito un’origine Maya assieme a un gran numero di leggende e poteri fantastici. La figlia adottiva di Mitchell-Hedges, Anna, deceduta all’eta’ di cento anni nel 2007, ha protetto il teschio per sessant’anni esibendolo a pagamento in varie occasioni. L’oggetto e’ attualmente in possesso del marito di Anna anche se una decina tra nipoti e cugini ne reclama la proprieta’. Il teschio e’ conosciuto anche come “Teschio del Destino”, “Teschio dell’Amore”, o semplicemente il Teschio di Mitchell-Hedges. Si dice che abbia la proprieta’ di emettere fasci di luce blu dagli occhi e che sia in grado di distruggere gli hard drive dei computer.
Sebbene tutti i teschi di cristallo siano stati identificati alternativamente come Aztechi, Toltechi, Mixtechi, o Maya, nessuno di essi riflette le caratteristiche stilistiche o artistiche di quelle culture. Le versioni Azteche e Tolteche dei teschi erano quasi sempre scolpite nel basalto, a volte coperte con stucco, e probabilmente pitturate. Erano solitamente appesi al muro o poggiavano su altari, o inseriti in bassorilievi di divinita’ come ornamenti indossati alla cintura.
Comparativamente erano stilizzati ma piu’ naturalistici dei teschi di cristallo, almeno per quanto riguarda la raffigurazione dei denti. I Mixtechi occasionalmente fabbricavano teschi in oro ma tali rappresentazioni erano piu’ propriamente volti dalle sembianze di teschio con occhi, naso e orecchie. Anche i Maya scolpivano teschi ma in rilievo o in calcare. Spesso questi teschi, dipinti di profilo, rappresentavano i giorni del calendario.
Compratori francesi ed di altri paesi europei immaginavano di acquistare sculture precolombiane di alta qualita’, in parte convinti forse dal proprio fascino verso i sacrifici umani degli Aztechi. Ma gli Aztechi non appendevano teschi di cristallo attorno al collo. Semmai, essi mettevano i teschi delle vittime sacrificate su teche, impalandoli orizzontalmente attraverso le tempie (regione parietale-temporale) e non verticalmente.
Welsh crede che il teschi di cristallo di prima generazione fossero falsi fabbricati in Messico tra il 1856 e il 1880. Questo periodo di ventiquattro anni potrebbe rappresentare il lavoro di un singolo artigiano, o forse di una singola bottega. Il teschio di Parigi (piu’ grande) del 1878 sembra essere una sorta di pezzo di transizione, dato che presenta lo stesso foro verticale dei teschi piu’ piccoli ma le dimensioni lo tagliano fuori dall’ipotesi di perle per collana o cintura.
Questo teschio oggi riposa nei laboratori sotterranei del Louvre e il Musee du Quai Branly ha iniziato un programma di test scientifici ai raggi-X, allo spettroscopio Raman e altri.
Il teschio di Parigi del 1878 e il teschio di Boban-Tiffany-British Museum che apparve nel 1881 sono probabilmente due invenzioni europee del XIX secolo. Non vi e’ alcun collegamento tra questi due teschi e il Messico, eccetto nella figura di Boban: essi semplicemente compaiono a Parigi in seguito al suo ritorno in Francia dal Messico nel 1869.
Il teschio di Mitchell-Hedges, che apparve nel 1934, e’ certamente una replica del teschio del British Museum con i miglioramenti e gli sviluppi che un abile falsario apporterebbe.
In realta’ nel 1936 lo studioso del British Museum Adrian Digby ha per primo ipotizzato la somiglianza del teschio di Mitchell-Hedges con quello del suo museo; tuttavia egli, essendo al tempo un giovane curatore, non si spinse fino a denunciare una fabbricazione moderna, ne’ prese in considerazione la possibilita’ che il teschio del British Museum stesso fosse un falso, dato che gli esami microscopici dell’epoca non riuscirono a rilevare la presenza di segni di strumenti moderni.
Al teschio che giunse allo Smithsonian nel 1992 la Walsh assegna una classe separata. Secondo il suo anonimo donatore esso venne acquistato in Messico nel 1960 e le sue dimensioni forse riflettono le esuberanze del tempo. Se comparato con i teschi originali del XIX secolo questo e’ enorme. Al momento della pubblicazione dell’articolo esso era custodito nell’ufficio di Walsh in un armadietto chiuso a chiave.
Oggi esisterebbero teschi di quinta e forse sesta generazione e alla stessa antropologa e’ stato chiesto di esaminarne alcuni. Vari collezionisti hanno sottoposto alla sua attenzione teschi di supposta provenienza esotica (Messico, Guatemala, Brasile, Tibet). Alcuni di questi “cristalli” sono in realta’ fatti di vetro, mentre altri di resine dure.
Assieme alla scienziata Margaret Sax del British Museum, Welsh ha esaminato il teschio Inglese e quello Americano al SEM, confermando che la loro manifattura era stata eseguita con moderni strumenti lapidari che erano totalmente ignoti agli scultori precolombiani del centro america.
Ma qual e’ la ragione per un successo cosi’ duraturo di questo oggetti, alcuni dei quali sono tutt’ora esposti nei musei? Forse per via dell’interesse che l’uomo da sempre nutre per il macabro ma anche per il mistero. La verita’ dietro i teschi di cristallo ha probabilmente seguito Boban nella tomba – visto che egli e’ stato l’unico a muovere almeno cinque teschi diversi – un abilissimo antiquario che e’ riuscito a piazzare a musei e collezionisti privati un gran numero di reperti archeologici che poi si sono rivelati stupendi falsi. E forse ve ne sono ancora altri che devono essere riconosciuti tali.
La scienza sembra quindi avere un’opinione definitiva sulla falsita’ dell’origine precolombiana dei teschi di cristallo, anche se non e’ ancora riuscita a spiegare conclusivamente il motivo di tanta attrazione non solo per il pubblico, ma anche per gli esperti di settore.
Se i teschi di cristallo rappresentano uno dei rarissimi esempi di oggetti che hanno trovato posto nei musei senza mai essere scavati, ne’ senza alcuna prova della loro origine antica, vi sono altri oggetti che possono definirsi “misteriosi” legati alla cultura Azteca. Si tratta di specchi di ossidiana, oggetti rituali che sono rappresentati frequentemente nell’arte Azteca. Pochissimi di questi specchi provengono da scavi archeologici e non sono documentati come di stile Azteco; paradossalmente, la maggior parte degli esperti di material Azteco considerano gli specchi di ossidiana autentici prodotto precolombiani. L’archeologo Michael E. Smith afferma di aver rinvenuto un piccolo teschio di cristallo (non ancora presentato pubblicamente) su un sito Azteco nella valle del Messico.
Un altro parallelismo puo’ essere tracciato nel caso delle maschere di giada Olmeche: si tratta di maschere antropomorfe scolpite nella roccia. Gli studiosi fanno riferimento allo stile Olmeco in quanto, sebbene nessuna maschera sia stata rinvenuta in uno dei siti catalogati come “Olmechi”, la fattura sembrerebbe di stampo Olmeco. Le maschere sono state rinvenute in siti archeologici appartenenti ad altre culture, inclusa una deliberatamente deposta nell’area cerimoniale di Tenochtitlan (Citta’ del Messico), che doveva avere circa 2,000 quando gli Aztechi l’hanno seppellita.