LE LEGGENDE “MALEDETTE” DI ROSCIANO
Il Castello ha
anche un lato oscuro che, come per tutti i luoghi antichi e magici, ha prodotto
leggende e racconti legati alla superstizione locale ma anche a fatti realmente
accaduti.
Cosi’ da tempo immemorabile circolano voci sul “Castello maledetto” o “Casa del
Diavolo”, come ci dice Fausta, che sarebbe stato colpito da un maleficio e
abitato da demoni sin da tempi molto antichi. I graffi sulle antiche pietre
[nella Sala Lingarda, ad esempio, n.d.a.] erano interpretati dal contado come
tracce degli artigli del diavolo. Si diceva che, di notte, potevano udirsi
imposte di ferro che sbattevano, il suono di campane invisibili, lo
sferragliare di catene, il cozzare del metallo delle armi, tutti oggetti non
piu’ esistenti ma che tra le mura diroccate e semisepolte dalla vegetazione
parevano piu’ che mai attuali.
Dai contadini e dai cacciatori delle campagne circostanti giungevano
innumerevoli racconti collegati al castello che parlavano di fantasmi, di magia
e di fatti misteriosi. Le leggende del castello, come le venivano trasmesse
dalla zia di Fausta, sconfinavano anche al di fuori delle mura, come quella della casa costruita con i soldi
trovati nel bosco: un contadino sarebbe stato visitato in sogno dal “frate
cercatore” (una delle presenze legate al castello) che, dopo averlo messo alla
prova, gli avrebbe indicato il luogo dove era nascosta una pignatta piena di
monete d’oro. Il pover uomo, seppur terrorizzato, potrebbe aver effettivamente
superato le prove e aver trovato il tesoro, visto che da un giorno all’altro si
mise a costruire una casa, completandola in breve tempo senza mai rivelare dove
avesse trovato il denaro per fare il lavoro.
Il frate cercatore di questa leggenda compare anche in molti altri racconti e
avvistamenti fatti da contadini e cacciatori almeno fino agli anni venti del
secolo scorso: egli sarebbe il fantasma di un camaldolese benedettino che
avrebbe abitato il monastero all’interno delle mura di Rosciano. Chi lo ha
visto lo descrive come un silenzioso monaco che accetta di dividere il suo
pasto frugale con i visitatori del bosco. Ma l’altra faccia della leggenda
parla del frate cercatore come dell’araldo di un favoloso tesoro perduto, che
si mostra in sogno a chi viene scelto e, se questi accetta di passare alcune
difficili prove, potra’ avere accesso al tesoro. A quanto sembra il frate
cercatore appare soltanto nei boschi che circondano il castello e mai
all’interno di questo. Le presenze che invece “abitano” il castello sono:
- Il nobile
Tancredo, giovane di un’antica casata che avrebbe vissuto a Rosciano nel XIII
secolo. Il suo fantasma si aggirerebbe per le stanze e il bosco e durante i
banchetti al castello cui ama parteciparvi. Fausta per questo motivo ha
continuato la tradizione di preparare un posto in piu’ a tavola per l’ospite invisibile,
anche in segno di rispetto verso gli antichi proprietari. Il motivo della
presenza di Tancredo sembra doversi collegare al fatto che le sue ossa riposano
in luogo non consacrato, probabilmente nel bosco, e solo quando saranno
ritrovate e traslate all’interno di un luogo sacro il fantasma potra’ trovare
finalmente pace. Nella prima meta’ del Novecento si racconta che alcuni
cacciatori si trovavano a bivaccare nei pressi (o all’interno) di Rosciano,
quando una figura ammantata di un ampio pastrano nero si avvicino’ loro, senza
profferire parola. I cacciatori lo invitarono a mangiare ma egli rimase in
piedi, indicando il bosco. Uno dei cacciatori decise di seguirlo e la nera
figura lo guido’ attraverso sentieri tortuosi fino a una radura. Durante il cammino
l’uomo si accorse con orrore che l’altro non faceva alcun rumore camminando, e
guardando in terra vide che non lasciava tracce visto che i piedi non toccavano
il terreno. Al centro della radura si ergeva un enorme albero e, alla sua base,
il cacciatore scopri’ delle ossa. Prima di giungere alla radura si era accorto
che la figura enigmatica, che per tutto il percorso non aveva parlato, era
scomparsa. A quel punto si accorse di essere giunto in una parte del bosco che
non conosceva e decise di tornare indietro. Non fu facile ma alla fine il
cacciatore ritrovo’ la strada per tornare alla sua abitazione e scopri’ che si
era allontanato da casa per quasi una settimana.
- La Dama della
Torre, che vive chiusa nella sua stanza a tessere stoffe o leggere, dipingere e
scrivere poesie. Sarebbe legata alla torre da un incantesimo che le impedisce
di uscire fino a quando il suo amato non ritorna dalla crociata. Fausta
racconta di averla “sentita” per la prima volta da bambina, quando “d’estate salivo nel bosco ed entravo tra i
ruderi del castello mi soffermavo a fissare le grandi finestre vuote...nella
speranza e nel desiderio di intravedere qualcosa...”
La zia Elda le aveva raccontato spesso di una bellissima e nostalgica dama che
viveva tra i ruderi nelle stanze vuote a cielo aperto e non poteva uscire ne’
mostrarsi perche’ legata a un incantesimo che, se spezzato, avrebbe impedito al
suo amore di ritornare. Di notte era possibile ascoltare, a volte, il suono
ritmico di un telaio in azione o quello piu’ dolce di un’arpa.
Quando fu restaurata la torre dell’antico monastero, Fausta decise di dedicare
alla Dama la stanza piu’ alta, dipinta di verde e d’oro e con quattro finestre che permettono di
avere una visione completa del territorio circostante. La stanza possiede molti
mobili antichi e un letto a baldacchino. Un angolo e’ sollevato a formare una
specie di pianerottolo che si raggiunge attraverso una breve fila di scale. Sul
pianerottolo e’ posta una sedia a dondolo vicino alla finestra, “perche’ lei possa riposare, ricamare,
leggere, sognare...”. Vi e’ poi un tavolino su cui sono poggiati libri di
poesie, un quaderno, una penna, un cesto di frutta fresca e un mazzo di fiori
che Fausta provvede a cambiare ogni giorno.
Una volta all’anno, in una particolare notte di luna piena, e’ possibile
intravedere la luce di una lucerna e l’ombra di un velo che riflette la luce
lunare.
Esiste la testimonianza di una coppia che diversi anni fa passo’ la notte
proprio nella stanza della Tessitrice d’Oro e visse un’esperienza molto
singolare che fu registrata nel diario del castello. L’uomo, uno psicologo o
comunque un esponente della professione medica, era nella stanza e si preparava
per dormire. La luce era ancora accesa e, guardando casualmente il soffitto,
vide che da una delle grosse travi di quercia si andava formando una sagoma di
colore argenteo-metallico. Sembrava fatta di materia semifluida e gommossa e si
spostava lungo la trave. Lo psicologo Sali’ sul letto per meglio guardare lo
strano fenomeno e una ventata di aria gelida lo investi’ improvvisamente,
facendolo quasi cadere. La pelle del viso e i capelli gli si ghiacciarono e ci
volle tutta la notte prima che egli riuscisse a riportarli ad una temperatura
normale. Fausta comunque ci assicura che la Dama e’ una presenza benevola e
infatti anche dopo aver vissuto un’esperienza tanto singolare, il messaggio
della coppia (come di tutti gli altri ospiti della stanza che hanno scritto sul
diario da noi visionato) e’ un messaggio positivo di grande pace e armonia.
Scrive Fausta in uno dei suoi quaderni: “Qualcuno
che ha soggiornato nella stanza...racconta con emozione di aver sentito
sensazioni di presenza, suoni, palpiti, sospiri, ondate di profumi di rose e
gelsomini...Qualcuno racconta con timore di aver sentito...il ruomore di mobili
spostati, il rimbalzo ossessivo di una pallina...Forse sono dolci e forti
manifastazioni della Dama che convive con i nuovi abitanti del castello,
partecipando...agli eventi che si svolgono nei cortili delle sale. Alcuni
sostengono di aver intravisto tra gli ospiti una dama bianca aggirarsi per
controllare che ognuno stesse a proprio agio e che ogni cosa fosse al suo
posto...”
- Bambino dagli
occhi di ghiaccio, vecchio dagli occhi di fuoco, Cavallo rampante: sono tre
presenze che apparirebbero a coloro che “non sono grati al castello” e che si
avventurano nel bosco. Tali apparizioni comunicherebbero per via telepatica
nella mente delle persone che se li trovano davanti, intimandogli di non
proseguire e lasciare il posto immediatamente. Se questi ignorano
l’avvertimento e proseguono lungo il cammino, possono venire investiti da un
vortice d’aria che li scaraventa in un fosso o lungo il pendio del bosco e li
fa ritrovare in un’altra zona al loro risveglio. Non ci risulta che queste
apparizioni siano avvenute in tempi recenti.
Le Pietre Parlanti - Vi e’ poi la leggenda delle “Pietre Parlanti”, pietre che
formano un arco oggi posto nella Sala Lingarda. Le pietre furono ritrovate nel
1997 sepolte nel terreno e infatti tutt’ora conservano resti delle radici degli
alberi incastrate in esse. Si tratta di pietre particolari e millenarie che “restituiscono i suoni della vita che e’
passata, ma solo per chi ha orecchio”, puntualizza Fausta. Avendo passato
buona parte della notte in “ascolto” nella Sala Lingarda, possiamo confermare
l’esistenza di un campo energetico superiore alla soglia sensibile. Proprio nei
pressi dell’arco le nostre radio portatili hanno cominciato ad emettere interferenze
lunghe e ripetute.
C’e’ un confine indefinito tra visibile e invisibile, presente e passato, fede
e laicita’.
L’arco su cui sono state installate le pietre risale al Mille
(pietra-terra-vita) ed e’ considerato un
simbolo del bosco e, crediamo noi, uno dei possibili “portali” che
esistono a Rosciano. Secondo la versione popolare il castello sarebbe costruito
di pietra viva che scambia energia con chi vi entra in contatto e, appunto,
“restituisce i suoni della vita passata...”: accade cosi’ che Fausta piu’ di
una volta ha udito le risate di bambini, pianti, suoni di armi di un’altra
epoca.
Fausta sente di avere una grande responsabilita’ per aver coinvolto tutta la
famiglia in questa sua missione. I figli tuttavia l’hanno accettato e tutt’ora partecipano
con lei alle attivita’ del castello.
![]()
- Il Sentiero degli Gnomi e dei Folletti, un sentiero “ad anello” che percorre
una parte dei boschi che circondano Rosciano. Fausta, da bambina, lo percorreva
con suo padre oppure da sola, e lo ricorda cosi’: “...Il sentiero partiva dai ruderi del Castello, attraversava una
piccola radura di corbezzoli ed eriche dove si ergeva un leccio ai cui piedi,
in cerchio, l’una accanto all’altra, stavano pietre levigate. Ogni volta che
passavo mi chiedevo chi le avesse sistemate cosi’ e immaginavo che uomini o
fate o altri esseri del bosco avessero la consuetudine di incontrarsi sotto
quell’albero...per raccontarsi storie e segreti e riti magici...”.
Quando il sentiero, dopo una salita, piega a est ci si trova di fronte a un
albero steso per quasi tutta la sua lunghezza in senso orizzontale, per poi
salire all’altezza della chioma verso l’alto. E’ incredibile come questo pino
sia cresciuto e viva perfettamente in questa posizione. La zona e’ detta “del
Pino Gobbo” proprio in relazione a questo albero. Da una certa angolazione esso
pare un gigante disteso sul terreno in posizione fetale. Molte delle radici
escono dal terreno come fossero piedi. Fausta immaginava di trovarsi di fronte
un misterioso principe imprigionato nel tronco da un malefico incantesimo o un
gigante addormentato da secoli. Certo e’ che di fronte a questa singolarita’
della natura l’immaginazione puo’ correre selvaggia e senza limiti.
Il percorso si conclude con il ritorno alla strada asfaltata che riconduce al
castello. Se si sceglie di seguire la strada nell’opposta direzione si arriva
ad un bellissimo altopiano dal quale si puo’ ammirare la pianura circostante,
bagnata dal Chiascio e dal Tevere e che non trova ostacoli fino alle montagne
piu’ lontane all’orizzonte (oggi vi e’ stato costruito un Agriturismo). E,
ovviamente, il Castello di Rosciano e’ visibile in tutta la sua ampiezza, dalle
mura alle torri all’antico ponte levatoio. La cima dell’altopiano e’ coperta da
un fitto prato e dal “grande leccio” come viene chiamato da Fausta, che pensa
potesse essere in tempi antichi un luogo sacro, magari sede di un tempio pagano,
“perche’ stando li’ un senso di
leggerezza e di bellezza invadeva l’anima che si apriva alla contemplazione e
alla preghiera...”.
In anni recenti Fausta ha condotto gruppi di bambini delle scuole, che venivano
a visitare il castello, lungo il sentiero degli gnomi vestita da castellana,
raccontando loro storie e leggende.
Rito dell’anello a
forma di rosa – Un antico rito di Rosciano che Fausta ha riscoperto e che
pratica in occasione dei matrimoni che vengono celebrati a Rosciano. Su
richiesta, l’antico rito prevede la consegna agli sposi delle chiavi del
castello e un anello d’argento a forma di rosa che rappresenta il simbolo di
Rosciano. Questo rito e’ collegato alla leggenda secondo la quale chi si avvicinava
al castello doveva dimostrare di esserne degno, perche’ non solo i Signori di
Rosciano ma il castello stesso accettavano solo un certo tipo di persone. Anche
Fausta ha dovuto superare diverse prove nel corso della sua vita (un tumore, operazioni
alle anche con applicazione di protesi, trapianto osseo) ma che non le hanno
fatto amare di meno il luogo della sua infanzia.
Un favoloso tesoro
mai trovato – E’ una della leggende piu’ antiche di Rosciano, nata forse al
tempo della prima costruzione del castello. Sembra che da qualche parte nei
boschi che circondano la proprieta’ siano sepolti due tesori: il primo sarebbe
una chioccia e sette pulcini d’oro posati su un piatto circolare (anch’esso
d’oro massiccio); il secondo una pignatta di coccio piena di monete d’oro.
Molti hanno li hanno cercati (e fino a qualche decennio fa si potevano ancora
vedere i segni degli scavi in vari punti del bosco) ma nessuno li ha mai
trovati. Fausta pero’ ricorda che quando era bambina le raccontavano di un
contadino che sogno’ il frate cercatore che gli disse che avrebbe potuto
trovare delle monete d’oro nel bosco a patto di superare alcune prove. Il contadino
fu molto spaventato dal sogno ma, tempo dopo, riusci’ a costruire una nuova
casa. E si parlo’ del ritrovamento della pignatta d’oro. Resta pero’ il primo
tesoro di cui non si e’ mai saputo nulla.
VISITE DALLA DIMENSIONE PARALLELA
Scrive Fausta nei
suoi quaderni: “Oggi dall’alto del
Castello vivo ogni giorno la mia fiaba e mi sorprendo di tanta bellezza, quasi
incredula che tutto sia vero. E sono grata per questo sogno realizzato, per il
Castello ritrovato, al mio Principe, ai miei figli e a tutti quelli che vengono
a condividere questa realta’ e hanno creduto in essa...E’ come se la mia vita
si fosse espansa, ritrovando da una parte il passato e proiettandosi nel
futuro, come il mio sguardo all’orizzonte.
Il Castello e’ sempre aperto e accoglie coloro che giungono da ogni luogo e
dona fortuna,benessere e serenita’. L’importante e’ credere nelle fiabe e nei
sogni, anche in quelli piu’ impossibili”.
Abbiamo visitato il
Castello di Rosciano e il bosco diverse volte, passando un giorno e una notte
all’interno della stanza della Tessitrice d’Oro, della Sala Lingarda e lungo
l’anello nel bosco. Abbiamo ascoltato varie testimonianze della famiglia ma
quello che piu’ ci ha colpito e’ stata certamente la personalita’ di Fausta: una
donna forte, di ampia cultura, una psicoterapeuta tutt’ora in attivita’ ma che
non si spaventa di fronte ai lavori manuali o alle incombenze domestiche. La
sua mente scientifica si integra perfettamente con un’estrema sensibilita’
interiore, una dolcezza spontanea e un grande amore che si traduce in
generosita’ e altruismo. Da quando il castello e’ rinato, Fausta e’ diventata
“la Castellana”; o meglio, si e’ riappropriata di un ruolo che le apparteneva
da sempre. L’intima connessione tra lei e il castello, che non si e’ mai
spezzata nemmeno nei trent’anni in cui ne e’ rimasta lontana, ci hanno portato
ad ascoltare i racconti e le leggende di Rosciano sotto un certo punto di
vista, e cioe’ quello del magnetismo psichico. Crediamo infatti che le presenze
descritteci da Fausta si manifestino con particolare intensita’ soprattutto
attorno a lei, quasi a volerla proteggere e assicurarle che e’ lei la “custode”
scelta per preservare il delicato equilibrio del castello. Un equilibrio che va
ben oltre la nostra dimensione fisica.
Il racconto piu’ affascinante riguarda infatti un’esperienza vissuta da Fausta
una decina di anni fa. La donna stava percorrendo la strada che dal castello
sale fino all’altopiano del “grande leccio”. Giunta nei pressi di una curva,
Fausta senti’ delle voci di persone che si avvicinavano. Non potendo ancora
vederli, si sposto’ sul lato della strada per farli passare. Quando questi
comparvero da dietro la svolta, si trattava di una processione di persone:
giovani donne che portavano cesti di fiori e frutta, boscaioli, cacciatori,
contadini con i loro rispettivi attrezzi, gente nobile o ben vestita che
camminavano nella direzione del castello. La cosa straordinaria erano i
vestiti, che sembravano appartenere all’epoca medievale. Nessuno sembro’
accorgersi di Fausta, le passarono accanto come se niente fosse e proseguirono.
Fu a quel punto che la donna si accorse di una figura tozza e deforme che
caracollava in coda alla processione. Sembrava un nano o un giullare o una
persona di alto lignaggio, forse di sesso femminile. Il nano invece si accorse
di Fausta perche’ si volto’ verso di lei per osservarla con un’espressione
enigmatica sul viso.
Fausta segui’ quello strano gruppo fino alla porta del castello, Ma anche la
struttura era completamente diversa da come la conosceva: vi erano torce sulle
mura, soldati a guardia del ponte levatoio, e l’aria era pregna dell’odore
intenso di carne arrostita, di legna bruciata e del suono di incudine e
martello. Anche se stava scendendo la sera vi era abbastanza luce per osservare
tutti i dettagli. Giunta sul ponte levatoio, la figura deforme si giro’
nuovamente verso Fausta come per invitarla ad entrare, ma a quel punto una
nuova immagine si sovrappose al nano e, al suo posto, la donna pote’ vedere un
grosso istrice.
Questo racconto ci sembra un episodio chiave per tentare di dare una
spiegazione a tutti gli eventi che sono accaduti a Rosciano. Il fatto che, in
altre occasioni oltre a quella descritta sopra, Fausta abbia potuto intravedere
immagini della vita del Castello come doveva essere secoli prima, rafforza
l’idea che ci si trovi di fronte ad un caso di “sovrapposizione dimensionale”.
A Rosciano, per qualche ignota ragione, due realta’ parallele non sono
perfettamente separate ma in alcuni punti si sovrappongono e addirittura
possono “invadere” il loro reciproco spazio/tempo. In presenza di Fausta tali
“porte” sembrano aprirsi con piu’ facilita’ (e stiamo ancora investigando le
ragioni di questo), ma effetti simili si verificano anche alla presenza di
altre persone.
Il 21 Giugno di qualche anno fa si tenne una delle moltissime cerimonie che
ogni anno vengono ospitate al castello. Quel giorno vi partecipava anche una
fisioterapista di Terni. Durante una conversazione a tavola questa persona (che
Fausta non conosceva) comincio’ a parlare del castello e del suo potere. Disse
che il Castello appartiene solo al Castello e che Fausta ne era la custode. Che
i signori di Rosciano sono sempre presenti ad ogni cerlebrazione e si aspettano
che gli ospiti paghino il dovuto rispetto nell’entrare e uscire dalla
proprieta’; parlo’ della posizione delle sentinelle, di altre persone e degli
oggetti come se li avesse davanti in quel momento.
Confermo’ quello che Fausta gia’ sapeva, come ad esempio che e’ pericoloso
portare via anche una sola pietra senza chiedere il permesso, perche’ il
“ladro” avra’ una serie di guai.
Fausta si avvicino’ alla fisioterapista e le chiese come lei sapesse tutte
queste cose. La fisioterapista rispose che in seguito a un serio incidente
aveva acquisito determinate facolta’ sensitive ed era in grado di vedere cose
che normalmente non sono visibili agli esseri umani. Disse anche che non
sarebbe voluta venire a Rosciano per via di una sensazione di “sangue e di
violenza” che aveva avvertito ma che, adesso che stava all’interno delle mura,
assicurava che tutte le presenze malvage all’interno del castello erano state
cacciate e quelle rimaste erano benevole.
L’aspetto interessante di questi avvenimenti e’ che sono tutti attestati da
persone di un certo livello culturale: medici e professionisti che non possono
essere paragonati a superstiziosi ignoranti come magari avveniva nei secoli
precedenti.
Il castello potrebbe allora essere posto sulla congiunzione di “ley lines”
secondarie [l’unica linea sincronica principale entra in Italia a Torino e
percorre tutta la cresta appenninica fino ai Sibillini, per poi uscire in
direzione Adriatica n.d.a.] che favorirebbero l’apertura di “porte
dimensionali” su realta’ parallele. Quali sono le “porte dimensionali” e dove
sono ubicate? Non possiamo dirlo con assoluta certezza visto che la “mappatura”
non e’ stata completata, ma l’arco delle “Pietre Parlanti” nella Sala Lingarda
e la stanza della Tessitrice d’Oro crediamo essere due di queste. Il bosco ne
dovrebbe contenere altre, come ad esempio la zona del “Pino Gobbo”, la cui
forma particolare dell’albero potrebbe spiegarsi con il fatto di trovarsi su un
“nodo interdimensionale” che ne avrebbe alterato la struttura molecolare,
mantenendolo comunque in vita. Le parole di Fausta in relazione al bosco sono
emblematiche:
“La strada nel bosco e’ una dimensione unica,
e’ uno spazio dove il passato e il presente si possono incontrare, dove le generazioni
si trasmettono conoscenze e memoria, dove la realta’ e la fantasia convivono e
si fondono. La strada nel bosco e’ uno scrigno di ricordi, di esperienze e di
emozioni...”
![]()
Noi crediamo che
Rosciano sia uno dei rari luoghi “di confine”, una versione piu’ benevola e
positiva della “Casa sull’Abisso” di W.H.Hodgson, se si accetta un parallelismo
narrativo.
La nostra indagine continuera’ visto che, dopo aver annotato singolari
interferenze radio in alcuni punti della proprieta’ (ma non nel bosco), e’ necessario
condurre ulteriori test per avere conferma della nostra teoria. Consideriamo
Fausta una “chiave” fondamentale per avvicinare la nostra realta’ all’ “altra”
e poter sperimentare in prima persona quello che “la Castellana” ha sempre
vissuto nel suo quotidiano, con mente aperta e il cuore proiettato oltre i
confini dell’amore terreno.