Nella Grecia odierna e in Macedonia
il vampiro più diffuso è il Vrykolaka
o il Brucolaca, un non-morto che
vaga per i villaggi chiamando per nome le sue vittime. Se non si
invita ad entrare, si dedicherà a un’altra persona. L’isola di Andros è infestata da questi esseri.
Il termine vampiro ha origini slave, e il vampiro russo per
eccellenza è l’Upyr ucraino d’origine,
ma diffuso in tutte le steppe della Russia europea. Gli Upyr sono vampiri particolarmente disgustosi,
con lunghe zanne durissime, capaci di penetrare anche la materia più dura
come legno o muri. Una volta usciti dalla tomba,
gli Upyr attaccano una famiglia
alla volta, preferendo i contadini isolati, e cominciando dai bambini fino
agli anziani.
Per uccidere l’Upyr
si deve rintracciare la sua sepoltura dopo la mezzanotte, cospargere di acqua benedetta la tomba e dintorni, piantargli un paletto
nel cuore e decapitarlo. Ma il cuore va spaccato
con un solo colpo deciso, perché un secondo colpo lo riporterebbe immediatamente
alla vita.
L’Upyr della Bielorussia
(Upor) possiede anche il potere
di cambiare forma in quella di un animale (cavallo nero, orso).
Upyr, creatura mutaforma
Il Vurdalak è
più legato a leggende romantiche e fiabe paurose, e viene
raffigurato per lo più in forma si donna molto bella.
L’Erestun (o Eretica) è un vampiro-strega russo dotato
di malocchio, una donna che ha venduto l’anima al diavolo, e che ritorna dopo
la morte in forma di vampiro, sotto le sembianze di una vecchia sporca e lacera.
Le Ereticy si riuniscono in luoghi disabitati
per i loro sabba, e vanno in letargo durante l’inverno. Possono uccidere con
il solo sguardo, per consunzione, o se si dovesse cadere nel luogo dove essa giace durante l’inverno.
Il Liuvgat è un vampiro dell’Albania, ha l’aspetto di un turco
dai tacchi altissimi.
Il Farkaskoldus
è un vampiro ungherese che attacca sotto forma di lupo.
I popoli del Baltico temono il Viesczy, una sorta di vampiro-strega.
Queste creature possono essere riconosciute dalla faccia rossa e l’occhio
spalancato dei cadaveri. Come il Nachzehrer tedesco, il Viesczy
si nutre inizialmente del proprio corpo, perciò un uso popolare prevede il
seppellimento del defunto con un mattone sotto il mento, per tenere bloccata
la mascella. Se il Viesczy acquista forze, sterminerà prima
di tutto il bestiame, poi la propria famiglia e infine tutti gli altri abitanti
della regione, succhiando loro il sangue dal petto, all’altezza del cuore.
Un vampiro slavo che si nutre di sangue di bestiame, ma è
inoffensivo per gli esseri umani, è l’Ustrel bulgaro, un neonato morto
prima di ricevere il battesimo. Può essere scacciato con il fuoco, e una volta isolato nella steppa e senza più cibo, sarà divorato
dai lupi. Nessuno deve avvicinarsi a lui, o commuoversi nel sentirlo piangere,
altrimenti la moria di animali riprenderà.
L’Ubour, vampiro
bulgaro, in fondo alla lingua, lunga e retrattile, possiede un pungiglione
acuminato con il quale succhia il sangue delle vittime. E’ originato dai cadaveri
delle persone morte in modo violento, suicide o che invece volevano restare
in vita a tutti i costi. Esse, dopo la morte, si gonfiano nella tomba fino
a trasformarsi in un blob gelatinoso fatto di sangue. Quaranta giorni dopo
la sepoltura si forma il nuovo scheletro del vampiro e la creatura assume
le sembianze che la persona aveva avuto in vita,
ma con una sola narice e con la lingua puntuta.
L’uccisore di vampiri bulgaro è il VAMPIRDZHIJA. Egli, dopo
aver riempito di erbe velenose il foro che si trova
sopra la tomba di ciascun Ubour,
ne trafigge il corpo con un ramo acuminato. Il gas tossico che esce dal corpo
del vampiro è considerato la sua anima, che il VAMPIRDZHIJA
racchiude in una bottiglia, che poi verrà bruciata.
L’uccisore di vampiri di origine
zingara (serba o bosniaca) è il DAMPYR, frutto dell’unione tra un vampiro
maschio e una femmina umana. I DAMPYR serbi possiedono una seconda vista (dato che i Vampir
sono invisibili). Con i suoi rituali e le sue litanie, il DAMPYR è in grado
di annientare il Lampir, vampiro
bosniaco che diffonde epidemie.
Avversario del Kudlak istriano è il KRESNIK, che nella lotta
si trasforma sempre in animali di colore bianco.
In Ungheria lo “stregone buono” è il TALBO. Quando affronta i vampiri ungheresi può ucciderli piantando
loro un chiodo nella tempia.
Uccisione di un Vampiro in un particolare del XVII sec
Altri vampiri di Serbia sono i Vukodlak, sorta di lupi mannari non-morti
Il Kudlak dell’Istria
è un vampiro-strega dotato di poteri magici, tra i quali il potere di cambiare
forma in un animale (lupo, cinghiale, orso o bufalo) ma sempre di colore nero.
Kudlak
Alla tradizione zingara appartiene il Mullo, non-morto dall’aspetto umano, ma
con qualche deformità non visibile a prima vista, ad esempio una falange in
più alle dita delle mani, una coda nascosta,…pare
inoltre che non abbia scheletro, caratteristica che gli permetterebbe di cambiare
forma, diventando spesso un grosso lupo nero. Caratteristica predominante
in questo essere è l’appetito sessuale. Il Mullo può portare il partner con il quale
decide di avere un rapporto sessuale alla morte per sfinimento. Se una femmina sopravvive può dare alla luce un DAMPYR, che
in età adulta è in grado di uccidere il padre-vampiro e i suoi simili. In
ogni caso il Mullo è destinato
a vita breve, perché, caso raro tra i non-morti (ulralongevi), la sua vita
dura appena un anno; consumato dalla sua frenetica attività, privo d’ossa
com’è, il non-morto zingaro si scioglie lentamente in una fanghiglia putrescente.
In Romania, patria dei vampiri per eccellenza,
si trovano i Moroii, vampiri viventi,
streghe e stregoni che succhiano il sangue per i loro riti occulti. Dopo la
morte i Moroii diventano Strigoii
(Stregoica al femminile), e hanno
capelli rosso sangue, occhi blu pallido e due cuori nel petto, caratteristica
che ne rende difficile l’uccisione per impalamento.
In Valacchia si parla di Murony (versione degli Strigoii), esseri che possono trasformarsi
in gatti neri o in ragni velenosi, e di Priculic, che di notte appaiono come feroci cani neri, ma di giorno assumono l’aspetto
di giovani molto attraenti.
Anche i Varcolaci possono mutare forma, in cani
oppure in esseri mostruosi con grandi zanne e scaglie; hanno identità umana,
ma sembianze facilmente riconoscibili: magri, spettrali, con pelle raggrinzita
e fredda.
Il Nosferat è
un non-morto che tormenta nel sonno uomini e donne, ma può anche accoppiarsi
con quest’ultime: i frutti di tale unione sono i Moroii. Possono rendere sterili gli uomini.
In Moldavia e in Transilvania si parla di Zmeu, vampiri-incubo che seducono le donne
entrando la notte dalle finestre aperte sotto forma di lunghe fiamme, mentre
per attirare gli uomini si tramutano in sensuali ragazze. In questo caso è
però facile riconoscere l’inganno, basta guardare la schiena; questi esseri
infatti possono mutare soltanto sulla parte anteriore del corpo.
Le Casilde infestano
i monti dei Carpazi e dei Balcani, sono fanciulle spettrali che, pur non essendo immediatamente letali
come le altre specie di vampiri, possono uccidere per il troppo amore, attaccandosi
ai viaggiatori morbosamente, tormentandoli nei sogni fino a quando sopravviene
la follia, o la morte per consunzione amorosa.
Tra i vampiri orientali, vi sono in Cina gli Chiang-shi,
spiriti in grado di rianimare i cadaveri e anche di costruirsi un corpo con
le ossa dei defunti; hanno occhi rossi, artigli affilati e possiedono una
fosforescenza verdastra che gli circonda il corpo in putrefazione. Possono
volare, tramutarsi in nebbia o rendersi invisibili.
Per distruggerlo è necessario trovare la tomba dove si rifugia
durante il giorno e dare fuoco al suo corpo. I cinesi che in vita sono stati
malvagi possono tornare dopo la morte come Kuei, non-morti dal corpo di scheletro
e il volto demoniaco. Essi si muovono sempre in linea retta,
e per fermarli basta porre un ostacolo davanti a loro, costringendoli
a ritirarsi.
Nelle Filippine ritornano gli Aswang, vampiri dal corpo umano e dalla
testa di animale, con lingua retrattile lunga più
di tre metri.
In Malesia le donne morte di parto si trasformano
in Langsuir, donne bellissime in
grado di volare, vestite di verde, con unghie affilate e capelli neri lunghi:
succhiano il sangue ai bambini attraverso una fessura che hanno alla base del collo. Per neutralizzarle occorre tagliar
loro le unghie e tappare la fessura con i loro stessi capelli.
Per impedire che una donna morta di parto diventi una Langsuir le si riempie
la bocca di perline di vetro e le si trafiggono i palmi delle mani con aghi,
che le impediranno di volare. Le perline le impediranno di lanciare lo “ngilai”,
lamento capace di gelare il sangue nelle vene di chi lo ode.
Altri vampiri malesi sono i Pennangalan, teste volanti dal cui collo
pendono intestini stillanti sangue venefico. Rami
di rovi locali (Jeruju) vengono appesi alle porte
di casa per strappare gli intestini a queste creature, quando si avvicinano.
Bambola malese raffigurante il Pennangalan
I Polong sono
piccoli vampiri artificiali malesi usati per l’assassinio a distanza. Grandi
come la punta di un mignolo, vengono creati attraverso
riti magici, mettendo il sangue di una persona assassinata in un’ampolla dal
collo stretto e lungo (Buli-buli). Il Polong ha bisogno del Pelesit, un piccolo demonio volante dalla
coda a forma di succhiello, che scava nel corpo della vittima il buco necessario
a farvi entrare il piccolo vampiro.
Il Pontianak (o
Mati-anak), è il figlio nato morto della Langsuir, destinato anche lui a diventare
un vampiro, se non si provvede a seppellirlo secondo
le modalità con cui si seppellisce la madre.
L’India è considerata da alcuni vampirologi come la
patria originaria del vampirismo. Il demone-vampiro indiano è il Bhuta, creature notturne
addirittura venerate in appositi templi, i Bhutastan, per placare la loro
sete di sangue: gli abitanti dei villaggi vicini vi portano offerte e vi sacrificano
animali.
Il più antico e temuto vampiro indiano è il Rakshasa (di cui si parla anche nei Rig-Veda),
un demone che può tramutarsi in lupo o in una splendida donna, ma che nella
sua forma originaria appare come una pallida creatura luminosa dalla gola
azzurra, dal corpo macchiato di sangue e dai capelli scompigliati, e con delle
campanelle appese alla cintura. Un uomo vi può diventare se si nutre del cervello
dei suoi simili.Queste creature sono in grado di volare e di notte si rifugiano
sugli alberi.
Stesso comportamento hanno i Baital, o Vetala, che stanno appesi a testa in giù
ai rami degli alberi, e sono in grado di animare i cadaveri dei cimiteri.
Tra gli uomini si muovono sotto le sembianze di mendicanti.
Negli antichi testi vedici è menzionato anche il Kravyad (“divoratore di carne cruda”),
noto fin sugli altopiani del Kashmir e del Pamir, sotto il nome di Yaksha. Temuto per la
sua velocità nell’apparire e scomparire, come un miraggio. E’ un vampiro-ghoul
conosciuto oggi con il nome di Pisacha, ritenuto anche in grado di guarire.
Un vampiro-strega della regione del Sind è la Jigarkhwar, che con le sole arti magiche
può strappare il fegato a un essere umano. Per annullarne
il potere, bisogna marchiarla a fuoco sulle tempie, riempirle gli occhi di
sale e tenerla appesa in un sotterraneo, al buio, per quaranta giorni.
In Africa il vampirismo è strettamente
collegato con la stregoneria, soprattutto nella religione animista.
Le streghe e gli stregoni usano praticare cannibalismo, necrofagia e vampirismo
personalmente.
Di solito però i loro vampiri sono i “familiari”, cioè i demoni al servizio delle streghe, i loro tramiti con
le forze del Male; spesso sono animali, come serpenti o grandi granchi (nkala),
oppure piccole sculture di legno animate dal sangue della strega (come lo
nyalumaya), o cadaveri animati, i Khidudwane.
Hans Burgkmair, incisione raffigurante una strega con il suo 'familiare'
Le stesse streghe sono in grado di volare, di appostarsi
sui tetti delle case e di succhiare via cuore e fluido vitale alle loro vittime.
La strega-vampiro Obayifo, della Nigeria, è specializzata
nel succhiare il sangue dei bambini.
Le streghe sono solite riunirsi a bere tutte insieme da una grande tazza, la Baisea, il sangue delle
loro vittime, per acquistarne il potere. In alcune tribù, il corpo di chi
viene sospettata in vita essere stata una strega viene riesumato
e, se trovato intatto, pubblicamente sventrato. Dall’intestino della strega-vampiro
uscirà il suo “familiare”, un uccello nero, un ratto, un pipistrello, che
dovrà essere ucciso.
I Subaga sono
uomini-vampiro della tribù Bambara.
Gli stregoni della Guinea possono risvegliare i morti
e farli diventare loro schiavi, gli Isithfuntela, morti viventi al completo
servizio dello stregone.
Nella regione del Capo vive un “familiare” in realtà più
potente della strega stessa, l’Impundulu. Le si presenta
con le sembianze di un giovane e ne diventa l’amante; poi si manifesta come
vampiro, e la strega è costretta a inviarlo tutte le notti in giro a uccidere,
se non vuole soccombere.
Quando una creatura del genere non
è in simbiosi con la strega, ma uccide di sua volontà, è detto Ishologu.
Altri vampiri dotati di libero arbitrio sono gli Asanbosam del Ghana, creature che vivono
libere nel profondo della foresta, di aspetto umanoide,
con denti durissimi e con le gambe dotate di uncini, con i quali afferrano
le vittime e le trascinano nel folto degli alberi per divorarle.
I Mutala sono
ombre malvagie di chi è morto senza trovare pace; vagano con l’aspetto di
un mezzo cadavere putrefatto che si trascina con le braccia (è
infatti privo di gambe). Uccidono strappando nel sonno i capelli della
vittima, e con essi la forza vitale.
I Kinoly sono
vampiri del Madagascar con occhi rossi e artigli lunghissimi.
Tra i nativi del Nord America ci sono molti
esempi di creature demoniache che divorano corpi, cervelli e anime di esseri umani. Tra di esse il Wendigo.
Wendigo, fatto di vento, in un disegno di Matt Fox del
1944
In epoca moderna casi di vampirismo furono registrati nel
New England e nel Rhode Island in particolare: negli anni ottanta dell’Ottocento
la famiglia degli Stukeley fu colpita da consunzione mortale dopo la morte
della figlia maggiore, Sarah. Sette dei quattordici figli si ammalarono e
morirono prima che si pensasse di disseppellire il corpo di Sarah. All’apertura
della bara il suo corpo venne ritrovato intatto e
fu perciò decapitato e distrutto.
Alla prima metà dell’Ottocento risale, in North Carolina,
il caso della strega-vampiro dei Bell, che uccise svariate persone e animali.
Un altro caso, quello del vampiro che quasi annientò, tra
il 1852 e il 1854, la famiglia Ray, nel Connecticut, fu documentato dal Norwich Courier e conosciuto come “il caso
del vampiro di Jewett”.
La Llorona è il
più celebre vampiro messicano, una donna fantasma vestita di bianco che, quando
alza il suo velo da sposa e guarda un uomo negli occhi, lo affascina a tal
punto da condurlo alla morte. Secondo alcuni, l’origine di questo vampiro
è da ricondursi alla demonessa vampira degli Aztechi, Coatlicue. In Messico ci sono altri
vampiri, come i Tlaciques degli
indiani Nauatl, che si possono trasformare in palle di fuoco o in tacchini
selvatici; i Civitateo, streghe-vampiro
di origine azteca, dall’aspetto pallido e scheletrico,
vestite di stracci, che aggrediscono i bambini ai crocicchi.
Ancora alla tradizione azteca appartengono i Ciuapipiltin, che nascevano dalle donne
morte di parto che riapparivano dopo la morte bianche
come la cera, per succhiare il sangue dei bambini.
I Chon chon sono
vampiri cileni formati da una singola testa volante con le ali al posto
delle orecchie.
Una leggenda diffusa a Trinidad parla del Soucouyant,
spirito malvagio notturno che durante il giorno assume l'aspetto inoffensivo
di una vecchia. Quando scende la notte, il Soucouyant attraversa l'aria
sotto forma di una palla di fuoco. Arriva nei pressi di case o capanne, vi
penetra attraverso la serratura delle porte, o gli infissi di finestre, e
succhia ingordamente il sangue caldo delle persone addormentate. Per ucciderlo,
si deve trovare la spoglia dimessa di questa creatura, cospargerla di polvere
di 'chili' e aspettare. Quando lo spirito malvagio rientra nella pelle della
vecchia muore bruciato dalla polvere ustionante.
Gli aborigeni australiani temono i Mrart, vampiri del deserto.
TEORIE
le origini del vampiro
devono essere individuate nell'area slava, e derivano da una crisi religiosa
(Jan L. Perkowsky)
Nel 1679 il teologo Philip Rohr, nel suo trattato "De masticatione
mortuorum" scriveva che quando dalle bare si ode un continuo rumore di masticazione,
si riconosce la presenza di un Nachzehrer, che mastica i suoi abiti,
il sudario, le proprie membra. Udirlo masticare, presagio di
imminente pestilenza. Infatti questo essere
non si limita a danneggiare se stesso e gli altri morti. Chi vive nei pressi
del cimitero comincia a perdere progressivamente
energia fino anche alla morte. In questo modo il "masticatore di sudari" accumula
energia ed è in grado di uscire dalla tomba e muoversi nel mondo dei vivi,
diffondendo la peste.
Nel 1725 Michael Ranftius teorizzava che dietro le masticazioni
potevano nascondersi semplici ratti, tra l'altro
in grado di diffondere anche la peste. Oppure, scriveva,
esiste una presunta "anima vegetativa", che anche dopo la morte continua ad
operare nel corpo del defunto. Quest'anima di bassa qualità è anche pericolosa
per i viventi (prima teoria sullo stato di non-morte vampirica)
Nel 1773 venne pubblicato un breve
saggio dal titolo "Pensieri filosofici e cristiani sui vampiri", di Johann
Christophorus Herenberg, che sostanzialmente sostiene che i Vampiri non fanno
morire gli esseri viventi, e che tutto quello che si racconta di loro è frutto
dell'ignoranza del volgo e di fantasie malate. Rammenta che nella Schiavonia
s'impalavano gli omicidi e gli si trapassava il cuore con un paletto; se fu
adoperato lo stesso castigo per i Vampiri - sostiene- è perchè essi venivano creduti artefici della morte di coloro cui succhiavano
il sangue.

Nel congresso tenuto a Cerisy-la-Salle dal 4 all'11 agosto 1992, sul tema del vampirismo,
emersero sostanzialmente due teorie principali. Secondo la prima il vampiro è antico quanto la storia umana, e le sue origini si perdono nel passato remoto
del pianeta; un'altra teoria (sostenuta principalmente da Jean-Claude Aguerre)
ritiene che il vampiro (nell'immagine che noi conosciamo) nasca soltanto nell'Europa
del XVIII secolo. Naturalmente la questione è molto più complessa.
Si riconoscono infatti cinque teorie
principali sul tema dell'origine del vampiro, e sono: l'origine universale
o preistorica, l'origine sciamanica, l'origine orientale, l'origine europea
antica o medioevale, l'origine moderna.
Per quanto riguarda la prima teoria
(origine universale o preistorica), essa è sostenuta principalmente da Montague
Summers, che porta a sostegno della sua tesi numerose tradizioni e credenze
di tribù africane (Bantù, Buganda) e resoconti assiri, sumeri, cinesi, mongoli,
arabi, nonchè greco-romani, scandinavi, celti,...
La teoria universale postula che le origini del mito del
vampiro (anche se per alcuni si tratterebbe di un fenomeno reale) sono da
attribuirsi alla paura dei morti, che nessuna religione è mai riuscita a esorcizzare completamente. Robert Baudry osserva che nella
mentalità tradizionale i morti continuano a manifestare la propria presenza
intorno ai vivi, anche se il confine tra vampirismo e mitologia, soprattutto
con riferimento alle culture più antiche (africane, assire, orientali) è molto
labile, tanto da far apparire storie legate a demoni o divinità come casi
di "vampirismo".
La seconda teoria (origine
sciamanica) è sostenuta da esperti ungheresi come Eva Pocs e Gabor Klaniczay,
e italiani come Carla Corradi Musi, secondo i quali la credenza nel vampiro
nasce in un ambito religioso ben preciso, quello dello sciamanismo.
Nell'area sciamanica il collegamento tra il modo dei vivi
e quello dei morti era una costante imprescindibile: l'aldilà era un mondo
parallelo e rovesciato rispetto a quello dei viventi, opposto ma complementare,
che si poteva raggiungere solo attraverso un percorso iniziatico molto difficile.
Difficoltà che spiega in qualche modo la rinuncia del morto ad intraprenderlo,
e la decisione di "ritornare" nel mondo dei vivi.
A questa credenza si collega l'uso delle tribù degli Ugri
dell'Ob di seppellire i defunti lontano dal villaggio,
cospargendo addirittura il percorso funebre di oggetti appuntiti, per impedire
al morto di tornare alla vita.
Secondo la Musi il vampiro non va
però confuso con lo sciamano, che rappresenta invece il tramite tra la vita
e la morte, capace di viaggiare nel mondo delle divinità e dei morti, e di
garantire l'equilibrio tra le due sfere.
Anzi a questo proposito lo sciamano rappresenterebbe l'esatto
opposto del vampiro, l'uno assicurando la fertilità, l'altro provocando la
sterilità.
La Pocs fa notare peraltro che nell'area sciamanica la distinzione
tra il bene e il male non è così netta come nel mondo
greco-romano (e nel successivo cristianesimo); più esattamente il male è in
qualche modo accettato come necessario al mantenimento dell'ordine cosmico.
La terza teoria (origine
orientale) riguarda creature affini in qualche modo al vampiro, già segnalate
da Marco Polo, ma il cui studio è stato approfondito
solo nell'Ottocento. In Malesia il Polong e il Pelesit sembrano più che altro demoni creati attraverso cerimonie negromantiche, mentre
il Langsuir e il Pontianak presentano sicuramente più affinità con la figura
del vampiro. Si tratta all'origine di spiriti, che poi possono prendere corpo
e addirittura, nel caso delle Langsuir, avere dei figli.
Per i sostenitori di questa teoria l'area
dove sembra più probabile l'origine orientale del vampiro è l'India. Molte
delle creature mitologiche che attaccano i vivi per cibarsi della loro carne
e del loro sangue anche qui sono demoni (e non spiriti ritornati di persone
morte); non sono dunque vampiri in senso proprio,
perchè non appaiono con il loro corpo, ma possono possedere i viventi, trasformandoli
in assassini antropofagi.
Trasmessa agli arabi dagli indiani, la leggenda del vampiro è arrivata in Grecia prima, e nei Balcani, Carpazi, Ungheria, transilvania,
poi.
Vi è anche un'ipotesi sull'origine del vampiro in Cina. A
questo proposito il mito del Chiang-shi è collegato all'idea che un residuo
vitale può sopravvivere nel corpo alla morte fisica, ed essere in grado di
rianimare il cadavere, trasformandolo nel Chiang-shi ("corpo-spettro"), che
vaga alla ricerca di sangue.
La quarta teoria (origine
europea antica o medioevale) è molto discussa; in realtà sembra che essa si
debba suddividere a sua volta in altri due rami distinti. Il primo riguarda
un'origine greco-romana della credenza, anche se i sostenitori di questa tesi
devono confrontarsi con il fatto che le Lamie o le
Empuse non erano propriamente vampiri. Nonostante
ciò essi ritengono che proprio da queste figure si sia sviluppata la figura
del vampiro, influenzato anche dal rapporto anima-corpo che si andava discutendo
durante il tardo ellenismo, e che sarebbe stato ulteriormente influenzato
dal cristianesimo.
Restano in ogni caso aperti due problemi fondamentali: quando
il vampiro classico sia nato, e se si tratti di un mito autoctono dell'Europa
orientale e balcanica, oppure se sia giunto da Oriente (in accordo con le
precedenti teorie).
Secondo lo specialista americano Jan L. Perkowsky le origini del vampiro devono essere individuate
nell'area slava, e derivano da una crisi religiosa: la repressione del paganesimo
prima e dell'eresia dei bogomili poi, da parte del cristianesimo. In questo
contesto, secondo lo studioso, nasce verso la fine
del decimo secolo il termine slavo Obyrbi.
Da questo derivano il serbo-croato Upirina, il bielorusso, ceco, slovacco
Upir e il bulgaro Vampir, con tutte le numerose varianti
locali.
L'idea che il vampiro succhi il sangue della vittima è slavo-balcanica, con una solida base magico-metaforica.
Questa teoria presenta delle incongruenze temporali (datazione
delle fonti in primis) che ne rendono incerta la prova dell'origine del vampiro
connessa alla crisi dei bogomili.
La quinta teoria, infine
(origine moderna), colloca l'origine del vampiro nel Settecento (anche se
viene utilizzato materiale del secolo precedente). L'idea del
vampiro ha come background culturale la grande confusione
presente all'epoca in merito ai rapporti fra corpo e anima, crisi collegata
all'illuminismo e all'indebolimento dell'idea cristiana dell'aldilà. Si comincia
a dubitare dell'immortalità dell'anima, e si arriva poi all'idea dell'immortalità
del corpo.
Il Settecento, secondo Aguerre, porta con sè la convinzione
che, se l'anima esiste, è considerata come un tutt'uno con il corpo, che un
abile chirurgo un giorno sarà capace di separare ed estrarre.
Se per vampiro si intende l'essere
donato all'immaginario collettivo dal Dracula di Stoker, esso ha sicuramente
un'origine moderna, che neppure
nasce nel Settecento, perchè il vampiro dell'epoca non mordeva le sue vittime
per succhiarne il sangue, ma piuttosto lo aspirava attraverso la pelle.
Le osservazioni di Aguerre sembrano
particolarmente pertinenti se si tratta di spiegare il successo del mito del
vampiro nell'Europa Occidentale (trascinato anche dalla letteratura).
Un filo conduttore comune, che può collegare le diverse teorie
sopra riportate, è quello del momento in cui nasce nelle diverse epoche e
luoghi il mito-fenomeno del vampiro: e cioò nel momento
di crisi dell'inconscio collettivo, nel momento di dubbio e di contrasto che
i vivi avvertono con la morte, la dualità anima-corpo, carne-spirito che,
difficilmente spiegata dalla religione, alimenta e consente la nascita di
creature che ritornano, di esseri sospesi in una specie di limbo, ancora troppo
terreni per evadere dal mondo dei vivi, condannati a tormentare e a prosciugare
corpi e menti per nutrire la propria eternità dannata.