LEGGENDE
La Via dei Negromanti
La catena dei
Sibillini fin da tempi antichissimi è luogo magico, misterioso, considerato meta
di pellegrinaggi diabolici e di incontri blasfemi tra stregoni e demoni,
ricettacolo di creature a metà tra il diabolico e il mitologico. Molti nomi di
luoghi sembrano confermare queste leggende: Grotta del Diavolo, Passo del
Diavolo, Fossa dell'Inferno, Gola dell'Infernaccio, Lago di Pilato, Grotta delle
Fate o Grotta della Sibilla.
Nel 1420 Antoine De La Salle raccolse una
leggenda (già nota almeno un secolo prima) trasposta in via romanzata (Guerin Meschino del
poeta Andrea de Barberino) secondo la quale una grotta sul monte Sibilla sarebbe
l'ingresso del regno di una Dea dell'amore.
Negromanti, maghi e demoni
avrebbero dimorato il Monte [Sibilla] e la grotta, ma nelle vicinanze esiste un
luogo non meno cupo ed enigmatico: il Lago di Pilato, ai piedi del Pizzo del
Diavolo, sovrastato dalla cima appuntita del Monte Vettore. Tra i contadini si
pensava ancora, negli anni sessanta del Novecento, che venti e tempeste erano
scatenati dal passaggio di maghi e streghe.
Scrive Paolucci nel suo libro “La Sibilla Appenninica”:
“...Le
piu' antiche testimonianze relative al nostro monte risalgono al 1300...Esse
riguardano il Lago di Pilato...dove la fama delle acque incantate e popolate dai
demoni in forma di pesci, richiama l'attenzione dei negromanti che affluiscono a
consacrare i libri di magia come al luogo piu' adatto dove gli spiriti evocati
sono pronti ad obbedire a chi dia loro in cambio la propria anima...”
Proprio sul Lago di Pilato, secondo la leggenda, i demoni che lo infestano
richiederebbero ogni anno un sacrificio umano.
Antoine de la Sale testimonia
di una forte reazione della gente del luogo contro i negromanti e di un
atteggiamento sospettoso nei confronti degli stranieri visitatori; sembra
infatti che due uomini vennero catturati nei pressi del lago e uccisi
barbaramente: un prete trascinato a Norcia e li' arso sul rogo, e il suo
compagno fatto a pezzi sul posto e gettato nelle acque del lago.
Sempre La
Sale raccoglie le testimonianze locali, le quali asserivano che la pratiche
negromantiche avevano come conseguenza lo scatenarsi di terribili tempeste.

Al contrario
nel XVI secolo Benvenuto Cellini, nella sua autobiografia, racconta di un
negromante che gli avrebbe raccomandato il Lago di Norcia come il luogo piu'
adatto a consacrare i libri al demonio, e che i residenti erano ben disposti a
collaborare in questa pratica. Questa apparente contraddizione tra le due fonti,
spiega Marina Montesano nel suo “...Sacro alle Nursine Grotte”, potrebbe essere
dovuto a interessi economici da parte dei locali.
In quei secoli il lago
veniva alternativamente chiamato “di Pilato” o “della Sibilla”.
Nel primo
caso il nome, così suggestivo, riporta alla memoria i tempi in cui Roma era la
capitale del Mondo Antico; infatti è proprio così lontana la genesi etimologica
dello specchio d'acqua: tra gli abitanti di Norcia si tramanda una tradizione,
ispirata dal celebre racconto di Antoine de la Sale, secondo la quale
l'Imperatore Tito Vespasiano, dopo aver incendiato Gerusalemme, avrebbe
convocato Pilato, ormai vecchio, accusandolo di non aver impedito trentasette
anni prima la crocifissione di Cristo Redentore, al tempo in cui era Procuratore
di Giudea. Per questo Pilato venne condannato a morte, ma gli venne concesso un
ultimo desiderio.
Il vecchio romano chiese che il suo corpo fosse deposto su
un carro trainato da quattro bufali e abbandonato al destino. Gli fu concesso
quanto richiesto, ma l'Imperatore, incuriosito dalla singolarità della
richiesta, incaricò alcuni soldati di seguire il carro. Gli animali vagarono
fino alle montagne di Norcia, e giunti sulla riva del piccolo lago, tra i monti,
vi si gettarono trascinando il carro e il cadavere nelle gelide acque,
arrossandole. Da quel giorno, in certi periodi dell'anno, i pastori che guidano
il gregge attraverso i picchi dei Sibillini, sussurrano che il Lago di Pilato si
tinga ancora di rosso.
L'associazione del lago con il nome della Sibilla
potrebbe essere legato ai poteri profetici che il luogo conferiva a maghi e
stregoni.
E' sempre Benvenuto Cellini a confermare che l'alchimia praticata
sui Sibillini e nei pressi del lago aveva come scopo finale quello di evocare
demoni che potessero indicare i tesori nascosti sotto terra.
Oltre a Cellini
vanno riportate le testimonianze del frate dell'Osservanza francescana
Bernardino Benavoglia parla di “uomini diabolici” che costruiscono “altari con
tre cerchi” , e “ponendosi con un'offerta nel terzo cerchio”, evocano il demonio
leggendo i suoi nomi da un libro.
Nicolo' Peranzoni conferma la pratica
scrivendo di “due cerchi incisi sulle pietre vicino all'argine del lago con
alcuni caratteri”, mentre Francesco Panfilo parla della presenza di un cerchio
all'interno del quale “si pronuncia Tau, Erux e un diverso carattere, che
indicano i nomi sacri del sommo Dio”. Naturalmente, per il principio
dell'inversione dei simboli usato in Magia Nera, il “Sommo Dio” e' rappresentato
dal demonio piu' potente, forse lo stesso Lucifero.
Enea Silvio Piccolomini,
il futuro Papa Pio II e intimo amico del Voivoda Vlad II Tepes (meglio noto come
Dracula), racconta di aver sentito di un convegno di streghe, demoni e ombre
notturne, nonche' di evocazioni di spiriti che avrebbero insegnato le arti
magiche. Maria Montesano non da' molto credito a questa testimonianza in quanto
la presenza femminile sul lago non viene confermata da nessun documento; noi
invece, conoscendo l'interesse del Piccolomini per le pratiche esoteriche e per
l'occulto, crediamo che le storie della presenza di streghe oltre che di
negromanti sui Sibillini sia assolutamente probabile se si pensa che il “Lago
della Sibilla” doveva essere stato consacrato all'energia ctonia della
profetessa nelle leggende pagane prima della sua commistione con la leggenda di
“Pilato” e del suo carro di buoi.
Andiamo oltre, ipotizzando che alcune
pratiche di “consacrazione” e “evocazione” potevano dare gli effetti piu'
evidenti proprio grazie alla presenza di una o piu' donne.
Sotto questa luce
le “storie” sentite dal Piccolomini potrebbero essere collegate alle “fate” o
“ancelle della Sibilla” che usavano scendere a Foce (villaggio posto tra il lago
e la grotta) per danzare con i ragazzi del posto.
Il Sentiero delle Fate
Una delle leggende piu' suggestive legate al
Monte Vettore e' la creazione del sentiero bianco che dalla cima del monte
scende in direzione di Foce.
Sembra che diversi secoli fa (visto che ne parla
anche De La Sale), si diceva che in alcune notti le fate uscivano dal regno
della Maga Alcina (Sibilla) e scendevano fino a Foce a danzare con i ragazzi del
villaggio. Le fate erano bellissime dalla vita in su, ma avevano piedi caprini e
questo permetteva di riconoscerle con facilita'.
Potevano danzare tutta la
notte ma prima dell'Alba dovevano fare ritorno nel regno sotterraneo; fu cosi'
che una notte esse, cosi' prese dal'ebbrezza della musica, non si accorsero del
sorgere del sole e, quando i primi raggi colpirono le cime dei monti, spaventate
si diedero a una pazza corsa verso l'ingresso del loro regno. Il sentiero delle
fate creato dai loro piedi caprini sarebbe il risultato della folle corsa.
Come e' noto, parte se non tutto il Folklore locale non e' altro che un “velo di
Maia” gettato su una realta' che non doveva essere rivelata; pertanto anche in
quest'ottica si puo' vedere la “danza” delle fate come un sabba o un rituale
magico di evocazione, dando cosi' maggiore consistenza alla presenza di
“streghe” o “fate” intorno al Lago di Pilato.

Il "mistero" dell'Osservatorio mai realizzato
Il Prof. Bellucci,
Direttore dell'Osservatorio di Perugia e presidente della sezione CAI perugina,
scrisse tra il 1886 e il 1888 una serie di articoli sulla rivista CAI a
proposito del progetto di costruzione di un Osservatorio che, salendo alla Cima
del Redentore dal Casale Ghezzi, si sarebbe dovuto realizzare un
capanno-osservatorio lungo il sentiero che porta sul lato destro della cresta
(parete Ovest).
Dalle parole del Prof. Bellucci pubblicate
su CAI n.2 1888:
"...Nel
versante occidentale, ad un'altezza di metri 2,300 sul mare, esiste un altopiano
di sufficiente estensione, su cui va ad erigersi un edificio a scopo di studio,
per osservazioni meteorologiche e sismiche...l'Osservatorio di Monte Vettore e'
il terzo osservatorio che per cura dell'Ufficio Centrale di Metereologia
residente in Roma e per interessamento del suo Direttore, il Prof. Tacchini va a
stabilirsi sulle vette dei piu' alti Appennini...L'Osservatorio consistera' in
un edifizio incassato in parte nella roccia...una via sotterranea mettera' in
comunicazione l'edificio suddetto con una torretta che sara' costruita proprio
sulla cresta del monte a 2,350 metri di altezza...”
“...Nel decorso anno 1887 furono
iniziati i lavori sotto la direzione del sig. Ing. Lauro Larenti di Norcia,
autore del progetto dell'edificio...L'Osservatorio del Monte Vettore vien
costruito a cura ed in gran parte a spese dell'Ufficio Centrale di Meteorologia,
il quale ha deliberato di concorrervi per tre quarti della somma necessaria ed
ha incaricato lo scrivente, come Direttore dell'Osservatorio di Perugia, della
esecuzione dell'opera.
Per la somma rimanente si provvedera' con sussidi tra
i quali annoverarsi, come gia' deliberati, quelli dell'Amministrazione
Provinciale dell'Umbria (L.1,500), della Sede Centrale del C.A.I. (L.400), della
Sezione di Perugia del C.A.I. (L.150)...”
In effetti i lavori iniziarono nel 1887 e dovevano concludersi nel 1889.
Invece i lavori sono stati interrotti subito dopo l'apertura del sentiero e non
se n'e' mai saputo piu' niente.
Un tale silenzio e' strano, soprattutto dopo
che Bellucci avere piu' volte dichiarato che il finanziamento era gia'
assegnato. Unica memoria del fatto e' il toponimo dell'antecima
che ancora
oggi e' Cima dell'Osservatorio.
Globi Luminosi
Un altro
fenomeno misterioso sono i globi luminosi che dopo i temporali vengono avvistati
nei pressi della cima del Vettore. Sembrano globi carichi di elettricità, che
galleggiano nell'aria a pochi metri dal suolo, e sono molto simili alle più
famose e altrettanto inspiegabili 'Luci
di Hessdalen'
dei Paesi Scandinavi.
UFO Crash sul Vettore?
Nel 1996 si è
verificato un discusso e controverso 'Ufo-crash'
sempre sulla cima del Monte Vettore. Hanno riportato la notizia sia il Resto
del Carlino che
il Corriere Adriatico (dicembre
1996). I quotidiani titolavano 'Allarme Ufo, arrivano anche i pompieri in
elicottero da Pescara' e 'Una palla di fuoco sul Vettore'.
Dal Resto
del Carlino:
"...Molte
persone giurano di aver visto piombare dal cielo una grossa palla di fuoco e
abbattersi contro una parete innevata del Monte Vettore. Subito hanno pensato a
un Ufo, oppure a un aereo...i montanari che hanno visto con i loro occhi la
'palla' sono pronti a giurare che si trattava di un vero e proprio Ufo..."
Sul posto si
recano i mezzi di soccorso di Alta montagna, dai Vigili del Fuoco alla Forestale
ai Carabinieri, ma sul posto non vengono ritrovati resti di velivoli nè oggetti
anomali. Solo, più in basso rispetto alla cima, si notano le tracce di una
recente valanga di fondo.
In definitiva le ipotesi che sono sembrate più
logiche sono state quella dell'illusione ottica e del lancio di un raggio di
segnalazione, ma la vicenda lascia tutt'ora un alone di dubbio e mistero.
LINKS UTILI
http://www.parks.it/parco.nazionale.monti.sibillini/index.html
[sito ufficiale del Parco Nazionale dei Sibillini]
http://www.sibillini.org/it/go.php?x=4item1 [i
Sibillini in dettaglio]
-sulle leggende dei Sibillini
http://www.regione.umbria.it/cridea/ambiente@scuola/suo_spel/montagna/sibilli3.htm
http://www.sibillini.net/news/voci%20dal%20parco/_07_05.html
-sugli itinerari
http://www.tradizioni.it/percorsi/percorso15.htm
-sulle infrastrutture e istituzioni pubbliche (comunità
montana, ANA, ristoranti, locande, carabinieri)
http://www.incastro.marche.it/incastro/arquata/turismo.STM