In seguito
venne stimata la distanza oggetto-Sole in 80 miliardi di Km, cioè
abbastanza vicino da rientrare nell'orbita del nostro Sistema Solare;
sembrava in avvicinamento verso la Terra ma era troppo grande e si
muoveva troppo lentamente per essere una cometa.
Nel 1987 la NASA
annunciò ufficialmente la possibile esistenza del "Planet X", in una
conferenza tenuta presso il Centro di Ricerca di Ames, in California,
attraverso il suo portavoce, John Anderson.
Alla fine degli anni '90
John Murray (UK's Open University) e John Matese (University of
Southwestern Louisiana) arrivarono, con studi separati, alle stesse
conclusioni, e cioè che esiste un oggetto sconosciuto ai limiti del
nostro Spazio che esercita una forza gravitazionale capace di
"rallentare l'uscita delle sonde dal sistema solare e di deviare il
percorso delle comete"
Nel 1998 la NASA annunciò la possibile
scoperta di un pianeta extrasolare in una stella binaria (TMR-IC) della
costellazione del Toro, a circa 450 anni luce dalla Terra.
In seguito
nuove osservazioni con il telescopio Keck esclusero quest'ipotesi, in
quanto si sarebbe individuata una temperatura superficiale superiore a
2700 gradi Kelvin, incompatibile con la temperatura di qualunque giovane
pianeta.
Nel febbraio del 2000 è stata scoperta una cometa di grandi
dimensioni che sta ruotando attorno al Sole lungo un'orbita talmente
grande ed ellittica, da non poter essere giustificata col solo disturbo
gravitazionale prodotto dai pianeti più grandi (Giove, Saturno). La
cometa è stata denominata 2000CR105, e sembra avere un diametro di
almeno 400 Km. Brett Gladman e i suoi collaboratori, dall'Osservatorio
della Costa Azzurra, hanno stimato il suo perielio a 6,6 miliardi di Km,
e il suo afelio a 58 miliardi di Km circa.
Tra le numerose ipotesi
prese in esame, vi è quella suggestiva dell'esistenza di un pianeta
delle dimensioni di Marte, che orbiterebbe ad una distanza media dal
Sole di circa 11 miliardi di Km, giustificando l'evoluzione e il
comportamento di questa enorme cometa. Tuttavia questo pianeta non è
stato ancora individuato.
Nel 2001 l'Osservatorio Elvetico di
Neuchatel ha annunciato che i suoi astronomi avevano individuato una
massa di colore rossastro negli spazi siderali, lo stesso corpo celeste,
probabilmente, captato dal Gordon Macmilla Southam Observatory di Lowel
in Arizona. In tutt'e due i casi si è parlato di un corpo planetario in
fase di avvicinamento regolare alla Terra.
Nel gennaio 2002 alcuni
astronomi (da ultimi quelli dell'osservatorio di Haute Provence in
Francia) hanno dichiarato di essere riusciti a fotografare un corpo
celeste in avvicinamento in ascensione retta (4h 27m 22s; declinazione
12h 8m 20s).
In un articolo apparso sulla rivista Nexus del bimestre
Novembre-Dicembre 2002, Furio Stella riporta le dichiarazioni di Adriano
Forgione, direttore del mensile Hera, che aveva pubblicato nel suo
giornale presunte foto di Nibiru, la cui attendibilità non è stata in
alcun modo provata. Al contrario, semmai, Forgione ne ha smentito la
veridicità in occasione del 2° Convegno Nazionale di Nexus dello scorso
27 Ottobre 2002. "Questo non significa che io non creda nell'esistenza
di Nibiru -ha detto Forgione- Credo anzi che i Sumeri conoscessero molto
bene com'era composto il Sistema Solare…e le loro osservazioni vengono
oggi confermate anche dagli astrofisici…con i calcoli matematici
sull'orbita delle comete. Questi calcoli confermano l'esistenza di un
grande corpo celeste , almeno tre-quattro volte la Terra, con l'orbita
retrograda, per cui tutto coincide con quanto descritto da Sitchin".
Sul
lavoro dello studioso russo però il direttore di Hera ammette di
trovarsi in disaccordo su svariati punti:
"Non c'è conferma che il
Decimo Pianeta entri nel Sistema Solare e che abbia l'orbita allungata e
intersecante. Non ha senso…Sono poi scettico sul fatto che il Pianeta
sarebbe abitato…
In questo Sitchin ha unito vari concetti associando a
Nibiru un concetto che non c'è sui testi cuneiformi: quella che gli
Anunnaki siano gli abitanti di Nibiru è in sostanza una sua deduzione."
Carmen
Rettore, ricercatrice degli Archetipi e del loro messaggio, evidenzia
come ad ogni scoperta di un nuovo pianeta si possono associare grandi
cambiamenti nella storia dell'Umanità, cambiamenti che non possono
essere casuali, perché "…l'universo ha il proprio codice di
comunicazione…": alla scoperta di Urano nel 1781 è seguita la
Rivoluzione Industriale e Tecnica; Nettuno, avvistato per la prima volta
nel 1846, ha coinciso con l'aumento dei viaggi, dell'uso di droghe, con
la nascita della ferrovia e del cinema; Plutone, nel 1930, può essere
associato con la psicanalisi, la sessualità, la bomba atomica…
La
domanda da farsi, al di là di tutte le possibili congetture sulla
presenza di Nibiru nel nostro Sistema Solare, sul suo arrivo, sulla
presenza di organismi viventi sulla sua superficie, è quali saranno, in
definitiva, le conseguenze della scoperta del Decimo Pianeta; cosa
porterà all'Umanità, e cosa, invece, le toglierà?