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ANNO XV


VALMALENCO FILES
NEOBATRI E LA VALMALENCO
31.05.2018
TXP 3.0
E' online la nuova versione del sito ufficiale del Gruppo The X-Plan, con un nuovo layout e box tematici per una lettura più immediata ed efficace. Ogni articolo presenta una foto di anteprima e una descrizione testuale. Rimangono i colori ufficiali del Gruppo e il Pianeta X, che dal 2003 ci accompagna nel nostro lavoro di ricerca. Buona navigazione.

La Commissione



X-ZONE/X-phenomena

INTRODUZIONE ALLA CRIPTOZOOLOGIA

La Commissione
Per Criptozoologia si intende la ricerca e lo studio di creature appartenenti al mondo animale e vegetale la cui esistenza non e’ stata riconosciuta o accettata dalla scienza ufficiale. Il Criptozoologi definiscono l’oggetto delle loro ricerche “Criptidi”. In questa categoria sono inclusi esempi viventi di creature considerate estinte come i dinosauri; animali la cui esistenza manca di prove concrete ma che ritornano costantemente nel folklore di una particolare area del mondo (come il Bigfoot delle foreste nordamericane o il Chupacabra dell’America Latina); ma anche animali selvatici che si trovano al di fuori del loro normale habitat naturale, come i cosiddetti “felini fantasma”. Per quanto riguarda il regno vegetale, lo studio di piante “anomale” o “leggendarie” appartiene alla Criptobotanica.
La Criptozoologia non e’ una disciplina scientifica riconosciuta e neppure una branca della zoologia (dove in teoria potrebbe collocarsi), ma e’ definita come pseudo-scienza in quanto tende affidare le proprie indagini a prove non empiriche (storie, leggende, aneddoti, presunti avvistamenti, ecc). Inoltre, l’approccio pseudoscientifico della Criptozoologia al Folklore si discosta dal folklorismo, che invece e’ lo studio accademico del folklore.
Heuvelmans nel suo libro “On the Track of Unknonw Animals” [Sulle tracce di animali sconosciuti, n.d.a.] del 1955 fa partire le origini della disciplina ad Anthoine Cornelis Oudemans e al suo studio “The Great Sea Serpent” [Il grande serpente di mare, n.d.a.] del 1892. Heuvelmans sostiene che la Criptozoologia dovrebbe essere condotta con rigore scientifico seppur con un approccio interdisciplinare e aperto. Egli inoltre sottolinea come l’attenzione per ogni particolare soggetto criptozoologico dovrebbe partire da fonti del folklore locale visto che ogni mito e leggenda, per quanto invaso da elementi fantastici e improbabili, contiene pezzi di verita’ e importanti informazioni che possono aiutare il ricercatore a trovare il filo “realistico” da seguire nel labirinto dei fatti immaginari o esagerati.
Noi aggiungiamo che la parte piu’ difficile in uno studio criptozoologico, almeno per quanto ci riguarda, sta proprio nel filtraggio iniziale delle risorse a disposizione. Il Gruppo The X-Plan, la cui prima indagine e’ stata quella sul “Mostro di Scheggia”, si e’ trovato di fronte a una mole di informazioni che variavano dalle voci di paese al racconto del testimone diretto, fino all’occultamento o all’inquinamento delle prove. Quindi la preparazione di un Criptozoologo deve essere, e siamo d’accordo con Heuvelmans, quella di uno scienziato empirico, ma anche un ricercatore pratico in grado di saper giudicare le persone e gli eventi correlati all’evento-chiave da studiare. Solo cosi’ il “filtraggio documentale”, se cosi’ vogliamo definirlo, potra’ portare ad una strada concreta.
Il tema dei “felini fantasma” (come la Pantera Nera degli Appalachi o la Bestia di Bodmin per citarne alcuni) e’ quello di animali classificati dalla zoologia ma che vivrebbero in un habitat completamente diverso da quello loro assegnato dalla scienza. Anche perche’, per quanto rari gli avvistamenti possano essere, si tratta pur sempre di un animale la cui esistenza e’ provata con certezza, a dispetto di altri soggetti di studio piu’ complessi come il Mothman (l’ “Uomo-Falena” dei fatti di Point Pleasant, Virgina, USA) o lo Yeti dell’Hymalaia, per i quali non esistono prove definitive.
Un altro libro da menzionare e’ “Exotic Zoology” [Zoologia Esotica, n.d.a.] DI Willy Ley, pubblicato nel 1959. E’ interssante per la criptozoologia perche’ discute dell’esistenza dello Yeti e dei serpenti di mare, cosi’ come dei dinosauri ancora esistenti. Una sezione del libro suggerisce la possibilita’ che creature leggendarie come l’unicorno o i ciclopi possano essere figure basate su animali reali, o resti di essi, che sarebbero stati interpretati in modo errato.
Lo zoologo britannico e criptozoologo Karl Shuker ha pubblicato dodici libri e vari articoli su numerosi soggetti criptozoologici sin dalla meta’ degli anni ottanta, mentre Loren Coleman ha raccolto uno studio sulla storia della Criptozoologia e sui personaggi piu’ famosi ad essa collegati.
PIETRE MILIARI DELLA CRIPTOZOOLOGIA

Vi sono, nella storia della Criptozoologia, delle leggende che piu’ di altre hanno acquistato fama e grande risonanza a livello mediatico. Tra questi sicuramente vanno annoverati il Bigfoot delle foreste Nordamericane (California, Oregon, Colorado), che dopo una prima ipotesi dell’ “anello mancante” tra uomo e scimmia, oggi si tende a considerare piu’ valida l’ipotesi che si tratti di un essere completamente scollegato da entrambe le specie, dotato di acuta intelligenza e di poteri psichici, nonche’ della possibilita’ di viaggiare nel tessuto interdimensionale; i mostri dei laghi, tra i quali spicca lo scozzese Nessie o “Mostro di Loch Ness”, che per decadi ha attirato turisti e ricercatori da tutto il mondo. Nel ventunesimo secolo tale leggenda e’stata sfatata da un cosiddetto “debunking” dimostrato da ricercatori che ne avrebbero smascherato il trucco. Ma molti dubbi restano in proposito sul fatto che il debunking possa in realta’ essere stata una strategia di “Cover-up” per distogliere l’attenzione che si era fatta troppo pressante sul lago (anche in concomitanza con l’evoluzione della tecnologia che potrebbe rilevare quello che in passato non era alla portata degli studiosi).
Vi sono poi creature che per lungo tempo sono state credute criptidi fino a quando una loro osservazione costante ne ha spostato la classificazione all’interno della zoologia convenzionale: l’Okapi, i Draghi di Komodo, il Gorilla di Montagna. Ma anche all’interno di questa disciplina vi sono sotto categorie “ibride”, come ad esempio la Tartaruga di Hoan Kiem, un animale che e’ stato fisicamente confermato dalla scienza ma la cui tassonomia e’ tutt’ora incerta.
Nel 2003 la scoperta dei resti fossili dell’Homo Floresiensis nell’arcipelago indonesiano e’ stato citato dal paleontologo Herny Gee (editor della rivista Nature) come una possibile prova che criptidi umanoidi come l’Orang Pendek e lo Yeti sono fondati su fatti reali.
“ La Criptozoologia, lo studio di tali creature favolose, puo’ ‘uscire dalla ghiacciaia’ “ ha scritto Gee, con un evidente riferimento al fatto che tale pseudoscienza e’ da molti considerata una disciplina di scarto.
Il problema della preparazione dei criptozoologi esiste, in quanto mentre essi sono spesso incapaci di seguire propriamente il metodo scientifico a causa della natura dell’indagine (tra tutti, l’osservazione continua e gli esperimenti basati su questa), la vasta maggioranza di essi tutt’ora rifiuta spiegazioni soprannaturali correlate agli avvistamenti di criptidi, preferndo mantenere una linea “possibilista” senza per questo scartarne l’esistenza. Un approccio ibrido che viola uno dei due stilemi proposti sopra, e cioe’ quello di avere una mentalita’ aperta dall’inizio alla fine dell’indagine, anche accettando la possibilita’ che l’osservazione dei criptidi sia cosi’ difficile proprio perche’ alcuni di essi possiedono facolta’ “paranormali” che altre creature del regno animale o vegetale non possiedono.

LE CRITICHE ALLA CRIPTOZOOLOGIA

La Criptozoologia e’ stata criticata per via del fatto che si deve appoggiare necessariamente su informazoni aneddotiche e non sempre seguendo il metodo scientifico classico quando si tratta di investigare creature la cui esistenza e’ considerata da molti scienziati altamente improbabile.
In una conferenza per The American Biology Teacher l’allora presidente della “National Association of Biology Teacher” Dan Ward si e’ riferito alla criptozoologia come ad una “pseudoscienza tecnologica” che puo’ confondere gli studenti sul metodo scientifico. Noi non siamo assolutamente d’accordo su questa affermazione e per due ragioni: la prima e’ che la Criptozoologia impiega si la tecnologia come mezzo ausiliario per l’analisi e l’indagine, ma non nasce dalla tecnologia. Essa e’, prima di tutto, una “scienza sul campo” che studia il territorio da cui il folklore ha origine. Con o senza tecnologia.
La seconda ragione riguarda gli studenti: chiunque si iscriva ad una facolta’ scientifica viene educato (o dovrebbe esserlo) prima di tutto al metodo. Quindi avere la possibilita’ di confrontare i propri studi “classici” con le para-scienze o scienze di frontiera (non usiamo pseudoscienze almeno per quanto ci riguarda) dovrebbe solo essere un arricchimento nozionistico come scienziato e come persona.
Ward prosegue dicendo che “La Criptozoologia...non e’ una scienza valida, non e’ neppure una scienza. E’ una caccia ai mostri”.
Brian Regal, storico della scienza, include una voce nel suo “Pseudoscience: A Critical Encyclopedia” (2009) [Pseudoscienza: un’enciclopedia critica n.d.a.]. Regal dice scrive che “come tentativo intellettuale la Criptozoologia e’ stata studiata almeno quanto i criptozoologi studiano gli animali nascosti”.
Nonostante le critiche che ogni “scienza di confine” necessariamente riceve da parte del mondo accademico, troppo fenomeni in natura non trovano ancora una spiegazione “classica” e, per questo, non accettare la possibilita’ che altri metodi possano raggiungere risultati non possibili attraverso la scienza empirica non e’ a nostro avviso una mentalita’ scientifica. 
06/06/2018 23:10:34

http://www.thexplan.net/article/368/INTRODUZIONE-ALLA-CRIPTOZOOLOGIA/It
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