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ANNO XV


31.05.2018
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La Commissione



X-ZONE/X-phenomena

LICANTROPIA III

Parte Terza

La Commissione

LETTERATURA

La prima apparizione letteraria del Lupo Mannaro si ha nel Satyricon di Petronio (I sec d.C.), con l'episodio del versipelle (colui che cambia pelle), da cui poi si svilupperà la figura lupesca minacciosa e sanguinaria che conosciamo oggi.

Petronio

Il 'lupo cattivo' nel Cappuccetto Rosso (1697) di Perrault è una figura-simbolo chiave in questo senso: Secondo varie interpretazioni lo scrittore francese si sarebbe ispirato ad una leggenda molto più cruenta e meno romantica della versione per bambini data alle stampe.

In epoca moderna la prima opera sul Lupo Mannaro si ritrova in un episodio del romanzo The Albigenses (1824) di Charles Maturin (1782-1824). Quindici anni dopo un altro romanzo, The Phantom Ship (1839) di Frederick Marryat (1786-1848) affronta il medesimo tema in uno dei capitoli.

Charles Maturin

Sulla scia della fama conquistata dal Vampiro di Polidori (vedi LETTERATURA in VAMPIRISMO II) anche il Lupo Mannaro conosce, intorno alla metà del XIX sec., un certo successo letterario, anche se non paragonabile a quello del suo 'cugino' succhiasangue. Il romanzo-fiume (settimanale) Wagner the Wher-Wolf (1846-1847) di G.W.Reynolds fa conoscere alla grande massa l'orrore dell' Uomo-Lupo.
Di Lupi Mannari si occuparono quasi tutti gli autori più prolifici del genere Horror (ma non solo): Alexandre Dumas con Il Signore dei Lupi (1856), il duo Erckmann-Chatrian con Huges il Lupo (1876), Guy de Maupassant con Il Lupo (1882). E poi, ancora, Prosper Merimeè (Lokis, 1869), Rudyard Kipling (Il Marchio della Bestia, 1888), Algernon Blackwood (Lupo-Che-Corre, 1912), Howard Phillip Lovecraft (Il Cane, 1923).
Nel 1923 l'avvento della celebre rivista americana Weird Tales costituì un importante banco di prova per moltissimi scrittori, che affrontarono tutte le tematiche inerenti al bizzarro, e quindi, ovviamente, anche alla licantropia.

la mitica rivista Weird Tales

Sulle pagine del periodico apparve tra l'altro il ciclo del Lupo Mannaro di Ponkert, ispirato da H.P.Lovecraft e scritto da Henry Warner Munn.
Tuttavia, il racconto più famoso (tutt'oggi riconosciuto) sui Lupi Mannari vide la luce su una rivista concorrente, Unknown. Il Figlio della Notte (1948) di Jack Williamson ha il pregio di introdurre e raccontare sotto un aspetto completamente nuovo la figura del Lupo Mannaro, offrendo spunti di riflessione non solo orrorifici, ma anche storici e psicologici.
Dopo la metà del secolo vanno ricordati tra gli autori più famosi, i racconti di Ramsey Campbell (Ronda di Notte, 1973), Whitley Strieber (Wolfen, 1978), Tanith Lee (Lycanthia, 1981), Dennis Etchison (Il Succiacapre, 1982), Stephen King (Unico Indizio la Luna Piena, 1983), Clive Barker (Crepuscolo alle Torri, 1985), Karl Edward Wagner (Una Notte a Parigi, 1992), Graham Masterton (Tappeto, 1994).

LA SCIENZA

"...Il lupo è cattivo, invece il pettirosso è tanto dolce...Così l'uomo trasferisce i propri principi morali anche negli animali classificandoli secondo questi suoi schemi convenzionali. In realtà non esistono animali cattivi o buoni: tutti difendono, a modo loro, le basi della propria esistenza e lottano per il proprio partner sessuale..." [Dierk Franck]

Gli etologi moderni, studiando i pochi esemplari di lupo rimasti nel loro habitat naturale, hanno 'scoperto' che il feroce predatore è in realtà un animale d'indole mite, molto timido, monogamo, affettuoso con la prole e assolutamente non aggressivo nei confronti dell'uomo. Una creatura quindi ben lontana dall'immagine leggendaria tramandata dall'uomo, immagine che vede il lupo una belva malvagia e sanguinaria.
Fra lupo e uomo peraltro vi sono straordinarie somiglianze: animale di origine paleo-artica, il lupo migrò con l'uomo primitivo dall'Eurasia all'America del Nord attraverso lo Stretto di Bering, durante le glaciazioni; seguì le stirpi indoariane nella loro diffusione europea; fra tutti gli animali selvaggi è quello che ha maggiormente segnato la civiltà occidentale, prima come animale totemico, poi come manifestazione diabolica.

Al di là delle leggende e delle tradizioni popolari, il lupo possiede una precisa fisionomia strutturale e gerarchica dal punto di vista prettamente zoologico. La struttura sociale è il branco (soprattutto per necessità alimentare), e la gerarchia all'interno di esso è molto rigida: il Capobranco e la sua compagna sono gli elementi dominanti del gruppo. Riguardo all'ululato, peculiarità dell'animale, scrive Dierk Franck:

"...l'ululato non si limita a semplice manifestazione di presenza e padronanza su un territorio; esso ha un'ulteriore funzione in senso sociale: prima di ogni coro il branco si eccita, e questo porta a compiere lunghe cerimonie (festose, non aggressive) durante le quali vengono ribadite le rispettive posizioni gerarchiche..."

In alcune zone d'Italia (Abruzzo in particolare) esiste ancora la figura del luparo. In passato egli passava per le contrade mostrando a tutti le spoglie della sua vittima (in cambio di offerte): il lupo, il primo nemico di un'economia rurale.
Dall'uomo primitivo cacciatore all'agricoltore, fino all'urbanizzazione del territorio, il lupo è sempre stato una presenza costante. Gli studi condotti su questa specie hanno definitivamente accertata la sua non pericolosità per l'uomo; anzi, è stato evidenziato il suo ruolo fondamentale di garante dell'equilibrio biologico, troppo spesso compromesso proprio dall'uomo.
Paradossalmente chi ha meno paura del lupo sono proprio quelle persone che, secondo la tradizione popolare, dovrebbero temerlo: pastori, boscaioli, montanari. Questa gente sa perfettamente che il lupo non si avvicina mai all'uomo: solo se costretto dalla fame può tentare razzie nelle fattorie, ma i cani da pastore non hanno difficoltà ad allontanarlo.
Chi invece divulga falsità su questo animale è il cacciatore, che vede in lui un diretto concorrente.

Il genere Canis ha origine dai Creodonti, gruppo esistente 60-120 milioni di anni fa, e al quale fanno capo tutti i carnivori attualmente esistenti.
30 milioni di anni fa il ceppo comune si divise in tre rami: Ursidi, Procionidi e Canidi. Il genere Canis e quello Vulpes presero strade evolutive diverse circa 15 milioni di anni fa. Fanno parte del primo gruppo, insieme al lupo, lo sciacallo, il coyote, il dingo e il cane domestico.
E' ormai provato che quest'ultimo discende direttamente dal lupo e che l'inizio del processo di domesticazione risale a circa 12.000 anni fa, probabilmente in Asia, partendo da una sottospecie di lupo oggi estinta.
Tra le sottospecie attualmente esistenti (circa 32, 24 delle quali stanziate sul territorio nordamericano, e 8 sul continente eurasiatico) ricordiamo il lupo della Tundra, o Tundrawolf; il lupo dei boschi, o Timber-wolf; il lupo appenninico; il lupo europeo; il lupo rosso.
Le caratteristiche fisiche di questo animale sono principalmente: lunghezza massima 120 cm; lunghezza coda fino a 45 cm. Distribuzione geografica: Europa, Asia e Nordamerica.

Secondo la scienza medica la licantropia è un comportamento patologico connesso con certe forme di isteria, per cui il malato crede di essere mutato in lupo e ne imita l'andatura a quattro zampe, gli ululati, ecc.
La nosografia attuale ha coniato un termine per questo tipo di allucinazioni derivanti dalla confluenza di elementi depressivi e paranoidi del paziente. La malattia viene definita zoopatia interna. V.Davini, nel paragrafo Clinica e psicopatologia del delirio di zoopatia interna (dal volume Sistema Nervoso, 1952) riporta vari esempi di pazienti schizofrenici che credevano di trasformarsi in animali a causa dei loro peccati.
Nei secoli passati (ma anche più recentemente) il terrore di questa manifestazione ha portato a morte individui affetti da questo disturbo, i licantropi, appunto.
Il ricercatore David Dolphin considera la licantropia come forma grave di porfiria, una disfunzione genetica per la quale alcuni agenti chimici, detti porfirine, muterebbero l’ossigeno presente nel sangue in tossine in grado di deteriorare la pelle. Tale patologia si deve alla mancanza di EME, una sostanza prodotta dal fegato, responsabile della colorazione del sangue e del trasporto dell’ossigeno.
Il fungo Ergot (Clavicea Purpurea) contiene alcune interessanti sostanze, quali alkaloidi e acido lisergico (in particolare ergotamina, ergosina e beta-ergosina, ergonina, ergovalina, ergostina, ergotina e beta-ergotina, ergocornina, ergocristina, ergocryptina e beta-ergocryptina).

Da questi elementi si produce LSD. L'ergotamina è letale se ingerita, inalata o anche solo assorbita tramite contatto. I vari elementi indicati hanno inoltre un alto tasso di psicoattività. Effetti comuni sono la vasocostrizione che degenera in cancrena alle estremità.
Gli elementi tossici del fungo non vengono distrutti dal calore, per cui è ragionevole pensare che nel pane, anche dopo la cottura, si preservino come nella spiga. Avvelenamento da Ergot o ergotismo accadeva frequentemente in Europa, in modo particolare in Francia intorno al 1950. Tra i terribili sintomi di questa virulenta e spesso letale patologia vi sono la distruzione delle funzioni di controllo del sistema motorio con successivi tremori, convulsioni, movimenti inconsulti degli occhi e del collo; mutismo, confusione, allucinazioni, attacchi di panico, disorientamento, arsura, appetito incontrollabile, attacchi di freddo e di caldo con screpolatura, irritazione e caduta della pelle. L'ergotismo è conosciuto con una varietà di nomi quali Fuoco di S.Antonio (Il nome del Santo invocato per guarire da questo male) e per i fisici inglesi del 17° secolo "soffocamento della madre".

S.Antonio circondato dai malati di Ergotismo

In altre parole i sintomi dell'ergotismo simulano il comportamento licantropico e possono essere spesso confusi per morte da strangolamento (movimenti inconsulti degli occhi e del collo) e soffocamento. In aggiunta la presenza di acido lisergico causa nella vittima un violento e intenso stato allucinatorio. Da un punto di vista analitico i sintomi sono anche superficialmente simili a quelli della rabbia e da qui si spiega la popolare credenza che la licantropia sia trasmessa attraverso il morso di un lupo mannaro e nel contesto di patologia da ergotismo diveniva la causa più probabile; inoltre il prurito e la sensazione di bruciore causata dall'estrema vaso-costrizione spesso era preludio della necrosi dei tessuti e della cancrena.
La crescita dell'ergot è stimolata da alcune condizioni atmosferiche (cresce meglio in luoghi paludosi e/o stagnanti); le epidemie sono state spesso legate ad eruzioni vulcaniche soprattutto in Scandinavia e la presenza di laghi o una forte umidità in estate è sufficiente a far crescere l'ergot. Il fungo si manifesta sulle spighe con delle infiorescenze di color nero-porpora.

Una spiga attaccata dal parassita Ergot

Nel periodo delle grandi epidemie di licantropia (XV-XVII sec.) la principale fonte di sostentamento in Germania e in Scandinavia era sicuramente il grano, anche se l'ergot non colpisce solo questo tipo di cereale, e questa potrebbe essere una delle ragioni della temuta malattia.
Va ricordato, inoltre, che il significato più comune attribuito al nome Beowulf è 'Barley-wolf', che suggerisce da solo l'accostamento con quanto detto,e aggiunge la nozione del guerriero come colui che muta in una bestia tremenda, una trasformazione licantropica espressa in Norvegia dal termine berserkr, o 'bear-shirt'.

BIBLIOGRAFIA

Saggi e Trattati

1) Ovidio, Metamorfosi
2) Giraldus Cambrensis, Topographia Hibernica (Irlanda, 1184-1186 ca.)
3) Raccolta mitologica, Kongs Skugsjo (Norvegia,1250)
4) Olaus Magnus, Historia de gentibus septentrionalibus (Venezia, 1561)
5) Johann Wierus, Pseudomonarchia Daemonum (1583)
6) Jean Bodin, Demonomanie des sorciers (Parigi, 1591)
7) Jacques Rickius, Discours de la lycanthropie ou de la transmutation des hommes en loups (Parigi, 1599)
8) Pierre Delancre, L'incredulitè et mecreance du sortilege pleinement coinvaicues (Parigi, 1612)
9) Pierre Delancre, Tableau de l'inconstance des mauvais anges et demons (Parigi, 1612)
10) J. De Nyauld, De la Lycanthropie, transformation et exstase des sorciers (Parigi, 1615)
11) Daniel Sennert, Malattie Occulte (Francoforte, 1636)
12) C.Wantscherus, De lupo et Lycanthropia (Wittenburg, 1666)
13) J.F.Müller, De transmutatione hominum in lupos (Lipsia, 1673)
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18) M.Olsen (a cura di), Volsunga saga ok Ragnarssaga Lojbroka (Copenaghen, 1906-1908)
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Links

http://digilander.libero.it/sogniurlanti/licantropi.htm
http://www.deliriumsrealm.com
http://www.tgcom.it/ArticoloTgCom/articoli/articolo19000.shtml
http://digilander.libero.it/LaCongrega/sciamvichingo.html
http://www.paleolithicartmagazine.org/pagina74.html
http://www.geocities.com/profondogotico/wolf2.htm
http://www.sciamanesimo.com/fondamenti.html
http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/Friends_Book/html/racconti_andrea/introduzione.htm
http://fad.clio.it/demo/scienze/pedagogia/lezione_1.htm
http://www.feralchildren.com/en/index.php
http://www.deliriumsrealm.com/delirium/mythology

Volumi

A cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Storie di Lupi Mannari, Newton (1994)
A cura di Stephen Jones, Lupi Mannari, Newton (1997)
Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli Editore (1959)
Ottorino Pianigiani, Vocabolario etimologico della lingua italiana, Edizioni Polaris (1991)
A cura di Heinz Sielmann, Vita degli Animali, Armando Curcio Editore(1988) Vol. I-II-III-IV-V-VI
V.J.Stanêk, Enciclopedia Illustrata degli Animali, Fratelli Melita Editori (1988)
Consulenza di Vanio Vannini, Grande Dizionario Medico, Fratelli Fabbri Editori (1972) Vol. IV


22/05/2018 23:40:20

http://www.thexplan.net/article/361/LICANTROPIA-III/It
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