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ANNO XV


31.05.2018
TXP 3.0
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La Commissione



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L'ULTIMO PAPA - PARTE I

La Commissione
"Carissimi fratelli e sorelle, alle 21.37 il Santo Padre e' tornato alla Casa del Padre"

Questo il comunicato ufficiale pronunciato agli altoparlanti da Monsignor Sandri a S.Pietro, alle ore 22:00 di sabato 2 Aprile 2005.
I Mass Media di tutto il mondo, molti dei quali collegati in diretta, hanno trasmesso immediatamente la notizia, e sono arrivate a Vatican City i primi messaggi di cordoglio e ringraziamento da parte di Leader politici e di Primi Ministri.
Papa Giovanni Paolo II è morto dopo 26 anni anni di governo sulla Chiesa Cattolica. Ma cosa ne è stato dell'uomo Karol Wojtyla? Hanno le due figure seguito lo stesso destino? Sono stati davvero, fino alla fine, la stessa cosa? E come sarà il 'dopo'? Quale il futuro della Chiesa negli anni a venire?

Sarà molto difficile rispondere a tutte queste domande, anche perchè molte di esse non trovano riscontro in nessun documento ufficiale o ufficioso. La politica di THEXPLAN.NET è quella tuttavia di fornire una visione il più possibile completa e indipendente dei fatti, tentando di colmare i punti oscuri o incogniti della storia con un ragionamento logico e consequenziale.
Di quanto verrà detto siate consapevoli del fatto che si tratta di ipotesi e di teorie ragionate sulla base dell'osservazione, dell'interpretazione e della elaborazione delle vicende storiche di questo secolo, ma anche di sensazioni e supposizioni assolutamente personali.


DELLA VITA

Karol Jozef Wojtyla nasce il 18 maggio 1920 a Wadowice, piccola cittadina della Polonia meridionale con 8.000 cattolici e 2.000 ebrei, al confine con la Slovacchia. Il padre era un ufficiale dell'esercito polacco, la madre morì nel 1929 e la sorella prima ancora che Karol nascesse. Nel 1932 se ne andò anche l'amato fratello Edmund per una malattia contratta durante il suo tirocinio di medicina. Nel 1938 Karol Wojtyla si trasferisce a Cracovia per iscriversi all'Università.
Gli amici d'infanzia lo chiamavano Lolek ('piccolo Carlo'). Tra di essi vi erano anche degli ebrei, nonostante la famiglia Wojtyla fosse estremamente cattolica. Jerzy Kluger, ebreo amico di Karol, in un'intervista al New York Times, disse:

"...la gente in Vaticano non conosce gli Ebrei, e i papi precedenti non conoscevano gli Ebrei...Ma questo Papa è un amico del popolo ebraico perchè egli conosce il popolo ebraico..."

Paolo Mosca, nel suo libro Lettera al Papa (2005), ha raccontato un aneddoto curioso riferito proprio all'amicizia di Karol con gli ebrei. Essendo stato sempre un grande sportivo, da ragazzo amava organizzare partite di calcio nel suo paese. Le squadre che si formavano molte volte erano divise dalla fede religiosa: accadeva perciò che la competizione si svolgeva tra cattolici ed ebrei. Karol Wojtyla si schierava spesso con gli ebrei.
Già nell'infanzia di Karol troviamo i primi segnali di esperienze particolari che contribuirono a formare la personalità di Wojtyla, considerando il tempo e il luogo in cui si svolgeva la vita di Lolek, e cioè la Polonia del periodo immediatamente precedente alla Seconda Guerra Mondiale (Polonia che fu la prima ad essere invasa allo scoppio della Blitzkrieg).

Il legame tra Karol e gli Ebrei non si fermò peraltro ai primi anni della sua vita. Divenuto Giovanni Paolo II, egli fu il primo Papa a visitare una Sinagoga; il primo a visitare il memorial delle vittime dell'Olocausto ad Auschwitz; andò in visita innanzi al Muro del Pianto a Gerusalemme, e fu colui che, al termine dell'alienazione tra Cattolici ed Ebrei, chiamò Ebrei 'I nostri fratelli maggiori'.
Torneremo poi su questa parte della vita di Karol Wojtyla.

Due incidenti quasi mortali occorsero a Karol durante la sua vita pre-papale: nel primo caso venne investito da un tram, nel secondo da un autotreno nel 1944. Le ferite riportate lasciarono un danno permanente all'altrimenti robusta corporatura, in particolare un affossamento delle spalle che si è accentuato negli anni.
In età adulta i problemi fisici si acuirono: la dislocazione di una spalla, la rottura di una coscia (che portò ad un'operazione di riassestamento femorale), la rimozione di un tumore cancerogeno dal colon e l'attentato subito nel 1981 (i due proiettili di arma da fuoco colpirono l'addome, il braccio destro e la mano sinistra) ne minarono fortemente la salute.

"...La gioventù del Papa non fu felice...egli meditò a lungo sul significato della sofferenza..."

disse al New York Times l'ex missionario francese Padre Joseph Vandrisse, ora giornalista.
Il padre di Karol fece voto di allevare da solo il figlio, e si trasferì con lui a Cracovia. Lì, in un piccolo appartamento, cercò di trasmettere gli stessi principi e insegnamenti che aveva dato ai suoi soldati quando era ufficiale. Lo disse uno degli amici d'infanzia a People Magazine.
Seguì la facoltà di Lettere e Filosofia nella capitale, ma nel frattempo il giovane coltivava altre due passioni: il teatro e la poesia. Chi frequentò i corsi di recitazione con lui parlò di un 'attore molto dotato'.

Dopo l'invasione della Polonia Karol Wojtyla sfuggì alla deportazione e alla prigionia andando a lavorare come taglia-pietre in una cava.
Nel 1941 il padrè morì all'età di 61 anni, senza la soddisfazione di vedere suo figlio avviato alla carriera ecclesiastica. Una volta Karol Sr. gli disse:

"...Non vivrò ancora a lungo, ma prima di morire vorrei essere certo che tu impegnerai la tua vita al servizio di Dio..."

Solo diciotto mesi dopo tuttavia il giovane si iscrisse a alla facoltà di Teologia di Cracovia. Fino all'Agosto del 1944 egli continuò a studiare, recitare e lavorare presso un impianto chimico [la I.G.Farben secondo Icke, la Solvay secondo la versione ufficiale del rogito n.d.a.]. Quando i tedeschi cominciarono a raccogliere tutti i polacchi in massa, Karol Wojtyla trovò rifugio presso la residenza dell'Arcivescovo di Cracovia e vi restò fino alla fine della guerra.
Nel 1946 prese gli ordini e fino al 1949 proseguì gli studi, divenendo poi assistente del Pastore a Cracovia.
Nel 1954 la facoltà di Teologia venne rimossa dal regime comunista, e ricostituita al Seminario di Cracovia. Karol si trasferì e continuò gli studi; allo stesso tempo venne chiamato come insegnante all'Università cattolica di Lublin - l'unica esistente nel mondo comunista - e così divise il suo tempo tra l'insegnamento in una città e lo studio nell'altra.
Karol trovò e seguì inoltre un servizio che riguardava problemi matrimoniali, illegittimazione, alcolismo e abusi. Time Magazine lo definì 'Probabilmente l'Istituto matrimoniale di maggior successo della Cristianità'.
L'ascesa di Karol Wojtyla negli ordini gerarchici della Chiesa iniziò nel 1958, quando fu nominato Vescovo ausiliario di Cracovia.
Quando il Concilio Vaticano II iniziò i lavori che avrebbero rivoluzionato la Chiesa, Wojtyla fu uno dei leader intellettuali e si interessò in particolare alla libertà religiosa. Nello stesso anno fu nominato Arcivescovo di Cracovia in seguito alla morte del suo predecessore.
Nel 1967 fu nominato Cardinale da Papa Paolo VI e il regime comunista del suo paese accolse la notizia con soddisfazione. Karol fu sempre molto attento alla diplomazia, portando avanti una strategia che onorava le tradizioni cattoliche, assecondando nel frattempo il regime comunista. Fu un riformatore moderato, che cercò sempre di utilizzare la Chiesa polacca come un centro di pensiero nazionale e nazionalista, espressione di sentimenti spirituali e ideologici condivisi dalla popolazione.
Questo,

"...[in modo da] non provocare reazioni brutali da parte di forze interne e forse esterne alla nazione..."

scrisse George Blazynski nel suo libro John Paul II. Tuttavia il profilo tracciato dalle biografie più recenti si fa più netto, descrivendo Karol Wojtyla come 'un nemico del Comunismo e un campione dei diritti umani, un predicatore potente e un intellettuale sofisticato, capace di sconfiggere i Marxisti sul loro stesso campo'.

Il potere di Karol Wojtyla, probabilmente non soltanto spirituale, fu inquadrato dal biografo George Weigel, secondo il quale il futuro Papa avrebbe fatto costruire chiese cattoliche in patria, difendendo i gruppi giovanili e ordinando ai preti di lavorare sottobanco in Cecoslovacchia, proteggendoli.
Quando gli fu chiesto se non temeva ripercussioni da parte degli ufficiali governativi, egli rispose:

"...Io non ho paura di loro, sono loro ad averne di me..."

Weigel scrisse inoltre che nel 1976, quando Wojtyla fu invitato a condurre esercizi spirituali davanti a Paolo VI, i suoi primi tre riferimenti furono alla Bibbia, a Sant'Agostino e al filosofo Martin Heidegger.
Nel 1978 Karol tenne un discorso all'Università di Milano dal titolo 'Il problema di creare una cultura attraverso la prassi umana'.
Nonostante avesse costruito attorno a sè l'immagine di un formidabile intellettuale, un abile amministratore di materiale umano e finanziario, pochi - secondo fonti americane ufficiali - sospettavano che il Sacro Collegio dei Cardinali avrebbe eletto Karol Wojtyla successore di Giovanni Paolo I dopo la sua morte, avvenuta improvvisamente nel Settembre 1978.
Karol divenne Giovanni Paolo II nel tardo pomeriggio del 16 Ottobre, dopo ben otto ballottaggi. La sede di Vatican City rimase vacante per soli 34 giorni dalla morte di Giovanni Paolo I per attacco di cuore (questa la versione ufficiale).
Karol scelse lo stesso nome del suo predecessore, applicò un secondo numero romano e si insediò quale Vicario di Cristo, Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, Principe degli Apostoli, Supremo Pontefice della Chiesa Universale, Patriarca dell'Occidente e Sovrano di Vatican City.
Fu inoltre il primo Papa slavo, il primo non-italiano in 455 anni (l'ultimo fu nel 1523, Adriano VI) e, all'età di 58 anni, il più giovane Pontefice degli ultimi 132 anni.
Queste furono le prime parole di Giovanni Paolo II pronunciate alla folla dal balcone di Piazza San Pietro:

"...Temevo questa nomina, ma ho accettato nello spirito di obbedienza vestro Nostro Signore e nella totale fiducia in Sua madre, la più sacra Madonna..."


Weigel disse che quando l'elezione del Pontefice fu annunciata Yuri Andropov, Capo del KGB Sovietico, avvisò il Politburo (massimo organo decisionale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica ) che ci sarebbero stati dei problemi più avanti. Aveva ragione.

Meno di otto mesi dopo la nomina, Giovanni Paolo II tornò in Polonia per 'Nove giorni catartici'. Il popolo polacco lo seguiva dovunque andasse, migliaia di fedeli festanti rendevano omaggio al loro nuovo idolo, gettando in imbarazzo il regime comunista. Ufficialmente la nazione era atea, e soffriva la fame. Al disagio provocato dalla sua presenza, il Papa aggiunse un monito ai governanti, ricordando loro l'importanza del rispetto dei diritti umani. Disse inoltre alla folla che lo aspettava:

"...Voi siete uomini, avete dignità. Non strisciate sulla pancia..."

Questo segnò l'inizio della fine del regime sovietico.

Nel Maggio del 1981 Giovanni Paolo II percorreva Piazza San Pietro nel consueto incontro del mercoledì con i fedeli, quando Mehmet Ali Agca, di nazionalità turca, esplose due colpi d'arma da fuoco contro la sua persona: un primo proiettile spezzò l'indice della mano sinistra del pontefice e gli penetrò profondamente nel ventre. La seconda pallottola lo colpì di striscio al gomito e, rimbalzando, ferì leggermente due pellegrine americane.
Il Papa passò più di due mesi ricoverato in ospedale prima di poter tornare in attività.
Intorno a questo attentato si sono fatte le ipotesi più disparate: Agca si rivelò essere un musulmano fanatico legato al gruppo terroristico Lupi Grigi. Evaso dalle carceri turche, Agca nel suo paese è stato condannato a morte - poi tramutata a dieci anni di reclusione da un'altra amnistia, concessa nel 1991 - per aver assassinato (1 febbraio 1979) Abdi Ipekci, direttore di un quotidiano turco Milliyet, che due anni prima aveva pubblicato una sua lettera nella quale annunciava di voler uccidere il Papa se non avesse rinunciato ad un suo viaggio in Turchia.
Quello che segue è un frammento di ricostruzione giornalistica della vicenda:

"...Agca, braccato dalla folla e subito arrestato, nei primi interrogatori racconta al giudice Ferdinando Imposimato la sua militanza nei "Lupi Grigi" e i suoi frequenti viaggi a Sofia. Qui tre diplomatici bulgari gli avrebbero offerto più di un milione di dollari per assassinare il Papa. Al processo però fa scena muta. La prima sentenza è del 22 luglio 1981. La Corte d'Assise, dopo un processo di appena tre giorni, lo condanna all'ergastolo. La motivazione sottolinea come l'attentato "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un'organizzazione eversiva rimasta nell'ombra". La difesa sostiene invece che Agca ha agito da solo, in preda ad una schizofrenia paranoica che gli faceva desiderare di diventare un eroe del mondo musulmano. Agca rinuncia a presentare appello contro la sentenza. Il 16 ottobre viene affidato al giudice Ilario Martella il supplemento d'istruttoria per stabilire eventuali complicità.

Il 16 agosto 1982 sul Reader's Digest Claire Starling sostiene che Agca ha agito su mandato dei servizi segreti bulgari e sovietici. Nasce così la cosiddetta "pista bulgara". Agca riprende a parlare di un complotto internazionale ordito da servizi segreti bulgari, mafia turca e Lupi Grigi. Il 25 novembre viene arrestato a Roma il bulgaro Serghiei Ivanov Antonov, funzionario della compagnia aerea bulgara "Balkan Air". Il 22 giugno 1983 scompare a Roma Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario vaticano. I sedicenti rapitori chiedono la libertà di Agca. Le due vicende si intrecceranno a lungo. Il 27 dicembre 1983 il Papa visita Agca in carcere e gli rinnova il perdono concessogli già pochi giorni dopo l'attentato. Il 29 marzo 1986 la Corte d'Assise assolve per insufficienza di prove Antonov e demolisce la teoria del complotto. La situazione si fa sempre più confusa. Agca coinvolge anche il faccendiere Francesco Pazienza che a sua volta attribuisce la nascita della pista bulgara al brigatista rosso Giovanni Senzani, compagno di carcere di Agca. I magistrati che interrogano il turco si trovano di fronte a deposizioni sempre più contraddittorie. In una lettera al giudice Imposimato Agca rivela che nel dicembre 1983 ha ricevuto a Rebibbia il magistrato bulgaro Jordan Ormankov e il suo interprete Markov Petrov, rivelatosi poi un agente del Kgb. I due gli avrebbero imposto il silenzio, minacciando di uccidere lui e tutti i suoi familiari qualora avesse continuato a dare credito alla pista bulgara. Il 28 maggio 1985 durante l'udienza in aula di giustizia dichiara con la massima naturalezza: 'L'attentato al Papa è collegato al terzo mistero di Fatima. In nome di Dio onnipotente, io annuncio la fine del mondo. Io sono Gesù Cristo, il verbo incarnato e reincarnato'.
La buona condotta in carcere gli frutta diversi abbuoni di pena e sembra profilarsi la concessione della semilibertà. Col passare degli anni Agca sembra perdere la sua smania di protagonismo e mira soltanto alla grazia o al trasferimento in Turchia. Il 13 giugno 2000 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concede la grazia. La sera stessa Agca viene scarcerato ed estradato a Istanbul dove deve scontare dieci anni per l'assassinio del giornalista Ipecki. Per il giudice Rosario Priore 'Ali Agca è stato l'anello di un complotto, ma essendo stato l'ultimo anello di una catena, non è a conoscenza di tutto; la grazia concessa è perciò la soluzione più saggia di questa vicenda'. Di parere opposto il senatore Giulio Andreotti: 'Partito Agca, addio verità sull'attentato al Papa. Perché è del tutto evidente che se ne va senza aver mai chiarito, diciamo così, l'itinerario politico che lo ha portato a Roma'. In un'intervista al Corriere della sera, il cardinale Achille Silvestrini definisce l'attentato al Papa 'un mistero che lo stesso Agca ha contribuito ad alimentare'..."

Il collegamento con il Terzo Segreto di Fatima di cui parla Agca ritorna prepotentemente nel corso degli anni. Giovanni Paolo II incontrò Suor Lucia, l'ultimo testimone vivente delle apparizioni mariane, tre volte: nel 1982 si recò in pellegrinaggio nel santuario dove Lucia viveva in clausura, per ringraziare di essere sopravvissuto all'attentato; nel 1991 vi ritornò in occasione del decimo anniversario dell'attentato; nel 2000 andò e beatificò sul posto Jacinta e Francisco, gli altri due testimoni delle apparizioni, morti quando avevano 10 e 11 anni.
Nel Giugno del 2000 l'ultimo Segreto di Fatima, il Terzo, venne reso pubblico dopo 60 anni di attesa per volere dello stesso Papa. Un evento eccezionale, perchè per la prima volta un Papa decise la pubblicazione di una 'profezia' e più straordinario ancora apparve l' affermazione del Papa stesso - affidata a una comunicazione del cardinale Angelo Sodano (segretario di Stato) e ad una nota 'interpretativa' del Terzo Segreto stesa dal cardinale Joseph Ratzinger - di essersi 'riconosciuto' nel 'vescovo vestito di bianco', che i tre pastorelli avevano visto morire, colpito con frecce e proiettili di armi da fuoco, da parte di 'soldati'.
In occasione della sua prima visita a Fatima Giovanni Paolo II disse:

"...Vengo qui oggi perché proprio in questo stesso giorno, nello scorso anno, in piazza San Pietro a Roma, si è verificato l' attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l' anniversario della prima apparizione a Fatima..."

Come riconoscimento simbolico di tale 'protezione' inviò a Fatima uno dei proiettili che l'avevano colpito, ed esso ora si trova incastonato nella corona della statua della Vergine là venerata.
Nella località campestre di Cova da Iria, nel territorio di Fatima, la Vergine era apparsa sei volte ai pastorelli, chiedendo preghiere e penitenza per la conversione dell' umanità: il 13 maggio, il 13 giugno, il 13 luglio, il 19 agosto, il 13 settembre, il 13 ottobre del 1917.
Nuove apparizioni Lucia avrà da sola nel 1923 (a Oporto, quando viene ammessa nella Congregazione delle Figlie di Maria) e nel 1929, quando la Vergine le chiederà di promuovere la 'consacrazione della Russia' al suo 'Cuore Immacolato'.

La terza parte del 'Segreto' - redatta nel gennaio del 1944 - fu consegnata da suor Lucia al vescovo di Leiria e da questi mandata a Roma, perché secondo la veggente essa non era da rendere nota allora, ma soltanto dopo il 1960 e per decisione del Papa. Né Pio XII, né Giovanni XXIII, né Paolo VI vollero interessarsi al documento, o comunque decisero di non pubblicarlo.
Giovanni Paolo II se lo fece portare al Gemelli, dov' era ricoverato dopo l' attentato del maggio del 1981, appena si rese conto della coincidenza del suo ferimento e della sua 'salvezza' con la ricorrenza della prima apparizione di Fatima. Si riconobbe nel 'vescovo vestito di bianco' e chiese un parere al cardinale Ratzinger, il quale lesse il testo e lo richiuse nella busta, suggerendo al Papa di non pubblicarlo. Ma arrivato all' anno 2000 Giovanni Paolo II ritenne maturo il tempo per far conoscere quel testo. La Curia era tendenzialmente contraria, come era contraria alla beatificazione dei due veggenti morti da piccoli: era considerato imprudente impegnare l'autorità papale nel giudizio su due dei pastorelli, mentre era ancora viva la terza, principale depositaria dell' intera 'rivelazione'.
Il Papa ritenne invece maturo il tempo per la pubblicazione dell' ultima parte della profezia, perché si era concluso - a suo giudizio - il ciclo persecutorio cui la Cristianità era stata assoggettata da parte dei poteri totalitari del ventesimo secolo, e in particolare da parte del Comunismo Sovietico.
Giovanni Paolo II lesse pertanto il messaggio di Fatima come un avvertimento drammatico, di tipo apocalittico, all' umanità tentata di abbandonare la fede cristiana e indotta, in parte, ad abbandonarla dall' assalto persecutorio dei poteri totalitari, in particolare da quello comunista. Con le sue decisioni - sgradite alle componenti liberali della cattolicità - ha riconosciuto giusta la battaglia condotta con tenacia, per tanti decenni, da suor Lucia. E suor Lucia, a sua volta, ha dichiarato più volte di essersi riconosciuta nelle decisioni del Papa polacco.

Lucia Dos Santos, divenuta poi Suor Maria Lucia de Jesus è deceduta il 14 Febbraio 2005 presso il Convento carmelitano dove ha vissuto in clausura per 84 anni. Più che clausura si è trattata di una vera e propria prigionia, almeno secondo quanto lascia intendere Padre Nicholas Gruner, Direttore del Centro di Fatima ed esperto dei 'Segreti' di fama mondiale:

"...Suor Lucia è stata l’unico Cattolico al mondo a cui non sia stato permesso di parlare pubblicamente del Messaggio e del Terzo Segreto senza previa autorizzazione da parte del Vaticano. Qualsiasi altro fedele della Chiesa Cattolica, sin dal cambiamento delle leggi canoniche nel 1966, è stato libero di parlare e di pubblicare qualsiasi cosa riguardo al Messaggio di Fatima, ad eccezione dell’unico essere umano scelto da Dio per consegnare tale messaggio all’umanità..."

Suor Lucia infatti è stata sottoposta al voto del silenzio da parte del Vaticano sin dal 1960. La sua ultima intervista, pubblicata senza autorizzazione previa del Vaticano, risale al 1957. Negli ultimi 15 anni il Fatima Center ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione per liberare Suor Lucia dall’obbligo del silenzio. Ha chiesto al Vaticano di permetterle di confermare o negare pubblicamente le varie affermazioni attribuitele riguardo al Terzo Segreto ed al Messaggio di Fatima. Questo permesso non è stato mai concesso.

La versione ufficiale del Terzo Segreto di Fatima, svelata al mondo il 23 Maggio 2000 e letto in mondovisione il 26 Giugno 2000, è stata:

"...Abbiamo visto...un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava...: l' Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza. E vedemmo in una luce immensa che è Dio..., un Vescovo vestito di Bianco, "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c' era una grande Croce...; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto dal dolore e di pena...Giunto alla cima del monte...venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi d' arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti...Sotto i due bracci della Croce c' erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio..."

Ma Padre Gruner obietta che:

"...tutto lascia ad indicare che il Segreto, nella sua interezza, debba ancora essere rivelato..."

Questo perchè il testo del Segreto mal si concilia con le affermazioni di chi, in passato, aveva avuto la possibilità di sfogliare il documento. Il Cardinale Mario Ciappi, Teologo del Papa, disse nel 1995 che:

"...nel Terzo Segreto viene predetto, tra le altre cose, che la grande apostasia della Chiesa comincerà dal suo vertice..."

Nel 1984 il Cardinale Ratzinger disse che il Segreto conteneva ammonizioni contro "i pericoli che incombono sulla fede e la vita del cristiano e dunque del mondo", ma nel 2000 egli non fece alcuna allusione a questi aspetti.
Papa Giovanni Paolo II, in un suo discorso a Fulda nel 1980, affermò che il Segreto conteneva la profezia secondo cui

"...gli oceani sommergeranno alcune parti della terra, e che da un momento all’altro milioni di persone moriranno..."

Anche di questo aspetto del Segreto non v’è traccia nella versione dal Vaticano del giugno 2000.
Secondo l’interpretazione della Santa Sede il Terzo Segreto sarebbe stata la premonizione del tentato assassinio di Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981.
Fonti Cattoliche e non hanno dubitato dell’autenticità di quest’interpretazione fin dal primo momento. Persino il Washington Post, il 1° luglio 2000, contestava la versione del Segreto data dal Vaticano affermando che essa non corrispondeva alla visione pubblicata. Il 13 maggio 1981 non vennero uccisi né il Papa né nessun altro, e non vi era traccia di soldati che sparassero a qualcuno.

Il 3 febbraio 2005 Ali Agca, dalle carceri turche nelle quali si trova detenuto, ha inviato una lettera a Giovanni Paolo II dicendo:

"...Caro Papa, entrambi abbiamo sofferto per il compimento di un disegno divino universale. Ti auguro una pronta guarigione. Ti ringrazio per avere rivelato il 13 maggio 2000 il terzo segreto di Fatima...Tu devi ora confermare che siamo vicini alla fine del mondo. Quella attuale è l'ultima generazione dell'umanità sul pianeta terra. E' per questo che Dio ti darà la salute e una forza miracolosa per gli anni a venire...In ogni caso ti bacio, Karol Wojtyla, e ti invio i miei migliori auguri..."

Anche Renucio Boscolo commenta così la 'rivelazione' del Segreto:

"...La PROFEZIA, ora attribuita a Suor Lucia, non corrisponde alla Verità dei fatti.
La Chiesa ed i suoi Principi hanno preso le parole stesse della profezia dal testo del 1975. L'uomo 'Vestito di Bianco', il Papa che cade e subito rialzato... fatta passare per quella della Madonna o Nostre Dame per mano di Suor Lucia.
Perché tali parole non ci sono nella lettera pubblicata dal Vaticano? Ma sono in bocca a vari Cardinali?
Perché non viene riconosciuta la vera fonte profetica e con tanto di Prova Inconfutabile, e quanto ancora da oggi in poi in altra Quartina riferita "Al SETTIMO" che Sommo si Sommerà con le conseguenze del Destino finale del Papa stesso...
"
Il 15 Febbraio 2005 Agca invia una nuova missiva a Vatican City, scritta in italiano perfetto di suo pugno:

"...Io esprimo il mio cordoglio per la morte della suora Lucia di Fatima...Il segreto di Fatima è collegato anche alla fine del mondo...il 31 dicembre 1992 oppure 1993 durante la celebrazione del Te Deum, il Papa ha detto: 'poiché sono venuti molti Anticristi la fine del mondo è vicina'. Adesso il Vaticano deve rivelare al mondo il nome dell´uomo considerato dal Vaticano come 'l´Anticristo finale', così ché l´umanità possa ravvedersi ed affrontare meglio questo periodo della fine del mondo...Io Ali Agca non ho paura di essere maledetto dall´umanità. Peraltro gli ebrei definiscono Gesù di Nazaret come l´Anticristo da duemila anni...Firmato: Mehmet Ali Agca."

Rispetto alla prima lettera Agca afferma con più forza l'avvento dei Tempi Finali per il Mondo intero, ma parla anche dell'Anticristo.
Nell'ultimo libro di Giovanni Paolo II ('Memoria e Identità'), presentato ufficialmente il 22 Febbraio, Agca è citato tre volte. La prima, quando subito dopo i colpi di pistola il Papa ferito si rivolge al suo assistente don Stanislao Dziwisc, mormorando di voler perdonare l´attentatore. La seconda, riguardante il misterioso unico colloquio fra i due, avvenuto nel carcere di Rebibbia, in cui il Pontefice vede il killer come preso da un autentico rovello religioso poiché non riesce a spiegarsi come avesse sbagliato la mira. La terza, infine, quando il Papa si augura che Agca trovi la fede.
Commenta il giudice Rosario Priore, per molti anni titolare dell´inchiesta sull´attentato e ancora oggi attento osservatore delle cause che hanno prodotto i fatti del 13 maggio:

"...Nel documento c´è una novità, e cioè le parole riguardanti il Te Deum, quando Agca invita il Vaticano a rivelare il nome dell´Anticristo. Negli interrogatori questo elemento si poteva forse intravedere, ma il turco non lo ha mai detto esplicitamente. Ora Agca è come se dicesse: 'il Vaticano sa, il Vaticano parli'.
Ho l´impressione che questo tipo di messaggi siano finalizzati a una sorta di ricatto, un invito a parlare. Altrimenti, è sottinteso, 'lo faccio io'. Quasi come se Agca invitasse a dire: 'intendiamoci sul parlare, sia io che voi sappiamo, e allora diciamolo'...
"

Il giudice Priore, che conosce molto bene l´attentatore per averlo interrogato decine di volte e lo considera 'una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto', guarda alla lettera come a uno scritto di "follia molto lucida".

"...Questo tipo di pulsione religiosa era già presente in Agca anni fa. Era difficile con lui condurre un interrogatorio solo su un piano 'laico'. Le sue risposte erano zeppe di riferimenti religiosi. Ora credo che con il deterioramento della salute del Papa, questi messaggi si infittiranno e, forse, diverranno più pesanti..."

L'ultima opinione di Priore è destinata a non trovare conferma, visto il decesso di Giovanni Paolo II. Quello che semmai dovrebbe attirare l'attenzione è il comportamento di Agca, personaggio controverso ed enigmatico, portatore forse di un segreto che nemmeno lui comprende appieno. La sensazione è che però dopo Suor Lucia e Karol Wojtyla, il prossimo a lasciare questa Terra potrebbe essere proprio Alì Agca, vista la sua recentissima propensione alle rivelazioni - peraltro finora solo accennata - sugli intrighi e i segreti legati al Vaticano.

Il 21 febbraio il Cardinale Martins risponde al turco:

"...L´Anticristo? E´ solo una leggenda...Il segreto di Fatima non ne parla...Esiste semmai l´Antiuomo come Hitler e Stalin che hanno fatto molto male ai loro fratelli...Negli scritti di suor Lucia si parla di ideologie anticristiane ma quello è un altro concetto..."

Il 23 Febbraio 2005 il senatore Guzzanti, Presidente della Commissione Mitrokhin, ha diramato il seguente comunicato:

"...Riapriremo subito il caso dell'attentato al Papa, anche attraverso l'acquisizione di documentazione processuale relativa a quell'odioso crimine, ripartendo dalla pista sovietica, Kgb ma anche Gru (il servizio segreto militare russo), dopo quanto lo stesso sommo Pontefice ha certificato circa l'origine ideologica del delitto quando scrive di 'convulsioni delle ideologie della prepotenza'...Nella ricostruzione di questo delitto l'unica cosa che non è mai mancata è il movente, essendo apparso ovvio fin dal primo momento che l'assassino politico aveva sfrontatamente firmato il crimine lasciandoci sopra le proprie impronte digitali: il pontificato di Giovanni Paolo II, come ha ricordato opportunamente e tempestivamente l'on. Massimo D'Alema in questi giorni, è stato la causa prima del collasso del Comunismo, e lo fu nel momento del suo massimo sforzo aggressivo militare contro le democrazie occidentali: uno sforzo che fu vanificato dalla turbolenza e poi dalla paralisi della Polonia cattolica raccolta intorno al Papa, a Solidarnosc e a Lek Walesa...L'effetto Polonia si proiettò come minaccia di un effetto domino su tutte le colonie sovietiche in Europa prospettando un disastro non più governabile, malgrado l'auto-colpo di Stato del generale Jaruzelskij a Varsavia...
Gli altri due elementi che procurarono il collasso del Comunismo reale, come ha riconosciuto lo stesso Gorbaciov, furono lo schieramento dei missili da crociera deciso dall'Italia (con la violenta opposizione del PCI) e dalla Germania in risposta agli SS20 sovietici schierati aggressivamente sui Balcani e infine lo studio di fattibilità di uno scudo spaziale ad alta tecnologia creato dal fisico ungherese Edward Teller e fatto proprio del presidente Ronald Reagan...I tre elementi portarono alla caduta del muro di Berlino, ma il collasso del sistema comunista comincia dalla Polonia cattolica unita intorno al suo Pontefice, il cui corpo paga da un quarto di secolo con dolore quotidiano le piaghe procurate dal sicario e dai suoi mandanti...
"

Il giorno dopo il quotidiano cattolico Avvenire pubblica documenti finora parzialmente inediti sul piano politico dei sovietici che sarebbe stato messo a punto per attentare alla vita di Giovanni Paolo II.
Così Guzzanti:

"...[si tratta di] dettagli del piano sovietico per eliminare fisicamente il Papa polacco, qualora fossero fallite le operazioni 'Pogoda' e 'Infektsija' (Infezione) volte a screditare la Chiesa cattolica...Tali nuovi documenti, insieme alla certezza espressa dal Sommo Pontefice che dietro la mano del sicario vi fossero mandanti ideologici, e dunque inequivocabilmente comunisti, mostrano in tutta evidenza la necessità di riaprire il caso; e ricordo che la Commissione Mitrokhin è obbligata dalla sua legge istitutiva a svolgere ogni indagine possibile su tutte le attività illegali dei servizi segreti sovietici in Italia. Dunque, la commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin sarà da me investita del compito di procedere a tutte le acquisizioni, le testimonianze e le indagini utili per fare luce sull'oscuro delitto del 13 maggio 1981...Mi auguro che altrettanto voglia sollecitamente fare l'Autorità giudiziaria riaprendo il caso per quanto di sua competenza..."

Tralasciando l'infortunio in cui è incorso Guzzanti in questa sua ultima dichiarazione, visto che quel 13 Maggio non è stato assassinato nessuno - qualche mese prima della morte del Papa alcune informazioni rimaste per anni occultate venivano alla luce.
Il libro di Giovanni Paolo II, edito da pochissimo, sembra aver prodotto risultati importanti.
Riguardo la tesi dell'attentato comunista, peraltro, il 25 Febbraio è arrivata la secca risposta da Mosca, attraverso un indelicato commento di Boris Labusiev, portavoce del SVR (servizio di spionaggio estero di Russia):

"...Per me, la gente che rilancia le voci di una partecipazione dei servizi segreti sovietici all'attentato al Papa deve essere ricoverato nella corsia numero 6 [cioè in Manicomio n.d.a.]..."

Subito la pronta risposta di Guzzanti:

"...Se il rappresentante dell'Svr è così sicuro di poter escludere qualsiasi coinvolgimento dell'ex Kgb e del Gru nel tentato omicidio del Papa ci facesse conoscere cortesemente le procedure che ha seguito, le inchieste svolte e ci metta a disposizione documenti, testimonianze e quant'altro...E con l'occasione potrebbe far dono all'Italia anche di un elenco completo di tutti i 'Quisling' italiani che hanno collaborato non già al generoso progetto di una società socialista, cosa che fa parte della tradizione democratica italiana, ma all'ipotesi solidissima di un governo di occupazione militare sovietico. Quando avremo la gioia di ricevere documenti di questa natura potremo veramente rallegrarci sulla collaborazione dell'Svr e sulla serietà delle dichiarazioni del suo portavoce..."

Guzzanti va oltre, e si spinge fino a delineare una connessione tra il tentato omicidio al Papa e la vicenda Moro:

"...evidente e clamoroso [il] legame fra il tentato omicidio del Papa e il dossier Mitrokhin, nella persona di Vladimir Kuzichkin il cui nome compare nella scheda n. 83 intestata a Sergei Sokolov, il falso studente che seguiva Aldo Moro e che poi ritroviamo ufficiale del Kgb a Teheran. Vladimir Kuzichkin è stato indicato dal sicario Alì Agca come suo punto di riferimento a Teheran...Appare dunque allarmante ed evidente che esista una connessione, nella rete degli agenti sovietici illegali all'estero che tiene insieme sia il rapimento con la più spettacolare operazione di commando mai vista in Europa, ed eliminazione fisica dell'onorevole Aldo Moro, e il tentativo accuratamente preparato e casualmente fallito di liquidare l'uomo che stava facendo crollare il sistema comunista in Europa..."

In sintesi la vita di Giovanni Paolo II si può riassumere attraverso il grande carisma esercitato nei confronti della gente, soprattutto nei giovani (ai quali è stato sempre molto legato); nella sua capacità di comunicatore attraverso la parola, il sorriso, i gesti, e anche attraverso gli ultimi silenzi (anche se molti ne hanno a nostro avviso equivocato il reale significato).
Il messaggio di cui si è fatto portatore nei 26 anni di pontificato è sempre stato quello di una profonda fede nell'insegnamento di Cristo e di Maria, nell'incoraggiamento alla libertà e alla dignità della persona come individuo.
Papa Wojtyla ha spaziato il suo impegno in tutti i campi dell'umano; come ha scritto Paolo Papi su Panorama:

"...sul piano politico, perché senza la lungimiranza di Giovanni Paolo II, il tracollo dei regimi dell'est alla fine degli anni 80 sarebbe probabilmente avvenuto a costi molto più alti, al prezzo di sanguinose guerre civili in tutti i paesi ex sovietici, e non soltanto nella ex Jugoslavia o in Romania...Ma straordinaria è anche l'eredità che Wojtyla lascerà sul piano della comunicazione. Giovanni Paolo II è stato il papa più massmediatico della storia, informale anche con l'abito talare, auto-ironico, sportivo, energico...sui viaggi apostolici (ben 134), sul dialogo interconfessionale, sul rapporto simpatetico quasi "carnale" con i fedeli...il suo appeal mediatico si è fondato e si fonda tuttora sulla profonda ricerca intellettuale, sospesa tra filosofia e teologia, cui si è affidato per redigere le sue undici encicliche (undici) che spaziarono dai temi sociali a quello del controllo delle nascite. Insieme alla giovane età quando è stato eletto (aveva 58 anni), e alla lunghezza del suo regno, è stato uno dei papi - anche dal punto di vista della dottrina - più prolici e interessanti della storia della Chiesa..."

E Massimo Cacciari:

"...Nel trapasso dal mondo diviso in blocchi al nuovo regime unipolare, in cui ha fatto la sua irruzione il terrorismo di Al Qaeda, Woytjla è stato l'unico leader mondiale dotato di un disegno strategico per l'avvenire..."

Giovanni Paolo II si è dimostrato così diverso da Karol Wojtyla, cresciuto ed educato dal padre militare, assiduo lettore di Sant'Agostino e Martin Heidegger. Come la vita di tali personaggi, egli ha seguito un percorso binario, diviso e controverso fino forse alla fine dei suoi giorni.
Sant' Agostino infatti, pur avendo ricevuto un'educazione cristiana dalla madre, non aderì da subito alla religione cattolica: nutriva infatti molti dubbi sulla sua validità (in particolare lo ripugnava lo stile della Bibbia e aveva una concezione tendenzialmente materialista della realtà). Nel primo periodo della sua vita egli aderì al manicheismo (si vedano le Eresie), visione che abbandonò in seguito all'incontro con il vescovo manicheo Fausto, il quale sorprese negativamente Agostino per la sua ignoranza.
La vita di Sant'Agostino è stata caratterizzata da un percorso religioso irto di difficoltà e ripensamenti, di indecisioni e di periodi nei quali egli stesso, nelle Confessioni, si definisce "caduto nel peccato". Tale percorso portò Agostino a incarnare la figura, per molti tratti emblematica, dell'uomo che approda con sofferenza e a tappe forzate di maturazione alla religione cristiana, vista come suprema conquista della verità e del bene.

Ma anche Martin Heidegger non ha mai seguito un percorso coerente e lineare. Di formazione teologico-religiosa, Heidegger aderì al nazismo, finendo per essere emarginato dopo il 1945 dai suoi colleghi tedeschi.
Il suo maestro Husserl, ebreo, venne espulso dalla Germania, ed Heidegger gli prese il posto quale rettore dell'Università. Lì tenne un acceso discorso a favore del nazismo, che peraltro non abiurò mai; poco dopo però, ritiratosi all'interno della vita accademica, si allontanò dall'ideologia nazista e anzi si oppose con fermezza all'espulsione degli insegnanti ebrei dal Paese. Si legge su un'analisi del pensiero di Heidegger

"...Heidegger vede nel nazismo non un fine, ma uno strumento attraverso il quale far emergere alcune cose importanti. Sul versante culturale, gli studiosi del suo pensiero hanno individuato essenzialmente due fasi nella sua filosofia: il punto di confine tra di esse si colloca, anche se in modo non del tutto ben definito (poiché in quegli anni il filosofo pubblica pochissimo), all'incirca negli anni '30. Dopo aver pronunciato il discorso rettorale di adesione al nazismo ed essersi immediatamente ritirato nella vita accademica, non pubblica più quasi nulla fino agli anni '40. Da quel momento in poi si entra in una nuova stagione del suo pensiero: tra l'Heidegger degli anni '20 e quello degli anni '40 troviamo quella che lui stesso definisce "Kehre", ovvero una svolta. Sul fatto che una svolta ci sia stata nel suo pensiero tutti gli studiosi concordano: meno chiaro, tuttavia, è di che genere essa sia stata. Qualcuno ha sostenuto che si tratta di una svolta radicale e che l'Heidegger degli anni '40 dica cose diversissime da quello degli anni '30, ma c'è anche chi, sulla scia dell'interpretazione che Heidegger stesso dà del proprio pensiero, tende a intendere tale svolta come lieve e piuttosto sfumata. Secondo questa linea interpretativa, il problema centrale nella filosofia heideggeriana resterebbe sempre lo stesso e a cambiare sarebbero esclusivamente gli strumenti impiegati dal filosofo nel tentativo di risolverlo..."

Non si possono non notare le similitudini con la vita e il percorso di Karol Wojtyla, un uomo che ha sperimentato tantissime cose, ha forgiato il suo spirito in molti campi e non ha mai cessato di sentirsi 'diviso', al limite della comprensione umana.
Se forse un punto di contatto c'è stato, Karol Wojtyla e Giovanni Paolo II lo hanno avuto negli ultimi anni della vita, quando lo spirito del Papa si è finalmente ricongiunto al proprio passato, e lo ha esorcizzato.

09/03/2016 18:22:40

http://www.thexplan.net/article/33/L-ULTIMOPAPA-PARTEI/It
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