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ANNO XV


31.05.2018
TXP 3.0
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La Commissione



X-ZONE/X-plan

PROGETTO SERPO #6.0

Post #6 - Parte Prima

La Commissione
Fonte: Serpo.org
Anno: 2005

Fonte: Anomimo

[TXP – Probabilmente rivolto a Victor Martinez] “...Un giorno sarai onorato per averci assistito nella divulgazione di queste informazioni. Molte grazie.
Non penso che un dialogo o una discussione con chi non crede possa beneficiare la nostra causa. Tutti hanno il diritto di criticare le nostre informazioni, ma nessuno di loro verra’ mai coinvolto nella fase finale.

[TXP – Queste parole farebbero pensare che la divulgazione delle informazioni sul Progetto Serpo sia solo la prima di una serie di passaggi per raggiungere un certo obiettivo. Quello che inizialmente sembrava la fase finale – e cioe’ la divulgazione dopo decenni di cover-up e segretezza – sembra invece essere l’inizio di un’operazione non meglio specificata. Ricordiamo solo che ogni progetto ha dei costi di tempo e denaro e prevedere qualcosa in cambio, sia esso un ritorno materiale o ideale, ma ad azione corrisponde sempre reazione. Escludiamo possa trattarsi di un processo di divulgazione pianificato in vista della raccolta di consensi, visto quanto Anonimo ha scritto sopra. Ma allora che cosa intende per “fase finale”?]

Era un problema enorme come minimo. I nostri linguisti hanno impiegato diversi anni per stabilire una forma adeguata di comunicazione con gli EBEN. Un gruppo di essi alla fine ha imparato a comprendere l’Inglese e poche altre lingue terrestri.
Di questo gruppo facevano parte i “viaggiatori”, come il nostro Team li chiavama e con essi interagiva. Anche se i nostri non sempre riuscivano a capire le loro risposte, gli EBEN viaggiatori comprendevano i membri del Team la maggior parte delle volte. Durante questo periodo, lo scambio di informazioni si manteneva ad un livello semplice.
Gli EBEN, non essendo capaci a spiegare completamente un concetto, usavano una forma di linguaggio dei segni puntando l’oggetto o la cosa che volevano spiegare, e compiendo dei movimenti con le mani. Due membri del Team alla fine capirono quel modo di comunicare. In ogni caso, non vennero ricevute molte informazioni dagli EBEN durante questo periodo.

I “Viaggiatori” ( i pochi che capivano l’Inglese erano circa 30) non capivano completamente tutte le parole della nostra lingua. Piu’ tardi gli EBEN definirono il nostro linguaggio troppo complicato e difficile da capire. Alla fine anche noi stabilimmo che il linguaggio tonale degli EBEN era molto complesso ed estremamente difficile da tradurre. Eravamo in grado di registrare il loro linguaggio e poi riascoltare ogni singolo dialetto tonale e ogni singola sfumatura.
Cosi’ che infine potemmo tradurre un po’ di quella lingua. Iniziammo con cose semplici, ad esempio, gli oggetti volanti che essi usavano per viaggiare sul loro pianeta. Poi cose tipo case, strade, cibo, vestiti, i loro soli, il loro pianeta, ecc.

Sebbene avessimo stabilito una qualche forma di comunicazione essa era rudimentale e non sempre utile al nostro Team quando qualcosa di complicato accadeva.
Per esempio, quando un nostro membro (il primo) mori’ in un incidente, fu difficile comunicare con gli EBEN. Egli mori’ istantaneamente, quindi non venne prestata alcuna assistenza medica. I nostri due medici esaminarono il corpo e determinarono che le ferite erano in linea con una caduta accidentale. All’inizio gli EBEN non interferirono mai con i nostri esami ne’ si offrirono mai di provvedere alcuna delle loro cure mediche.

Poi, una volta che gli EBEN – individui benevoli e premurosi – videro i membri del nostro Team piangere, si fecero avanti e si offrirono di tentare qualche tipo di assistenza medica. Anche se i nostri dottori erano convinti che il loro compagno era clinicamente morto, permisero agli EBEN di provare. La maggior parte di questo avvenne per mezzo del linguaggio dei segni o attraverso quelli tra i Viaggiatori che potevano capire un po’ di Inglese.
Gli EBEN trasportarono il cadavere in un’area remota della comunita’ piu’ numerosa. Portarono il corpo all’interno di un grande edificio, che doveva essere il loro ospedale o centro sanitario. Gli EBEN usarono un grande tavolo per esaminare il corpo, scansionandolo con un raggio di luce blu-verde e osservando i risultati su uno schermo simile ad uno schermo televisivo. I dati erano scritti nel linguaggio EBEN e quindi nessuno nel nostro Team poteva comprenderli.

Tuttavia c’era anche uno schermo grafico simile al nostro macchinario cardio respiratiorio. La linea continua non si muoveva. I nostri dottori capirono che significava la medesima cosa: il cuore non batteva. Gli EBEN iniettarono un liquido per mezzo di un ago e per diverse volte. Alla fine il cuore inizio’ a battere di nuovo.  

Ma i nostri medici sapevano che gli organi interni del corpo erano danneggiati e non riuscivano a spiegarlo completamente agli EBEN. Essi alla fine fecero un segno, ponendo entrambe le mani sul petto e chinando il capo. I nostri capirono che significava che il corpo era morto e non c’era piu’ niente da fare.

Gli EBEN mostrarono empatia nei confronti del nostro Team. Durante l’ultimo periodo di lavoro essi tennero una cerimonia per il deceduto, la stessa cerimonia usata quando un EBEN veniva a mancare. Il nostro Team tenne il proprio funerale a cui parteciparono anche gli EBEN. Essi erano estremamente curiosi nei riguardi della nostra cerimonia funebre. Uno dei nostri agi’ in qualita’ di sacerdote. In nostro Team fu eternamente grato agli EBEN per il loro atteggiamento amichevole nei confronti del nostro compagno deceduto.

Gli EBEN vivono in una societa’ molto semplice. La tipica famiglia EBEN era composta di un maschio, una femmina e almeno un bambino. Vennero osservate alcune famiglie anche con 4 bambini. Piu’ tardi si seppe che quelle famiglie si prendevano cura dei bambini di EBEN che erano o in missione (esplorazione dell’universo) o morti.

Il Team osservo’ anche un incidente aereo che uccise 4 EBEN. Gli EBEN recitarono una specie di rituale sul luogo dell’impatto. I corpi delle vittime furono trasportate in un centro medico ed esaminati. Il nostro Team pote’ sempre accompagnare gli EBEN eccetto durante il loro momento di riposo, quando le porte delle case si chiudevano per avere ciascuno la propria privacy...”

[CONTINUA]
23/04/2017 16:55:15

http://www.thexplan.net/article/227/PROGETTO-SERPO-6.0/It
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