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ANNO XV


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31.05.2018
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LA COMPENSAZIONE SIMBOLICA - Comprendere i "casi" della vita

CRIDOMH con la collaborazione di Giorgio Mambretti
Fonte: Uno Editori
Si tratta di un libro diviso in tre "quaderni" o studi, tutti incentrati sui concetti della Compensazione Simbolica e del Metodo dei Casi Unici; il primo, un meccanismo inconscio che si attiva in relazione a una mancanza, una sofferenza, o un bisogno inespresso, per ripristinare un simbolico "equilibrio" tra psiche e corpo; il secondo, un metodo di studio della Compensazione Simbolica portato concepito dal CRIDOMH per studiare caso per caso la relazione tra esperienza traumatica, cervello strategico, compensazione simbolica, e malattia, nel tentativo di trovare un minimo comune denominatore che permetta una guarigione spontanea, definitiva, e non invasiva.
Ero rimasto già positivamente impressionato dal primo libro del Sig. Mambretti che ho avuto il piacere di recensire, ma con questo nuovo lavoro la Compensazione Simbolica viene portata a un livello superiore, molto più vicino allo studio dei meccanismi del cervello connessi con le reazioni dell'inconscio. Un ambito questo, estremamente complesso ma che necessariamente va approfondito se si vuole davvero comprendere la natura umana.

Il Quaderno N.1 introduce il Cervello Strategico, con una premessa fondamentale: la malattia è "legata a esperienze negative, cattivi ricordi" (pag. 19) e "Nessuno si ammala per caso o per sfortuna" (pag. 20). La malattia e', insomma, la compensazione simbolica a una sofferenza tenuta segreta.
La conoscenza del Cervello Strategico – cioè dell'insieme delle strutture funzionali cerebrali che regolano l'equilibrio psico-somatico dell'individuo (pag. 27) – permette di decifrare il significato della malattia in relazione al comportamento/reazione dell'inconscio.
Il meccanismo viene attivato in seguito a un primo evento (che causa un'emozione forte), che l'inconscio valuta istantaneamente alla ricerca del mantenimento dell'equilibrio (compensazione).
La struttura funzionale del Cervello Strategico (pag. 32) ha nell'Encefalo l'area del trittico Cervello Cognitivo – Cervello Strategico (che collega la psiche agli organi) – Cervello Emotivo, laddove il Cervello Strategico sta all'origine delle Compensazioni Simboliche
E, aggiungo, tale concetto è conosciuto e tramandato da generazioni in Oriente, in particolare nell'agopuntura, nella medicina ayurvedica, e tra gli sciamani dell'Asia Centrale.
A cosa e' legata la cura immediata? Alla rapidità e all'accuratezza con cui la Compensazione Simbolica (sintomo) eè decifrata.
Gli autori ci parlano del Metodo dei Casi Unici (pag. 35), un metodo di studio che si focalizza sulla "qualità del vissuto di un solo individuo, e cerca di individuare una fragilità personale di natura psico-affettiva ed emotiva", fattore scatenante della malattia.
Il Cervello Strategico può essere mappato (pag. 47): a destra vi sarebbe la volontà di battersi per realizzare un progetto (azione realizzata); a sinistra, la speranza di essere accolti per vivere la relazione (accoglienza ricevuta); la zona mediana, infine, gestisce i progetti da realizzare in comune.
Molto interessante l'accenno al modo con il quale il Cervello Strategico comunica con gli organi: on esiste un metodo unico in quanto le nostre cellule, come "transistors" organici, sono in grado di captare, e reagire a, campi elettrici e magnetici, trasformazioni biochimiche, ioniche, e persino a fenomeni ESP.
Altra differenziazione utile a comprendere la struttura del Cervello Strategico è il ruolo differente che giocano il Maschile e il Femminile (pagg. 64-65): la parte destra, relativa all'azione, sarebbe da imputare ai maschi e alle donne "mascoline", mentre la parte sinistra, collegata alla ricezione/accoglienza, sarebbe una prerogativa femminile.
A pag. 70 si affronta un tema molto delicato, quello dei tumori cerebrali, che "si sviluppano dopo la realizzazione con successo di un 'progetto' ". Inversamente, continuano gli autori, il cervello umano può programmare la propria distruzione? Il cervello e' l'organo che concepisce e gestisce i progetti. Conseguentemente, le cause delle malattie cerebrali risalgono al momento in cui una strategia non si realizza come previsto. Il metodo dei casi unici "vede la malattia come un sottile adattamento del corpo a situazioni esogene, sotto il controllo del cervello" (pag. 75).
Il focus della risoluzione della malattia si sposta così dalla lotta ai sintomi (tipica della medicina occidentale e della farmaceutica) al lavoro sulla psiche della persona, cioè a "convincere il cervello a non intrattenere la malattia!" (pag. 76)
E' chiaro che parlare di meccanismi che collegano pensieri agli organi, e la cui simbologia scatena una compensazione che si riflette somaticamente all'esterno, significa parlare di una medicina non ancora accettata e, come fanno notare più volte gli autori, pressochè sconosciuta in Occidente.
E' l'argomentazione iniziale del Quaderno N.2, dove si scrive che "La Compensazione Simbolica e' un processo estremamente banale ma totalmente sconosciuto. E' un meccanismo universale" (pag. 79).
Dover ammettere che ognuno di noi si trovi a vivere immerso in un continuo conflitto tra inconsci, dove ogni singolo evento può generare delle conseguenze catastrofiche nella nostra vita, non e' certamente cosa facile: "l'uomo si illude di decidere liberamente, invece vive continuamente in un 'passato compensato' (pag. 80) e "la vita è una costante ricerca di equilibri" (pag. 81).
Esiste dunque un'alternativa alla malattia, o dobbiamo piegarci alle reazioni indecifrabili dell'inconscio e solo affidarci alla cura senza alcuna speranza di prevenzione del meccanismo compensatorio?
La soluzione è data proprio dal secondo assunto degli autori: la vita e' una costante ricerca di equilibri, ed e' nell'equilibrio la soluzione: vivere una vita proiettata costantemente alla ricerca e al mantenimento consapevole di un equilibrio – individuale, affettivo, relazionale, progettuale – e' l'impegno cui ciascuno dovrebbe imporre a sè stesso. In questo modo, ci si potrebbe liberare dalla schiavitù della Compensazione Simbolica attraverso la quale il nostro inconscio si esprime e ci controlla.
Se il "senso della compensazione simbolica e' di colmare una mancanza vissuta e non espressa" (pag. 82), se si esprime la propria sofferenza e la si accetta come parte delle leggi Universali che regolano il nostro mondo, va da sè che non vi sarà più niente da compensare.
Di questo tenore sono gli autori quando scrivono che "Esprimere la differenza profonda evita il meccanismo della Compensazione Simbolica" (pag. 90).
Per fare questo, si devono superare tutta una serie di blocchi psicologici che la nostra società, purtroppo, continua a avere, come la paura del giudizio altrui, la paura della solitudine, il senso di abbandono, di rifiuto, e poi gelosie, rimorsi, rancori. Tutto lo spettro vibrazionale negativo che nutre l'ego e, di conseguenza, lascia campo libero al dominio dell'inconscio sulla nostra vita.
Per ottenere risultati, è necessaria una preparazione del medico che prima di tutto dovrebbe comprendere i meccanismi della relazione per poter decifrare la Compensazione Simbolica nei casi unici. Relazioni tra corpo, spirito, e mente. Pertanto, un medico con tutta una nuova serie di competenze e abilità che gli permettano di ascoltare, capire, assistere il "malato" nel processo di recupero della sua omeostasi psicofisica.
Decriptare la Compensazione Simbolica attraverso la comprensione della Comunicazione Inconscia, dei Simboli, per individuare la mancanza e la sofferenza reale (pag. 94-95): questo il nucleo centrale dell'attività del "Medico dei Casi Unici".
La sezione degli "Esempio di Compensazioni Simboliche" e' illuminante perchè dà al lettore la possibilità di confrontarsi con casi quotidiani che possono accadere in ogni momento. Da sottolineare che l' "abitudine a cercare un colpevole all'esterno e' sempre un'illusione" (pag. 133) e che "e' sempre un disaccordo non espresso che mette in azione un incidente" (pag. 136), mentre il concetto della "connivenza degli inconsci" (pag. 137) rimanda alla capacità degli organismi viventi di comunicare incessantemente a un livello sottile e impercettibile, con conseguenze nel reale. In particolare, la "connessione tra inconsci Mamma-feto" (pag. 147) e il "dialogo tra conscio e inconscio, captato dall'inconscio di un'altra persona (con la quale vi sono forti legami)...risolve o compensa simbolicamente un conflitto" (pag. 148).
E' d'altra parte necessario puntualizzare che ogni caso ha la sua storia, ogni individuo deve essere preso e trattato nella sua unicità, visto che "nelle interpretazioni non si può generalizzare..." (pag. 153).
Lo scenario proposto dagli autori e' incentrato sulle cause e lo sviluppo delle malattie, con una precisazione: "vi sono anche compensazioni simboliche positive" (pag. 157).
L'appello di pagg. 160-161 merita di essere ripetuto e supportato: "conoscere il meccanismo naturale della compensazione simbolica e' percepire l'esistenza di una sorta di 'giustizia immanente'...che permette di ritrovare un equilibrio...e di poter guardare con un altro occhio gli avvenimenti individuali e collettivi...la compensazione simbolica, un meccanismo essenziale nell'universo, troppo spesso ignorato".
Alla fine del Quaderno N.2 c'e' un test che dovrebbe distinguere il 98% degli individui dal rimanente 2% che costituirebbe l'eccezione alla regola. Il test e' divertente e interessante, personalmente il mio risultato dovrebbe collocarmi in una categoria a parte visto che l'immagine apparsa nella mia mente al termine del test e' stato un martello di colore blu.
Mi chiedo, tuttavia, se la nostra mente potrebbe reagire in modo diverso e più spontaneo nell'ipotesi in cui le parole "Presto!" e "Allora coraggio proseguiamo!" (pag. 163) fossero state omesse. Nella PNL si tratta di parole-chiave che innescano un certo tipo di reazione inconscia.

L'ultimo Quaderno, il N.3 (Perchè la Malattia?), e' quello che più degli altri esamina la malattia, cercando di descrivere il meccanismo della Compensazione Simbolica ad essa collegato.
Concordo pienamente sul fatto che "il malato di guarisce da solo" (pag. 168), ma anche che [il malato] "chiede che ci si occupi di lui, che lo si ascolti" (pag. 169). Qui il concetto del medico come "terapeuta dell'ascolto" più che "farmacista" viene proposto in modo più diretto.
Sul metodo dei casi unici, cioè sulla "ricerca caso per caso del fattore scatenante di un sintomo mediante l'ascolto della sofferenza della persona" (pagg. 172-173), si parte dall'assunto che la medicina classica non ha trovato, ad oggi, nessuna causa diretta della malattia. Questo apre alla necessità di introdurre un nuovo metodo di indagine che, secondo gli autori, deve prevedere una raccolta dati sulla malattia in corso; tali dati saranno confrontati caso per caso nel tentativo di trovare delle costanti nella Compensazione Simbolica. Compito non facile, se e' vero che "vi sono ancora delle zone grigie che vanno esplorate, come il fatto che situazioni contrarie possono aver bisogno della stessa compensazione simbolica e quindi provocare la stessa patologia" (pag. 180).
Altro aspetto interessante, che si differenzia dalla concezione della medicina classica, e' "la guarigione può avvenire senza trattamento medico, semplicemente modificando la qualità della vita del malato e renderla più sopportabile" (pag. 188) e, soprattutto, che "una patologia non sopraggiunge mai al momento di un primo trauma psichico" (pag. 189). E' necessario un condizionamento preventivo, cioè una prima esperienza che funga da "matrice traumatica" all'inconscio, che reagirà – compensando simbolicamente – al secondo evento negativo che risveglia la prima esperienza traumatica. Questo secondo evento causa disequilibrio e, quindi, l'immediata risposta compensatoria: la malattia, appunto.
L'essere umano ragiona in termine di mancanze, e il ruolo del sintomo è di mettere il soggetto in uno stato simbolico che lo protegge e gli impedisce di rivivere una situazione che lo ha già fatto soffrire. Per trovare la soluzione adatta, è pertanto necessario "trovare ciò che il soggetto non ha mai detto a nessuno" (pag. 197).
La grande differenza che sussiste tra il sollievo proposto dai centri anti-dolore e l'ascolto specifico della sofferenza causata dal dolore, permetterebbe una evoluzione nella comprensione delle patologie, a fronte di una diminuzione drastica dei medicinali. Argomento, questo molto controverso per via degli enormi profitti che i malati garantiscono alle case farmaceutiche e alle entità che ad essi dipendono.
Complimenti al CRIDOMH, uno studio coraggioso e necessario per il bene dell'umanità, a cui voglio aggiungere i migliori auguri perchè la medicina possa finalmente aprire gli occhi e la mente ai reali meccanismi della malattia.

07/03/2016 15:09:49

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