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ANNO XV


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31.05.2018
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La Commissione



INDAGINI/In Italia

IL DESTINO DI ETTORE MAJORANA

La Commissione
LA VITA

Ettore Majorana nacque a Catania il 5 Agosto 1906 dall’Ingegnere Fabio Massimo Majorana e dalla moglie Dorina Corso, che costituivano una delle famiglie benestanti della citta’. Ettore era il quarto di cinque figli e gia’ nei primissimi anni dimostro’ un’intelligenza fuori dal comune. Prima ancora di saper leggere riusciva a risolvere calcoli molto complicati come moltiplicazioni, radici quadrate e cubiche: si infilava sotto il tavolo e da li’ comunicava i risultati esatti. A sette anni era famoso in tutta la Sicilia per le sue rapide vittorie al gioco degli scacchi. |
Da un documento redatto dallo stesso Majorana nel 1932 leggiamo che segui’ gli studi classici diplomandosi nel 1923; poi gli studi di Ingegneria a Roma e, all’ultimo anno di corso, il passaggio a Fisica dove si laureo’ nel 1929 sotto Enrico Fermi. La sua tesi “La teoria quantistica dei nuclei radioattivi” gli valse la lode. In seguito entro’ a far parte, liberamente, all’istituto di Fisica a Roma.
La famiglia e i suoi amici lo descrivevano come un ragazzo che credeva molto all’amicizia, di carattere allegro e socievole, anche se non sempre riusciva a nascondere la sua superiorita’ spirituale e intellettuale.
Dopo la laurea, tuttavia, il suo atteggiamento cambio’ talmente tanto che i suoi colleghi cominciarono a chiamarlo il “Grande Inquisitore”: si chiuse in se stesso e intrattenne nuovi rapporti solo in rari casi, esprimendo invece giudizi severi e molto critici su se stesso e sugli altri scienziati con frequenza.
Majorana visse nel “periodo magico” della Fisica Atomica, visto che in quegli anni si studiava e sperimentava il comportamento dell’atomo in tutta Europa (Danimarca, Inghilterra, Germania). In Italia gli studi piu’ rilevanti avvenivano sotto la direzione di Enrico Fermi presso la scuola di Fisica Teorica che era stata istituita nell’Universita’ di Roma alla fine degli anni Venti. Vi parteciparono Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Bruno Pontecorvo, Emilio Segre’ e il chimico D’Agostino. Ettore Majorana frequentava l’Istituto di Via Panisperna “liberamente”, cioe’ senza stipendio e senza una posizione ufficiale.
Al tempo della sua scomparsa lo scienziato aveva lasciato una decina di articoli scientifici pubblicati in riviste specializzate. In seguito vennero pubblicate le sue lezioni all’Universita’ di Napoli e, poi, vennero alla luce alcuni manoscritti scientifici inediti attualmente conservati alla Domus Galileiana di Pisa.
Di lui i colleghi ebbero sempre una grande stima (e, in alcuni casi, una malcelata invidia) e sembravano tutti concordi nel definire la sua mente geniale. In una relazione che venne inviata al Ministro dell’Educazione del tempo, Giuseppe Bottai, per la risoluzione del problema causato da Majorana con la sua improvvisa decisione di partecipare al concorso per la cattedra di Fisica Teorica presso la Regia Universita’ di Palermo si legge (1937):

Il prof. Majorana...fin dall’inizio della sua carriera scientifica ha dimostrato una profondita’ di pensiero ed una genialita’ di concezioni da attirare su di lui l’attenzione degli studiosi di Fisica Teorica di tutto il mondo...Nelle teorie nucleari moderne il contributo portato da questo ricercatore con le forze dette “Forze di Majorana” e’ universalmente riconosciuto...come quello che permette di comprendere teoricamente le ragioni della stabilita’ dei nuclei...Nell’atomistica spetta al Majorana il merito di aver risolto...alcune tra le piu’ intricate questioni sulla struttura degli spettri. In un recente lavoro...ha escogitato un brillante metodo che permette di trattare in modo simmetrico l’elettrone positivo e negativo...

Tra gli illustri colleghi Enrico Fermi, che al tempo di Majorana era considerato il “Papa” dei fisici disse del suo giovane allievo:

...al mondo ci sono varie categorie di scienziati: gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno troppo lontano. C’e’ anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza...Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton...Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha...

UN GENIO IN VIA PANISPERNA

Il gruppo di Enrico Fermi a Roma era chiamato quello dei “Ragazzi di Via Panisperna”, dalla strada dove era situato il loro laboratorio. Majorana inizialmente si era iscritto a Ingegneria nel 1923 per poi passare a Fisica nel 1928 su pressione di Emilio Segre’. I primi lavori furono sui problemi di spettroscopia atomica ma, al tempo della sua scomparsa, Majorana aveva dato un contributo fondamentale alla fisica con vari studi sulle particelle, sulla fisica terrestre, ingegneria elettrica, termodinamica e reazioni nucleari. Pubblico’ pochissimo durante la sua attivita’ ma e’ stato possibile riscotruire il suo percorso sperimentale attraverso i manoscritti Quaderni e Volumetti custoditi alla Domus Galileiana di Pisa e in seguito pubblicati nel 2006.
All’Istituto di Fisica Enrico Fermi e i suoi collaboratori stavano svolgendo una serie di ricerche teoriche e pratiche sull’atomo che porteranno successivamente a risultati allora inimmaginabili (risultati che ancora oggi non sono stati compresi appieno in quanto coinvolgono anche realta’ al di fuori della nostra percezione fisica).
E’ su questo tema che iniziarono i contrasti tra Majorana e Fermi e, in seguito, tra Majorana e Heisenberg.
Leonardo Sciascia, nel suo libro “La scomparsa di Majorana” ha cercato di spiegare l’atteggiamento scontroso di Majorana nei confronti degli altri scienziati. Lo scrittore afferma che il rapporto tra Majorana e Fermi e’ sempre stato non solo da pari a pari (solo Majorana poteva discutere con Fermi, secondo Segre’) ma distaccato, critico, scontroso.

...Qualcosa c’era, in Fermi e il suo gruppo, che suscitava in Majorana un senso di estraneita’, se non addirittura di diffidenza, che a volte arrivava ad accendersi in antagonismo...

La stessa moglie di Fermi, Laura, scrisse nel libro “Atomi in famiglia” che Majorana mostrava un quasi totale disinteresse nell’applicare le sue straordinarie idee: le scriveva su un pacchetto di sigarette, ne accennava a Fermi e agli altri ma, quando questi approvavano, liquidava le sue stesse formule come “elementari” e le gettava via.
Le ore passate nella biblioteca dell’Istituto servirono a Majorana per capire a che punto la scienza era arrivata in Europa: studiava i lavori di P.M. Dirac, W. Heisenberg, W. Pauli, H. Weyl, E.P. Wigner e altri. Sviluppo’ un interesse dapprima prettamente scientifico ma poi, soprattutto dopo il suo viaggio in Europa, ossessivo nei confronti dei progressi della scienza nucleare. Nel suo taccuino scrisse:

La maledizione nucleare incombe su di noi e un giorno dovremo renderle conto del nostro futuro

La sua dote “profetica” nel precorrere i tempi, unita alla completa padronanza dei principi della Fisica Teorica, aveva immediatamente aperto la mente di Majorana alle conseguenze devastanti dell’applicazione dell’energia atomica. Tracce (se non esattamente prove) di un suo contatto con altre dimensioni o con esseri non umani (come avvenne con Tesla) indicherebbero che egli compi’ le scelte che influenzarono il suo destino proprio al ritorno dal viaggio in Europa.
Enrico Fermi scopri’ per caso la fissione nucleare nel 1934 (pur non comprendendone tutte le implicazioni); nel 1939 gli scienziati O.Hann, L.Meitner e F.Strassmann annunciarono che era possibile realizzare un nuovo tipo di reazione nucleare a catena con l’uso del processo di fissione (scissione dei nuclei di atomi pesanti tipo Uranio 235) per liberare l’energia dall’atomo.
Possibili applicazioni di tale procedimento sarebbero stati la creazione di una bomba atomica, oppure l’utilizzo della fissione controllata per scopi pacifici.
Negli anni Trenta accaddero i fatti piu’ importanti della nostra storia moderna:

1. Hitler prese il potere in Germania (attraverso una combinazione di elementi tra cui l’odio dei Tedeschi verso l’Europa dopo la Prima Guerra Mondiale e verso gli Ebrei che detenevano un potere praticamente assoluto sull’economia e sulla finanza; fondi neri fatti scaricare nelle casse del Partito Nazionalsocialista da parte delle grandi famiglie dell’elite polito-industriale-finanziaria Europea e Americana; presunti contatti “occulti” tra una ristrettissima cerchia di persone e una dimensione non terrestre che avrebbero favorito il dominio psicologico sulle masse ad una magnitudo e una rapidita’ senza precedenti, oltre ad una tecnologia che piazzava la Germania a un livello superiore a tutte le altre nazioni). Questo provoco’ l’effetto collaterale di “distribuire” le grandi menti scientifiche tra America (gli scienziati di origine ebrea vi si trasferirono in massa, tra cui lo stesso Fermi) e Germania (gli scienziati filo-Nazisti che, in seguito al crollo del Reich, vennero fatti segretamente uscire dalla Germania e portati in America attraverso vari itinerari sud americani – Progetto Paperclip). Su entrambe le sponde dell’Atlantico si perseguiranno tuttavia gli stessi studi e le stesse ricerche.

2. Il Manhattan Project viene attivato, implementato ed eseguito tra il 1939 e il 1946 negli Stati Uniti con il supporto di Gran Bretagna e Canada. Arrivo’ ad impiegare 130,000 uomini e piu’ di due miliardi di dollari. Tra gli scienziati coinvolti a diversi livelli al progetto figurano Oppenheimer (direttore scientifico del progetto), Serber, Einstein, Tesla, Von Neumann, Bohr, Bethe, Van Vleck, Teller, Bloch, Tolman, Konopinski. Coinvolse in massima parte i laboratori di Los Alamos, New Mexico (che, non a caso, e’ considerato il territorio dove opererebbero le basi sotterranee del consorzio Alieni/Umani per lo sviluppo di tecnologie atomiche, psioniche, e di manipolazione della materia) ma anche le maggiori universita’ americane (Stanford e Berkley su tutte). Il risultato di tale progetto fu la creazione della bomba atomica e il suo impiego nel 1945 sulle citta’ giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Ma al tempo del “lancio” ogni scelta a livello terrestre, intraterrestre ed esoterrestre era gia’ stata compiuta. 

3. Il punto piu’ controverso e ancora mai ufficialmente provato: in quegli anni si sarebbe consolidato l’accordo tra un ramo del Governo USA e una delegazione di Alieni (sembra provenienti dalle costellazioni Orione e Draco) per la cessione di tecnologie avanzate (ma non delle formule di funzionamento), tra cui quella atomica, psionica e dell’antimateria, in cambio dell’approvazione scritta al prelevamento di animali e di esseri umani da parte delle razze aliene (che comunque avveniva gia’ da tempo) ufficialmente a scopo “di monitoraggio genetico per la preservazione dell’equilibrio cosmico” ma che poi in seguito si sarebbe rivelata essere immensamente piu’ terrificante e deleteria per l’uomo.
Le indagini e le rivelazioni di scienziati e ricercatori quali William Moore, William Hamilton, Val Valerian, Phil Schneider, Paul Bennewitz, John Lear, Bob Lazar, Thomas Castello e molti altri (alcuni dei quali hanno pagato con la vita le proprie scoperte) portano a credere che i contatti tra i tedeschi ed esseri extraterrestri fosse avvenuto intorno agli anni trenta, ma che gli USA avessero compreso la reale situazione del pianeta Terra gia’ negli anni venti (in seguito al crash di un velivolo con recupero di esseri biologici, oppure tramite contatto diretto), e cioe’ che il sottosuolo del pianeta e’ abitato da esseri non umani che si dicono piu’ antichi della razza di superficie, e che possiedono una tecnologia molto piu’ avanzata della nostra.
Il punto che qui intendiamo sottolineare e’ che, e dal punto di vista scientifico e da quello delle “alleanze”, sia Germania che USA avrebbero potuto arrivare allo stesso risultato riguardo alla tecnologia atomica ma gli scienziati tedeschi si sarebbero rifiutati. Perche’?
Teniamo a mente questi tre punti mentre proseguiamo nella storia di Ettore Majorana.

IL VIAGGIO IN GERMANIA

La piena consapevolezza della situazione della Fisica Atomica e dei suoi progressi Majorana l’ebbe alla fine del gennaio 1933 durante un viaggio in Germania (Lipsia) e Danimarca (Copenaghen) dove, in nove mesi, incontro’ i maggiori fisici e scienziati del tempo, specialmente Werner Heisenberg, uno dei piu’ autorevoli ricercatori della Germania nazista, con cui ebbe diversi confronti sulle sue teorie. Fu proprio Heisenberg a confermargli che la scienza era di fatto influenzata dalle spinte dei poteri politico e militare (come a dire, e’ la nostra interpretazione, che tutti gli studi scientifici dovevano mirare al consolidamento del potere economico delle nazioni forti su quelle piu’ deboli e alla creazione di un’arma in grado di imporre tale dominio con la forza).
Durante il soggiorno in Germania Majorana fu testimone alla presa del potere dei Nazionalsocialisti di Hitler. Mentre la sua opposizione all’utilizzo del nucleare per scopi militari fu sempre netta, non altrettanto si puo’ dire della sua opinione sul regime Nazista. Dalle lettere che egli scrisse ai genitori si legge:

Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell'amministrazione pubblica e in molte private, in seguito all'espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel '14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l'epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell'orgoglio di razza. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran parte eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l'opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica” [Lettera alla madre, 20 gennaio 1933]

E, ancora, il 22 Maggio del 1933 in un’altra lettera scrisse:

...non è concepibile che un popolo di sessantacinque milioni [la Germania di quel tempo] si lasciasse guidare da una minoranza di seicentomila [gli ebrei] che dichiarava apertamente di voler costituire un popolo a sé...

Questa posizione iniziale (in seguito Majorana la correggera’ leggermente) non piacque ne’ a Fermi (la cui moglie era ebrea) ne’ a Segre’ (ebreo) e, in generale, non pote’ che favorire il suo senso di alienazione e di estraneita’ rispetto all’ambiente scientifico in cui era cresciuto.
Dopo la Germania Majorana si reco’ in Danimarca dove conobbe Niels Bohr, Arthur H. Rosenfeld e George Placzek, che ne ammirarono le doti intellettuali e umane.
Dopo questo viaggio in Europa possiamo parlare di un “secondo” Majorana, che univa al genio scientifico la certezza del futuro “nero” che attendeva l’umanita’.

L’ISOLAMENTO

Al suo ritorno in Italia Majorana accuso’ una gastrite che lo rese ancora piu’ chiuso in se stesso. Tendiamo a condividere l’opinione di alcuni secondo cui tale disturbo fisico era la conseguenza di un profondo conflitto interiore dello scienziato legato alle rivelazioni o conferme ottenute in Europa e che non voleva (o non poteva) comunicare al di fuori. Le sue visite all’Istituto di Fisica di via Panisperna si fecero sempre piu’ rare fino a cessare del tutto e il suo umore si incupi’ tanto che spesso si chiudeva in casa, non vedeva nessuno e non curava la sua persona; tuttavia egli continuava a lavorare ai suoi studi. Rifiuto’ tutte le offerte arrivategli da Universita’ e istituti americani (Yale) e sovietici. Questo periodo di isolamento duro’ quattro anni durante i quali non e’ chiaro a quale materia si fosse dedicato, ma sembra avesse a che fare con la fotoconducibilita’ delle lamine metalliche (questo dato e’ importante alla luce di quello che sarebbe accaduto negli anni della scomparsa con riferimento alla costruzione del “Raggio della Morte” mai smentito dalle istituzioni ufficiali e che coinvolse attivamente persino il Vaticano). Solo due pubblicazioni ufficiali rimangono, mentre il resto degli scritti non e’ mai stato trovato.
Alcune fonti ritengono che egli avesse proseguito gli studi della Fusione Nucleare a Freddo, riuscendo a realizzarla per gli atomi leggeri (Idrogeno e suoi isotopi). Coincidentalmente in quegli anni Fermi e i suoi collaboratori costruirono un generatore artificiale di neutroni per mezzo di ioni di deuterio accelerati a 200KV che colpivano un composto ricco di deuterio. Enrico Fermi, nell’attivare il generatore di neutroni, realizzava di fatto una fusione ultrafredda con ghiaccio pesante (ghiaccio composto di acqua pesante o D2O) mantenuto a bassissima temperatura con il raffreddamento ad aria liquida in modo da bilanciare l’enorme calore prodotto dalla reazione di fusione.
Laura Fermi sembro’ confermare che in quel periodo Majorana ancora frequentasse l’Istituto di Roma e cercava in particolare due persone, Fermi e Rasetti (che erano i due firmatari del progetto sul generatore di neutroni assieme ad Amaldi):

Majorana aveva continuato a frequentare l'Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell'Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente...

Un avvertimento? Majorana aveva confidato alla sorella Maria la sua convinzione che i fisici fossero su una strada sbagliata, ovviamente alludendo ai test atomici.
Fermi e Heisenberg furono gli scienziati che piu’ influenzarono Majorana (forse gli unici che si avvicinavano a comprendere il suo genio). Il secondo, in particolare, durante la prigionia (Agosto 1945) nella residenza di Farm Hall (Cambridge, Gran Bretagna), dimostro’ ai suoi colleghi che la bomba atomica era alla portata degli scienziati tedeschi negli anni trenta, ma che essi si sarebbero rifiutati di costruirla ritardando le ricerche atomiche. Cosa che non successe agli scienziati (in massima parte tedeschi) che lavorarono in USA nello stesso periodo al Manhattan Project.

LA SCOMPARSA

Quando Majorana si presento’ inaspettatamente al concorso per la cattedra di Fisica a Palermo (spiazzando la commissione esaminatrice presieduta da Fermi), su suggerimento della stessa commissione gli venne assegnato un posto all’Universita’ di Napoli con una legge speciale che era servita a Marconi per Roma (visto che a Palermo la terna dei vincitori era gia’ stata praticamente decisa).
Majorana accetta e comincia le sue lezioni il 12 gennaio 1938, tre volte la settimana. A Napoli alloggio’ all’Hotel Bologna.
Pochi studenti riuscivano a seguire le sue spiegazioni; tra questi vi era Sciuti. Al termine delle lezioni Majorana si intrattiene spesso con Carrelli, direttore della facolta’. Discutono di fisica e, attraverso le parole (e le domande) di Majorana, Carrelli capisce che lo scienziato siciliano stava lavorando a qualcosa di molto impegnativo e segreto, visto che non ne parlo’ mai apertamente.
Sul traghetto Napoli-Palermo il 25 Marzo 1938 Ettore Majorana sarebbe dovuto “scomparire”, almeno a giudicare dalle lettere che scrisse a Carrelli e ai genitori.
Dapprima prelevo’ lo stipendio di diversi mesi di insegnamento (una somma di circa diecimila euro attuali) e il passaporto (che aveva validita’ solo Europea e sarebbe scaduto l’anno successivo – dettagli importanti che depongono a sfavore della pista “sudamericana”), poi s’imbarco’ sul traghetto della Tirrenia verso Palermo.
Poco prima di imbarcarsi Majorana aveva scritto a Carrelli una lettera piuttosto esplicativa sulle sue intenzioni:

Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo

Invece arrivo’ a Palermo senza incidenti, prese alloggio all’Hotel Sole e scrisse due telegrammi urgenti a Carrelli: nel primo gli si chiedeva di non considerare la lettera spedita da Napoli; nel secondo, piu’ elaborato, che “Il mare mi ha rifiutato” (26 Marzo 1938) e che sarebbe rientrato a Napoli il giorno seguente ma avrebbe lasciato l’insegnamento. Invece Majorana non torno’ piu’.
Anche ai genitori aveva scritto una lettera di addio cui non fece seguito una smentita.
Sembra che Majorana non scese mai dal traghetto diretto a Napoli. Vi sali’, questo si, come prova la testimonianza del Prof. Strazzeri (docente di Geometria all’Universita’ di Palermo) che al fratello Salvatore confermo’ di aver preso posto nella stessa cabina di Ettore. Tale testimonianza e’ comprovata dai registri della Tirrenia del tempo che indicavano Strazzeri e Majorana come passeggeri nella stessa cabina. La stessa Tirrenia, d’altra parte, si rifiuto’ di esibire il biglietto d’imbarco di Majorana persino ai familiari di Majorana, pur ammettendo che egli sali’ effettivamente a bordo di quel traghetto. Un comportamento inspiegabile solo se si considerano le ipotesi “ufficiali” fatte circolare sulla scomparsa dello scienziato siciliano, ma non se si accetta la possibilita’ che Majorana sia stato “prelevato” direttamente dal pontile del traghetto, come vedremo nell’ultimo paragrafo.
Alla sua ricerca si interessarono i piu’ alti livelli del governo Italiano (lo stesso Mussolini aggiunse, come nota personale in calce alla pratica di ritrovamento, “Voglio che si trovi!”).
Vennero avanzate le ipotesi piu’ disparate:  suicidio (ipotesi molto remota anche se la piu’ “semplice” e immediata); ritorno in Germania per lavorare con gli scienziati del Terzo Reich (complice una foto che lo ritrarrebbe accanto al nazista Eichmann nel 1950 su un battello diretto in Argentina; l’isolamento nella Certosa di Serra San Bruno (Calabria). A questo proposito a nulla valsero le richieste della famiglia Majorana a Papa Pio XII sulla sorte del figlio. Dal Vaticano non giunse mai risposta.
Altre ipotesi suggestive sono quelle del barbone Tommaso Lipari che girava per le strade di Mazara del Vallo risolvendo i problemi matematici degli studenti che incontrava. Alcuni elementi fecero pensare che si trattasse di Ettore Majorana ma Paolo Borsellino, allora procuratore a Catania, confronto’ le calligrafie di Lipari e Majorana escludendo che essi fossero la stessa persona. Nel 1999 (Umberto Bartocci) si ipotizza la congiura dei colleghi scienziati per far sparire Majorana che non si allineava con il regime del tempo.
Nel 2008 testimoni parlano alla trasmissione TV “Chi l’ha visto?” affermando di aver visto e parlato con Majorana in Venezuela a meta’ degli anni ’50. I Carabinieri del RIS hanno accertato l’identita’ del fisico nella citta’ di Valencia tra il 1955 e il 1959 (si faceva chiamare Sig. Bini) ma e’ ignoto il suo destino dopo il 1959.
Un testimone ha raccontato di aver incontrato all’inizio degli anni ’80 a Roma un clochard che diceva di avere la soluzione dell’Ultimo teorema di Fermat e che si trattava di Majorana (l’uomo era sulla settantina). Monsignor Di Liegro (fondatore della CARITAS di Roma) avrebbe rivelato al testimone la vera identita’ del clochard e che si trovava ospite in un convento della capitale.
La morte di Majorana sarebbe avvenuta il 12 Ottobre 1997, sempre secondo questo testimone anonimo.

IL DESTINO DI ETTORE MAIORANA

Uno studio del MONOS – Divisione Ricerche Scientifiche e Umanistiche, propone invece un’ipotesi mai confermata a livello ufficiale (ma quale degli altri scenari lo sono stati veramente?): Ettore Majorana sarebbe stato prelevato da EBE (Entita’ Biologiche Extraterrestri) e portato al sicuro forse all’interno del pianeta dove da sempre si parla dell’esistenza di un mondo intraterrestre molto difficile da raggiungere (o, piu’ semplicemente, in una delle basi sotterranee gestite dal “consorzio” Alieni/Umani esposto precedentemente). La “scomparsa” di Majorana si sarebbe resa necessaria in quanto, dopo aver invano tentato di distogliere Enrico Fermi dalla strada intrapresa nella fisica nucleare (fissione che poi avrebbe portato alla creazione della bomba atomica), la sua vita era in pericolo.
Alle 5 del mattino del 28 Marzo 1938 un disco volante luminoso risucchio’ Ettore Majorana al suo interno direttamente dal pontile del traghetto su cui il fisico si trovava. Il prelievo sarebbe avvenuto nei pressi dell’isola di Capri (la zona Capri-Ischia sarebbe uno dei “portali dimensionali” italiani secondo alcuni sensitivi e questo potrebbe aver facilitato il “contatto” sia per un istantaneo spostamento nell’inter-spazio, sia per via della minore forza di gravita’ che sembra accompagnare la presenza dei portali e che permette ai velivoli discoidali di sfruttare tale caratteristica per massimizzare il meccanismo “antigravitazionale” che utilizzerebbero per muoversi).
Il prelevamento di Majorana sarebbe stato visto da un mozzo della nave che ha raccontato di aver osservato l’uomo camminare da solo verso il parapetto metallico della nave, quando un globo luminoso improvvisamente si e’ avvicinato fermandosi sulla verticale del traghetto. Dal velivolo sarebbe fuoriuscito un raggio conico che avviluppo’ Majorana e lo risucchio’ all’interno dell’UFO.
Il ragazzo testimone del fatto subi’ in seguito enormi pressioni pur di non rivelare quanto aveva visto.
Altre fonti affermano che nel Novembre del 1956 Majorana sarebbe arrivato a bordo di un disco volante presso una cava abbandonata di Caserta per incontrarsi con un giovane universitario del luogo e trasmettergli un messaggio da recapitare a due architetti casertani. In quell’occazione Majorana sarebbe stato accompagnato da due scienziati Sovietici, anch’essi “misteriosamente” scomparsi da tempo nel loro paese.
Majorana, insomma, nel momento in cui si accorse che la strada intrapresa dalla scienza era quella dell’utilizzo dell’energia nucleare a scopi militari, si oppose in molti modi, dalla non collaborazione all’isolamento, fino al tentativo di far desistere i suoi colleghi dal proseguire in quella direzione (molte delle aspre discussioni con Fermi avrebbero riguardato questo argomento). Avendo inoltre rifiutato di lavorare per l’elite politico-finanziaria-militare che era dietro ai finanziamenti sia della Germania Nazista che dell’intervento militare USA (la Carnegie Foundation era tra gli istituti che aveva voluto fortemente Majorana), uno scienziato del calibro di Majorana non poteva che diventare un obiettivo sensibile.
Le nostre ricerche fanno pensare che egli sia stato prelevato da una razza “non interventista” per salvarlo da sicura morte o peggio; d’altra parte le implicazioni nascoste nel testo della sua lettera a Carrelli farebbero pensare che lo scienziato non si sentisse sicurissimo delle conseguenze della sua decisione. Infatti la frase “...dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo” non va letta secondo noi come un addio alla vita (altrimenti perche’ terminare con “...e possibilmente anche dopo”?), ma semmai come un addio alla “memoria”. E’ noto infatti tra i ricercatori di Esobiologia e Ufologia come una delle tecniche piu’ frequentemente usate dalle razze aliene che effettuano i “prelevamenti” o abductions, sia quella di cancellare parti di memoria dalla mente del rapito e impiantare altre memorie in sostituzione (le “memorie aliene”). Ettore Majorana potrebbe averlo temuto. Studi avanzati sul comportamento dell’atomo vanno di pari passo con le neuroscienze e gli impianti che vengono trovati in quasi tutti i soggetti che hanno subito abductions (materiale usato, posizione dell’impianto all’interno della corteccia cerebrale, ecc) ne sono una prova inconfutabile.
Tra i grandi contributi di Majorana alla scienza vanno annoverati: studi sui problemi di spettroscopia atomica, la teoria del legame chimico (dove dimostrò la sua conoscenza approfondita del meccanismo di scambio degli elettroni di valenza), il calcolo della probabilità di ribaltamento dello spin (spin-flip) degli atomi di un raggio di vapore polarizzato quando questo si muove in un campo magnetico rapidamente variabile; nel campo della meccanica quantistica (che studio’ per tutto il corso della sua vita) lavorò su numerose formule scientifiche dando anche una teoria relativistica sulle particelle ipotetiche.
Il maggior contributo scientifico di Ettore Majorana è tuttavia rappresentato dalla seconda fase della sua produzione che comprende tre lavori: la ricerca sulle forze nucleari oggi dette “alla Majorana”, la ricerca sulle particelle di momento intrinseco arbitrario e la ricerca sulla “teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone”. Famosa è anche l'equazione di Majorana. Majorana è ricordato dalla comunità scientifica internazionale per avere dedotto l'equazione a infinite componenti che formano la base teorica dei Sistemi Quantistici Aperti (computazione quantistica, crittografia e teletrasporto). È, infine, insolito ricordarlo per avere introdotto la probabilità che da una determinata coppia nasca un figlio maschio (studi sulla genetica).
Il 12 aprile 2012 la rivista Science ha pubblicato uno studio che conferma l'esistenza dei fermioni da lui teorizzati nel 1938, che hanno la caratteristica di coincidere con la controparte di antimateria. E sull’applicazione dell’antimateria va menzionato il controverso caso del “Raggio della Morte” che ha coinvolto in prima persona Rolando Pelizza, un industriale che, dopo alterne vicende che lo portarono sull’orlo della bancarotta, affermo’ di aver incontrato personalmente Ettore Majorana e di essere stato da lui formato nelle scienze della fisica e della matematica.
Pelizza avrebbe incontrato Majorana nel 1958 in un convento (forse la Certosa di Serra San Bruno in Calabria, come ipotizzato da Sciascia), nel periodo in cui le indagini della magistratura di Roma, nella persona del procuratore aggiunto Laviani, accertava la presenza di Majorana a Valencia (Venezuela), grazie ad un riconoscimento fotografico effettuato dai RIS Italiani.
Secondo quanto afferma Pelizza, Majorana lo avrebbe scelto come suo allievo trasmettendogli prima tutte le sue conoscenze scientifiche e, poi, affidandogli il compito di costruire una macchina chiamata “Raggio di Vita” (poi mutuato in “Raggio della Morte” dalla campagna di disinformazione scatenata contro Pelizza e il suo team), basata sui principi dell’antimateria. Il fascio generato da questa macchina sarebbe in grado di annichilire la materia attraverso la produzione di un’enorme calore all’interno dell’oggetto colpito dal raggio di antimateria (causandone forse la parziale implosione?). Ma questa macchina esiste veramente? Secondo Pietro Panetta e altri, all’inizio degli anni settanta il Raggio di Vita era gia’ funzionante e, nonostante le crescenti pressioni delle istituzioni militari per appropriarsene, ne’ Pelizza ne’ Majorana permisero mai l’impiego del Raggio per scopi bellici.
Il primo tentativo di “intrusione” militare avvenne tramite Massimo Pugliese, che dapprima si presento’ come consulente finanziario per nuovi modelli tecnologici e industriali, ma poi si scopri’ che era in realta’ un ufficiale dei Carabinieri vicino al SISDE. Pugliese coinvolse l’Ambasciata Americana di Roma (con John Louis Manniello) che chiese un esperimento pratico per dimostrare gli effetti del Raggio su vari materiali. L’esperimento si fece alla presenza dell’inviato personale del Presidente Ford, l’Ingegnere Matteo Tutino, che defini’ la scoperta “monumentale” ufficializzando cosi’ l’interesse americano per la macchina. Si arrivo’ al punto di stilare un accordo tra Governo USA (per mezzo di una controllata) e la societa’ di Pelizza ma, quando quest’ultimo lesse le condizioni poste dagli Americani (abbattere 5 satelliti in orbita come prova di funzionamento della macchina) rifiuto’ di andare avanti e blocco’ ogni trattativa.
Le notizie sulla macchina ad antimateria furono fatte circolare in modo selvaggio da Pugliese attraverso rapporti, filmati, pubblicazione di bozze di contratti, conferenze, ecc. Il suo scopo poteva essere quello di rendere tutte le informazioni sensibili di dominio pubblico cosi’ da aggirare le limitazioni di brevetti e copyright, ma soprattutto per confondere le acque sulla reale paternita’ dell’opera.
Il Governo Italiano pose un ultimatum a Pelizza su un nuovo esperiemento da eseguirsi entro breve tempo, pena la cessazione immediata di ogni negoziato. A questo punto entra in gioco il Governo Belga. L’accordo con esso prevedeva una joint-venture al 50% (societa’ mista) tra Belgio e una Holding Lussemburghese (dove sarebbero dovuti comfluire Pelizza e il suo team, anche se Panetta deteneva l’assoluta maggioranza delle quote societarie) che avrebbe detenuto i diritti di proprieta’ dell’invenzione. Lo Stato Belga si impegnava a finanziare la continuazione delle ricerche posto che l’esperimento, da eseguirsi in Belgio, avesse avuto successo. Il Governo Italiano doveva fungere da osservatore. Dopo una serie di contenziosi relativi a presunte violazioni della segretezza delle carte, la societa’ di Panetta decise di dare corso all’esperimento con l’obiettivo di non farlo riuscire (uno degli esperimenti, non concordati, era quello di distruggere un carro armato, a riprova del fatto che l’interesse principale all’acquisizione del raggio era a scopo militare). Il contratto con il Governo Belga venne annullato e la macchina fece ritorno in Italia.
Si tento’ allora di costringere Pelizza a separarsi dalla macchina, anche a costo di farlo arrestare. Ad essere incriminato pero’ fu Pugliese: tra le sue carte vennero rinvenuti anche documenti che coinvolgevano in qualche modo Pelizza, costringendolo a fuggire dall’Italia (rimarra’ latitante per undici anni). Gli si mosse l’accusa di aver costruito e posto in commercio un’arma bellica (definita “Raggio della Morte”) con un chiaro intento di screditare la sua figura e isolarlo. Durante gli anni di latitanza, a sentire Panetta, Pelizza avrebbe perfezionato il modello matematico teso a regolare la macchina per intervenire sul buco dell’Ozono e risanarlo. Egli avrebbe impiegato anni di calcoli a mano (con carta e penna) in quanto nessun odierno elaboratore elettronico (dalle calcolatrici ai computer) sarebbero adatti a elaborare parametri della “Nuova Matematica” utilizzata da Pelizza (quindi i modelli di Majorana).
Sul funzionamento del “Raggio di Vita”, sembra che esso sia in grado di generare un’antiparticella che resta in vita 5 millesimi di secondo e raggiunge 1,500Km di velocita’. Il raggio si programma su un dato materiale (ad esempio un metallo): il fascio, colpendolo, crea una reazione di annichilimento (incontro-scontro tra antiparticelle negative [prodotte dal raggio] e particelle positive [materiale colpito]. Il calore generato dal contatto raggio-materiale si concentra solo sulla porzione di spazio colpita e senza nessun effetto collaterale. Se tra il raggio e il metallo si insersce un nuovo materiale, ad esempio una tavola di legno, questa rimarrebbe integra e il metallo subirebbe lo stesso effetto descritto sopra.
Il fascio prodotto dal Raggio e’ trasparente e non emette nessun tipo di radiazioni. L’energia richiesta e’ quella necessaria per alimentare cinque motorini. Il Raggio puo’ essere programmato per riscaldare (senza logorare la materia), modificare o distruggere; puo’ stabilire lo spessore, le dimensioni, il tipo di materiale da trattare.
Una tale invenzione coincide con le informazioni raccolte dai vari ricercatori (soprattutto Americani) sulla tecnologia attualmente usata dalla razza dei Grigi/Rettiliani che lavorano nelle basi sotterranee assieme ad alcune branche del complesso militare-industriale umano: in particolare Thomas Castello riferisce di aver personalmente assistito agli effetti prodotti da un “raggio sonico” che fuoriesce da un’arma che i Grigi tengono regolarmente con se’ nei livelli piu’ profondi delle basi (la testimonianza di Castello si riferisce principalmente alla base di Dulce, New Mexico) e che puo’ produrre vari effetti, dallo svenimento alla vaporizzazione atomica completa. Sembra che questa tecnologia, che non sarebbe concessa in uso al personale umano, abbia permesso ai Grigi la vittoria durante quelle che sono chiamate “le Guerre di Dulce” della fine anni settanta che provoco’ la morte di sessantasei militari della Delta Force inviati a recuperare scienziati umani tenuti in ostaggio dai Grigi (E’ tema complesso che va trattato a parte). Questo, in aggiunta alle scoperte dimostrate, fa comprendere la portata del genio di Majorana e il suo contributo alla fisica quantistica, ma anche a quanto improbabile possa essere una sua morte per cause naturali. Ettore Majorana era un genio troppo in fretta strappato all’umanita’ ma che, vogliamo credere, non ha mai smesso di lavorare per la salvaguardia del nostro futuro sulla Terra.

13/11/2016 22:11:54

http://www.thexplan.net/article/204/IL-DESTINO-DI-ETTORE-MAJORANA/It
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