www.theXplan.net OLTRE LA VERITA' UFFICIALE

Non vi chiediamo di credere, ma di riflettere

ANNO XV


VALMALENCO FILES
NEOBATRI E LA VALMALENCO
31.05.2018
TXP 3.0
E' online la nuova versione del sito ufficiale del Gruppo The X-Plan, con un nuovo layout e box tematici per una lettura più immediata ed efficace. Ogni articolo presenta una foto di anteprima e una descrizione testuale. Rimangono i colori ufficiali del Gruppo e il Pianeta X, che dal 2003 ci accompagna nel nostro lavoro di ricerca. Buona navigazione.

La Commissione



INDAGINI/In Italia

SECULUM OBSCURUM RIVELATO I

Memorie dal tempo dei Carolingi

La Commissione
400 ANNI DI “TENEBRE”

L’Alto Medioevo e’ nato e si e’ sviluppato in un’area circoscritta del centro Italia e in particolare in quella che oggi e’ l’odierna regione delle Marche. Per trent’anni il Professor Giovanni Carnevale ha esplorato i territori della Val di Chienti e raccolto indizi e documenti che lo hanno portato ad una teoria critica sul vero sviluppo storico dell’eta’ immediatamente successiva alla fine dell’Impero Romano.
Non e’ uno scenario rivoluzionario...”, scrive Denis Lohest nella prefazione al libro del Prof. Carnevale (“Il Piceno da Carlo Magno a Enrico I”, 2016), “...non contesta i fatti della Storia Ufficiale...anzi li rafforza...
In realta’, dopo averlo incontrato e intervistato a Macerata, possiamo integrare l’affermazione di Lohest con le nostre opinioni in merito alla visione dello studioso che, per primo, ha osato scardinare l’immobilismo accademico di chi ha frettolosamente bollato gli anni del primo medioevo come “oscuri” in quanto troppe erano le lacune storiografiche per poterle incanalare su binari logici. Ma e’ proprio la logica ad aver fatto difetto a chi, in passato, non ha saputo (o voluto) rileggere i fatti con la dovuta obiettivita’. Il Prof. Carnevale lo ha fatto, aiutato anche da quegli eventi sincronici (i piu’ direbbero “fortunati”) che accompagnano solo le imprese piu’ audaci. E’ dalla traduzione di un monaco medievale germanico, Widukind, che sono venuti alla luce i fatti storici dell’epoca carolingia che hanno di posto le basi per la creazione dell’Europa. Prima di Widukind, il Prof. Carnevale e il suo fido assistente, Domenico “Mimmo” Antognozzi, avevano gia’ tradotto autori che in qualche modo erano legati all’epoca di Carlo Magno. Il primo fu Eginhard, il biografo dell’imperatore, sulla cui obiettivita’ nel riportare i fatti storici si puo’ dubitare per ovvie ragioni di convenienza politica; poi Notker Balbulus, monaco di San Gallo che raccolse una serie di aneddoti su Carlo Magno (nell’opera “Vita di Carlo Magno Imperatore nella Francia Picena”) ma senza dare loro organicita’ e struttura logica. Quando e’ venuto il momento di tradurre il primo libro di Widukind, tuttavia, lo studioso maceratese si e’ trovato di fronte ad un’opera solida, scritta in un latino sorprendentemente articolato per l’epoca (scrive il Prof Carnevale in proposito: “...e’ un latino di uno scrittore formatosi con intelligenza sui classici dell’antica Roma”). Ma non tanto la forma, quanto i contenuti sono risultati sorprendenti e non hanno fatto che confermare le intuizioni che il Prof. Carnevale aveva avuto nel corso degli anni precedenti (e’ autore di tredici libri sul tema nell’arco di trent’anni di studi).
Il presente articolo e’ basato sull’ultimo lavoro (op. cit.) di Carnevale e Antognozzi e sull’incontro che abbiamo avuto con il Professore. Lo scenario “alternativo” della storia dell’Europa continentale qui esposto, che va dalla meta’ dell’VIII fino al XII secolo, potra’ nell’immediato futuro assumere i contorni dell’esattezza storica quando anche gli altri libri di Widukind saranno stati tradotti. Come ci ha detto il professore, “le sorprese non sono ancora finite”.

WIDUKIND

Widukind era un monaco dell’abbazia di Corbeia Nova (tutt’ora esistente nell’attuale comune di Monte San Vito, Ancona) che redasse le cronache del suo tempo dalla Sassonia Picena in almeno tre libri, il primo dei quali, il “Rerum Gestarum Saxonicarum – Libri Tres” [Primo libro di fatti della Sassonia] e’ la fonte principale (e, attualmente, l’unica) delle cronache medievali dell’era carolingia. Widukind fu un Sassone che parlo’ di Sassoni, ma non solo. Egli scrisse dopo il 964 (la data e’ desunta dalla dedica del monaco a Matilde figlia di Ottone I. Nella dedica Widukind usa l’aggettivo “imperiale” a significare che Ottone I era gia’ Imperatore e questo avvenne dopo il 962. Il Prof. Carnevale fissa la data della redazione del libro primo di Widukind attorno al 970) e questo lo colloca senza dubbio nel monastero di Corbeia Nova, che esisteva gia’ da un centinaio di anni all’epoca di Widukind. Corbeia Nova sarebbe sorta in Sassonia (a nord del fiume Musone) dopo che la piu’ antica abbazia di Corbeia (situata nella Francia Picena nei pressi dell’attuale Corva, localita’ situata a Porto Sant’Elpidio, Fermo) aveva cessato di esistere. Corbeia era stata fondata da Pipino il Breve e dedicata a San Vito Martire, ma nell’836 fu traslata in Sassonia (ad opera degli stessi monaci franchi) con il nome di Corbeia Nova.
Ma i tedeschi del tardo romanticismo (appartiene al XIX secolo lo studio sistematico del Medioevo e la scuola germanica e’ la sola ad aver stilato una storiografia di quell’epoca, che era stata lasciata colpevolmente scivolare nell’oblio dal Rinascimento italiano) caddero nell’equivoco di collocare Corbeia oltralpe e nella fattispecie a Corvey; equivoco nato da un altro errore, quello di aver  identificato l’Aquisgrana di Carlo Magno con Aachen (ma nelle fonti anteriori a Barbarossa si fa sempre e solo riferimento ad Aquisgrana nella Francia Picena), creando cosi’ il Medioevo “con i buchi neri”. I tedeschi non sapevano leggere Widukind? Una domanda scomoda che esula dagli obiettivi di questo articolo ma che il Prof. Carnevale ha dovuto porsi nel tentativo di comprendere le ragioni di questo equivoco strutturale; d’altra parte, senza il “Monumenta Germaniae Historica” la ricostruzione dell’autentico medioevo Europeo non sarebbe oggi possibile. Tradurre Widukind ha significato conoscere le cronache del tempo con tutta una serie di rivelazioni che non si fermano solo alla Sassonia. Infatti il monaco scrisse anche sulla confinante Francia Picena anche se quella documentazione e’ andata irrimediabilmente perduta. “La storiografia ufficiale”, scrive il Prof. Carnevale “non ha ancora recepito la collocazione nel Piceno di Francia e Sassonia” ed e’ da questo scenario che si deve partire per comprendere tutte le allopatrie di luoghi, genti, avvenimenti (come ad esempio i Papi che attraversavano la Francia per recarsi nella Sassonia d’oltralpe – secondo la storia ufficiale – in pieno inverno, o il Doge di Venezia Obelerio che visita Aquisgrana via mare - ovviamente la vera Aquisgrana Picena). La posizione degli accademici tedeschi, ci risponde il Prof. Carnevale, e’ di sostanziale rifiuto a qualsiasi tipo di dialogo “...se sollecitati su questo enorme equivoco che ha creato il Seculum Obscurum e che, alla luce di questi nuovi elementi, oscuro non e’...“.
La storia andrebbe completamente riscritta, almeno dagli ultimi giorni dell’Impero Romano all’eta’ dei Comuni. Scrive infatti il professore che “l’Alto Medioevo non e’ piu’ obscurum, come finora si e’ sempre detto, inestricabile intreccio di luci ed ombre, ma necessaria preparazione al sorgere dei Comuni”.

PRIMA DEI CAROLINGI

Come si e’ creato l’Equivoco del Seculum Obscurum? Il Piceno era il centro dell’Alto Medioevo e vi sorgeva una citta’ antichissima che portava ancora il nome Etrusco: Urbs (l’attuale Urbisaglia) e si tendeva a confonderla con l’Urbe di Roma. La zona del Piceno e’ stata di importanza enorme per la storia perche’ antico punto d’incontro di tutte le stirpi che si erano stanziate in Europa dopo le grandi migrazioni indoeuropee. “Sta acquistando valore l’ipotesi”, ci informa il Professore, “che gli Etruschi non siano sbarcati dal Tirreno ma dalla parte opposta, dall’Adriatico, e che abbiano attraversato Marche e Umbria e si siano infine stanziati in Toscana.”. Urbs d’altra parte, non era la citta’ ma la zona sacra della citta’, l’Acropoli consacrata al dio Granno o Grano, massima divinita’ ancestrale che possiamo definire il “Giove” dei Galli.
I Galli erano gia’ in terra Picena, in particolare i Galli Senoni sulle rive adriatiche (da qui il nome Senigallia, o Gallia dei Senoni). Siamo nell’epoca che precede la fondazione di Roma.
Vi sono leggende, che ancora si tramandano in diverse zone delle Marche, legate a tale evento: la leggenda di Romolo e Remo si sarebbe realizzata nel Piceno per mezzo dell’apparizione della Madonna (o altra divinita’ femminile) a Remo che si trovava a Urbs. La divinita’ gli  comandando’ di fondare sul posto (sulle sponde del Tevere) una citta’ che avrebbe dominato il mondo. E Remo fondo’ Roma nel Piceno. In seguito, prosegue la leggenda, la Madonna apparve anche a Romolo e gli disse che la citta’ dominatrice del mondo doveva invece essere costruita in prossimita’ della foce del Tevere. E cosi’ Romolo traccio’ il famoso solco sacro e fondo’ la seconda Roma, uccise il fratello Remo e l’Urbe del Lazio divenne la capitale “ufficiale” del mondo antico. Ma a Urbs Picena rimasero frammenti di storie e leggende che non possono essere trascurate. Il loro valore simbolico assume infatti un’importanza strategica alla luce degli eventi che si susseguirono. “In ogni caso”, prosegue il Prof. Carnevale, “appena sorta Roma vi erano gia’ due Urbs [una nelle Marche e una nel Lazio n.d.a.] fondate su un equivoco.”.
Con la fine dell’Impero Romano, le vicende storiche che si susseguirono fanno parte del cosidetto Seculum Obscurum poiche’ si ignora l’esatta sequenza degli avvenimenti. Fino ad ora.
Arrivo’ l’Alto Medioevo e la storia comincio’ a produrre una serie di lacune filologiche.
Il Piceno era a quel tempo il nucleo di incontro di varie stirpi (i Romani che lo avevano conquistato, gli Etruschi che li avevano preceduti fondando Urbs, i Greci e i Galli Senoni con i loro alleati Sassoni).
Nessuno si occupo’ di questo periodo ma avvennero fatti storici molto importanti, perche’ l’Urbs Picena durante il Medioevo aveva avuto una posizione molto importante. Durante le invasioni barbariche [“per i tedeschi oggi si dovrebbero chiamare ‘migrazioni di popoli’ “, puntualizza il Professore con un sorriso n.d.a.] l’Impero Romano rimase fino a quando Teodorico spodesto’ l’Imperatore Romolo Augustolo trasferendolo sull’isola di Ponza. Da quella data (il 476 e’ considerato come fine dell’Impero Romano e inizio del Medioevo) la storia attuale non e’ stata in grado di delineare una storiografia affidabile.
L’etnia che si era stanziata su tutto il Centro Italia in maniera capillare fu quella dei Longobardi, ed e’ quello che la storia accademica ha sempre conosciuto senza alcuna distinzione di fonti e documenti (alcuni dei quali non appartenevano assolutamente ai Longobardi).
I Longobardi venivano chiamati anche “Franchi” ma questo termine non indicava un’etnia, quanto piuttosto uno status: “franchi” erano coloro che valicavano i confini dell’Impero, venivano accolti dall’esercito romano e resi liberi dalla schiavitu’ purche’ accettassero di combattere nelle legioni romane e si stabilissero pacificamente e senza armi sulle terre dell’impero (pagando tributi). Durante le Guerre Gotiche, ad esempio, i soldati utilizzati furono in massima parte “franchi” provenienti dalle piu’ disparate etnie (ma guidate da generali bizantini). Gia’ Giulio Cesare aveva conquistato la Gallia con la cavalleria composta da Germani. Quando pero’ i “franchi” si stanziarono nel Piceno, il nome subi’ un’evoluzione e sembro’ indicare anche un’origine (la Francia, appunto).

L’AVVENTO DEI CAROLINGI

Una delle date chiave di questo scenario storico e’ il 715, quando i Saraceni o Berberi Islamici conquistano la Spagna e pianificano l’invasione della Gallia (l’attuale Francia, non quella che era in Italia e che nell’Alto Medioevo era l’unica area a portare quel toponimo – Distinzione, questa, che deve ancora essere ufficialmente accettata dal mondo accademico). La Gallia dei Romani non era pero’ confinata oltre le Alpi, in quanto l’Europa in generale era tutta gallica o celtica (Celti nella penisola Iberica, Celti in Gallia, Celti fino al fiume Danubio comprese Baviera e Austria). Il confine di Roma era il Reno e il Danubio, l’ultimo che Roma tento’ di difendere. Tra il Reno e il Danubio il nome Germania non era ancora usato; le popolazioni di quel territorio erano definiti “uomini del nord” o Normanni. Anche la Gallia cisalpina parte dalla Padania e arriva fino a Senigallia. Tutto il mondo non appenninico dal Po e’ un pezzo del nord. Quando Giulio Cesare valico’ il Rubicone armato, quello era il confine.
I Celti si erano stanziati in tutta Europa e questo dato conferma la nostra ipotesi in merito a quanto osservato nella cripta dell’Abbazia di Rambona (Vedi Enigmi della Storia No. 6).
Gli Islamici, dopo aver conquistato l’attuale Medio Oriente, arrivarono ad assediare Costantinopoli (senza riuscire a conquistarla grazie al “fuoco greco” che non conoscevano) e, invasa la Spagna, valicarono i Pirenei. Li’  trovarono altri “franchi”, popolazioni di origine nordica (Celti germani) che si erano stanziati nella Gallia meridionale: gli Aquitani. Essi avevano un territorio molto ridotto tra la costa Atlantica e i primi contrafforti dei Pirenei ed erano in numero piuttosto esiguo. Erano cristiani e per questo chiesero aiuto all’Impero. Esisteva un re dei franchi e stava al nord, parlava una lingua indoeuropea (il francese attuale) ma non era in grado di rispondere alla richiesta di aiuto. Il centro del potere di questa dinastia era nella zona dell’attuale Belgio (Liegi). Alla morte del re la sua seconda moglie Plectrude prende il potere in attesa che il nipote diventi adulto (anche se non aveva alcuna intenzione di lasciare il trono). Il Re era stato Pipino di Heristal o Herstal (da Herr, signore, Stal, stalle) che aveva avuto una precedente relazione amorosa dalla quale era nato un figlio che adesso (a 21 anni) aveva la legittimita’ per reclamare il trono.
Durante la crisi degli Aquitani le dinastie piu’ potenti dovettero decidere cosa fare per arrestare l’avanzata islamica. Si mosse Faroaldo II Duca di Spoleto (era Longobardo e ormai cristiano), il quale ando’ a trattare con il Papa (Costantino prima e Gregorio II poi) per accorrere in aiuto degli Aquitani. Il Papa era a quel tempo un semplice funzionario di Costantinopoli ma, visto che la citta’ era assediata dai Saraceni, egli aveva di fatto la responsabilita’ sui territori occidentali cristiani dell’Impero d’Oriente. Egli vide nell’accordo proposto da Faroaldo un mezzo per ottenere un vantaggio politico, quindi fu favorevole a trattare.
Nelle Marche si era costituito l’Esarcato di Ravenna lungo l’Adriatico, da Ravenna fino quasi al fiume Musone (che segnava anche il confine naturale tra Sassonia e Francia). Le genti stanziate a ridosso dell’ Esarcato venivano chiamati Sassoni (“Sachsen”). In tutta la zona di Castelfidardo ancora oggi, al posto del “con” si dice “sach” in dialetto locale, a dimostrazione che residui dell’antica lingua gallica ancora permangono sul territorio.
Con il pretesto che avevano aiutato i Bizantini a riconquistare l’Italia e a cacciare i Goti, i Longobardi chiesero e ottennero la maggior parte delle terre. Invece a Ravenna un Esarca (Tiatmaro o Tietmaro al tempo di Widukind) governava a nome dell’Impero d’Oriente.
Durante le guerre Gotiche (500-600) la zona si era quasi interamente spopolata e il filo tra Roma Bizantina e Ravenna Bizantina (marcato dalla Salaria Gallica, una deviazione della Salaria che lungo l’Appennino raggiungeva i Galli Senoni) si era di fatto spezzato.
Con i Longobardi arrivarono i Sassoni e Roma perse il controllo di Ravenna perche’ gli Arabi, bloccati sui Pirenei, spostarono i loro uomini verso la penisola italica.
In base all’accordo raggiunto con il Papa, Faroaldo II regalo’ terre agli Aquitani (dalla Sabina e lungo la Salaria) che fuggivano dalle loro terre e si rifugiavano in Italia Centrale, ripristinando in questo modo il filo interrotto tra Roma e Ravenna. Si tratto’ di una vera e propria crociata per salvare questa popolazione. E’ nello stesso periodo che i Franchi dislocati nell’area Picena cambiarono il nome del territorio in “Francia”.
Plectrude nel frattempo comprese che doveva agire se voleva mantenere la sua autorita’ e allontano’ il nipote Carlo inviandolo in Italia sub custodia. Carlo giunse in Italia carico di odio verso la matrigna perche’ non avrebbe voluto lasciare lasciare la capitale del regno, ma venne di fatto trasferito con la forza.
In Italia e lungo la Salaria Gallica Carlo raccolse truppe tra i giovani Aquitani, formo’ un esercito e divenne il primo condottiero dei Franchi. Il suo primo obiettivo fu immediatamente la capitale del regno al nord, dove condusse i suoi uomini e depose Plectrude; Con il tesoro dello stato egli ottenne i mezzi per combattere gli Arabi che tentavano di entrare in Gallia. Egli infatti utilizzava l’esercito (che regolarmente aggregava franchi settentrionali) per combattere in periodi determinati (periodo estivo) e infine riusci’ a liberare la Gallia dalla minaccia islamica.
Per questa sua foga guerresca venne chiamato Carlo “Martello” (“Martellus” significa “Piccolo Marte” e non “Martello” che in latino sarebbe dovuto essere “Malleus”). Carlo Martello mori’ nel 741 e trasmise il potere di essere “franco” in Italia (cioe’ di essere libero, pacifico ma con l’obbligo di pagare tributi all’impero) indipendentemente dall’ origine etnica. Al nord la sua dinastia continuo’ a gestire il potere come Belgi e molti Aquitani, definitivamente scomparsa la minaccia islamica, dovettero tornare nelle loro terre d’origine perche’ scomparvero dalla penisola italica (altri probabilmente rimasero integrandosi con le popolazioni locali).  
Pipino il Breve, nominato re dei Franchi alla morte di Carlo Martello, consolido’ il regno in Francia (Picena) contrapponendosi alla monarchia Longobarda di Pavia; il centro monastico (e quindi culturale e archivistico) del regno divenne Saint Denis (odierna San Ginesio, Macerata) retta dai monaci Parisii; Pipino stabili’ il suo castello a Ponticone (oggi Sant’Angelo in Pontano, Macerata) da dove continuo’ la politica del padre (passando gli inverni nella Francia Picena tra battute di caccia, banchetti e feste fino alla celebrazione della Pasqua, per poi ripartire verso il nord a combattere.
Questi continui viaggi avvenivano lungo la strada Francigena che attraversava le Alpi al passo del San Bernardo e portava gli eserciti fino in Belgio. Lungo queste strade (Salaria, Salaria Gallica, Francigena) la Gallia era collegata con Roma, ma non piu’ la Roma del Tevere, ma l’Urbs nella Francia Picena. Entrambi i re carolingi condussero una doppia vita: in Italia erano franchi, liberi e pacifici, mentre una volta valicate le Alpi diventavano generali di guerra e condottieri di eserciti.
La differenza era che al tempo di Pipino il Breve gli Arabi erano sbarcati nel Sud Italia e l’avevano conquistata (Sicilia, Taranto, Brindisi). Attraverso l’antica Appia essi mossero verso Roma e al tempo di Carlo Magno erano una grave minaccia.
Carlo Magno, figlio e successore di Pipino il Breve, ruppe le relazioni diplomatiche con Re Desiderio dopo aver ripudiato Ermengarda e conquisto’ Pavia, autoproclamandosi re dei Franchi e dei Longobardi (774). Rimasto unico sovrano d’Europa, Carlo Magno stabili’ rapporti di alleanza strategica con il Califfo di Baghdad Harun al-Rashid e con Costantinopoli.
La Francia, da iniziale territorio di coloni “liberi”, con Carlo Magno era diventata il centro del potere europeo e Aquisgrani (Aquisgrana) era la capitale imperiale. Il nome deriva da “Aquis”, acque e “Grano”, dal nome della divinita’ Granno o Grano che era venerata da tempi ancestrali (divinita’ di origine Celtica) come controparte maschile della dea Bona. Entrambe erano divinita’ tutelari delle acque termali che in quella zona erano considerate miracolose (chiamate dai Franchi Aquae Grani) in quanto calde e dalle proprieta’ benefiche: rendevano il terreno lungo le sue rive molto fertile e sembra avessero qualita’ taumaturgiche (come abbiamo gia’ avuto modo di esporre nel corso degli articoli su Rambona e su Treia – vedi Enigmi della Storia No. 6 e 7).
Carlo Magno invio’ dei funzionari (un laico e un ecclesiastico) ad esercitare il controllo sulle provincie e creo’ il suo Palatium (non un palazzo, come si ritiene comunemente, visto che non c’era nessuno a quel tempo in possesso delle abilita’ per costruirlo, ma il nome deriva dal Colle Palatino di Roma); un territorio scelto dove stabili’ il suo regno esclusivo facendo costruire strutture come la scola palatina e la cappella palatina (i mastri architetti erano stati inviati dietro sua richiesta dal Califfo al-Rashid). Sulla scia del primo, Carlo Magno creo’ altri Palatia in varie parti d’Europa, interregni completamente indipendenti e autonomi dalle leggi locali. Per mantenere il potere il sovrano carolingio doveva tenere gli eserciti in attivita’ e per questo li condusse regolarmente in battaglia: per trent’anni, utilizzando antiche vie consolari (come la via Romea) fino al Brennero per superare le Alpi, Carlo Magno combatte’ i Sassoni deportandone in gran numero nell’area Picena e, infine, sottomettendoli e convertendoli al cristianesimo. Papa Leone III lo incorono’ “Imperatore Romano” nell’anno 800 ricostituendo cosi’ l’Impero d’Occidente che rimase fino alla Translatio Imperii di Federico I Barbarossa.

IL SECULUM OBSCURUM

Scrive il Prof. Carnevale: “Prima di noi nessuno ha...solo pensato ad un Piceno altomedioevale sede del Papato e in cui convivessero in contrapposizione ma in modo sostanzialmente pacifico le etnie di Longobardi, Franchi, Romani e Sassoni, tutti rispettosi del prestigio papale e dell’unita’ religiosa conferita loro dal passaggio al cristianesimo...
Il papato, sotto la minaccia Araba aveva abbandonato Roma gia’ dall’839 (con Papa Gregorio IV) e si era rifugiato nella Francia Picena e in particolare ad Aquisgrana presso l’Urbs della Val di Chienti, iniziando una residenza di almeno trecento anni di cui la storia ufficiale non si e’ mai occupata (“non si e’ finora neppure accorta” nelle parole del Prof. Carnevale). L’abbazia di Farfa, l’unico baluardo efficiente che era rimasto a difesa dell’espansione islamica lungo la Salaria, resistette fino all’898 quando l’Abate Pietro fu costretto a spostare la sua comunita’ monastica in Francia e li’ vi costrui’ l’abbazia-fortezza di Santa Vittoria di Matenano (Fermo). La stessa Aquisgrana del Piceno fu saccheggiata dagli Arabi dopo che avevano raggiunto il territorio di Camerino.
In dettaglio, il potere ecclesiastico venne esercitato dal Laterano dell’antica cappella carolingia, dalla Basilica di San Pietro (oggi in Corridonia) e dall’Urbs (oggi Urbisaglia). Questi edifici rimasero sede di 69 papi per trecentotrenta anni fino al pontificato dell’inglese Adriano IV (1154-1159). In questo periodo la Roma dei Cesari era in stato di completa rovina. Dalla meta’ del XII sec.  Federico I Barbarossa fu il dominatore d’Europa in qualita’ di Imperatore del Romano Impero che lui muto’ in “Sacro Romano Impero”, operando allo stesso tempo la Traslatio di San Carlo Magno (1166) e la Traslatio Imperii da Aquisgrana ad Aachen, in Germania. Per dare un’idea della portata degli eventi che si sono succeduti durante il periodo del papato nella Francia Picena, riportiamo i nomi di alcuni Papi che erano ad Aquisgrana nel corso dell’Alto Medioevo e alcuni dei fatti piu’ importanti avvenuti sotto il loro mandato:

- Con Papa Gregorio IV i figli di Ludovico il Pio dividono l’Impero (839);
- Con Leone IV viene edificata la Citta’ Leonina che racchiudeva la San Pietro del Piceno (848);
- Con Giovanni VIII gli Arabi saccheggiano il territorio di Aquisgrana (881) che poi verra’ liberata dallo stesso esercito papale con l’aiuto di Carlo il Grosso e del Doge di Venezia Partecipazio (882);
- Con Stefano V (VI) vengono incoronati imperatori ad Aquisgrana i Vidoni Guido II e suo figlio Lamberto II (891)
- Con Giovanni IX i monaci di Farfa abbandonano l’abbazia agli Arabi e si rifugiano a Santa Vittoria in Matenano (Fermo) (899);
- Con Anastasio III muore Ottone l’Illustre, padre di Enrico I (912)
- Con Giovanni X vittoria dei Romani sugli Arabi a Garigliano sotto la guida di Alberico rex e l’esercito papale (915); muore Corrado I re dei Franchi. Le insegne del regno vengono consegnate al Duca di Sassonia Enrico I (918); muore Ageltrude imperatrice, che aveva costruito l’Abbazia di Rambona (923); nasce il monaco sassone Widukind (925);
- Con Giovanni XI battaglia dell’Urbs che la storiografia ufficiale chiama “di Riade” (933);
- Con Leone VII Enrico I, di rientro ad Aquisgrana con il suo esercito, muore (936);
- Con Silvestro II muore Matilde, figlia di Ottone III e a cui Widukind dedico’ il suo primo libro (999);
- Con Benedetto IX primo Concilio Lateranense ad Aquisgrana. Il cistercense Suger, intervenuto al concilio con la sua flotta di Francia trasporta le colonne dal Palatium al Saint Denis di Parigi (1039);
- Con Urbano II, franco, egli proclama la prima Crociata sulla collina di Clarmont presso l’antica Faleria, nella Francia Picena (1096);
- Con Adriano IV nell’attuale San Claudio viene incoronato Imperatore Federico I Barbarossa (1155); (Con Federico I Barbarossa sul trono imperiale i Papi cessano di avere la loro sede nel Laterano della Val di Chienti)
- Con Pasquale III (Antipapa) proclamo’ Santo Carlo Magno (1165) e il corpo dell’imperatore (?) venne portato in Germania (1166)
L’EUROPA NASCE SUL PICENO

Con la conquista della Sassonia germanica Carlo Magno pote’ completare l’unificazione dell’Europa che era iniziata con Carlo Martello.
Alla chiesa era stata affidata tutta la “vita culturale” dell’impero che aveva come centro la Francia Picena, inclusi la redazione e la conservazione dei documenti; San Ginesio era il monastero piu’ importante d’Europa (chiamato Saint Denis perche’, se la lingua dei primi franchi era stata l’Aquitano, al tempo dei carolingi era divenuta il Francese). Dagli studi che sono stati fatti sembra che in Italia nacque il primo poema epico del Medioevo, la Chanson de Roland. E il Prof. Carnevale si dice convinto che, se esso e’ nato in Italia, non puo’ che essere nato a San Ginesio. La divisione dei poteri operata da Carlo Magno creo’ peraltro una spaccatura tra Chiesa e Impero che ha ripercussioni socio-politiche ancora oggi. Un tale sistema era molto diverso da quello, ad esempio, della cultura islamica che tendeva a conferire il potere temporale e religioso in capo a una sola persona (il Califfo).
Sta nascendo l’Europa. Nacquero la Gallia, una Germania al di la’ del Danubio e una regione intermedia tra Germania e Gallia (a nord del Danubio e a est del Reno), la Lotaringia. La Gallia poi diventera’ Francia (verso la fine del X sec e con l’avvento dei Capetingi), il mondo tedesco Germania.
Anche tutta l’importanza data ai Longobardi, ci spiega il Prof. Carnevale, sarebbe da rivedere perche’, ad esempio, la regione dell’odierna Umbria era in mano ai franchi ma la storiografia ufficiale si e’ fermata colpevolmente al ducato longobardo (era all’inizio tale al tempo di Faroaldo II, ma poi Carlo Magno incluse il territorio nel suo regno inviando funzionari ad amministrarlo).
L’impero carolingio entro’ in crisi con il figlio di Carlo Magno, Ludovico il Pio. I funzionari dell’impero inviati a gestire le provincie chiesero (e ottennero) l’ereditarieta’ dei territori da loro amminstrati (cosi’ come avveniva per il trono imperiale, che veniva assegnato alla discendenza carolingia). Ludovico il Pio non riusci’ ad arrestare le spinte dei Normanni dal nord e i continui sbarchi degli Islamici dal sud (che avevano conquistato la Sicilia e stabilito un emirato a Taranto, proseguendo l’invasione lungo l’Appia) e la penisola italica piombo’ nel caos.
I figli di Ludovico smembrarono l’impero in tre regni: la Gallia di Carlo il Calvo a Occidente (823-877); la Germania di Ludovico il Germanico a Est (804-876);  la Lotaringia di Lotario nel mezzo (795-855).
Lotario I rinuncio’ al controllo dell’Adriatico a favore di Venezia con il Pactum Lotarii e si concentro’ sulla difesa della penisola ma, dopo la sua morte e quella dei suoi figli Lotario II di Aquisgrana e Ludovico II, la Lotaringia venne inglobata nella Germania. I papi nel frattempo incoronarono diversi imperatori perche’ liberassero i territori dagli islamici, ma senza grandi risultati.
A ridosso dell’anno Mille il territorio della Francia Picena era in piena anarchia, con la “guerra civile” (come si esprime Widukind) esplosa tra Franchi e Sassoni, i cui territori erano separati dal solo fiume Musone. Il conflitto venne in parte stabilizzato grazie a un accordo tra Papa Giovanni X e Alberico, ex generale nell’esercito dei Vidoni che aveva raccolto attorno a se’ un esercito romano ereditato dagli scomparsi imperatori Guido e Lamberto. Le forze congiunte del Papa e di Alberico I sconfissero gli islamici a Garigliano nel 915 liberando per sempre la Penisola dagli invasori. L’eliminazione della minaccia araba causo’ un riassetto progressivo della Valle del Chienti: la Francia era stata divisa in un gran numero di castelli che divennero feudi indipendenti e lo stesso modello era stato replicato in Europa: avendo Aquisgrana perso il ruolo centrale del potere carolingio, importanti etnie dell’impero si costituirono in regni autonomi con a capo un Regulus o piccolo re.
Corrado possedeva un castello feudale non in Francia ma al di la’ del Musone, in Sassonia, territorio che dal tempo di Carlo Magno era controllato come territorio periferico da un funzionario dell’Impero che aveva il suo castello a Wiliniburg, oggi Castelbellino (Ancona).
Nel territorio della Francia Picena vi erano diverse etnie che si erano “gerarchizzate” in una scala sociale ben definita: in coda vi erano i Longobardi (il cui regno era stato smantellato da Carlo Magno); poi vi erano i Romani, ai cui cives Carlo Magno aveva concesso per testamento territori in commune (garantendo la loro sopravvivenza sul territorio). L’Europa feudale e l’Europa comunale nacquero nell’Italia centro-settentrionale e specificamente nell’area Picena e Umbro-Toscana: i castelli divennero il centro attorno al quale si sviluppo’ in seguito il borgo cittadino. Salendo lungo la scala gerarchica troviamo i Sassoni che, scrive Widukind, erano scesi in Italia con i Longobardi e avevano fondato il ducato di Sassonia gia’ prima dell’arrivo dei franchi; e in cima alla gerarchia vi erano i Franchi, chiusi ciascuno nel proprio castello feudale.

DOPO I CAROLINGI: I SASSONI

I Sassoni venivano chiamati tali dalle popolazioni locali (Sachsen, cioe’ “che stavano con i Senoni”). In seguito il nome Sassonia e’ stato utilizzato anche al nord per indicare lo stesso popolo germanico. Sull’origine dei Sassoni Widukind riporta due ipotesi: una, che fossero di discendenza danese o comunque del Nord; e un’altra che fossero i sopravvissuti dell’esercito macedone di Alessandro Magno. In ogni caso il monaco si dice certo che si trattava di una discendenza nobile e antica. Delle due ipotesi il Prof. Carnevale opta per genti scese dal nord assieme ai Longobardi (568) e che si stanziarono ai margini dell’Esarcato di Ravenna che era occupato da antica memoria dai Galli Senoni. I Longobardi invece posero la loro capitale a Pavia e poi fondarono diversi ducati (Ducato  di Spoleto, Ducato di Benevento).
Il Ducato di Sassonia quindi occupava un territorio condiviso con i Galli Senoni (che erano stanziati lungo la costa Adriatica), che si estendeva tra l’Adriatico e il fiume Musone fino al Conero. Stanziatisi nel Piceno nel VI sec. i Sassoni si convertirono al cristianesimo e formarono un’appendice dell’Esarcato bizantino di Ravenna. Furono definiti “Sassoni” proprio dai locali che li chiamarono Sachsen (prefisso Sach, “uniti ai” e Sen, “Senoni”).
Questo popolo giunse in Italia con un forte spirito guerriero che fu determinante per sterminare, nel 933, le ultime orde degli Ungari (barbari asiatici  discesi dalla Pannonia).
Fino a Carlo Magno i Sassoni erano stati agevolmente controllati, chiusi nella morsa bizantina e carolingia; ma con la disgregazione dell’impero essi si sentirono pronti per pianificare l’espansione: Enrico I infatti si pose alla guida delle altre etnie sul territorio della Francia Picena (in sostituzione del regulus Corrado che, gia’ al tempo di Ottone l’Illustre di fatto era un re senza esercito) e trasformo’ il ducato in regno della nuova dinastia sassone che rimase al potere fino al Mille. Enrico I Riorganizzo’ le antiche legioni romane e per prima cosa affronto’ gli Ungari.
Widukind dimostra di non essere molto obiettivo quando si tratta di definire la presenza di Sassoni a ridosso della Francia Picena. Non negando i fatti, egli tuttavia lascia volutamente diverse ombre, sia per un risentimento patriottico verso il nemico (Carlo Magno aveva sconfitto la sua stirpe), sia per, spiega il Prof. Carnevale nel commento al cap. 14, “la sua scarsa conoscenza storica del passato locale”. Anche perche’ i Franchi si erano stanziati nel Piceno come profughi dopo che i Sassoni avevano gia’ consolidato la loro presenza al nord del Musone. Il destino delle genti sassoni seguira’ peraltro quello che era stato della Francia carolingia che, da generali di guerra erano giunti a Carlo Magno Imperatore. Ma Enrico I non si accontento’ dei territori della Sassonia e della Francia Picena, che era comunque limitato e adatto a un regulus, ma non a un imperatore. Cosi’ egli condusse il suo esercito in Germania dove sia Burcardo che Arnolfo di Baviera detto “il Cattivo” preferirono stringere alleanze con Enrico I piuttosto che combatterlo. Questo si sposava perfettamente con la strategia del nuovo sovrano, che era quella di evitare scontri in Germania e impegnare il suo esercito contro Carlo il Semplice per assoggettare anche la Gallia.
Le “guerre civili” (come indicate da Widukind e che riguardavano il territorio del Piceno e non la guerra tra Gallia e Germania al nord) conobbero un tentativo pacificatore quando Carlo il Semplice, non piu’ re dei Franchi, dono’ a Enrico I l’ultima reliquia franca rimasta nelle mani dei Franchi di Gallia. Nello stesso capitolo (33), il monaco sassone parla anche delle reliquie di San Vito (santo martire gia’ custodito nell’Abbazia di Corvey nella Francia Picena fin dal tempo di Pipino il Breve e che erano state spostate in Sassonia a Corveia Nova).
La reliquia donata da Carlo il Semplice, una mano di Saint Denis, implicava secondo il commento del Prof. Carnevale “la volonta’ dell’ex re di favorire nuovi rapporti di pace e amicizia tra lui ed Enrico”.
Ricordiamo che Carlo Martello era stato mandato forzatamente ad Aquisgrana e vi aveva fatto costruire (dove oggi sorge San Ginesio) un’abbazia dedicata a Saint Denis (San Dionigi) e aveva voluto al suo interno i corpi di Saint Denis e San Eleuterio. I monaci Parisii erano stati inviati ad amministrare l’abbazia sin dalla Gallia Parisia.
L’abate cistercense Suger tento’ dopo l’anno Mille una manovra politica per far cadere la damnatio memoriae su questa abbazia, facendo costruire a Parigi una nuova Saint Denis che avrebbe dovuto sostituire la Saint Denis Picena e storica sede dell’impero carolingio. Il suo disegno riusci’ solo parzialmente: cancello’ infatti il ricordo della Saint Denis del Piceno ma non pote’ attuare la Traslatio Imperii a Parigi (ci riuscira’ Federico I Barbarossa).
Mentre Carlo Magno aveva avviato l’unificazione dell’Europa, Enrico I favori’ il passaggio dall’era feudale all’eta’ dei Comuni: egli voleva in realta’ predisporre un regno in cui Sassoni, Franchi e Romani potessero sentirsi cittadini: obbligo’ i cives romani a tornare nelle antiche citta’ in rovina e abitarvi, organizzare dibattiti ed eserciti per difendersi dalla minaccia Ungara. Ma, inconsciamente, egli non fece altro che preparare il terreno per l’avvento dei liberi comuni.
Gli ultimi capitoli del primo libro di Widukind raccontano di due fondamentali battaglie che Enrico I combatte’ e vinse per arrestare le ultime invasioni barbariche in Europa: la guerra contro gli Slavi (Battaglia di Levico) e l’importante “Battaglia dell’Urbs” contro le orde di Ungari che intendevano invadere e saccheggiare l’Impero sassone. Un’avvincente sequela di avvenimenti e strategie portarono allo sterminio di piu’ di trentamila Ungari (933) e che la storiografia ufficiale colloco’ nei pressi di Rieti (chiamandola Battaglia di Riade) ma che invece si svolse nella piana antistante Urbs Picena. Enrico I ebbe ancora il tempo di sconfiggere i Danesi ai piu’ remoti confini settentrionali dell’impero ma, al suo ritorno in Italia, si ammalo’ e mori’.
Dopo la morte di Enrico I, il successore Ottone I marcio’ verso la Roma Picena (Urbs); raggiunse Aquisgrana nel 936 e si fece dichiarare re sul cortile della Cappella Palatina. Papa Giovanni XII lo consacrera’ Imperatore nel 962 chiudendo cosi’ lo stesso destino che aveva arriso alla dinastia carolingia.
“Ignorando l’esistenza sia della Francia Picena sia di una limitrofa Sassonia Picena la storiografia d’oltralpe ha dovuto inventare in Germania una Franconia inesistente sui documenti” scrive il Prof. Carnevale.
I romani infine sconfissero Ottone III che fu sepolto a San Claudio e, secondo il Prof. Carnevale, potrebbe esservi ancora. Anche Carlo Magno era stato sepolto a San Claudio di Chienti (la sua tomba e’ stata individuata con l’ausilio del georadar, ma si devono ancora progettare i lavori per raggiungerla e verificarne il contenuto); gli altri re carolingi (Carlo Martello, Pipino il Breve e, dieci anni dopo, la sua consorte Berta) sarebbero invece sepolti a San Ginesio.
Con la morte di Ottone III anche la Sassonia al di la’ del Musone scomparve senza lasciare traccia, e con essa i Sassoni. L’Imperatore Enrico II, successore di Ottone III, trasferi’ provvisoriamente la sede dell’impero da Aquisgrana a Bamberga in Baviera (1002).
I Sassoni rimasti in Italia si fusero con gli “uomini del nord”, i Normanni, che conquistarono l’Italia meridionale dopo il Mille (a Melfi si posero le basi del regno Normanno con Roberto d’Altavilla nel 1059, e in seguito la Sicilia venne liberata dagli Arabi e annessa). I Normanni, che Ottone III aveva fatto arrivare in Italia per riconquistare la Francia Picena, provenivano dalla Germania e per questo a pieno titolo possono essere identificati come discendenti dei “Sachsen” Piceni.
Federico I Barbarossa fu la figura preminente del XII secolo. Alla fine del 1166 egli trasferi’ il presunto corpo di Carlo Magno (dopo averlo fatto dichiarare santo) ad Aachen che divenne anche la capitale del Sacro Romano Impero (Traslatio Imperii).  
Alla luce di quanto scoperto dal Prof. Carnevale nella traduzione di Widukind, la figura di Enrico I (che la storiografia ufficiale aveva in qualche modo sminuito relegando le sue imprese alla sola Germania) puo’ essere paragonata a quella di Carlo Magno per il contributo che entrambi gli imperatori diedero per l’unificazione culturale ed etnica dell’Europa, per la pacifica convivenza dei popoli e la diffusione del cristianesimo. Non solo, ma e’ grazie alla volonta’ ferrea di creare un Impero sicuro dalla minaccia di guerre e invasioni che due grandi evoluzioni del Medioevo poterono realizzarsi: l’epoca feudale e l’eta’ dei comuni, nuove forme di governo che posero le basi culturali per il Rinascimento, anch’esso fiorito in Italia.

27/08/2016 16:03:54

http://www.thexplan.net/article/201/SECULUM-OBSCURUM-RIVELATO-I/It
ARTICOLI CORRELATI
MYSTERIA : PRIMA MOSTRA INTERNAZIONALE AI CONFINI DELLA REALTA', 12 Ottobre 2002-19 Gennaio 2003
(RUBRICHE / EVENTI)
GOODMORNING UMBRIA NUOVO PARTNER THE X-PLAN
(RUBRICHE / EVENTI)
PROGETTO SERPO #26.0
(X-ZONE / X-PLAN)
Commenti
Nome
E-Mail
Testo