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ANNO XV


31.05.2018
TXP 3.0
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La Commissione



X-ZONE/X-phenomena

VAMPIRISMO I

Parte Prima

La Commissione

DEFINIZIONE

Il vampiro è un morto che ritorna dalla tomba in forma corporea per sottrarre ai vivi la linfa vitale, grazie alla quale sostiene la sua particolare forma di esistenza crepuscolare, la non-morte.

Esiste una definizione classica di vampiro: è lo spirito di una persona defunta, o delle sue spoglie mortali rianimate dal proprio spirito o da un demone, ritornata tra i vivi per tormentarne l’esistenza, privandoli del loro sangue. Nel succhiare la propria vittima questa creatura emette un sibilo caratteristico che è stato chiamato Poppysma da Pierre Tyraeus de Neuss (termine coniato nel 1700)

Si può identificare nel vampiro una creatura-simbolo delle forze del male, che si agita in una specie di vita quando la luce del sole muore, per poi tornare nel proprio rifugio di giorno, dove giace in una sorta di letargo,  in attesa della prossima notte. Elemento di non secondaria importanza è anche la connessione tra il vampiro e la sessualità; gli attacchi di queste creature, tanto nelle tradizioni popolari quanto nella letteratura,sono frequentemente portati con una lascivia e una sensualità fatali per la vittima, che si scopre impotente a resistere al languido abbraccio e al lussurioso morso del vampiro (capace di travolgere e annullare qualsiasi altra percezione al di fuori di un lungo, penetrante e allo stesso tempo soporifero dolore).
La parola vampiro deriverebbe dal Vampyr tedesco, cha a sua volta avrebbe acquisito la parola slava Vampir.

LEGGENDE POPOLARI

 In Russia la tradizione del vampiro assume, se possibile, dei tratti ancora più oscuri e tenebrosi 

                                                                                                 (Montague Summers, vampirologo)

Leggende e folklore da tutto il mondo sono permeate del mito del vampiro. Ecco le caratteristiche principali di queste creature:

Strie (Italia centrale)

Volkodlak (Slovenia)

Farkaskoldoi (Ungheria)

Koslak (Dalmazia)

Vrykolakas (Grecia)

Polong (Malesia)

Vampir (Serbia e Bulgaria)

Upier (Polonia)

Upir (Russia)

In Germania troviamo l' Alp, vampiro-demone che entra in casa sotto forma di farfalla e si siede sul petto dei

dormienti, succhiandone il sangue; il Blautsauger, letteralmente 'succhiasangue', con il corpo ricoperto di peli, privo di ossa, fa mangiare alle vittime la terra della sua sepoltura per trasformarli in succhiasangue; nella parte occidentale dell'area germanica c'è la credenza in uno speciale tipo di vampiro, il Doppelsauger (doppiosucchiatore): un bambino che in vita continuava a succhiare il latte dal petto della propria madre anche dopo essere stato svezzato, quando muore continua a nutrirsi con la carne del suo stesso petto. In seguito sceglie come preda un membro vivente della sua famiglia, facendogli rapidamente perdere peso. Le misure precauzionali per evitare al piccolo cadavere di trasformarsi in Doppelsauger sono quelle di collocare una moneta tra i denti del morto, un asse semicircolare sotto il mento per impedirgli di raggiungere il petto, e di assicurarsi che il tessuto del sudario non venga a contatto con le labbra del defunto.

C'è poi il Mara (o Moro), conosciuto anche nei Paesi Slavi, fa addormentare le sue vittime e poi le uccide succhiando loro il sangue dal petto. E' un mutaforma.

Nelle terre gelate dell'Islanda e della Norvegia il nome più comune usato per quelle creature che dimorano nei propri tumuli sepolcrali è Draugr. In alcune leggende si parla di questi esseri come custodi di favolosi tesori, mentre secondo versioni più macabre i Draugr erano soliti lasciare le tombe per infliggere terribili pene ai viventi che avevano causato la loro morte.

 

L’origine dei vampiri risale a epoche dimenticate. Già nelle necropoli preistoriche i morti venivano seppelliti con pietre sul petto, per impedir loro di ritornare dall’aldilà. Il più antico testo vampirico si legge su una tavoletta babilonese (conservata al British Museum): una formula magica che serve a proteggere dai demoni notturni succhiatori di sangue, gli Etimmè. Gli antichi ebrei temevano l’Aluka, un essere che assaliva i viandanti persi nel deserto.

Lilith, demone assiro, era un demone di genere succubus: golosi di seme umano, esseri di questa specie entrano di notte nel letto degli uomini e li prosciugano di ogni forza. Da Lilith dipendono le Lilin, che succhiano il sangue dei bambini, dopo averli rapiti. Venivano raffigurate con le natiche di asino, animale che rappresentava la crudeltà e la lussuria, e provengono tradizionalmente dalla Palestina. Potevano anche far uscire le anime dei defunti per terrorizzare i vivi, ma con un’imprecazione potevano essere cacciate.

Lilith in un' immagine sumera

Nella tradizione greco-romana la regina delle succubi è la Lamia (nome che deriva da “laimos”, gola), figlia di Belo a sua volta figlio di Poseidone; bella fanciulla o vecchia strega, oppure rettile coperto di squame dal viso da donna. Regina della Libia, di lei si invaghì Zeus, dal quale ebbe dei figli, i quali vennero tutti uccisi (ad eccezione di Scilla) da Era, moglie di Zeus. Da allora, accecata dalla rabbia cominciò a mordere ogni cosa, trasformò la sua faccia in una maschera da incubo e cominciò a divorare i figli degli altri. Durante il giorno era inoffensiva, e riposava, mentre al calar della notte si svegliava alla ricerca del sangue dei bambini. Secondo un’altra tradizione invece le Lamie erano demoni meridiani e si diceva che se un giovane suonava sul parnaso il flauto a mezzogiorno ella compariva e lo chiedeva in sposo, punendo un rifiuto con la morte. Le Lamie furono chiamate dai latini Fasti, sorta di demoni alati che assalivano i bambini durante la notte.

Lamia in una raffigurazione greca

E’ della Roma antica  la Strix (plurale Striges, da cui le Strie italiane e gli Strigoi rumeni) aveva forma d’uccello rapace e beveva il sangue dei bambini con il becco. Secondo la mitologia greca erano dei demoni infernali che avevano il corpo di donna ma zanne mostruose. Altro antenato classico del vampiro è l’Empusa, che dà l’illusione di essere una bellissima ragazza, mentre le sue reali sembianze sono mostruose, con un piede di bronzo e uno di sterco d’asina. Il nome significa “intrusa”, e tutte le creature con questo nome vengono considerate figlie di Ecate.

Le Larvae sono quei defunti che si portavano dietro la tara di qualche crimine commesso in vita, o il marchio di una morte tragica. Incarnano la figura del vampiro slavo e si differenziano dai Lemures perché la loro azione sui vivi è funesta e la loro natura è indiscutibilmente malvagia. L’azione sui vivi era la comparsa di ipocondria, terrori folli e le vittime di questi tormenti venivano chiamati Larvati o Cerriti; la stessa epilessia era sintomo degli attacchi di queste creature. Le Larvae si presentavano con un duplice aspetto: spettri pallidi dalla faccia contratta o scheletri simili quasi a manichini che potevano assumere forme sproporzionate e grottesche. Per cacciarli si dovevano spargere fave nere a mezzanotte davanti alla porta di casa, durante le feste a loro dedicate.

I Lemures provengono tipicamente dalla religione romana, con un carattere meno terrificante delle Larvae: ritornavano sulla terra in particolari giorni dell’anno per terrorizzare i vivi sotto forma di ombre dei morti. Se il cadavere non era stato seppellito con le dovute cerimonie, potevano comparire anche di giorno.

Vi sono molti elementi che indurrebbero a ritenere le Sirene antenate dei vampiri: per il loro duplice aspetto teriomorfico, infatti, potevano essere le figlie della terra che attiravano i marinai nei prati dove giacevano le ossa e le membra disseccate delle loro vittime precedenti, ma sembra che in origine fossero delle strangolatrici, donne-uccello dalla testa umana con mammelle di donna e braccia gambe con artigli. Successivamente, nel Medioevo, furono rappresentate con il corpo di pesce. Furono associate alle Erinni, alle Lamie ed alle Arpie, e pare che fossero ritenute figlie di Acheo e di Calliope, ma anche di Forci e di Ceto; secondo alcuni facevano parte del corteo di Persefone, e Demetra le punì per non aver tentato di impedire il rapimento di Persefone da parte di Ade, trasformandole in uccelli.

Arpie in una raffigurazione di Gustavo Dorè

Non vivevano all’inferno, ma in un’isola verde, ed erano molto pericolose nella bonaccia di mezzogiorno, l’ora dei colpi di sole e degli incubi della siesta, ora in cui si è soggetti a sogni erotici accompagnati da perdite seminali, fenomeno attribuito a loro, avide di sperma e di sangue.

Occasionalmente vengono raffigurate nell’atto di ghermire con gli artigli il capo di un uomo. In base a reperti archeologici si può affermare che la Sirena fosse originariamente una donna-uccello, e solo successivamente è stata sostituita con la figura di donna-pesce. Su uno dei vasi più antichi rinvenuti nello stile Corinto, infatti, è decorato un uccello con la testa di donna con la scritta “Sipen Eimi” ( io sono una sirena).

Sirena-Arpia, frammento

Nella Grecia odierna e in Macedonia il vampiro più diffuso è il Vrykolaka o il Brucolaca, un non-morto che vaga per i villaggi chiamando per nome le sue vittime. Se non si invita ad entrare, si dedicherà a un’altra persona. L’isola di Andros è infestata da questi esseri.

Il termine vampiro ha origini slave, e il vampiro russo per eccellenza è l’Upyr ucraino d’origine, ma diffuso in tutte le steppe della Russia europea. Gli Upyr sono vampiri particolarmente disgustosi, con lunghe zanne durissime, capaci di penetrare anche la materia più dura come legno o muri. Una volta usciti dalla tomba, gli Upyr attaccano una famiglia alla volta, preferendo i contadini isolati, e cominciando dai bambini fino agli anziani.

Per uccidere l’Upyr si deve rintracciare la sua sepoltura dopo la mezzanotte, cospargere di acqua benedetta la tomba e dintorni, piantargli un paletto nel cuore e decapitarlo. Ma il cuore va spaccato con un solo colpo deciso, perché un secondo colpo lo riporterebbe immediatamente alla vita.

L’Upyr della Bielorussia (Upor) possiede anche il potere di cambiare forma in quella di un animale (cavallo nero, orso).

Upyr, creatura mutaforma

Il Vurdalak è più legato a leggende romantiche e fiabe paurose, e viene raffigurato per lo più in forma si donna molto bella.

L’Erestun (o Eretica) è un vampiro-strega russo dotato di malocchio, una donna che ha venduto l’anima al diavolo, e che ritorna dopo la morte in forma di vampiro, sotto le sembianze di una vecchia sporca e lacera. Le  Ereticy si riuniscono in luoghi disabitati per i loro sabba, e vanno in letargo durante l’inverno. Possono uccidere con il solo sguardo, per consunzione, o se si dovesse cadere nel luogo dove essa giace durante l’inverno.

Il Liuvgat è un vampiro dell’Albania, ha l’aspetto di un turco dai tacchi altissimi.

Il Farkaskoldus è un vampiro ungherese che attacca sotto forma di lupo.

I popoli del Baltico temono il Viesczy, una sorta di vampiro-strega. Queste creature possono essere riconosciute dalla faccia rossa e l’occhio spalancato dei cadaveri. Come il Nachzehrer tedesco, il Viesczy si nutre inizialmente del proprio corpo, perciò un uso popolare prevede il seppellimento del defunto con un mattone sotto il mento, per tenere bloccata la mascella. Se il Viesczy acquista forze, sterminerà prima di tutto il bestiame, poi la propria famiglia e infine tutti gli altri abitanti della regione, succhiando loro il sangue dal petto, all’altezza del cuore.

Un vampiro slavo che si nutre di sangue di bestiame, ma è inoffensivo per gli esseri umani, è l’Ustrel bulgaro, un neonato morto prima di ricevere il battesimo. Può essere scacciato con il fuoco, e una volta isolato nella steppa e senza più cibo, sarà divorato dai lupi. Nessuno deve avvicinarsi a lui, o commuoversi nel sentirlo piangere, altrimenti la moria di animali riprenderà.

L’Ubour, vampiro bulgaro, in fondo alla lingua, lunga e retrattile, possiede un pungiglione acuminato con il quale succhia il sangue delle vittime. E’ originato dai cadaveri delle persone morte in modo violento, suicide o che invece volevano restare in vita a tutti i costi. Esse, dopo la morte, si gonfiano nella tomba fino a trasformarsi in un blob gelatinoso fatto di sangue. Quaranta giorni dopo la sepoltura si forma il nuovo scheletro del vampiro e la creatura assume le sembianze che la persona aveva avuto in vita, ma con una sola narice e con la lingua puntuta.

L’uccisore di vampiri bulgaro è il VAMPIRDZHIJA. Egli, dopo aver riempito di erbe velenose il foro che si trova sopra la tomba di ciascun Ubour, ne trafigge il corpo con un ramo acuminato. Il gas tossico che esce dal corpo del vampiro è considerato la sua anima, che il VAMPIRDZHIJA racchiude in una bottiglia, che poi verrà bruciata.

L’uccisore di vampiri di origine zingara (serba o bosniaca) è il DAMPYR, frutto dell’unione tra un vampiro maschio e una femmina umana. I DAMPYR serbi possiedono una seconda vista (dato che i Vampir sono invisibili). Con i suoi rituali e le sue litanie, il DAMPYR è in grado di annientare il Lampir, vampiro bosniaco che diffonde epidemie.

Avversario del Kudlak istriano è il KRESNIK, che nella lotta si trasforma sempre in animali di colore bianco.

In Ungheria lo “stregone buono” è il TALBO. Quando affronta i vampiri ungheresi può ucciderli piantando loro un chiodo nella tempia.

Uccisione di un Vampiro in un particolare del XVII sec

Altri vampiri di Serbia sono i Vukodlak, sorta di lupi mannari non-morti

Il Kudlak dell’Istria è un vampiro-strega dotato di poteri magici, tra i quali il potere di cambiare forma in un animale (lupo, cinghiale, orso o bufalo) ma sempre di colore nero.

Kudlak

Alla tradizione zingara appartiene il Mullo, non-morto dall’aspetto umano, ma con qualche deformità non visibile a prima vista, ad esempio una falange in più alle dita delle mani, una coda nascosta,…pare inoltre che non abbia scheletro, caratteristica che gli permetterebbe di cambiare forma, diventando spesso un grosso lupo nero. Caratteristica predominante in questo essere è l’appetito sessuale. Il Mullo può portare il partner con il quale decide di avere un rapporto sessuale alla morte per sfinimento. Se una femmina sopravvive può dare alla luce un DAMPYR, che in età adulta è in grado di uccidere il padre-vampiro e i suoi simili. In ogni caso il Mullo è destinato a vita breve, perché, caso raro tra i non-morti (ulralongevi), la sua vita dura appena un anno; consumato dalla sua frenetica attività, privo d’ossa com’è, il non-morto zingaro si scioglie lentamente in una fanghiglia putrescente.

In Romania, patria dei vampiri per eccellenza, si trovano i Moroii, vampiri viventi, streghe e stregoni che succhiano il sangue per i loro riti occulti. Dopo la morte i Moroii diventano Strigoii (Stregoica al femminile), e hanno capelli rosso sangue, occhi blu pallido e due cuori nel petto, caratteristica che ne rende difficile l’uccisione per impalamento.

In Valacchia si parla di Murony (versione degli Strigoii), esseri che possono trasformarsi in gatti neri o in ragni velenosi, e di Priculic, che di notte appaiono come feroci cani neri, ma di giorno assumono l’aspetto di giovani molto attraenti.

Anche i Varcolaci possono mutare forma, in cani oppure in esseri mostruosi con grandi zanne e scaglie; hanno identità umana, ma sembianze facilmente riconoscibili: magri, spettrali, con pelle raggrinzita e fredda.

Il Nosferat è un non-morto che tormenta nel sonno uomini e donne, ma può anche accoppiarsi con quest’ultime: i frutti di tale unione sono i Moroii. Possono rendere sterili gli uomini.

In Moldavia e in Transilvania si parla di Zmeu, vampiri-incubo che seducono le donne entrando la notte dalle finestre aperte sotto forma di lunghe fiamme, mentre per attirare gli uomini si tramutano in sensuali ragazze. In questo caso è però facile riconoscere l’inganno, basta guardare la schiena; questi esseri infatti possono mutare soltanto sulla parte anteriore del corpo.

Le Casilde infestano i monti dei Carpazi e dei Balcani, sono fanciulle spettrali che, pur non essendo immediatamente letali come le altre specie di vampiri, possono uccidere per il troppo amore, attaccandosi ai viaggiatori morbosamente, tormentandoli nei sogni fino a quando sopravviene la follia, o la morte per consunzione amorosa.

Tra i vampiri orientali, vi sono in Cina gli Chiang-shi, spiriti in grado di rianimare i cadaveri e anche di costruirsi un corpo con le ossa dei defunti; hanno occhi rossi, artigli affilati e possiedono una fosforescenza verdastra che gli circonda il corpo in putrefazione. Possono volare, tramutarsi in nebbia o rendersi invisibili.

Per distruggerlo è necessario trovare la tomba dove si rifugia durante il giorno e dare fuoco al suo corpo. I cinesi che in vita sono stati malvagi possono tornare dopo la morte come Kuei, non-morti dal corpo di scheletro e il volto demoniaco. Essi si muovono sempre in linea retta, e per fermarli basta porre un ostacolo davanti a loro, costringendoli a ritirarsi.

Nelle Filippine ritornano gli Aswang, vampiri dal corpo umano e dalla testa di animale, con lingua retrattile lunga più di tre metri.

In Malesia le donne morte di parto si trasformano in Langsuir, donne bellissime in grado di volare, vestite di verde, con unghie affilate e capelli neri lunghi: succhiano il sangue ai bambini attraverso una fessura che hanno alla base del collo. Per neutralizzarle occorre tagliar loro le unghie e tappare la fessura con i loro stessi capelli.

Per impedire che una donna morta di parto diventi una Langsuir le si riempie la bocca di perline di vetro e le si trafiggono i palmi delle mani con aghi, che le impediranno di volare. Le perline le impediranno di lanciare lo “ngilai”, lamento capace di gelare il sangue nelle vene di chi lo ode.

Altri vampiri malesi sono i Pennangalan, teste volanti dal cui collo pendono intestini stillanti sangue venefico. Rami di rovi locali (Jeruju) vengono appesi alle porte di casa per strappare gli intestini a queste creature, quando si avvicinano.

Bambola malese raffigurante il Pennangalan

I Polong sono piccoli vampiri artificiali malesi usati per l’assassinio a distanza. Grandi come la punta di un mignolo, vengono creati attraverso riti magici, mettendo il sangue di una persona assassinata in un’ampolla dal collo stretto e lungo (Buli-buli). Il Polong ha bisogno del Pelesit, un piccolo demonio volante dalla coda a forma di succhiello, che scava nel corpo della vittima il buco necessario a farvi entrare il piccolo vampiro.

Il Pontianak (o Mati-anak), è il figlio nato morto della Langsuir, destinato anche lui a diventare un vampiro, se non si provvede a seppellirlo secondo le modalità con cui si seppellisce la madre.

L’India è considerata da alcuni vampirologi come la patria originaria del vampirismo. Il demone-vampiro indiano è il Bhuta, creature notturne addirittura venerate in appositi templi, i Bhutastan, per placare la loro sete di sangue: gli abitanti dei villaggi vicini vi portano offerte e vi sacrificano animali.

Il più antico e temuto vampiro indiano è il Rakshasa (di cui si parla anche nei Rig-Veda), un demone che può tramutarsi in lupo o in una splendida donna, ma che nella sua forma originaria appare come una pallida creatura luminosa dalla gola azzurra, dal corpo macchiato di sangue e dai capelli scompigliati, e con delle campanelle appese alla cintura. Un uomo vi può diventare se si nutre del cervello dei suoi simili.Queste creature sono in grado di volare e di notte si rifugiano sugli alberi.

Stesso comportamento hanno i Baital, o Vetala, che stanno appesi a testa in giù ai rami degli alberi, e sono in grado di animare i cadaveri dei cimiteri. Tra gli uomini si muovono sotto le sembianze di mendicanti.

Negli antichi testi vedici è menzionato anche il Kravyad (“divoratore di carne cruda”), noto fin sugli altopiani del Kashmir e del Pamir, sotto il nome di Yaksha. Temuto per la sua velocità nell’apparire e scomparire, come un miraggio. E’ un vampiro-ghoul conosciuto oggi con il nome di Pisacha, ritenuto anche in grado di guarire.

Un vampiro-strega della regione del Sind è la Jigarkhwar, che con le sole arti magiche può strappare il fegato a un essere umano. Per annullarne il potere, bisogna marchiarla a fuoco sulle tempie, riempirle gli occhi di sale e tenerla appesa in un sotterraneo, al buio, per quaranta giorni.

In Africa il vampirismo è strettamente collegato con la stregoneria, soprattutto nella religione animista. Le streghe e gli stregoni usano praticare cannibalismo, necrofagia e vampirismo personalmente.

Di solito però i loro vampiri sono i “familiari”, cioè i demoni al servizio delle streghe, i loro tramiti con le forze del Male; spesso sono animali, come serpenti o grandi granchi (nkala), oppure piccole sculture di legno animate dal sangue della strega (come lo nyalumaya), o cadaveri animati, i Khidudwane.

Hans Burgkmair, incisione raffigurante una strega con il suo 'familiare'

Le stesse streghe sono in grado di volare, di appostarsi sui tetti delle case e di succhiare via cuore e fluido vitale alle loro vittime. La strega-vampiro Obayifo, della Nigeria, è specializzata nel succhiare il sangue dei bambini.

Le streghe sono solite riunirsi a bere tutte insieme da una grande tazza, la Baisea, il sangue delle loro vittime, per acquistarne il potere. In alcune tribù, il corpo di chi viene sospettata in vita essere stata una strega viene riesumato e, se trovato intatto, pubblicamente sventrato. Dall’intestino della strega-vampiro uscirà il suo “familiare”, un uccello nero, un ratto, un pipistrello, che dovrà essere ucciso.

I Subaga sono uomini-vampiro della tribù Bambara.

Gli stregoni della Guinea possono risvegliare i morti e farli diventare loro schiavi, gli Isithfuntela, morti viventi al completo servizio dello stregone.

Nella regione del Capo vive un “familiare” in realtà più potente della strega stessa, l’Impundulu. Le si presenta con le sembianze di un giovane e ne diventa l’amante; poi si manifesta come vampiro, e la strega è costretta a inviarlo tutte le notti in giro a uccidere, se non vuole soccombere.

Quando una creatura del genere non è in simbiosi con la strega, ma uccide di sua volontà, è detto Ishologu.

Altri vampiri dotati di libero arbitrio sono gli Asanbosam del Ghana, creature che vivono libere nel profondo della foresta, di aspetto umanoide, con denti durissimi e con le gambe dotate di uncini, con i quali afferrano le vittime e le trascinano nel folto degli alberi per divorarle.

I Mutala sono ombre malvagie di chi è morto senza trovare pace; vagano con l’aspetto di un mezzo cadavere putrefatto che si trascina con le braccia (è infatti privo di gambe). Uccidono strappando nel sonno i capelli della vittima, e con essi la forza vitale.

I Kinoly sono vampiri del Madagascar con occhi rossi e artigli lunghissimi.

Tra i nativi del Nord America ci sono molti esempi di creature demoniache che divorano corpi, cervelli e anime di esseri umani. Tra di esse il Wendigo.

Wendigo, fatto di vento, in un disegno di Matt Fox del 1944

In epoca moderna casi di vampirismo furono registrati nel New England e nel Rhode Island in particolare: negli anni ottanta dell’Ottocento la famiglia degli Stukeley fu colpita da consunzione mortale dopo la morte della figlia maggiore, Sarah. Sette dei quattordici figli si ammalarono e morirono prima che si pensasse di disseppellire il corpo di Sarah. All’apertura della bara il suo corpo venne ritrovato intatto e fu perciò decapitato e distrutto.

Alla prima metà dell’Ottocento risale, in North Carolina, il caso della strega-vampiro dei Bell, che uccise svariate persone e animali.

Un altro caso, quello del vampiro che quasi annientò, tra il 1852 e il 1854, la famiglia Ray, nel Connecticut, fu documentato dal Norwich Courier e conosciuto come “il caso del vampiro di Jewett”.

La Llorona è il più celebre vampiro messicano, una donna fantasma vestita di bianco che, quando alza il suo velo da sposa e guarda un uomo negli occhi, lo affascina a tal punto da condurlo alla morte. Secondo alcuni, l’origine di questo vampiro è da ricondursi alla demonessa vampira degli Aztechi, Coatlicue. In Messico ci sono altri vampiri, come i Tlaciques degli indiani Nauatl, che si possono trasformare in palle di fuoco o in tacchini selvatici; i Civitateo, streghe-vampiro di origine azteca, dall’aspetto pallido e scheletrico, vestite di stracci, che aggrediscono i bambini ai crocicchi.

Ancora alla tradizione azteca appartengono i Ciuapipiltin, che nascevano dalle donne morte di parto che riapparivano dopo la morte bianche come la cera, per succhiare il sangue dei bambini.

I Chon chon sono vampiri cileni formati da una singola testa volante con le ali al posto delle orecchie.

Una leggenda diffusa a Trinidad parla del Soucouyant, spirito malvagio notturno che durante il giorno assume l'aspetto inoffensivo di una vecchia. Quando scende la notte, il Soucouyant attraversa l'aria sotto forma di una palla di fuoco. Arriva nei pressi di case o capanne, vi penetra attraverso la serratura delle porte, o gli infissi di finestre, e succhia ingordamente il sangue caldo delle persone addormentate. Per ucciderlo, si deve trovare la spoglia dimessa di questa creatura, cospargerla di polvere di 'chili' e aspettare. Quando lo spirito malvagio rientra nella pelle della vecchia muore bruciato dalla polvere ustionante.

Gli aborigeni australiani temono i Mrart, vampiri del deserto.

TEORIE

le origini del vampiro devono essere individuate nell'area slava, e derivano da una crisi religiosa

(Jan L. Perkowsky)

 

Nel 1679 il teologo Philip Rohr, nel suo trattato "De masticatione mortuorum" scriveva che quando dalle bare si ode un continuo rumore di masticazione, si riconosce la presenza di un Nachzehrer, che mastica i suoi abiti, il sudario, le proprie membra. Udirlo masticare, presagio di imminente pestilenza. Infatti questo essere non si limita a danneggiare se stesso e gli altri morti. Chi vive nei pressi del cimitero comincia a perdere progressivamente energia fino anche alla morte. In questo modo il "masticatore di sudari" accumula energia ed è in grado di uscire dalla tomba e muoversi nel mondo dei vivi, diffondendo la peste.

Nel 1725 Michael Ranftius teorizzava che dietro le masticazioni potevano nascondersi semplici ratti, tra l'altro in grado di diffondere anche la peste. Oppure, scriveva, esiste una presunta "anima vegetativa", che anche dopo la morte continua ad operare nel corpo del defunto. Quest'anima di bassa qualità è anche pericolosa per i viventi (prima teoria sullo stato di non-morte vampirica)

Nel 1773 venne pubblicato un breve saggio dal titolo "Pensieri filosofici e cristiani sui vampiri", di Johann Christophorus Herenberg, che sostanzialmente sostiene che i Vampiri non fanno morire gli esseri viventi, e che tutto quello che si racconta di loro è frutto dell'ignoranza del volgo e di fantasie malate. Rammenta che nella Schiavonia s'impalavano gli omicidi e gli si trapassava il cuore con un paletto; se fu adoperato lo stesso castigo per i Vampiri - sostiene- è perchè essi venivano creduti artefici della morte di coloro cui succhiavano il sangue.

Nel congresso tenuto a Cerisy-la-Salle dal 4 all'11   agosto 1992, sul tema del vampirismo, emersero sostanzialmente due teorie principali. Secondo la prima il vampiro è antico quanto la storia umana, e le sue origini si perdono nel passato remoto del pianeta; un'altra teoria (sostenuta principalmente da Jean-Claude Aguerre) ritiene che il vampiro (nell'immagine che noi conosciamo) nasca soltanto nell'Europa del XVIII secolo. Naturalmente la questione è molto più complessa.

Si riconoscono infatti cinque teorie principali sul tema dell'origine del vampiro, e sono: l'origine universale o preistorica, l'origine sciamanica, l'origine orientale, l'origine europea antica o medioevale, l'origine moderna.

Per quanto riguarda la prima teoria (origine universale o preistorica), essa è sostenuta principalmente da Montague Summers, che porta a sostegno della sua tesi numerose tradizioni e credenze di tribù africane (Bantù, Buganda) e resoconti assiri, sumeri, cinesi, mongoli, arabi, nonchè greco-romani, scandinavi, celti,...

La teoria universale postula che le origini del mito del vampiro (anche se per alcuni si tratterebbe di un fenomeno reale) sono da attribuirsi alla paura dei morti, che nessuna religione è mai riuscita a esorcizzare completamente. Robert Baudry osserva che nella mentalità tradizionale i morti continuano a manifestare la propria presenza intorno ai vivi, anche se il confine tra vampirismo e mitologia, soprattutto con riferimento alle culture più antiche (africane, assire, orientali) è molto labile, tanto da far apparire storie legate a demoni o divinità come casi di "vampirismo".

La seconda teoria (origine sciamanica) è sostenuta da esperti ungheresi come Eva Pocs e Gabor Klaniczay, e italiani come Carla Corradi Musi, secondo i quali la credenza nel vampiro nasce in un ambito religioso ben preciso, quello dello sciamanismo.

Nell'area sciamanica il collegamento tra il modo dei vivi e quello dei morti era una costante imprescindibile: l'aldilà era un mondo parallelo e rovesciato rispetto a quello dei viventi, opposto ma complementare, che si poteva raggiungere solo attraverso un percorso iniziatico molto difficile. Difficoltà che spiega in qualche modo la rinuncia del morto ad intraprenderlo, e la decisione di "ritornare" nel mondo dei vivi.

A questa credenza si collega l'uso delle tribù degli Ugri dell'Ob di seppellire i defunti lontano dal villaggio, cospargendo addirittura il percorso funebre di oggetti appuntiti, per impedire al morto di tornare alla vita.

Secondo la Musi il vampiro non va però confuso con lo sciamano, che rappresenta invece il tramite tra la vita e la morte, capace di viaggiare nel mondo delle divinità e dei morti, e di garantire l'equilibrio tra le due sfere.

Anzi a questo proposito lo sciamano rappresenterebbe l'esatto opposto del vampiro, l'uno assicurando la fertilità, l'altro provocando la sterilità.

La Pocs fa notare peraltro che nell'area sciamanica la distinzione tra il bene e il male non è così netta come nel mondo greco-romano (e nel successivo cristianesimo); più esattamente il male è in qualche modo accettato come necessario al mantenimento dell'ordine cosmico.

La terza teoria (origine orientale) riguarda creature affini in qualche modo al vampiro, già segnalate da Marco Polo, ma il cui studio è stato approfondito solo nell'Ottocento. In Malesia il Polong e il Pelesit sembrano più che altro demoni creati attraverso cerimonie negromantiche, mentre il Langsuir e il Pontianak presentano sicuramente più affinità con la figura del vampiro. Si tratta all'origine di spiriti, che poi possono prendere corpo e addirittura, nel caso delle Langsuir, avere dei figli.

Per i sostenitori di questa teoria l'area dove sembra più probabile l'origine orientale del vampiro è l'India. Molte delle creature mitologiche che attaccano i vivi per cibarsi della loro carne e del loro sangue anche qui sono demoni (e non spiriti ritornati di persone morte); non sono dunque vampiri in senso proprio, perchè non appaiono con il loro corpo, ma possono possedere i viventi, trasformandoli in assassini antropofagi.

Trasmessa agli arabi dagli indiani, la leggenda del vampiro è arrivata in Grecia prima, e nei Balcani, Carpazi, Ungheria, transilvania, poi.

Vi è anche un'ipotesi sull'origine del vampiro in Cina. A questo proposito il mito del Chiang-shi è collegato all'idea che un residuo vitale può sopravvivere nel corpo alla morte fisica, ed essere in grado di rianimare il cadavere, trasformandolo nel Chiang-shi ("corpo-spettro"), che vaga alla ricerca di sangue.

La quarta teoria (origine europea antica o medioevale) è molto discussa; in realtà sembra che essa si debba suddividere a sua volta in altri due rami distinti. Il primo riguarda un'origine greco-romana della credenza, anche se i sostenitori di questa tesi devono confrontarsi con il fatto che le Lamie o le Empuse non erano propriamente vampiri. Nonostante ciò essi ritengono che proprio da queste figure si sia sviluppata la figura del vampiro, influenzato anche dal rapporto anima-corpo che si andava discutendo durante il tardo ellenismo, e che sarebbe stato ulteriormente influenzato dal cristianesimo.

Restano in ogni caso aperti due problemi fondamentali: quando il vampiro classico sia nato, e se si tratti di un mito autoctono dell'Europa orientale e balcanica, oppure se sia giunto da Oriente (in accordo con le precedenti teorie).

Secondo lo specialista americano Jan L. Perkowsky le origini del vampiro devono essere individuate nell'area slava, e derivano da una crisi religiosa: la repressione del paganesimo prima e dell'eresia dei bogomili poi, da parte del cristianesimo. In questo contesto, secondo lo studioso, nasce verso la fine del decimo secolo il termine slavo Obyrbi.

Da questo derivano il serbo-croato Upirina, il bielorusso, ceco, slovacco Upir e il bulgaro Vampir, con tutte le numerose varianti locali.

L'idea che il vampiro succhi il sangue della vittima è slavo-balcanica, con una solida base magico-metaforica.

Questa teoria presenta delle incongruenze temporali (datazione delle fonti in primis) che ne rendono incerta la prova dell'origine del vampiro connessa alla crisi dei bogomili.

La quinta teoria, infine (origine moderna), colloca l'origine del vampiro nel Settecento (anche se viene utilizzato materiale del secolo precedente). L'idea del vampiro ha come background culturale la grande confusione presente all'epoca in merito ai rapporti fra corpo e anima, crisi collegata all'illuminismo e all'indebolimento dell'idea cristiana dell'aldilà. Si comincia a dubitare dell'immortalità dell'anima, e si arriva poi all'idea dell'immortalità del corpo.

Il Settecento, secondo Aguerre, porta con sè la convinzione che, se l'anima esiste, è considerata come un tutt'uno con il corpo, che un abile chirurgo un giorno sarà capace di separare ed estrarre.

Se per vampiro si intende l'essere donato all'immaginario collettivo dal Dracula di Stoker, esso ha sicuramente un'origine  moderna, che neppure nasce nel Settecento, perchè il vampiro dell'epoca non mordeva le sue vittime per succhiarne il sangue, ma piuttosto lo aspirava attraverso la pelle.

Le osservazioni di Aguerre sembrano particolarmente pertinenti se si tratta di spiegare il successo del mito del vampiro nell'Europa Occidentale (trascinato anche dalla letteratura).

Un filo conduttore comune, che può collegare le diverse teorie sopra riportate, è quello del momento in cui nasce nelle diverse epoche e luoghi il mito-fenomeno del vampiro: e cioò nel momento di crisi dell'inconscio collettivo, nel momento di dubbio e di contrasto che i vivi avvertono con la morte, la dualità anima-corpo, carne-spirito che, difficilmente spiegata dalla religione, alimenta e consente la nascita di creature che ritornano, di esseri sospesi in una specie di limbo, ancora troppo terreni per evadere dal mondo dei vivi, condannati a tormentare e a prosciugare corpi e menti per nutrire la propria eternità dannata.
17/03/2016 16:15:44

http://www.thexplan.net/article/182/VAMPIRISMOI/It
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