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Non vi chiediamo di credere, ma di riflettere

ANNO XV


VALMALENCO FILES
NON SIAMO MAI STATI SOLI
31.05.2018
TXP 3.0
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La Commissione



RUBRICHE/Recensioni

GUARIRE I TRAUMI

Marco Massignan
Fonte: Uno Editori
Ho letto il libro di Marco Massignan con molto interesse, perché operare sui traumi utilizzando gli strumenti che sono propri di ogni individuo, sia a livello fisico sia a livello sottile, significano confrontarsi con il problema in modo consapevole, educare noi stessi a gestire questo difficile e sempre presente concetto e, in ultima analisi, a evolvere verso la condivisione del trauma armonizzandolo con tutti i livelli del nostro essere.
Devo ammettere di aver trovato alcune difficoltà nella comprensione del significato che l’autore da’ a certi termini ma, come il Sig. Massignan premette sia in avvertenza sia nell’Introduzione, l’approccio al volume non dovrebbe essere tecnico ne’ terapeutico - risolutivo; piuttosto, dovrebbe indurre il lettore ad apprendere un “nuovo” punto di vista che in realtà, come accade sempre più spesso nell’era contemporanea, è una ri-scoperta di principi e tecniche conosciute e ampiamente utilizzate nel Mondo Antico.

Già nell’introduzione ci si trova di fronte a una cruda descrizione del trauma come un vero e proprio “inferno in terra”, che pervade la nostra esistenza fin da prima della nascita. Il lettore potrebbe esserne spaventato ma la soluzione viene subito indicata: la tecnica presentata dall’autore deriva dall’esperienza pionieristica dell’Americano Peter Levin sulla cura dei traumi mediante il corpo fisico, o Somatic Experiencing.
Il Sig. Massignan ha integrato le tecniche di Levin con la sua esperienza nel campo sciamanico e con il metodo delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger, creando le Costellazioni Rituali (marchio registrato).
Sempre nell’Introduzione, si fa cenno alla risoluzione dei traumi mediante l’Anima che condivido in pieno, in quanto l’Anima è forse l’unica componente dell’individuo che vibra alla stessa frequenza dell’Universo, e che può metterci in comunicazione diretta con la Fonte Primaria della Creazione. Quando però l’autore parla di “frammenti d’anima che tutti noi abbiamo perso nelle vicissitudini della vita”, l’idea dell’anima che si frammenta e che si “perde” nel corso della vita non coincide con l’idea di Anima come forza energetica che può si trasformarsi, ma mai distruggersi o frammentarsi, comportamento che la mente ha invece ampiamente dimostrato in tutti gli esperimenti di manipolazione e controllo mentale (anche in questo caso è lo shock e il trauma che producono la frammentazione) dal controverso MKUltra in avanti.
Il concetto della frammentazione dell’anima è uno dei concetti-chiave ripetuto più volte dall’autore come conseguenza del trauma ed elemento sul quale agire per la sua risoluzione. Così a pag. 51 il paragrafo è dedicato principalmente alla questione. Partendo dall’equazione Coscienza=Anima, viene descritto come l’evento traumatico provochi la “fuga” di frammenti di anima che si vanno a rifugiare in un “mondo mentale staccato dal corpo fisico”. La mia difficoltà ad accettare questo concetto sta nel fatto che nella risoluzione dei traumi, dissociazione della personalità e compartimentalizzazione di aree del cervello dove l’evento traumatico viene “isolato”, e’ la mente=coscienza ad avere il comportamento di fuga e provocare l’isolamento del ricordo/trauma. La descrizione che l’autore da’ sui sintomi dei soggetti affetti da dissociazione coincide con quelle di altri autori, ma sempre e solo con riferimento alla mente. Il Sig. Massignan scrive (pag. 53) che “lavorare con la mente non è mai sufficiente”, e che occorre “lavorare col corpo fisico e con l’anima”. Ma siamo sicuri che, partendo dall’associazione Anima=Coscienza, e con l’Anima che si rifugia in un “mondo mentale”, non riconduciamo la terapia di base a un lavoro essenziale sulla Mente=Coscienza?
Tengo a sottolineare questo aspetto perché la mia premessa critica si basa sul fatto che la Coscienza, il nostro strumento di analisi, ponderazione, accettazione, e reazione agli input esterni, deve essere il contenitore per le nostre azioni!
Parlare di (pag. 52) possessione di un corpo “vuoto” da parte di entità “create dagli uomini” (dalla mente dell’uomo?) “per continuare ad esistere”, e che “fenomeni del genere stanno alla base dei raptus e di molti casi di follia anche omicida”, significa di fatto negare la responsabilità diretta del soggetto per atti socialmente immorali e da condannare. Se si parla di “entità create dagli uomini” che si impossessano di un corpo “svuotato” dell’anima (che però a detta dell’autore è impossibile) per compiere atti di follia, anche qui non posso fare a meno di ricondurre il problema alla Coscienza=Mente. In assenza di questa, l’uomo in pieno possesso dell’anima può avere scatti di follia e raptus omicidi, ma è sempre e solo il soggetto che deve essere considerato responsabile, non entita’ esterne!
Nel paragrafo sulla “coazione a ripetere” (pag. 55 e segg.) si sottolinea la differenza tra sport che conducono ad un’evoluzione spirituale e sport che invece possono alimentare il trauma o la dissociazione/spersonalizzazione del soggetto. Le Arti Marziali appartengono al primo caso, gli sport estremi al secondo. E’ a mio avviso molto importante sottolineare questa differenza visto che spesso i giovani si lasciano guidare dall’Adrenalina piuttosto che dall’Armonizzazione, mentre invece un equilibrio tra i due poli è consigliabile per rendere la mente e il corpo flessibili alle più varie situazioni (la flessibilità del corpo e della mente può essere sinonimo di prevenzione contro potenziali dinamiche traumatizzanti).
A pag. 57 troviamo la frase “Capire non serve. L’importante è sentire”, che mi lascia molto perplesso. Proseguendo nella lettura del paragrafo, l’autore muove una critica diretta all’esasperazione del mondo razionale = materiale in cui siamo immersi, dove il pensiero continuo viene visto come elemento fondante dell’esistenza, in assenza del quale non vi è che morte. Tale concetto, di impronta cartesiana e che ha originato, assieme all’Età’ dei Lumi, l’avvento dell’Ateismo, se portato all’estremo è in effetti dannoso per tutta la nostra componente spirituale che si trova relegata in particelle sensorie atrofizzate dall’inazione.
Io credo tuttavia che il pensiero sia una ricchezza che non possiamo permetterci di abbandonare; vorrei invece che siano i nostri sensi, fisici e sottili, a tornare a quell’intensità’ che molto probabilmente avevano i popoli del Mondo Antico. Non credo assolutamente che il pensiero sia uno “spreco di energia”, in quanto la nostra energia è potenzialmente infinita mentre il ciclo biologico della realtà fisica in cui siamo immersi possiede un suo inizio e una sua fine. Certo è che gestire il flusso energetico che entra nelle nostre vite attraverso Mente, Anima, e Spirito, sarebbe un modo intelligente e consapevole di Armonizzazione (e, quindi, prevenzione dei traumi).
E’ la necessità di essere consapevoli e coscienti (a tutti i livelli) della nostra esistenza che contrastano con la frase letta in precedenza, “capire non serve, l’importante è sentire”. Frase che viene parzialmente corretta a pag. 69 con un “Capire non è sufficiente!”. E’ vero, capire non basta, ma è il primo passo essenziale per far sì che, una volta ricevute indicazioni dall’esterno, si possa essere in grado di muoversi liberi e indipendenti lungo la strada della vita, che in ultima analisi e’ un percorso individuale fatto di scelte.
La parola Coscienza viene menzionata per la prima volta a pag. 71 nell’ambito del ripristino della coerenza per contrastare la dissociazione dal corpo. A mio parere la Coscienza è, nella nostra realtà fisica, lo strumento chiave per la prevenzione dei traumi, ma anche per la risoluzione degli stessi. Il lavoro sul corpo è in ogni caso un aspetto che vale la pena di divulgare perché rappresenta un approccio alternativo “frutto dell’esperienza” (pag. 66) dell’autore, e pertanto degno del piu’ assoluto rispetto.
A pag. 72 si sottolinea un concetto molto importante, e cioè che l’immaginazione è un potente strumento di risoluzione e che l’immaginazione (il pensiero, ciò che la mente visualizza) crea la realtà. Anche qui a mio avviso la connessione Mente=Coscienza è evidente e necessario.

Nel capitolo dedicato alle Tipologie di Trauma si fa accenno all’Inconscio inteso come sinonimo di Anima (dal punto di vista sciamanico, pag. 73), ma anche in questo caso non condivido la sovrapposizione di due elementi che non hanno secondo me lo stesso peso. E’ vero che non è a oggi unanime il luogo esatto dove l’inconscio risiede, ma io credo che quando si parla di Anima si debba parlare di una finestra “aperta” costantemente sulla Fonte della nostra Creazione e in tale prospettiva, l’Inconscio rappresenterebbe il “linguaggio” proiettato sul piano fisico.
E’ pur vero, come precisa l’autore, che “…in fin dei conti non importa attribuire delle etichette, definendo con termini diversi ciò che emerge…a seconda della scuola di appartenenza…” e che gli aspetti dell’uomo su cui lavorare nella risoluzione dei traumi sono Corpo, Mente, Anima e Spirito. In ogni caso credo che l’Anima, dei quattro elementi, rimanga la componente più integra e meno “raggiungibile” attraverso gli strumenti che la nostra realtà fisica ci mette a disposizione (e’, questa, una grande fortuna).
A pag. 76 si associa Coscienza=Anima nuovamente, così che nella visione dell’autore abbiamo un trittico Coscienza=Anima=Inconscio equivalente e collegato alla Sorgente. Al di là delle terminologie e definizioni, in ambito omnicomprensivo interpreto con il trinomio l’elemento permeante il corpo del soggetto nella sua globalità, dove “tutto e’ Uno”. In questo paragrafo ci si riferisce al pre-concepimento, e cioè alla situazione in cui l’elemento corporeo non è presente. In questo caso le leggi fisiche in cui siamo immersi potrebbero non applicarsi e quindi il concetto dell’ “Uno” ha un valore assoluto e non confutabile.
A pag. 86 e segg. L’autore descrive una tecnica sciamanica da lui appresa personalmente con i Lakota Sioux del Nord America; tale tecnica, la “Capanna del Sudore”, è uno degli strumenti da lui usati nella risoluzione dei traumi. Conservo un moderato scetticismo riguardo all’efficacia delle pratiche sciamaniche al di fuori dell’ambiente naturale in cui queste sono state concepite. Una delle caratteristiche principali dello sciamanesimo è infatti la profonda connessione che lo sciamano ha con la vibrazione di quel particolare luogo.

L’emissione di campi elettromagnetici da parte del corpo umano gioca un ruolo importante nell’aiutare l’operatore a risolvere traumi individuali o di gruppo. D’altra parte l’idea che “la scienza sta soltanto iniziando a scoprire” (pag. 88) la componente elettromagnetica, gravitazionale, e radioattiva delle cellule del corpo non è propriamente esatta, in quanto gli Scienziati Sumeri e quelli Egizi utilizzavano l’elettromagnetismo individuale e collettivo diecimila anni fa, e Tesla, uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, basava i suoi esperimenti su radar e sulla concentrazione e propagazione delle onde sullo sfruttamento dei campi elettromagnetici emessi dalla mente “ionizzata” di soggetti selezionati.

Sul tema delle Operazioni Chirurgiche (Pag. 100 e segg.) il messaggio dell’autore è quanto mai appropriato: ogni operatore sanitario che si trova a gestire malattia e morte (ma anche traumi irrisolti) dovrebbe avere conoscenza delle energie sottili emanate dal corpo (inteso nella sua globalità) per identificare quelle isolate o “congelate” a causa dell’evento traumatico.
Ma qual è la situazione ideale in cui un soggetto dovrebbe vivere per ridurre al minimo l’impatto con situazioni traumatiche? A pag. 112 si parla dei quattro livelli dell’Amore, l’ultimo dei quali, l’Amore Divino, abbraccia tutti gli altri e irraggia gioia in se stessi e negli altri. Una delle più importanti scelte nella vita e’ quella tra “Amore e Paura” (pag. 118). Lo strumento più importante per la risoluzione dei traumi secondo l’autore è rappresentato dalle Costellazioni Rituali, una tecnica individuale e di gruppo che si basa sulla rappresentazione di situazioni traumatiche che il soggetto si trova a (ri)vivere a livello fisico e spirituale.
Dalla descrizione che ne viene fatta nel libro, azzardo il parallelismo con gli studi sulla psicologia dell’attore condotti da Stanislavskij che negli anni ’20 rivoluzionò il modo di recitare a teatro. Studi che vennero poi ripresi da Strassberg in America (creatore del celebre Actors Studio) e uniti sotto il nome “The Method” (Il Metodo):
Soggettivizzazione/Interiorizzazione, Particolarizzazione, Personalizzazione. Tali tecniche sono ancora oggi considerate terapeutiche prima ancora che educative, in quanto l’attore, dovendo lavorare con la vita e le situazioni più varie (a seconda del personaggio) subisce potenzialmente un micro-trauma (in alcuni casi un vero e proprio trauma compulsivo) ogni volta che entra ed esce da quella data situazione.
Un ultimo concetto che vorrei portare ad attenzione è quello descritto a pag. 151 e segg., dove si collega il trauma ad esperienze passate, per poi introdurre la realtà multidimensionale.
In questo delicato concetto è molto alto il rischio di confondere la prospettiva in quanto, se il soggetto viene portato a identificare il trauma come derivativo di un’esperienza passata, come puo’ egli accettare la realtà multidimensionale e il continuum presente? Il concetto di multidimensionalità (e quindi di assenza di tempo) è certamente presente a livello della Coscienza Multilivello (Conscio, Subconscio, Inconscio, Superconscio), ma si dovrebbe considerare che il corpo biologico è stato creato per esistere nello Spazio/Tempo con la sua dualità intrinseca, con il bilanciamento degli opposti, con il suo inizio e la sua fine. Quindi se si parla di tecniche del corpo come focus per la risoluzione dei traumi, si deve educare il soggetto a mantenere il concetto di tempo ben presente.
In caso contrario si entrerebbe nei campi della meditazione, viaggio astrale, separazione dal corpo, dove il tema dell’Eterno Presente e dell’assenza di Tempo ha una sua logica, ma che non è particolarmente accolto tra gli strumenti terapeutici evidenziati nel libro (pag. 158): “…La meditazione non è una tecnica ma una via spirituale…che va nella direzione opposta a quella dell’ascolto del corpo…”.
“Guarire i Traumi” introduce la terapia del corpo come metodo principale per la risoluzione dei traumi, e lo fa partendo dall’esperienza sciamanica e terapeutica dell’autore. Si tratta di un’interessante prospettiva che lancia diverse “sfide concettuali” (come in tutte le discipline “di confine”) ma che, se può essere di beneficio alla vita delle persone, merita certamente di essere divulgata.
07/03/2016 15:04:47

http://www.thexplan.net/article/17/GUARIRE-I-TRAUMI/It
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